Castello Roganzuolo

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Castello Roganzuolo
frazione
Veduta della chiesa monumentale da Borgo Gradisca, coi casteari e l'antico campanile
Veduta della chiesa monumentale da Borgo Gradisca, coi casteari e l'antico campanile
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Comune San Fior-Stemma.png San Fior
Territorio
Coordinate 45°55′29″N 12°20′07″E / 45.924722°N 12.335278°E45.924722; 12.335278 (Castello Roganzuolo)Coordinate: 45°55′29″N 12°20′07″E / 45.924722°N 12.335278°E45.924722; 12.335278 (Castello Roganzuolo)
Altitudine 119[1] m s.l.m.
Abitanti 2 350[3] (n.d.)
Altre informazioni
Cod. postale 31020[2]
Prefisso 0438
Fuso orario UTC+1
Patrono SS. Pietro e Paolo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castello Roganzuolo

Castello Roganzuolo (Castèl Rogansuoło in veneto) è una frazione del comune di San Fior, nella provincia di Treviso.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'antica via Moranda Alta

Castello Roganzuolo è un paese adagiato parte sulla pianura a est del comune di Conegliano, parte sui colli morenici della stessa area. Fino alla metà del Novecento rimane perlopiù zona agricola, mentre oggi vede un progressivo inurbamento, figlio dello sviluppo di una vasta zona industriale e dell'ampliarsi del traffico e delle aree residenziali di Conegliano[4]. Tuttavia, è ancora possibile individuare un sostrato rurale, nell'intreccio delle vecchie strade e nella toponomastica: dalla pianura fattasi residenziale e industriale, via Moranda Alta conduce al cuore agricolo e alle sinuosità delle colline; strade come via Stortana Vecchia e Cal del Valon[5] portano poi al vecchio nucleo del paese, borgo Gradisca e la chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Da via Cal del Valon, con una passeggiata nel verde, si può raggiungere direttamente la rampa che conduce alla terrazza antistante la chiesa monumentale, sorretta dai casteari[6], da cui lo spettacolo paesaggistico è degno di nota: si possono ammirare, incorniciati dalla catena delle Prealpi bellunesi, i paesi e i colli più o meno confinanti. Partendo dal comune ed andando in senso antiorario si distinguono:

San Fior; Pianzano; Godega di Sant'Urbano; Orsago; Cordignano; Rugolo; Montaner; Osigo; Fregona; Colle Umberto; San Martino; Vittorio Veneto, (soprattutto il santuario di Santa Augusta); Col di Manza; Scomigo; Formeniga; Ogliano; Conegliano (Costa e il castello).

Veduta panoramica dalla terrazza della chiesa monumentale dei SS. Pietro e Paolo
Veduta panoramica di Castello Roganzuolo da Ogliano

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Nome antico e denominazioni erronee

Il toponimo Castello Roganzuolo proviene probabilmente dall'antico nome Castrum de Regençudo, come attestato nella documentazione di epoca caminese[7]. Successivamente si diffuse la dicitura italianizzata Castello di Regenzuolo, mutata infine in quella attuale.

La frazione è spesso chiamata Castel Roganzuolo o Castelroganzuolo o Castello di Roganzuolo: tali toponimi vanno considerati erronei.

Targa di via Borgo Gradisca col vecchio toponimo via Mellarè

Luogo dove sono state trovate tracce del più antico insediamento umano di tutta la zona[8], propriamente paleoveneto: secondo i reperti ritornati alla luce nell'area sottostante la chiesa monumentale, si suppone che in epoca preromana Castello Roganzuolo fosse luogo, oltre che di insediamento, anche di culto; in epoca romana doveva essere sede di insediamento, dato il ritrovamento di alcuni reperti (soprattutto monete) in un punto strategico: era infatti luogo fondamentale di controllo degli snodi viari tra Postumia e Mellarè (oggi non resta il toponimo, che tuttavia permane in una targa sul muro di un vecchio caseggiato dell'attuale via Borgo Gradisca, dov'è ancora scritto VIA MELLARÈ[9]), fin dal I secolo a.C. Questa funzione permase almeno fino all'età barbarico-cristiana.

Notizie più chiare si hanno sullo sviluppo medievale, epoca nella quale, sul colle che è oggi sede della chiesa monumentale, fu edificato il Castello di Reggenza, struttura merlata ghibellina: nel XII secolo Alberto vescovo di Ceneda, che era conte da Camino, investì i Caminesi di molti castelli[10], tra cui quello di Roganzuolo. Il castello fu distrutto dai veneziani nel 1337: rimasero solo una torre (attuale campanile) e la cappella, nucleo dal quale nacque la comunità parrocchiale, attorno alla chiesa che fu costruita a partire dai resti della fortezza abbattuta.

