Sacro Monte di Domodossola

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Riserva naturale speciale
del Sacro Monte Calvario di Domodossola
Tipo di area Riserva Naturale Speciale
Stati Italia Italia
Regioni Piemonte Piemonte
Province Verbano-Cusio-Ossola Verbano-Cusio-Ossola
Superficie a terra 25,53 ha
Provvedimenti istitutivi 0L.R. 65, 27.12.91
Gestore Ente di gestione della Riserva naturale speciale del Sacro Monte Calvario di Domodossola
Sacro Monte di Domodossola.JPG
Sito istituzionale
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Gnome-globe.svg Riserva della biosfera
Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia
(EN) Sacri Monti of Piedmont and Lombardy
Tipo Culturali
Criterio (ii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2003
Scheda UNESCO (EN) Patrimonio
(FR) Patrimonio

Il Sacro Monte di Domodossola fa parte del gruppo dei sacri monti prealpini inseriti nel 2003 nell’elenco dei "patrimoni dell'umanità" dell'Unesco.[1]

Nel 1656, due frati cappuccini scelsero il colle Mattarella, che sovrasta Domodossola, per farlo diventare un luogo che ospitasse il Sacro Monte Calvario. Nacque così una serie di dodici cappelle con un apparato decorativo di statue ed affreschi, che rappresentano le Stazioni della Croce e tre cappelle che illustrano la Deposizione dalla Croce, il santo Sepolcro e la Resurrezione. In cima al colle è posto il santuario ottagonale della Santa Croce, la cui costruzione iniziò nel 1657.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Resti del castello Mattarella

Il colle Mattarella, lungo le cui pendici si inerpica la suggestiva strada ciottolata che porta ad incontrare i diversi edifici sacri che compongono il Sacro Monte di Domodossola, è ricco di memorie storiche. Ancora oggi, all'interno del parco del Calvario, sono visibili i poderosi resti del castello Mattarella, distrutto nel 1415 dai soldati svizzeri scesi per conquistare la valle dell'Ossola, strappandola al Ducato di Milano. L'origine del castello risale almeno al X secolo, prima che l'imperatore Enrico di Sassonia lo donasse alla diocesi di Novara (1014).

Dopo la distruzione il colle fu abbandonato per oltre due secoli, pur rimanendo vive le suggestioni derivanti dai suoi antichi ruderi: nel 1656 due frati cappuccini del convento di Domodossola, padre Gioacchino da Cassano e padre Andra da Rho, concepirono il progetto di creare una "Via Processionale" lungo le sue pendici, con una serie di croci che segnassero le "stazioni" della Via Crucis e con un Santuario, dedicato al SS. Crocifisso, che accogliesse i fedeli al termine del percorso devozionale. Era previsto che le croci dovessero progressivamente essere sostituite da cappelle con la rappresentazione plastica e pittorica dei vari episodi della "Passione di Cristo".

Il progetto incontrò subito l'entusiasmo ed il generoso sostegno della comunità locale, nonché l'approvazione della diocesi di Novara: fu il vescovo Guido Maria Odescalchi ad inaricare il giureconsulto Giovanni Matteo Capis del coordinamento del progetto, e a decretare il nuovo nome da dare all'altura, che da allora si chiamò "Monte Calvario", dando in tal modo forza alla identificazione del Sacro Monte ossolano con i luoghi della salita sul Golgota che i pellegrini visitavano in Terra Santa.

La stesura tecnica del progetto e la direzione dei lavori di edificazione furono affidati all'architetto intelvese Tomaso Lazzaro.

La realizzazione del nucleo principale del Sacro Monte Calvario fu assai rapida, anche in virtù del già menzionato sostegno finanziario offerto dalla comunità dei fedeli. Il giorno 8 luglio 1657 fu celebrata la posa della prima pietra del santuario e già nel marzo del 1662 si celebrava messa sull'altare nel quale era appena stato collocato lo splendido grande Crocifisso realizzato da Dionigi Bussola.
Grande benefattore e finanziatore del progetto fu Kaspar Jodok von Stockalper, commerciante, notaio nonché governatore del Vallese, in ultimo costretto all'esilio a Domodossola, proprio al Monte Calvario, dove le sue fattezze erano immortalate nella XV cappella del sacro monte nella statua del re mago Gaspare, di cui lui stesso portava il nome.
Il completamento del progetto di costruzione delle cappelle avvenne per lo più nel corso del XVIII secolo; il completamento, il restauro o il rinnovamento delle cappelle e degli arredi sacri è continuato d'allora pressoché ininterrottamente. Le statue più recenti (1957) sono scolpite in legno.

Cappella contenente la Stazione IX della Via Crucis

Il complesso di edifici che compongono il Sacro Monte Calvario è costituito dal citato Santuario del SS. Crocifisso- in stile barocco, a pianta ottagonale e ad aula unica – e da 12 cappelle, ognuna di forma diversa, che fungono da stazioni della Via Crucis (due le stazioni XII, XIII, XIV sono dentro il santuario, una posta sull'altare e due in altrettante cappelle interne). Sempre all'interno del santuario troviamo un'altra cappella che ha per soggetto la Visione della Croce, premonizione all'imperatore Costantino della vittoria contro Massenzio.
All'esterno troviamo la cos' detta Cappella del Paradiso con la scena della Resurrezione; un'ulteriore cappella che non appartiene al percorso della Via Crucis, fu eretta nel 1694 con la riproduzione – come troviamo anche a Graglia - della Santa Casa di Loreto.

La presenza dei padri rosminiani[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo del sacerdote e filosofo Antonio Rosmini, nel 1828, diede nuovo impulso alle opere ed alla spiritualità del Sacro Monte Calvario. Egli fece erigere, sul piazzale in cima al colle, la Casa Madre dell'Istituto della Carità.

