Storia di Bologna

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La nascita di Bologna tra mito e leggenda[modifica | modifica sorgente]

Esistono varie leggende sulla nascita di Bologna, alcuni attribuiscono la sua fondazione all'umbro Ocno, messo in fuga dall'Umbria dall'etrusco Auleste, che fondò un villaggio dove ora sorge Bologna, e successivamente ancora scacciato dagli etruschi.

Un'altra storia parla di Felsino, discendente di un altro Ocno (ma etrusco, detto anche Bianore, lo stesso leggendario fondatore di Pianoro, Parma e Mantova, di cui parla anche Virgilio), che diede il nome alla città successivamente cambiato dal figlio Bono in Bononia.

Forse c'è qualcosa di vero in tutte queste leggende ma la più affascinante è sicuramente quella che narra del re etrusco Fero: proveniente da Ravenna e approdato nella pianura tra i torrenti Aposa e Ravone, Fero e gli uomini al seguito cominciarono a costruire capanne in quella terra sconosciuta ma fitta di vegetazione e in un'ottima posizione geografica.

Il villaggio si ampliò attorno a un torrente (l'Aposa che oggi scorre ancora nei sotterranei di Bologna) ed un giorno, per collegare le due sponde all'altezza dell'attuale via Farini nei pressi di Piazza Minghetti, Fero fece costruire un ponte, Ponte di Fero (talvolta erroneamente ricordato come ponte di ferro, situato probabilmente nell'odierna via Farini all'altezza di piazza Calderini). Un giorno però Aposa, amante di Fero, venne travolta da una piena del fiume mentre stava raggiungendo l'abitazione di Fero per vie nascoste e il suo corpo non fu più ritrovato. Da allora il torrente prese il nome della donna, Aposa.

Il villaggio crebbe e Fero decise di proteggerlo con una cinta muraria e, benché anziano, lavorò lui stesso alla costruzione. Durante il lavoro, in una caldissima giornata estiva la figlia di Fero porse al padre un recipiente d'acqua a patto che Fero desse il suo nome alla città. Fero acconsentì e mantenne la promessa; da quel momento la città prese il nome della figlia, Felsina.