Poi, nel Cinquecento, ha luogo un'importante vicenda artistica: arriva a Castello Roganzuolo Tiziano Vecellio, il quale, in cambio di un trittico rappresentante una Madonna con bambino tra i santi Pietro e Paolo, richiestogli dalla Luminaria[11], chiede che gli siano concessi i terreni di Col di Manza, nei quali gli venne edificata la villa che desiderava lì avere (la caseta, oggi Villa Fabris di Colle Umberto). Per l'artista bellunese la posizione di Castello Roganzuolo si poneva a metà strada tra il paese natale, Pieve di Cadore, e la città in cui più era attivo in quegl'anni, Venezia: dunque, stando sui colli morenici del coneglianese, aveva facile accesso sia al mare che ai monti, nonché un quieto luogo di sosta nei viaggi tra Pieve e Venezia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Col di Manza.

Dopo il XVI secolo, quello degli splendori artistici, Castello Roganzuolo ha continuato la sua storia di semplice comunità religiosa e rurale, durata fino al secondo dopoguerra.

Nel secondo Novecento, soprattutto a partire dagli anni settanta, il paese ha intrapreso una nuova via, come testimoniato dai grandi mutamenti paesaggistici: sorge nelle campagne a sud della SS 13 una zona industriale piuttosto ampia, laddove fino agli anni sessanta si estendeva la tenuta agricola di Villa Liccer. Causa l'industrializzazione, la parte pianeggiante di Castello Roganzuolo è diventata centro residenziale e economico in crescita. L'area rurale si è ristretta ma ancor oggi ha importanza in tutto l'arco collinare.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

« Qua 've il Vecellio grande ispiravasi, pel quale appellasi l'ara del tempio, i campi ridono, i cieli splendono, spira un'aria purissima. »
(A. De Nardi, poesia dedicata all'arrivo di Don Luigi Colmagro a Castello Roganzuolo[12])

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Castello Roganzuolo ha tre chiese: una monumentale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, magistralmente affrescata all'interno, è posta su uno dei colli più alti del comune, antica sede del Castello di Reggenza; le altre due, una quattrocentesca e una del secondo Novecento, sono dedicate a San Martino di Tours, e dislocate nella parte pianeggiante di Castello Roganzuolo, lungo la S.S. 13 Pontebbana.
Altri centri religiosi di rilievo storico sono i capitelli e i due oratori di Villa Liccer e Villa Malvolti.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e campanile medievale[modifica | modifica sorgente]

Facciata e casteari della chiesa monumentale

La chiesa dedicata ai patroni di Castello Roganzuolo costituisce il complesso religioso più importante del comune di San Fior per rilevanza storica e artistica, essendosi sviluppata a partire del nucleo del castello medievale e conservando segni del passaggio di grandi artisti del Rinascimento, quali Francesco da Milano, coi suoi magistrali affreschi, e Tiziano Vecellio, col polittico Madonna con Bambino e santi Pietro e Paolo[13].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Castello Roganzuolo).

Grande rilevanza ha anche la torre campanaria, unico elemento superstite del castello caminese assieme alla cappella.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campanile di Castello Roganzuolo.

Chiesa nuova di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Nuova chiesa di San Martino
Vecchia chiesa di San Martino

La chiesa nuova di San Martino è accessibile dalla SS 13 Pontebbana, passando per piazza Venezia, sulla quale l'edificio si affaccia, mettendosi in dialogo con essa tramite il portico squadrato e la facciata priva di decori.

Pensata per fini religiosi e pratici, la chiesa, voluta nel 1963 dall'allora vescovo Albino Luciani, è dotata di una rampa per i disabili. L'interno è disadorno: il coro stesso si mostra spoglio, con una parete lignea sul fondo, sulla quale, oltre al crocefisso, sono presenti solo due tele: Sant'Antonio da Padova con il Bambin Gesù (anonimo del XVII secolo) e Assunzione della Vergine (anonimo del XX secolo), rispettivamente pala d'altare e tela del soffitto dell'oratorio di villa Liccer fino al 1979.

Chiesa vecchia di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oratorio di San Martino ai Gai.