Il Sacro Monte è ancor oggi di rilevata importanza per i padri rosminiani: è infatti sede del Postulato e Noviziato internazionale, oltre ad essere un centro di Spiritualità.

Molti padri rosminiani sono qui sepolti: tra essi anche il filosofo Michele Federico Sciacca.

La cella dove visse il Beato Antonio Rosmini[modifica | modifica wikitesto]

Visitando il Sacro Monte, è possibile entrare nella piccola cella dove Rosmini si ritirava per pregare e riposare. Nell'umile cella sono conservati alcuni oggetti appartenuti al filosofo roveretano; dal 2007 è stata collocata una delle 4 reliquie del suo corpo.

Coloro che visitano la cella del fondatore dell'Istituto della Carità possono lasciare un breve messaggio nei Libro che vi è posto all'interno; molti non ne riportano solo un pensiero ma una vera e propria preghiera. Negli anni hanno fatto visita innumerevoli fedeli, tra le personalità di Chiesa si contano il vescovo di Novara mons. Renato Corti, il suo predecessore mons. Aldo Del Monte, il cardinale Carlo Maria Martini e il cardinale Angelo Bagnasco.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1990 il Sacro Monte Calvario fa parte del complesso dei siti considerati "Riserva Naturale Speciale" dalla Regione Piemonte.
L'UNESCO, nel 2003, ha inserito quello di Domodossola nel gruppo dei nove Sacri Monti prealpini in Piemonte e Lombardia considerati patrimoni dell'umanità.

Profilo artistico[modifica | modifica wikitesto]

Dionigi Bussola, Gesù muore sulla croce, (particolare di Maria Maddalena), 1663

L'impronta di maggior rilievo nella realizzazione della statuaria del Monte Calvario si deve indubbiamente al plasticatore milanese Dionigi Bussola (16151686).
Dopo una significativa permanenza a Roma ove poté studiare i modelli scultorei del Bernini e dell'Algardi, e dopo la sua affermazione a Milano come "protostatuario" nella Veneranda fabbrica del Duomo, Bussola fu autorizzato nel 1660 a prestare la sua arte alla basilica dell'Assunta al Sacro Monte di Varallo ed al cantiere appena sorto a Domodossola.
Alla sua mano è dovuta la maggior parte delle sculture plastiche che si trovano nel santuario: la stazione XII, con Gesù che spira sulla Croce; la XIII (Deposizione dalla Croce), la XIV (Il Sepolcro), nonché le statue dei Profeti poste intorno all’aula. Sue sono anche le statue di alcune cappelle esterne (stazioni II, IV e XV) eseguite con il contributo di suoi allievi.

Dionigi esprime in queste opere, assieme al gusto scenografico proprio del barocco, il realismo e la forza drammatica tipici della tradizione lombardo-piemontese, che egli dimostra di conoscere proprio in virtù di quanto tale tradizione ha lasciato nei Sacri Monti.
Di particolare intensità emotiva è la scena della Crocifissione posta sopra l’altare del santuario, con il corpo di Cristo miseramente straziato nella carne e con una stravolta Maddalena, il cui urlo di dolore sembra non poter prorompere dalla bocca.
Poco distanti dalla scena - a reclamare continuità tra Antico e Nuovo Testamento - sono poste le bianche statue dei “Profeti”; solenni nei loro atteggiamenti, esse richiamano più da vicino i modelli barocchi che il Bussola ha appreso a Roma.

Da menzionare tra gli altri artisti, il gallaratese Giuseppe Rusnati (circa 16501713) allievo e felice continuatore del Bussola. Completò l'opera del suo maestro realizzando le ultime statue della XV stazione, la teatrale rappresentazione della Reurrezione nella così detta Cappella del Paradiso. Fu capace di intenso realismo nella rappresentazione dei volti, come testimoniano le statue delle X stazione, Gesù spogliato nelle vesti.

Tra i pittori meritano di essere menzionati almeno il milanese Giovanni Sampietro (attivo all'inizio del Settecento) di Milano e il valsesiano Lorenzo Peracino (attivo verso la metà del Settecento); i fratelli Giovanni Antonio e Giuseppe Antonio Maria Torricelli di Lugano, autori degli affreschi della VIII e XI cappella, e tra gli scultori, Stefano Salterio di Laglio, creatore delle plastiche statue di terracotta di Gesù che incontra le donne di Gerusalemme nella VIII cappella.

Occorre ricordare anche che il Sacro Monte è l'unico, tra quelli tutelati dall'UNESCO, ad avere una propria istituzione musicale, la Cappella Musicale del Sacro Monte Calvario, preposta all'attività musicale, sia liturgica sia concertistica, nel santuario del SS. Crocifisso al S. Monte e nella Parrocchia di Calice. Istituita nel 1995 riunisce l'attività della Schola Gregoriana del S. Monte Calvario (1995), della Corale di Calice (1974), della Camerata Strumentale di S. Quirico (1989), del Convivio Rinascimentale (1997) e dell'Orchestra da camera della Cappella Musicale del S. Monte Calvario di Domodossola (2003).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Sacro Monte di Domodossola è uno dei nove monti sacri tutelati come Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Berra, Il Sacro Monte Calvario di Domodossola - Immortale linguaggio dell'Arte, 1992, Editrice Libraria Soliditas, Stresa.
  • Edgardo Ferrari, Tullio bertamini, Marina dell'Omo, pier Giorgio Longo, Gianni Picenardi, Maurizio De Paoli, Lisa Accurti (a cura di), CALVARIO Monte Sacro di Domodossola, 2009, Umberto Allemandi & C., Torino.

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