Storia cronologica di Bologna
Si sviluppa la civiltà villanoviana
Sorge il primo nucleo della città di Felsina ad opera degli Etruschi
I Galli Boi, terminata la fase di semi-nomadismo, si insediano nella zona di Felsina, che comincerà a chiamarsi Bononia
I Romani iniziano ad espandersi nella Pianura Padana
I Galli, vinti dai Romani, si ritirano ai margini dei boschi, mentre Bononia inizia ad assumere il tipico impianto urbano romano (con cardi e decumani)
Bologna è coinvolta nelle guerre civili che segneranno la crisi della Repubblica Romana.
Gaio Giulio Cesare Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido danno vita al Secondo triumvirato in un'isoletta sul fiume Reno.
Bologna viene quasi completamente distrutta da un incendio
Viene costruita la prima cerchia di mura in selenite
Inizia l'attività ecclesiastica bolognese; San Zama è il primo vescovo
Scorrerie degli Unni di Attila
I Longobardi si insediano presso il Panaro, che diviene confine tra Longobardìa e Romanìa: Bononia diventa città di frontiera.
I Longobardi conquistano la città. L'assetto della città non viene modificato in maniera drastica dall'"addizione longobarda"
Carlo Magno sconfigge i Longobardi e restituisce Bologna allo Stato Pontificio
Incursioni degli Ungari
La città conosce un grande sviluppo, grazie alle buone relazioni con l'imperatore Berengario e all'istituzione dello Studium, che attira numerosi studenti. Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali
Viene costruita la seconda cerchia di mura dei Torresotti
Muore Matilde di Canossa e Bologna passa dalla giurisdizione degli arcivescovi di Ravenna a quella dell'Imperatore. Scoppia una rivolta.
Federico Barbarossa promulga la Authentica Habita a favore degli studenti e dei professori dello Studium Bolognese (tutelandolo come luogo di ricerca e studio indipendentemente da ogni altro potere)
Il Comune di Bologna acquista i terreni su cui sorgeranno Piazza Maggiore ed il Palazzo Comunale
Dopo sanguinose lotte fra la Lega Lombarda e l'Impero, Bologna infligge una sconfitta a Federico II di Svevia a Fossalta, catturando il figlio Enzo di Sardegna che rimane prigioniero fino alla sua morte, nel 1271
Bologna emana una legge, contenuta nel cosiddetto Liber Paradisus con cui si proclama la liberazione di ca.6.000 servi (riscattandoli con denaro pubblico): è il primo comune ad approvare la liberazione dei servi della gleba
La legislazione antimagnatizia costringe molti nobili a "imborghesirsi" per investire nel commercio e nell'industria
Lotte tra Ghibellini e Guelfi, che hanno la meglio sottomettendo la città al potere di Papa Niccolò III
Bologna viene sconfitta dai modenesi nella battaglia di Zappolino
Il controllo della città passa di mano continuamente, dal cardinale Bertrando del Poggetto a Taddeo Pepoli, da Giovanni Visconti al Papato e infine ancora in autonomia. Nel 1348 la peste nera miete numerosissime vittime
Viene completata la terza e ultima cerchia di mura
Inizio della fabbrica della basilica di San Petronio
La città passa ancora di mano: ai Bentivoglio, ai Visconti (dopo la battaglia di Casalecchio), al Papa e di nuovo, fino al 1506, ai Bentivoglio
Papa Giulio II alleato con Luigi XII restituisce il controllo della città al Papato. Il governo della città è affidato ad un Legato pontificio; la città aumenta di prestigio e diventa la capitale a nord dello Stato pontificio
Carlo V viene incoronato imperatore da parte di Clemente VII nella basilica di San Petronio
Vengono costruiti l'Archiginnasio di Bologna e la Fontana del Nettuno
La crisi economica, e una grave epidemia di peste vengono controbilanciate dal fiorire delle arti (Carracci, Guido Reni, il Guercino)
Numerosi incursioni di truppe spagnole e austriache
Luigi Zamboni e l'amico De Rolandis tentano di istigare alla rivolta contro lo Stato Pontificio, ispirandosi agli ideali della incombente Rivoluzione francese: finiranno uno suicida e l'altro giustiziato, fra l'indifferenza generale
Le truppe di Napoleone Bonaparte occupano la città: inizia un periodo di grandi rinnovamenti
Nasce la Repubblica Cispadana e Bologna diventa la capitale del Dipartimento del Reno
Gli austro-russi conquistano Bologna ma i francesi ne riprendono il controllo
Bologna viene occupata dagli austriaci, poi dalle truppe di Gioacchino Murat ed infine ancora dagli austriaci, che lasciano Bologna sotto il controllo temporale dello Stato Pontificio
Vari moti rivoluzionari dichiarano Bologna autonoma dalla Chiesa, ma gli austriaci riconsegnano sempre la città alle truppe pontificie
L'8 agosto i bolognesi sconfiggono gli austriaci presso la Montagnola e li scacciano dalla città.
Gli austriaci riconquistano definitivamente la città il 30 maggio
Ugo Bassi catturato a Comacchio il 2 agosto arriva in città la sera del 7 agosto ed è fucilato dagli austriaci l'8 agosto.
Annessione al Regno di Savoia. Livio Zambeccari fonda la Società Operaia
Viene eletto il primo socialista alla camera: Andrea Costa
Nuovo assetto urbano della città: numerosi sventramenti cambiano il volto della città. Vengono abbattute alcune torri e la terza cerchia di mura, per lasciare spazio all'espansione urbana. Poche voci (fra cui quelle di Alfonso Rubbiani e Giosuè Carducci) si levarono per la tutela del patrimonio architettonico
Francesco Zanardi è il primo sindaco socialista della città
Viene costituito a Bologna il fascio di combattimento Arditi del popolo che compie una serie di assalti fascisti alla Camera del lavoro e a Palazzo d'Accursio
Anteo Zamboni tenta di assassinare con un colpo di pistola Benito Mussolini in visita a Bologna. Verrà linciato da un gruppo di fascisti al seguito del Duce
Il terremoto di Bologna, con una lunga serie di scosse sismiche, danneggia parte della città e della provincia
Durante la seconda guerra mondiale la città subisce 43 bombardamenti. Bologna, retrovia della linea Gotica, sviluppa un forte movimento di Resistenza collegato alla campagna e alle zone montane: i nazisti reagiscono affamando la città e con atti di vendetta come il massacro di Marzabotto. Il 21 aprile 1945 si festeggia la Liberazione, con Giuseppe Dozza sindaco comunista
Bologna si sviluppa diventando una delle città più ricche d'Italia
Bologna è investita dalle proteste del Sessantotto e poi, più pesantemente, del 1977, con occupazioni all'Università e scontri violenti. L'11 marzo 1977 viene ucciso lo studente Francesco Lorusso. Il 12 marzo la polizia fa irruzione a Radio Alice e interrompe le trasmissioni. Il ministro degli interni Francesco Cossiga invia mezzi militari cingolati nella zona universitaria.
Strage di Bologna: il 2 agosto una bomba esplode alla stazione uccidendo 85 persone
Dopo una ventata di ottimismo yuppie alla fine degli anni anni ottanta, la città si imborghesisce e si ripiega su se stessa.
Per la prima volta nella storia della città, nel 1999 viene eletto un sindaco di centro destra, Giorgio Guazzaloca.
Viene eletto sindaco Sergio Cofferati
Viene eletto sindaco Flavio del Bono, che però si dimette nel gennaio 2010 in quanto indagato per peculato, truffa aggravata ed abuso d'ufficio.
Dopo 15 mesi di commissariamento del comune (il commissario era Anna Maria Cancellieri), viene rieletto il nuovo sindaco democratico Virginio Merola.