Si diparte dal piazzale della chiesa nuova via San Martino, che incrocia all'imbocco via Pomponio Amalteo, laddove ancora si trova l'antica e diroccata chiesetta di San Martino di Gai, degli anni 1450[14], costruita in luogo di una chiesa preesistente già attestata nell'XII secolo.
La facciata a capanna presenta tre fori: (dal basso) il portale ad arco a tutto sesto, una piccola finestra rettangolare e, in alto, sotto una sottile cornice modanata, una finestrella a forma di croce. Sul lato destro, lungo la Pontebbana, dove sorge il piccolo campanile, una nicchia con bassorilievo negli anni quaranta fu posta in luogo della demolizione della vecchia sacrestia, avvenuta per volontà di don Angelo Munari: il bassorilievo riproduce Maria Mater Salvatoris, a protezione degli automobilisti.
L'interno è un'unica navata, con travatura a vista e un presbiterio con due archi. Risulta che avesse delle tele e resta quella d'altare ora trasferita, con la scritta Petrus Antonius Novelli veneto pinxit 1796, con rappresentato San Martino nel gesto di condividere il suo mantello con un povero ed altri santi ai lati[15]

Oratorio di San Giovanni Battista presso Villa Liccer[modifica | modifica sorgente]

L'Oratorio del Battista
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Liccer#L.27Oratorio di San Giovanni Battista.

L'Oratorio di San Giovanni Battista è la piccola cappella privata di Villa Liccer, presso la quale si trova, mantenendo la sua autonomia rispetto al principale complesso.

Cimitero[modifica | modifica sorgente]

Il cimitero

Il cimitero poggia sulla piccola piana a sud-est del colle della chiesa. Vi si accede a piedi attraverso il Parco della Rimembranza, piccolo giardino di cipressi a nord-est del camposanto, dove c'è il vecchio cancello. A ridosso dei cipressi è posto un cenotafio che, colla semplicità dei mattoni e delle lapidi coll'elenco dei nomi, ricorda i caduti di Castello Roganzuolo durante la Grande Guerra, numerosi malgrado l'esigua popolazione degli inizi del Novecento. Al cimitero si accede anche in auto, attraverso l'ampio parcheggio che si trova sul lato ovest, dov'è l'altro cancello, che dà direttamente accesso alla parte più recente del cimitero, quella a sud-ovest, con vista sulle vigne sottostanti.

Capitelli[modifica | modifica sorgente]

Il territorio del paese è disseminato di piccole strutture votive, i capitelli[16]; quasi ogni borgo e quartiere ha il suo, presso il quale è tradizione che i membri della comunità parrocchiale, nelle sere di maggio, si riuniscano per la recita del Rosario. I capitelli testimoniano la sopravvivenza del culto della Vergine a livello popolare, presso la comunità parrocchiale: a darne prova l'edificazione di tali strutture interessa anche il tempo recente (anni 1990)[17].

Sacello della Madonna del Rosario

Posto all'intersezione tra Borgo Gradisca e via Sante Cancian, esso risale al 1991, ricostruzione di una struttura preesistente demolita nel 1971 per esigenze di viabilità[18].

Tabernacolo di Sant'Antonio

Situato nella parte alta di via Pomponio Amalteo, addossato alle mura dell'asilo, risale probabilmente al XIX secolo. Si tratta di un capitello a edicola, nella cui nicchia dipinta (seppur il cattivo stato pregiudichi il risalto dei colori) è disposta una statua in pietra bianca di Sant'Antonio col Bambin Gesù; quest'ultima risale al giugno del 1943, quando venne acquistata in sostituzione della precedente statua in legno, ormai deteriorata [19].

Edicola della Sacra Famiglia

Nei giardini La Moranda di via XXV aprile, al centro di un quartiere residenziale che si è sviluppato a partire dagli anni sessanta e che ha avuto negli anni novanta la sua massima crescita, è stato costruito nel 1996 e inaugurato nel 1998 il più recente capitello di Castello Roganzuolo. Si tratta di una revisione in chiave contemporanea della struttura tradizionale del capitello a edicola.

Colonna di Maria Immacolata

È un capitello a colonna, del 1954, sulla cui sommità è posta una statua della Madonna; oltre ad aver consacrato la nascita della zona residenziale nascente intorno ad esso negli anni cinquanta, e perciò denominata Borgo Mariano, è stato posto lungo la Strada Statale Pontebbana a protezione degli automobilisti.

Sacello della Madonna

È il piccolo capitello timpanato di via Larghe Ongaresca, probabilmente edificato nella seconda metà del XIX secolo.

Tabernacolo di Sant'Antonio

Poco distante dal sacello della Madonna, in via Ongaresca si trova un capitello di origini incerte, ricostruito nel 2002; un basamento in pietra regge una nicchia in vetro e metallo, dov'è contenuta la statua del santo.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

La canonica

Casa canonica[modifica | modifica sorgente]

Edificio collocato in via Castello di Regenza, prima dell'imbocco del viale alberato che conduce alla chiesa parrocchiale, la canonica è una struttura il cui nucleo risale all'epoca di costruzione della chiesa.
Negli anni novanta ha subito un notevole ampliamento, con l'edificazione di locali per il servizio pastorale sul terreno occupato, alla fine del XVI secolo, dalla chiesetta di Sant'Andrea (della quale nulla resta)[20].
Attualmente, nella parte più vecchia hanno sede il parroco e la Comunità vocazionale. Vi si trovano, custoditi nei secoli, i registri della Luminaria, fra le cui carte sono contenute le note dei pagamenti del trittico di Tiziano, fondamentali per la ricostruzione della vicenda della casa in Col di Manza.

