Mura di Bologna

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Le mura di Bologna cingevano la città fino all'inizio del XX secolo, quando furono quasi completamente demolite per far posto agli attuali viali di circonvallazione. Edificate in tre cerchie successive a partire dal III secolo, ne rimangono visibili significativi tratti nella zona del centro storico, a cui spesso i Bolognesi fanno riferimento con l'espressione Bologna entro le mura.

Indice

[modifica] La prima cerchia, le mura di selenite

Porta Ravegnana
Porta Ravegnana

A Bologna si pensa furono addirittura gli Etruschi i primi a costruire delle mura a protezione della città, ma le più antiche mura di cui oggi rimangono i resti sono quelle costruite in seguito alle invasioni barbariche del III secolo in corrispondenza del tramonto dell'Impero Romano d'Occidente. Non è possibile darne una datazione precisa ma si sa che vennero costruite in più sequenze. Notizie storiche riportano che le mura di Bologna, resistettero all'assedio di Alarico nel 409. La città allora aveva una forma quadrata ed una dimensione molto piccola rispetto al centro storico attuale, comprendendo solo una ventina di ettari: era compresa tra via Farini (sud), via Manzoni (nord), via Oberdan (est) e via Valdaposa (ovest). I quartieri più poveri a nord furono esclusi, e negli anni bui del medioevo queste vaste aree dell'antico abitato romano, rimaste disabitate e abbandonate a se stessi, finirono per guadagnarsi l'appellativo di civitas antiqua rupta. Queste mura furono costruite con selenite, una minerale gessoso molto comune sulle colline bolognesi (e in tutta la zona della cosiddetta vena del gesso).

Ai quattro punti cardinali delle mura in corrispondenza di 4 delle 6 porte furono fatte porre, probabilmente dal vescovo di Milano Ambrogio, colonne di selenite con croci di pietra che oggi sono conservate nella Basilica di San Petronio. La Croce Di Porta Ravegnana, davanti alle due torri (che ancora non esistevano), la Croce Di Porta Procula, la Croce Di Porta Castiglione, la Croce Di Porta Castello.

Le porte erano disposte come segue: a ponente Porta Stiera e Porta Nova, a settentrione Porta San Cassiano (rinominata Porta Piera o San Pietro per la vicinanza con la Basilica di San Pietro), a mezzogiorno Porta Procola o San Procolo, a levante Porta Ravegnana (così detta in quanto posta sulla strada per Ravenna) e Porta Nova di Castiglione; infine Porta di Castello che dava accesso alla rocca imperiale. Furono distrutte nel 1163 per ordine di Federico Barbarossa.

[modifica] L'addizione Longobarda

Risale probabilmente all' VIII secolo un tratto di mura semicircolare, addossato al lato Est della prima cerchia e centrato sull'attuale piazza di Porta Ravegnana, detto "addizione longobarda", in quanto risalente al periodo di dominazione della città da parte di questo popolo. La forma semicircolare della porzione di città cinta da queste mura ha fatto si che le attuali vie Zamboni, San Vitale, Santo Stefano e Castiglione si sviluppassero a raggiera attorno alla piazza, collegate a loro volta da strade curve e concentriche.

[modifica] La seconda cerchia, la Cerchia dei Mille

Torresotto di via San Vitale
Torresotto di via San Vitale

L'espansione della città e la nascita di nuovi borghi esterni alle mura fece nascere l'esigenza di costruire una nuova cerchia muraria. Benché si pensasse che la loro costruzione fosse simultanea al conflitto col Barbarossa nel XII secolo, recenti studi ne hanno provato una datazione antecedente che ha riproposto la correttezza dell'antico nome, Cerchia dei Mille.

Le mura disponevano di 18 porte dette serragli o torresotti perché sormontati da una torre e la cinta era lunga circa 3,5 kilometri. Oggi rimangono solo 4 dei 16 serragli: il Voltone di San Vitale (via San Vitale), il Voltone di Castiglione (via Castiglione), il Voltone di San Francesco o Porta Nuova o del Pratello (Piazza Malpighi) e il Voltone di Piella o di Porta Govese (via Piella).