I primi insediamenti[modifica | modifica sorgente]

Villanoviani ed Etruschi[modifica | modifica sorgente]

Ritrovamenti nella necropoli etrusca presso i Giardini Margherita, Museo Civico Archeologico

La zona di Bologna è stata abitata fin dal IX secolo a.C., come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà Ottocento nella vicina Villanova, frazione di Castenaso, che insieme a Verucchio (nell'entroterra di Rimini) fu il primo centro abitato dell'attuale Emilia-Romagna.

In questo periodo, e fino al VI secolo a.C., l'insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei che per evidenti ragioni pratiche sono siti fra il fiume Idice e il fiume Reno: ambiente più protetto, lontano dalle montagne e clima temperato.

L'economia agricola e pastorale costruisce la prima organizzazione civile nella prima età del ferro (1000-750 a.C.).

Nel VII-VI secolo a.C. abbiamo testimonianze della civiltà etrusca, che la battezzò Felsina (probabilmente derivato dal toponimo Velzna, attribuito anche ad altre località dell'area etrusca, come Orvieto e Bolsena). In questa età Bologna divenne un centro urbano organizzato ed assunse un ruolo importante tra gli insediamenti della Pianura Padana. Vennero intraprese ristrutturazioni edilizie profonde e modifiche dell'assetto insediativo tali da far assumere alla città un impianto regolare orientato nord-sud. Le abitazioni divennero più complesse e più simili a quelle riscontrate a Marzabotto e nell'Etruria: edifici più estesi, con ambienti coordinati e forse distribuiti attorno a corti interne e dotati di tettoie all'esterno. Si diffuse più ampiamente l'uso della pietra, a discapito dei materiali deperibili della fase precedente.[1]
Felsina occupava una superficie leggermente più ristretta di quella dei villaggi villanoviani ma la città era dotata comunque di un'area sacra, Villa Cassarini[2] (sulla collina dove ora sorgono le facoltà di Ingegneria e Chimica Industriale) e di alcune necropoli (la più importante ritrovata presso i Giardini Margherita).

Bononia celtica[modifica | modifica sorgente]

Le popolazioni della Gallia cisalpina 391-192 a.C.

Con la discesa dei Galli nella penisola italica, tra il V e il IV secolo a.C., gli Etruschi vennero progressivamente messi in minoranza e Felsina fu conquistata dalla tribù gallica dei Boi.
Tracce di incendi e destrutturazioni emerse dagli scavi archeologici fanno pensare ad una crisi violenta della città etrusca. Nel periodo celtico, pur riscontrando una minore densità delle strutture abitative, proseguì un'attività edilizia organizzata, anche se più rarefatta e disorganica, con una distribuzione delle abitazioni meno omogenea, orientamenti modificati e occupazione di spazi precedentemente aperti[1].