Borghi[modifica | modifica sorgente]

I borghi, nella campagna veneta, sono piccoli centri abitati fatti di edifici dell'altezza media di tre piani, adiacenti l'uno all'altro e la cui architettura richiama non la struttura, ma gli stilemi delle case rurali.

Ve ne sono numerosissimi, a volte conservati nella loro forma originaria, altre volte evolutisi in quartieri residenziali dal dopoguerra a oggi. Essi sono, come in ogni parte d'Italia, una delle principali peculiarità delle diverse regioni.

Borgo Gradisca

A Castello Roganzuolo i borghi fanno da nucleo per lo sviluppo edilizio successivo, che ha teso a allargare questi punti di raccolta, occupando alcune delle aree agricole circostanti. La forma del borgo è comunque riconoscibile.

Borgo Gradisca[modifica | modifica sorgente]

Centro del vecchio paese, a valle del colle della chiesa monumentale: fino agli anni sessanta era il borgo più vitale del paese, dove si svolgeva la vita comunitaria dei parrocchiani, anche grazie a un importante luogo d'incontro, l'osteria Segat. Tale centro si è in parte vuotato della sua funzione con la nascita della nuova comunità, attorno alla chiesa di San Martino, lungo la Pontebbana.

Borgo Gardin

Nel 1902, in Borgo Gradisca, nacque il pittore Sante Cancian, che qui visse fino al 1911. Egli rappresentò questo borgo in un disegno del 1923, in una veduta dai casteàri, nella quale sono visibili tutte le architetture ancor oggi presenti.
Borgo Gradisca vanta, tra di esse, due ville gemelle della seconda metà del XVIII secolo, una delle quali, Villa Sanfiori Armellin, è di particolare interesse storico-architettonico.

Borgo Gardin[modifica | modifica sorgente]
Borgo Scuole

Borgo Gardin è il borgo che segna il pendio nella parte alta di via Gardin, con una linea di edifici modulati su due o tre livelli.
Prende nome da una famiglia legata da generazioni al paese e alla quale apparteneva Antonio Gardin, primo storico di Castello Roganzuolo, al quale è intitolata la via che scende dal borgo omonimo verso la Pontebbana.

Borgo Generai
Borgo Scuole[modifica | modifica sorgente]

Presso le scuole elementari, dalle quali prende nome, Borgo Scuole è un nucleo di strutture pregevoli, con al centro un edificio elegante caratterizzato da un portico aperto da due archi a tutto sesto.

Borgo Generai[modifica | modifica sorgente]

Situato in via Generai, ad ovest dell'autostrada, Borgo Generai è un piccolo complesso di edifici costruiti intorno a un cortile comune. Intorno ad essi dal secondo Novecento sono cresciute numerose residenze autonome, rispondenti a un modello non in continuità con quello del tradizionale borgo.

Ville venete[modifica | modifica sorgente]

Villa Liccer

Nel territorio di Castello Roganzuolo sorgono tre ville venete[21] catalogate dall'Istituto Regionale Ville Venete.

Villa Liccer[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Liccer.

Il complesso settecentesco di Villa Liccer, di cui è parte l'Oratorio di San Giovanni Battista, è immerso nei capannoni della zona industriale: i rapporti originari degli edifici tra essi e con il paesaggio circostante sono andati irrimediabilmente perduti, eppure, restaurata nel 2008 ed adibita a uffici, con la sua facciata tripartita e timpanata, Villa Liccer riesce ancora a suggestionare.

Villa Malvolti[modifica | modifica sorgente]
Villa Malvolti
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Malvolti.

Villa Malvolti è una villa veneta del XVIII secolo situata in via Moranda; si tratta di un complesso composito, che occupa la pianura a nord della Moranda e a sud dei rilievi su cui sorge l'ex convento.

Il corpo principale è disposto a L e consta dell'edificio nobile e di una barchessa ad arconi a tutto sesto; adiacenti o a sé stanti vi sono degli altri fabbricati annessi, di cui alcuni di epoca successiva. Tra essi una cappella privata, situata nel parco e caratterizzata da una facciata a capanna terminante in un campanile a vela.

Villa Sanfiori[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Sanfiori Armellin.

