Giovanni Ambrogio de Predis

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Giovanni Ambrogio de Petris (1455 circa – Milano, 1509) è stato un pittore e miniaturista italiano.

Ritratto dell'Imperatore Massimiliano I (1502), Kunsthistorisches Museum di Vienna, Gemäldegalerie

Molti suoi colleghi milanesi per aggiornarsi e imparare al meglio la tecnica pittorica non scelsero le città del centro Italia, ma si recarono al nord, nelle Fiandre: Zanetto Bugatto, uno dei pittori preferiti della corte sforzesca, per esempio, venne inviato presso la bottega di Rogier van der Weyden tra il 1460 e il '63. L'arte milanese era quindi un miscuglio di stili diversi: su una forte e sempre apprezzata base di gotico internazionale (materia soprattutto dei fratelli Zavattari), si innestano certe peculiarità fiamminghe (nei ritratti, soprattutto, e nella resa pittorica dei particolari tipici di un certo stile lombardo); non mancarono le influenze più moderne come quelle del bresciano Vincenzo Foppa, quelle ferraresi, quelle mantegnesche. Alla fine degli anni '70 arrivò in città Bramante, che con la sua imponenza fece cambiare in modo definitivo il corso dell'arte milanese. È in questo ambiente che lo stile della nuova generazione di artisti lombardi si è andato formando; nei ritratti di Ambrogio, impostati alla fiamminga, vi è qualche rimanenza di gotico cortese, la visione limpida dei nordici, e, in nuce, un potenziale accenno di modernità. Tutte insieme, queste caratteristiche formano il tipico pittore milanese.


Vita[modifica | modifica sorgente]

Nel 1491 Ambrogio si reca a Roma, nel 1493 è ad Innsbruck alla corte di Massimiliano I d'Asburgo, probabilmente come ritrattista ufficiale; nel 1494 è a Milano; in quest'anno realizza la miniatura col "ritratto di Massimiliano Sforza". È un artista già affermato, con una fama diffusa di ritrattista, ma che è anche imprenditore e gestore della bottega famigliare, e svolge incarichi diplomatici per la corte del Moro. Queste sue molteplici attività spiegano in parte il numero limitato di dipinti che ci ha lasciato, e la chiamata di Leonardo come collaboratore per l'ancona della Vergine delle Rocce.

La prima importante commessa di Leonardo a Milano fu concordata il 25 aprile 1483 con Ambrogio ed Evangelista de Predis. Si trattava della pala d'altare per la cappella della Confraternita della Concezione Immacolata, nella chiesa di San Francesco Grande, meglio conosciuta come la Vergine delle Rocce. La bottega dei de Predis si doveva occupare della coloritura e doratura della cornice lignea dell'ancona, intagliata da Giacomo del Maino, e delle predelle laterali, mentre all'artista toscano toccò l'invenzione della pala. Il rapporto con Leonardo non è ancora chiarito; il toscano abitò fin dall'inizio in una casa che per lui trovarono i de Predis in Porta Ticinese, vicina a quella di Ambrogio. Ambrogio, di pochi anni più giovane di Leonardo e artista già ben formato e inserito nella corte milanese e in quella imperiale, diventerà in breve il più anziano e il primo tra i seguaci di Leonardo, cambiando radicalmente il suo stile, mentre gli altri pittori in città (tranne quelli che Leonardo conobbe di persona e istruì, come Salaì, Giovanni Antonio Boltraffio, Francesco Napoletano, eccetera) non si accosteranno al toscano fino al primo decennio del Cinquecento.

Nel 1502 si reca nuovamente ad Innsbruck in modo da poter realizzare il "Ritratto dell'imperatore". Nei ritratti rimane ancora forte l'impronta della tradizione lombarda, queste caratteristiche, come il profilo, erano richieste esplicitamente dai committenti. Gli altri suoi dipinti hanno invece una fortissima connotazione leonardesca.

Nel 1506 è di nuovo ad Innsbruck per l'esecuzione dei capi di abbigliamento della corte imperiale, mentre in questi stessi anni è al centro (con Leonardo e il nipote Leonardo de Predis) di una lite intorno alla Vergine delle Rocce. Tornato Leonardo a Milano nel 1506, la lite viene in qualche modo sedata. Nel 1508 ad Ambrogio è commissionata una copia della pala leonardesca, che porterà a termine con le indicazioni e la sovrintendenza del toscano (forse quella conservata in Santa Giustina ad Affori).

Opere[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AAVV, I leonardeschi, l'eredità di Leonardo in Lombardia, Milano 1998.