Sebbene sconfitti nel 225 a.C. nella battaglia di Talamone, i Galli Boi mantennero abbastanza potere e indipendenza per essere un alleato chiave di Annibale nelle Guerre Puniche. Con la sconfitta di Cartagine, la rappresaglia romana portò alla distruzione di molti centri abitati gallici e gallo-etruschi come Monte Bibele, dove Etruschi e Celti avevano sviluppato un'armonia non unica nella Gallia Cisalpina. I Galli Boi vennero definitivamente sconfitti delle truppe romane nel 196 a.C. e poi nel 191 a.C.,[3] da Publio Cornelio Scipione Nasica, portando così alla confisca dell'ager boicus e all'inizio dell'egemonia romana sulla città.

Bononia colonia romana[modifica | modifica sorgente]

Sconfitti i Boi, il senato della Repubblica romana votò nel 189 a.C. l'istituzione della colonia romana di Bononia. Il nome, latinizzato dai romani, era forse tratto dalla denominazione della tribù stessa (Boi) oppure dalla parola celta bona, che presumibilmente significava "città" o "luogo fortificato". Alla fondazione di questa ed altre colonie nella zona emiliano-romagnola seguì la costruzione di una fitta rete stradale, tra cui la via Emilia, nata nel 187 a.C., voluta dal console Marco Emilio Lepido e Bononia divenne uno dei fulcri della rete viaria romana. Essa fu collegata anche ad Arezzo ed Aquileia tramite la via Flaminia minor e la via Emilia Altinate rispettivamente.

Il centro fu notevolmente ampliato e nell'88 a.C., a conclusione delle guerre sociali, Bononia cambiò il suo stato giuridico: da colonia divenne municipio e i suoi cittadini acquisirono la cittadinanza romana.

Frammento di statua probabilmente raffigurante Nerone, ritrovata presso il teatro romano (piazza de' Celestini), conservato al Museo Civico Archeologico.

Le guerre civili e la crisi politica che smossero la metà del I secolo a.C. segnarono di fatto la fine della repubblica e diedero avvio, con la morte di Cesare, ad una serie di fatti di guerra, alcuni dei quali si svolsero nella città di Bononia. In un'isoletta del fiume Reno nacque nel 43 a.C. il secondo triumvirato formato da Antonio, Lepido ed Ottaviano che promise grosse ricompense ai veterani. Bononia ne dovette accogliere un buon numero ed a costoro vennero assegnati terreni abbandonati in seguito alle guerre sociali.

In età augustea Bononia arricchì l'arredo urbano con oltre 10 chilometri di pavimentazioni stradali stabili. In quel periodo si costruirono anche le fognature ma l'opera più eclatante fu l'acquedotto che convogliava le acque dal torrente Setta nei pressi di Sasso Marconi e la portava, come avviene tuttora, alle porte della città passando per Casalecchio di Reno con una galleria di 18 chilometri.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Acquedotto romano di Bologna.

Sempre in quel periodo si rinnovarono gli edifici pubblici con largo uso di marmi e quelli privati in cui si diffuse l'uso del mosaico; entrarono in funzione le terme, un teatro, l'arena e sorsero le prime fabbriche di tessuti. Bononia era costruita in mattoni, selenite e soprattutto legno, e proprio a causa di ciò risultò gravemente danneggiata da un incendio nel 53 d.C. ma fu subito ricostruita grazie all'interessamento di Nerone, il quale, fra l'altro, fece ampliare e abbellire il teatro. Da allora per tre secoli la vita della città non registrò fatti di particolare rilievo.

Dopo la morte di Alessandro Severo nel 235 iniziò un decadimento irreversibile causato dalle crisi economiche e politiche ed è in questo contesto che vanno segnalate le prime persecuzioni ai cristiani come quella di Diocleziano nel 304. Nonostante ciò, nel 313 - al momento dell'Editto di Costantino - venne eletto il primo vescovo, San Zama.

La decadenza dell'Impero romano d'occidente[modifica | modifica sorgente]

Pierpaolo dalle Masegne, statua di San Petronio, museo civico medievale, Bologna.

Alla fine del III secolo i barbari dilagarono tra tutte le città attraversate dalla via Emilia che furono terreno di conquista e i bolognesi decisero di chiudersi entro una cerchia muraria costruita con blocchi di selenite che però non racchiudevano tutta l'area urbana ma escludevano i quartieri più poveri a nord e a ovest. Il vescovo di Milano, Ambrogio, fece porre quattro croci davanti a 4 delle 6 porte della città: Porta Ravegnana (verso levante), Porta San Procolo (verso mezzogiorno), Porta Stiera (verso Ponente), Porta San Cassiano poi di San Pietro (verso settentrione). Le croci vennero trasferite nella Basilica di San Petronio solo nel 1798.