Gli altri serragli abbattuti sono: serraglio di Porta Maggiore, serraglio di Porta San Donato, serraglio del Borgo San Pietro o della Paglia, serraglio di Porta Galliera, serraglio di Porta Sant'Isaia, serraglio di Porta Saragozza, serraglio di Val d'Aposa, serraglio di San Procolo, serraglio di Porta Santo Stefano, serraglio di Sant'Agnese, serraglio di Porta San Felice, serraglio di Porta dei Maggi, serraglio del Poggiale.

[modifica] La terza cerchia e le corrispondenti porte

L'ultima cerchia di forma poligonale detta cresta corrisponde come perimetro agli attuali viali di circonvallazione e la sua costruzione è databile agli inizi del XIII secolo quando la città cominciò ad organizzarsi in quartieri ed i borghi esterni furono annessi come parte integrante della città stessa. L'ultima cerchia racchiudeva la Cerchia dei Mille e fu costruita inizialmente in legno e solo successivamente murata. Disponeva di 12 porte munite di ponti levatoi e di un fossato esterno, mentre verso l'interno era addossato alle mura un terrapieno che in alcuni punti si estendeva per oltre 70 metri verso la città. L'estensione complessiva della cinta era di circa 7.600 m.

La costruzione avvenne secondo l'antica tecnica della muratura a sacco, ossia preparando due muri esterni in mattoni al cui interno veniva riversato un misto di ciottoli, laterizio e sabbia. Questa architettura è perfettamente visibile negli spezzoni di mura rimasti in piedi, nonché nelle porte superstiti. Lo spessore della fortificazione si aggirava intorno al metro.

[modifica] Abbattimento delle mura

Le mura furono abbattute tra il 1902 e il 1906, secondo le direttive di un piano di regolatore redatto nel 1889 che, agli occhi di oggi, verrebbe considerato perlomeno sciagurato. I sostenitori dello smantellamento ritenevano le mura un limite per lo sviluppo cittadino, inoltre si rifacevano al modello dell'urbanista Haussmann, che per conto di Napoleone III aveva rivisto l'intero centro cittadino facendo piazza pulita dell'antica Parigi medievale.

Porta San Felice
Porta San Felice

Ma erano soprattutto motivazioni sociali ed economiche a spingere verso questa soluzione: l'abbattimento poteva essere fonte di lavoro per molti muratori rimasti disoccupati a causa dello stallo nelle costruzioni edilizie, e che quindi ne appoggiarono la proposta. Il comune, inoltre, poté rendere edificabili gli ampi spazi precedentemente occupati dalle mura, dal fossato e dal terrapieno, ricavando ingenti profitti dalla vendita. Su questi terreni sorgono tutt'ora numerose ville e villini, costruiti proprio agli inizi del '900.

Tuttavia Alfonso Rubbiani e Giosuè Carducci difesero l'interesse storico e artistico della cerchia: riuscirono così a salvare tutte le porte tranne Porta San Mamolo e Porta Sant'Isaia. Fu avviato anche lo smantellamento di Porta Maggiore, oggi chiamata anche Porta Mazzini, dal nome che ivi assume la Via Emilia. Anticamente considerata, come dice il nome, la più importante tra le porte bolognesi, la sua demolizione fu sospesa in seguito alla scoperta, al di sotto della costruzione settecentesca ormai smantellata, della porta duecentesca visibile a tutt'oggi.

Le altre 9 porte, tutt'ora presenti sono: Porta San Vitale, Porta Santo Stefano, Porta Castiglione, Porta Saragozza, Porta San Felice, Porta delle Lame, Porta Galliera, Porta Mascarella e Porta San Donato. Diversi tratti delle antiche mura costeggiano ancora i viali di circonvallazione.

Nel 2007 è stato dato avvio al progetto di restauro delle porte superstiti. (immagini su www.restauroportedibologna.it)

[modifica] Bibliografia

  • Giancarlo Roversi, Le mura perdute, Grafis Edizioni, 1985

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

http://www.restauroportedibologna.it

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