Villa Sanfiori è una villa veneta di tre piani, inserita tra le architetture di borgo Gradisca e risalente al XVIII secolo.

Case rurali[modifica | modifica sorgente]

Casa rurale di via Cancian

Gli edifici rurali sono numerosi sul territorio del paese. Ve ne sono di diverse forme e dimensioni, di differenti epoche e dislocazioni; tuttavia le case rurali sono tutte riconducibili a un modello diffuso nella provincia di Treviso: esse presentano una struttura modulata in due blocchi: uno a tre piani (o, talvolta, due) fungeva da abitazione per la famiglia contadina; uno a due piani, minore e molto semplice, era funzionale alle attivita agricole e/o di allevamento.
Nel secondo Novecento la funzione rurale di questi edifici è andata perdendosi in una gran parte dei casi: trasformate in abitazioni, adibite ad altri fini, abbandonate o inghiottite dalle villette delle recenti aree residenziali e divenute parte di esse.

Casa rurale di via Cancian[modifica | modifica sorgente]
Casa rurale di via Moranda Alta

Esempio della struttura suddetta, la casa di via Cancian è formata da due edifici distinti: il caseggiato sviluppato su tre piani in lunghezza è rivolto verso il Col Castelar e presenta un'adiacenza di due piani sul lato sinistro, con centralmente al secondo piano un'apertura a tutto sesto; l'annesso rustico in posizione autonoma, spostato a destra rispetto al corpo principale e rivolto verso Col di Manza, è organizzato su due livelli con al piano terra la stalla e sopra lo spazio adibito a granaio e alle attività connesse allo svolgimento della vita rurale.

Casa rurale di via Moranda Alta[modifica | modifica sorgente]

Situato lungo il tratto più alto di via Moranda alta, l'abitato è su tre livelli, collocato ortogonalmente rispetto all'adiacente rustico, secondo una caratteristica disposizione a L, meno diffusa delle altre su questo territorio.

L'ambiente della vecchia stalla e del fienile, i più caratteristici per qualità formali, specie nella forometria si sono conservati fino al 2010, quando hanno subito una demolizione a fini edilizi, che ha fatto perdere l'originalità del manufatto e della struttura storica, tanto più che la ricostruzione risulta non fedele. Allo stesso periodo si ascrive l'abbattimento della piccola porcilaia nel prato antistante[22].

Casa rurale di via Camerin[modifica | modifica sorgente]
Casa rurale di via Camerin

Riconvertita a moderna abitazione nella sua totalità, alterando il suo grado di testimonianza del mondo rurale, è tuttavia un interessante tipologia: la struttura consta di due blocchi anche in origine adibiti ad abitazione (entrambi su due livelli, ma uno più alto con solaio) e, a sinistra, un terzo blocco, un tempo adibito a funzioni rurali (stalla e fienile) e oggi mutato in molti dei suoi elementi costitutivi.

La facciata è aperta da tre archi a sesto ribassato al pian terreno e da monofore rettangolari ai piani superiori. Il cortile è cinto dalle vecchie mura in sassi che isolano dalla campagna circostante, ancora parzialmente integra e sulla quale la casa domina.

Casa rurale di via Gardin[modifica | modifica sorgente]
Casa rurale di via Gardin, prospetto principale

Si compone di tre piccoli blocchi disposti a L, su due livelli, uno dei quali era la stalla. Da notare la facciata del corpo principale, costituita da due piccole finestre al primo piano e da un grande arcone a sesto ribassato, sotto il quale un portico fa da passaggio tra l'aia e l'ingresso principale.
La visibilità e la natura prima della casa di via Gardin sono state quasi del tutto oscurate, malgrado essa, schedata tra i beni artistici del territorio, sia tra le strutture più antiche ed architettonicamente esemplari all'interno del perimetro comunale di San Fior: infatti, il prosperare dell'edilizia residenziale nelle aree pianeggianti del paese ha coperto, a partire dagli anni 2000, la tenuta e parte dell'aia.

Vecchio convento[modifica | modifica sorgente]
Il complesso rurale del convento

Si tratta di un'antica struttura a carattere rurale situata in posizione rialzata in via Poloni. Un blocco unico su tre piani guarda sul cortile nel quale si collocano il pozzo e un annesso rustico, su due piani e disposto a L. L'edificio, comunemente noto come Vecchio Convento, è oggi sede di un agriturismo.

L'affresco del portico

Sotto il portico del convento è ben conservato un affresco del XVI secolo: Riposo durante la fuga in egitto (dimensioni: cm. 150x150). L'affresco, opera su commissione, va considerato espressione di pittura non popolare, ma va collocato nel solco della tradizione veneta.