Nel 430 la Chiesa di Bononia, fino a quel momento alle dipendenze della Chiesa di Milano, passò sotto la giurisdizione della Chiesa di Ravenna. Nello stesso anno, alla morte di Felice venne nominato vescovo Petronio, quinto vescovo di Bologna, direttamente dal Papa Celestino I e molto più tardi fu assunto come patrono della città.

Petronio, nato a Costantinopoli da famiglia patrizia, diede organizzazione alla Chiesa bolognese e alla società civile ed ottenne l'editto che allargava la giurisdizione di Bologna dal fiume Panaro al Senio e il decreto che garantiva alla città il privilegio dello studio del diritto romano. Inoltre mise in opera la costruzione della Santa Gerusalemme vicino alle tombe venerate dei santi Vitale ed Agricola e sorse così il gruppo delle chiese dette del primo martire e cioè il complesso di Santo Stefano. Petronio morì nel 451.

Di lì a poco scesero dal nord gli unni di Attila e successivamente Odoacre, capo degli Eruli, che era diretto a Ravenna, allora capitale dell'Impero, a deporre l'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto. Era l'anno 476 in cui si concluse la lunga agonia dell'Impero romano d'Occidente.

Dal Medioevo al Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Il dominio Longobardo e l'annessione al Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Il cosiddetto "catino di Pilato" presso la basilica di Santo Stefano, di età longobarda (VIII secolo) con i nomi dei re Liutprando e Ildebrando e del vescovo Barbato.

Bologna subì, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, una serie di violenze prima da Odoacre poi dagli ostrogoti di Teodorico, infine dagli eserciti imperiali. Gran parte delle antiche aree urbane all'esterno delle mura divennero un immenso campo di rovine.

Bologna e tutte le città cispadane (a parte forse Ravenna) subirono per secoli questo periodo di anarchia. Nel 727 Liutprando, re dei Longobardi, approfittando del collasso del sistema bizantino, infranse il trattato di pace e puntò verso Ravenna travolgendo e occupando Bologna. Non lo fece per ragioni politiche, si ritirò al di qua del fiume Santerno, lasciando Ravenna alle dipendenze dell'Impero romano d'Oriente, mentre Bologna restò sotto il dominio longobardo. Essi non occuparono la città murata ma si stabilirono all'esterno dove già erano presenti nuclei germanici nel luogo in cui sorgeva la vecchia chiesa dedicata al culto di Santo Stefano. L'area venne delimitata da una fortificazione semicircolare detta addizione longobarda. Il tramite tra le due civiltà, interna romana ed esterna germanico-longobarda, di fatto fu Porta Ravegnana.

Bologna rimase longobarda fino al 774, anno in cui Carlo Magno la restituì a papa Adriano I, ovvero alla Santa Sede insieme all'Esarcato d'Italia. Dopo la scomparsa della dinastia carolingia, verso la fine del IX secolo, Bologna fu unita al Regno d'Italia, ufficialmente nell'898 (re Berengario). Berengario I concesse al vescovo ed alla Chiesa di Bologna il porto delle navi sul Reno, presso il mercato della Selva Piscariola.
L'economia di Bologna, peraltro, era di pura sussistenza. Il risveglio della città coinvolse, all'inizio del IX secolo, il monachesimo e, in generale, la vita religiosa. È di quel periodo il trasferimento della sede vescovile nella Cattedrale di San Pietro e lo sviluppo dei monasteri di Ronzano, San Vittore e Santa Maria in Monte (oggi Villa Aldini).

Il comune e l'Università[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Università di Bologna e Scuola bolognese dei glossatori.
Torresotto di via Castiglione, resto della seconda cerchia di mura

Tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI secolo Bologna si ripopolò, proprio mentre l'Europa si apprestava ad entrare in un periodo di grande fervore civile e politico: le lotte per le investiture. Bologna era tanto città imperiale (sotto l'autorità dei conti) quanto papale (per i diritti della Santa Sede risalenti a Carlo Magno). Nella confusa situazione politica, forte fu l'influenza sulla città della potente contessa Matilde di Canossa, schierata con il Papa. Durante questo periodo, Bologna si trasformò notevolmente e sorsero al di fuori delle mura numerose nuove costruzioni, nuovi quartieri e di conseguenza nuove mura e nuove porte. Ma lo scontro fra papato e impero, così come lo sviluppo demografico ed economico, diedero anche impulso allo studio del diritto. A Bologna, sul finire del XI secolo, maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano a studiare e riordinare il diritto giustinianeo, fondamento legale dell'impero, e a insegnarlo privatamente a scolaresche formate da giovani appartenenti a famiglie ricche, spesso nobili.[4] Nacque così lo Studium, poi Universitas Scholarium, ovvero l'Università (datata in seguito 1088 da una commissione presieduta da Giosuè Carducci), che costituirà nei secoli la maggior gloria della città e il più efficiente veicolo della sua fama in ambito europeo, da cui l'appellativo Bologna, la dotta. I primi maestri di cui abbiano notizia furono Pepo (Pepone) e Warnerio (Irnerio).[4] L'accorrere di studenti italiani e stranieri (soprattutto tedeschi) accompagnarono il risveglio economico ed una crescita politica e culturale.

La lotta per le investiture si concluse con la morte della contessa Matilde, nel 1115. I bolognesi insorsero e distrussero la rocca imperiale (di cui resta solo il nome in via Porta di Castello), ma vennero perdonati dall'imperatore Enrico V che concesse l'anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche,[5] con un Diploma firmato a Governolo il 15 maggio fra il cancelliere imperiale Burcardo e Irnerio stesso, a capo di una delegazione di dieci bolognesi.[6][7]

Da questo atto si fa convenzionalmente risalire l'origine di quell'organismo che verrà chiamato Comune[7] (anche se i consoli sono menzionati già dal 970), inizialmente composto da elementi aristocratici, in particolare giuristi.

Le lotte contro l'autorità imperiale[modifica | modifica sorgente]

Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa disceso in Italia per restaurare l'autorità imperiale. Dopo un periodo di buoni rapporti in cui l'imperatore concesse privilegi agli studenti con l'Editto di Roncaglia, l'insofferenza dei cittadini determinò una serie di urti insanabili che costrinsero il Comune di Bologna a un atto di sottomissione: pagò un'ammenda spianando mura e fossati per evitare una probabile punizione più severa. Non appena il Barbarossa tornò in Germania, però, i bolognesi insorsero uccidendo il podestà imperiale Bezo e aderirono alla Lega Lombarda che nel 1176 inflisse all'imperatore la sconfitta di Legnano.

Successivamente, in seguito alla pace di Costanza del 1183, Bologna ottenne una serie di privilegi tra cui quello di poter coniare moneta. Il Comune iniziò un processo democratico che accentuò la pressione di nuovi ceti emergenti ai danni della vecchia classe aristocratica di origine feudale. Questo processo portò ad esempio ad uno dei primi atti nella storia di abolizione della schiavitù (Liber Paradisus, 1256). Bologna fu la città che si avvantaggiò maggiormente dalle lotte tra i comuni e tese ad espandersi verso Modena, la Romagna e verso Pistoia con la conseguenza di accendere rivalità secolari.

La città conobbe una forte espansione, anche edilizia: fu il periodo delle torri e delle case-torri (la torre Degli Asinelli fu iniziata nel 1109). Diventò uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci, nonché la produzione di energia idraulica necessaria ad alimentare numerosi mulini per la fiorente industria tessile serica.

Re Enzo viene fatto prigioniero dalle truppe bolognesi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi canali di Bologna.

Alla fine del XIII secolo, con i suoi 60.000 abitanti, Bologna era la quinta città europea per popolazione (dopo Cordova, Parigi, Venezia e Firenze), al pari con Milano ed era il maggior centro industriale tessile d'Italia. Non se hanno molte notizie, ma esisteva anche una comunità ebraica, visto che, sul finire del XIII secolo, ne venne chiamato in visita, da Forlì dove risiedeva, il celebre rabbino Hillel di Verona.

I ceti più produttivi impressero alla politica una svolta decisamente antiaristocratica, e il comune, rafforzato, si riaccese contro l'Imperatore Federico II. Aderì alla seconda Lega Lombarda e il 25 maggio 1249, nella battaglia di Fossalta, i bolognesi sconfissero le forze imperiali catturando Enzo, re di Sardegna e figlio dell'imperatore. Egli fu tenuto prigioniero nell'edificio noto come palazzo Re Enzo fino alla sua morte, avvenuta nel 1272.

