Colosso di san Carlo Borromeo

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Coordinate: 45°46′12.93″N 8°32′36.06″E / 45.770259°N 8.54335°E45.770259; 8.54335

Il "Sancarlone"
Il "Sancarlone"
Autore Giovanni Battista Crespi
Data 1698
Materiale rame e granito
Dimensioni 3188 cm 
Ubicazione Sacro Monte, Arona

Il Colosso di San Carlo Borromeo (detto il Sancarlone o, nel dialetto locale al Sancarlòn), è una statua alta oltre 30 metri situata ad Arona (NO) nella frazione di San Carlo, sul Sacro Monte di San Carlo.

San Carlo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carlo Borromeo.
Vista frontale del monumento

San Carlo Borromeo nacque il 2 ottobre 1538 nella Rocca di Arona (in seguito parzialmente distrutta per ordine di Napoleone Bonaparte). Diventato vescovo e cardinale a ventidue anni, fu eletto nel 1565 arcivescovo di Milano e si prodigò nell'assistenza materiale e spirituale soprattutto in occasione di flagelli quali carestia e peste. Morì il 3 novembre 1584 (essendo spirato dopo il tramonto, secondo l'uso del tempo si considera il giorno 4), fu beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610, a soli 26 anni dalla morte.

Costruzione della statua[modifica | modifica wikitesto]

Su volontà del cugino Federico, arcivescovo di Milano e suo successore, iniziarono nel 1624 i lavori per la costruzione di un Sacro Monte che ne celebrasse la memoria.

Federico Borromeo insieme a Marco Aurelio Grattarola, supervisore dei lavori del Sacro Monte, vollero anche costruire un'enorme statua visibile dal lago Maggiore.

Il disegno fu di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano e la statua fu realizzata con lastre di rame battute a martello e riunite utilizzando chiodi e tiranti in ferro. Gli scultori che la realizzarono furono Siro Zanella di Pavia e Bernardo Falconi di Bissone.

L'opera fu conclusa nel 1698 e il 19 maggio dello stesso anno il cardinale Federico Caccia, arcivescovo di Milano, diede la solenne benedizione al monumento.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio della veste e del braccio sinistro

Il piedistallo di granito è alto 11,50 metri, mentre la statua misura 23,50 metri in altezza, quindi nel complesso il monumento misura 35,00 metri (equivalente all'altezza di un palazzo di 10 piani). Le misure sono state rilevate con esattezza durante il restauro concluso nel 1975 e diretto dall'ing. Carlo Ferrari Da Passano, direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo[1]. Per avere un raffronto delle dimensioni della statua, si consideri che il corpo della Statua della Libertà (dai piedi alla punta estrema della fiaccola) misura 46,5 metri. La lunghezza dell'indice della mano è pari a 1,95 metri, la lunghezza della mano è di 1,45 metri e la lunghezza del pollice è di 1,40 metri.

La statua è aperta al pubblico, che può salire tramite una scala dapprima a chiocciola e poi a pioli, arrivando all'interno della testa di San Carlo.

Il trenino di Arona che collega la città al suo Colosso del San Carlone e alla Rocca Borromea

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra statua di San Carlo si trova sulla riva opposta del lago ed è detta anch'essa "il Carlone": lungo la strada che da Due Cossani, frazione di Dumenza, porta a Curiglia.

In "Sotto la sua mano", lo scrittore luinese Piero Chiara ha immaginato, con un volo di fantasia, che parte del materiale occorrente alla realizzazione della statua (e, per esser più precisi, quella necessaria alla realizzazione della testa) venne, per manipolazioni e trasformazioni successive (da ultima quella che ne fece l'artiglieria napoleonica), dalla fusione del membro virile del Colosso di Rodi, un tempo destinato (il solo membro, naturalmente) ad abbellire il giardino di una antica casa patrizia romana.

Il braccio destro benedicente della statua è in realtà una complessa struttura metallica di tipo semi-elastico[senza fonte]: venne così concepita per resistere ai forti venti che spesso nella brutta stagione battono la zona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In "Immagini e presenze di San Carlo nella terra di Arona" - catalogo della mostra a cura di Adele Buratti Mazzotta, Gilberto Oneto, Antonio Torelli

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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