È una scena di ristoro ambientata ai piedi delle Prealpi, incorniciate dalle fronde che avvolgono i personaggi: sulla sinistra è ritratta la Madonna col Bambin Gesù, seduta in groppa all'asino; sulla destra si vede Giuseppe, adagiato sull'erba, sotto un albero, mentre porge una frasca all'asino. L'iconografia è tutt'altro che formale: la Madonna ha il collo scoperto, a evidenziarne la freschezza dei lineamenti, il bambino sta giocando con la cavezza dell'asino.

Altri edifici rurali[modifica | modifica sorgente]
  • Casa rurale di via Generai: struttura di dimensioni considerevoli, essa si compone di più corpi lineari: due principali su tre livelli, ai quali si aggiungono gli annessi rustici.
  • Casa rurale di via Tiziano Vecellio: si compone di un volume centrale su tre livelli, di due corpi laterali adiacenti su due livelli e di un corpo autonomo a lato. La facciata è rivolta verso i colli di Ogliano e Conegliano.
  • Casa Rurale di via Ferrovia: situata a pochi metri da Villa Liccer, si distingue dalle altre case rurali della frazione per le aperture ovali che ingentiliscono il sottotetto del corpo centrale. Il complesso appare essere frutto di costanti rimaneggiamenti. Negli anni settanta, analogamente a Villa Liccer, ha veduto le proprie terre edificate a capannoni, venendo inglobata nella zona industriale.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Fosàl presso via Generai

Acque e fosài[modifica | modifica sorgente]

Non esistono fiumi nel territorio di Castello; è tuttavia da segnalare il Valòn, ruscello che taglia parte della campagna di via Stortan per scendere poi nell'area pianeggiante del paese.

Vi sono poi i fosài[23], cioè i fossi che costeggiano tutte le vecchie strade, facendo da confine ai campi coltivati e accompagnandosi alle siepi (zhiese[24], in veneto), a fare da confini naturali ai diversi appezzamenti. Questo modello antichissimo, ascrivibile a una tipologia tipica di questa zona, i palù, è conservata ancora in alcuni tratti delle aree a bassa densità abitativa di via Generai e via Stortan[25].

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Via Cal de le Rive

Toponomastica[modifica | modifica sorgente]

Le vie e i luoghi del paese conservano i nomi tradizionali, fortemente legati alla storia e alla lingua che per secoli hanno caratterizzato l'area.
Si spiega, così, il nome dalle vie principali che si diramano ai piedi dell'altura della pieve: via Pomponio Amalteo, via Tiziano Vecellio, via Sante Cancian sono dedicate agli artisti operanti in loco nei diversi momenti storici. Altre strade devono il loro nome ai borghi che si trovano presso di esse (via Borgo Gradisca[26] ecc.) o a elementi naturalistico-agricoli (via Cal del Valon ecc.).
Solo in alcune aree pianeggianti, dove comunque si conservano nomi storici come Ongaresca (a sud della Pontebbana), nascono, a partire dagli anni Sessanta, con i nuovi quartieri residenziali, nomi legati alla nazione, più che al territorio (via XXV Aprile, via Resistenza ecc.), che, con gli influssi del mondo globale va verso la perdita, anche dal punto di vista onomastico, delle proprie peculiarità: processo che qui, tuttavia, pare non essere particolarmente avanzato.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Le scuole elementari
  • La scuola materna "Divina Provvidenza" è un'istituzione fondamentale per la storia novecentesca di Castello Roganzuolo. Fondata nel 1904, per volontà dell'allora parroco Don Luigi Colmagro[27], è stata per novantanove anni (fino al 2003) gestita dalle Suore Vincenzine della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. Intorno alla struttura della scuola materna, finché retta dalle suore, si sono raccolti il catechismo e le attività ludiche e religiose dei giovani parrocchiani. L'asilo ha subito dei lavori di ampliamento progressivi tra gli anni settanta e gli anni novanta, arrivando a festeggiare il suo centenario nel 2004.

Persone legate a Castello Roganzuolo[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Sante Cancian (di Paolo Steffan)

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Dal 1975, l'ultima domenica di febbraio, si disputa sul circuito panoramico di Castello Roganzuolo la tradizionale corsa ciclistica per dilettanti, riservata alle categorie élite e under 23, gara organizzata dalla Società Sportiva Sanfiorese che ogni anno inaugura il calendario ciclistico nella zona[31].
  • Antica sagra de San Piero (fine giugno), sagra paesana che ha luogo in occasione della festa del santo patrono (Santi Pietro e Paolo, 29 giugno).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

L'area sottostante la chiesa monumentale è, nella quasi totalità, occupata da coltivazioni, soprattutto della vite (non va dimenticato che Castello dista circa 2 km da Conegliano). Vi sono inoltre vaste aree occupate da vivai.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Le industrie sono per la maggior parte disposte lungo la strada statale e a sud di essa, occupando un'area abbastanza estesa, dove un tempo c'erano campi adibiti all'agricoltura, come dimostra la presenza di case rurali immerse tra i capannoni.