Guelfi e ghibellini[modifica | modifica sorgente]

Casa Isolani, XIII secolo

Nel XIII secolo ci fu un periodo di intenso sviluppo demografico, di cui è testimonianza l'ampliamento delle cerchie murarie: terminata da poco la cerchia dei torresotti, l'espansione urbana riferibile soprattutto ai ceti artigiani rese necessaria la costruzione di una seconda cinta muraria detta cresta, realizzata nei primi decenni del Duecento, segnata ancora dagli odierni viali di circonvallazione. Bologna era diventata una delle più grandi città d'Europa del tempo. Il centro si rinnovò con il sorgere dei palazzi comunali attorno alla Piazza Maggiore e con la costruzione della torre dell'Arengo in cui si trovava la campana che serviva a radunare le assemblee popolari. Vennero inoltre costruite le grandi chiese di San Francesco e San Domenico.

Bologna impose dure condizioni a Modena e obbligò alcune città della Romagna a riconoscere la propria supremazia. La spinta però si esaurì presto perché la città felsinea fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, ovvero le due fazioni dei Lambertazzi (ghibellini) e dei Geremei (guelfi). Questi ultimi prevalsero nel governo comunale, ma le lotte ebbero alterne fortune: a parte la cattura di re Enzo figlio dell'Imperatore nel 1249 in seguito alla battaglia di Fossalta, ci fu un tentativo della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì. Il tentativo fallì e le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì.

Combattimento fra Guelfi e Ghibellini a Bologna

Il governo guelfo prestò giuramento e fedeltà al Papa Niccolò III, che da quel momento divenne sovrano di Bologna ma nel Trecento le continue lotte tra guelfi e ghibellini determinarono un calo della popolazione e una serie di rivolte contro lo Stato Pontificio posero anche per Bologna, nella seconda metà del secolo, le condizioni per una ripresa politica del governo comunale: nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una cripto-signoria perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città.La signoria dei Pepoli tradizionalmente terminerà nel 1347, seguiranno vari regimi tra cui quello Visconteo e della Chiesa. Nel 1376 fino al 1401 la città ritornerà sotto il controllo del governo del Popolo e delle Arti. La borghesia riuscì ad estromettere i capi delle grandi famiglie aristocratiche al potere e affidò a Giovanni da Legnano la carica di rappresentante pontificio in città. L'instaurazione del regime che fu detto del popolo e delle arti portò buoni effetti per Bologna e sorsero in quel tempo il Palazzo della Mercanzia e quello dei Notai.

Nel 1390 si diede inizio alla costruzione della Basilica di San Petronio.

I Bentivoglio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1401 emerse la famiglia destinata a dominare la vita politica di Bologna per tutto il XV secolo, i Bentivoglio. Bologna era soggetta alla sovranità papale ma nello stesso tempo il possesso della città era un obbiettivo primario della famiglia Visconti di Milano; quando si instaurò un equilibro tra i vari stati italiani, si crearono le condizioni per favorire l'affermazione stabile e duratura dei Bentivoglio. Nel 1461, quando l'eredità politica della famiglia passò al giovanissimo Giovanni II Bentivoglio, essi riuscirono a creare di fatto una signoria semi-indipendente sulla città anche se il sovrano di diritto era sempre il Papa.

La signoria di Giovanni II durò 46 anni che furono anni di generale equilibrio tra gli stati italiani e stabilì buone relazioni con gli Sforza di Milano che erano subentrati ai Visconti. La città, ancora legata ad una tradizione gotica si aprì al Rinascimento non solo nell'arte ma anche sotto ogni altro aspetto culturale e sociale. Vennero aperte, in quel periodo, piazza Calderini, le Volte dei Pollaioli, gli slarghi antistanti San Salvatore e San Martino. Inoltre vennero restaurati e abbelliti il Palazzo del Podestà, il Palazzo Pubblico (oggi sede della Biblioteca Sala Borsa) e il carrobbio di Porta Ravegnana e, a partire dal 1460, venne costruito il palazzo Bentivoglio, residenza di Sante Bentivoglio. La sua devastazione nel 1507 lasciò, nei pressi dell'attuale via Zamboni, un cumulo di macerie che venne denominato il guasto dei Bentivoglio (gli attuali Giardini del Guasto nei pressi del Teatro Comunale). Sopravvive invece tuttora la scuderia del palazzo, affacciata su piazza Verdi.