Servizi e turismo[modifica | modifica sorgente]

Malgrado le dimensioni della frazione, lungo la SS 13 s'incontrano numerosi luoghi di ristoro e un albergo, nati principalmente per soddisfare una clientela di passaggio per l'arteria stradale.
Esistono poi, nelle strade interne e panoramiche dei locali atti a soddisfare una clientela interessata a un turismo agricolo e gastronomico: un ristorante rinomato e un agriturismo. Va ricordata anche la vecchia osteria di via Gardin.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Castello Roganzuolo è attraversato, ai piedi dei colli, dalla strada statale 13 Pontebbana, attorno alla quale sono disposte la gran parte delle attività commerciali, industriali ed edili. Intorno ad essa si sono sviluppati, a partire dagli anni del boom economico (dagli anni sessanta), anche i nuovi centri residenziali, presso i quali hanno teso a spostarsi la maggior parte degli abitanti.

Percorrendo la SS 13 in direzione San Fior, dopo essere usciti dal Comune di San Vendemiano, si incrocia l'altra importante arteria stradale: l'autostrada A27, la quale taglia il paese a occidente, facendo da spartiacque: da una parte la zona industriale, l'area residenziale di via Moranda, i borghi e le vigne della zona di via Generai (confinanti col comune di Conegliano); dall'altra piazza Venezia, le vie principali che portano al vecchio paese (via Pomponio Amalteo e via Gardin), tutta l'area collinare (è nella parte est che si collocano le 3 chiese). Questo tratto dell'autostrada A27 si colloca a metà strada tra i due più vicini accessi: a nord quello di Vittorio Veneto (a circa 9 km), a sud quello di San Vendemiano (a circa 6 km).

Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

La linea ferroviaria Venezia-Udine costeggia il confine sud della frazione, presso via Ferrovia, in zona industriale: Castello Roganzuolo si pone in posizione equidistante (circa 5 km) tra la stazione di Pianzano e la stazione di Conegliano.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

1544, agosto e settembre. Per il prezzo di 200 ducati dipinge la tavola per la chiesa di Castel Roganzuolo, tra Conegliano e Serravalle, rappresentante Nostra Donna col Putto, San Pietro a destra, e San Paolo alla sinistra, figure di grandezza del naturale, e collocate in tre nicchie sopra l'altare.
  • Nello studio ottocentesco Le antiche lapidi patavine di Giuseppe Furlanetto[33] si cita Castello Roganzuolo per il ritrovamento di un'antica iscrizione:
XVII. Pietra di forma irregolare, trovata nell'a. 1843. fra le macerie di un sepolcro antico a castello Roganzuolo, tre miglia da Conegliano, e tre da Ceneda, nell'occasione in cui si allargò la strada presso la chiesa parrocchiale. La vicinanza del luogo, nel quale trovossi la pietra, fa ragionevolmente credere, che questo pezzo di pura arenaria siasi tratto dai monti di Fregona, ove questa roccia abbonda. Ora la pietra è presso il sig. Liberale D. Fabris avvocato in Venezia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: ISTAT.
  2. ^ Fonte: Poste Italiane.
  3. ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
  4. ^ Parte di quella che il poeta Andrea Zanzotto definisce la Los Angeles veneta, cfr. A. Zanzotto, In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda, Milano, Garzanti, 2009.
  5. ^ Testo poetico di P. Steffan dedicato a questo luogo geografico
  6. ^ Vedi il paragrafo La facciata e i casteàri.
  7. ^ Alfredo Michielin, Gian Maria Varanini, Acta comunitatis Tarvisii del sec. XIII, Viella, 1998.
  8. ^ AA.VV., Guida ai misteri e segreti di Venezia e del Veneto, Milano, Sugar Editore, 1970, p.330.
  9. ^ Vedi anche la toponomastica di Castello Roganzuolo.
  10. ^ Cit. G.B.A.Semenzi, Treviso e sua provincia (II edizione), Treviso, Tipografia Provinciale di Gaetano Longo, 1864, p.269.
  11. ^ [...] poiché c'era una bella chiesa, ma mancava la pala per l'altare maggiore., cit. da AA.VV., Guida ai misteri e segreti di Venezia e del Veneto, Milano, Sugar Editore, 1970, p.331.
  12. ^ Citazione dal sito comunale di San Fior
  13. ^ Vedi anche: descrizione e galleria fotografica della chiesa monumentale nel sito del comune di San Fior
  14. ^ Si sa, come riportato da BALDISSIN, SOLIGON 2004, che nel 1458 la chiesa era appena stata ricostruita.
  15. ^ Testo in corsivo tratto dalla didascalia affissa presso la chiesa.
  16. ^ Capitello: deriva dal latino compitum dal verbo competo nel significato di tendere a un punto, incontrarsi. L'etimologia del nome ben spiega la funzione dei capitelli. Sono detti anche tabernacoli, dal latino tabernaculum nel significato di tenda nella quale prendere gli auspici.
  17. ^ Carattere tipico anche dell'altra area secolarmente rurale del comune, San Fior di Sotto.
  18. ^ Testuali parole da una lettera dell'archivio parrocchiale del 1973.
  19. ^ Nota presente nella Cronistoria redatta da Don Angelo Munari, conservata presso l'archivio parrocchiale.
  20. ^ Tale chiesa è citata in SARTORI, p.109.
  21. ^ Vedi le schede delle ville nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  22. ^ Cfr. a tal proposito: Paolo Steffan, Zanzotto è la cometa del Veneto, ma il suo impegno va rinnovato, anche a Castello Roganzuolo (4/12/2009) in paesaggiosos.it
  23. ^ Plurale del sostantivo fosàl /fo'sal/ = fosso, fossato. È voce veneta propria del dialetto parlato a Castello Roganzuolo.
  24. ^ Plurale del sostantivo zhiesa, pronunciato ['θjɛza], voce veneta propria del dialetto parlato a Castello Roganzuolo.
  25. ^ Per approfondire le tipologie descritte nel paragrafo si vedano N. Breda, Palù: inquieti paesaggi tra natura e cultura, Verona 2001, e M. Zanetti, Il fosso il salice la siepe, Cooperativa Nuova Dimensione ed., 1988.
  26. ^ Il toponimo Gradisca, abbastanza diffuso nel Nord-Est, ha probabilmente origini slave e deriva da gradišče, "luogo fortificato").
  27. ^ Lo stesso parroco che volle il prolungamento della chiesa parrocchiale; la via dove è situato l'asilo, oggi, è a lui intitolata.
  28. ^ Per una biografia consultare il sito del comune di San Fior
  29. ^ Per una biografia consultare il sito del comune di San Fior
  30. ^ Per una biografia consultare il sito del comune di San Fior
  31. ^ Cfr. Storia della Società Sportiva Sanfiorese.
  32. ^ G. Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, vol.XIII, Firenze, Felice le Monnier, 1857.
  33. ^ G.Furlanetto, Le antiche lapidi patavine illustrate, Padova, Tipografia Penada, 1847, p.XLVII. Nota: punteggiatura e 'c' minuscola in castello Roganzuolo sono dell'originale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Guida ai misteri e segreti di Venezia e del Veneto, Milano, Sugar Editore, 1970.
  • AA. VV., Lungo le vie di Tiziano. I luoghi e le opere di Tiziano, Francesco, Orazio e Marco Vecellio tra Vittorio Veneto e il Cadore, a. c. di M. Mazza, Skira, 2007.
  • Baldissin, Mariuccia e Soligon, Antonio, Chiese a San Fior. Alla scoperta del patrimonio artistico, San Fior 2002.
  • Baldissin, Mariuccia e Soligon, Antonio, Oratori, capitelli e altri segni del sacro a San Fior, San Fior 2004.
  • Furlanetto, G., Le antiche lapidi patavine illustrate, Padova, Tipografia Penada, 1847.
  • Galletti, Giuliano, San Fior Tre villaggi dell'alta pianura trevigiana dalle prime testimonianze ad oggi, San Fior, (?).
  • Michielin, Alfredo, e Varanini, Gian Maria, Acta comunitatis Tarvisii del sec. XIII, Viella, 1998.
  • Semenzi, G. B. A., Treviso e sua provincia (II edizione), Treviso, Tipografia Provinciale di Gaetano Longo, 1864.
  • Sartori, Basilio, Sacerdoti a Castello Roganzuolo dal 1534 al 1998, Tipse, 1998.
  • Svalduz, Elena, Tiziano, la casa in Col di Manza e la Pala di Castello Roganzuolo, in "Studi Tizianeschi. Annuario della Fondazione Centro studi Tiziano e Cadore", numero V, 2007, pp. 97–111.
  • Vasari, Giorgio, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, vol. XIII, Firenze, Felice le Monnier, 1857.
  • Zanetti, Michele, Il fosso il salice la siepe, Cooperativa Nuova Dimensione ed., 1988.

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