L'annessione allo Stato pontificio e il Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

L'entrata di Carlo V a Bologna per la sua incoronazione.

All'inizio del XVI secolo, quando un accordo stipulato dal Papa Giulio II con Luigi XII re di Francia provocò l'allontanamento dalla città e il successivo esilio di Giovanni II Bentivoglio, si aprì per Bologna una lunga fase di stasi politica in cui la Chiesa rimase per tre secoli padrona incontrastata della città, reggendo un sistema congiunto di monarchia e di oligarchia aristocratica con un senato di 40 membri.

Gli unici avvenimenti di portata storica rilevante di quel tempo accaddero il 24 febbraio 1530 nella Basilica di San Petronio dove Carlo V venne incoronato imperatore per mano del papa Clemente VII e nel 1547 quando il Concilio di Trento fu traslato a Bologna per qualche mese. Internamente invece si videro ripetuti scontri tra Senato e potere papale e nel 1585 Papa Sisto V fece giustiziare il senatore Giovanni Pepoli dando una lezione alla riottosa nobiltà bolognese e allargando il senato a cinquanta membri.

Stampa d'epoca riportante nomi, cognomi e stemma familiare dei 50 senatori bolognesi

L'Università mantenne la sua fama per tutto il Cinquecento, legata alla presenza di illustri professori di legge, medicina, filosofia, matematica e scienze naturali; nel 1563 fu costruito l'Archiginnasio come sede unica dell'insegnamento Universitario. Sempre sul piano culturale si ricorda l'istituzione dell'Accademia Filarmonica (1666). Nel 1564 si inaugurò la piazza del Nettuno e fra il 1565 e il 1568 il Vignola sistemò il lato orientale di piazza Maggiore con la facciata del Palazzo dei Banchi. Fra i lavori pubblici vanno ricordati l'apertura dell'attuale piazza Galvani (1563), il nuovo porto sul canale Navile (1581) e l'apertura di via Urbana (1630). Le cinquanta famiglie senatorie elevarono, a loro volta, palazzi che costituivano immagine visibile del rango della potenza del casato.

L'andamento demografico crescente dai 50.000 ai 72.000 abitanti nell'arco di un secolo, attesta un periodo di fioritura delle tradizionali industrie bolognesi. Tuttavia, verso la fine del XVI secolo queste ultime cominciarono ad entrare in crisi per via della concorrenza estera e nel 1595 Bologna si era ridotta a meno di 60.000 abitanti. La ripresa economica successiva venne stroncata da calamità naturali ed epidemie che ridussero la popolazione a 46.000 abitanti nel 1630. La città si trasformò lentamente, mentre lo Studio cominciò il suo declino, che però non toccò il campo dell'arte, in cui Bologna raggiunse una posizione di rilievo assoluto nella pittura coi Carracci, Guido Reni, il Guercino e le loro fiorenti scuole. Nacque anche una scuola di architetti e pittori scenografi che acquistò, col Ferdinando Bibiena ed il figlio Antonio, una fama di livello europeo.

Illuminismo ed età napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Dopo la metà del XVII secolo ci fu un rinnovato interesse per le scienze fisiche e l'influenza del razionalismo matematico e filosofico. Il glorioso Studio era tagliato fuori dai più moderni indirizzi scientifici e verso la fine del secolo, il Conte Luigi Ferdinando Marsili, convinto che l'istituzione universitaria non fosse riformabile, fondò, contro la volontà del Senato ma con l'appoggio del cardinale Casoni e del papa Clemente XI, l'Istituto delle Scienze.

Un uomo di grande cultura, il bolognese Lambertini (poi papa Benedetto XIV) rilanciò gli studi di storia ed erudizione, favorì l'Istituto di Scienze con doni di materiale scientifico della propria biblioteca e incoraggiò arte e scienza in diversi modi.

Baiocco bolognese del 1795 emesso da Pio VI

La scossa culturale lambertiniana aggiunse alla cattedra di matematica superiore quelle di meccanica, fisica, algebra, ottica, chimica e idrometria.

In seguito la maggior diffusione delle idee illuministiche contagiò anche la corte papale. L'azione del papa Pio VI ebbe effetto per Bologna quando nel 1780 il cardinale Boncompagni pubblicò una serie di riforme economiche rivolte al riequilibrio della finanza pubblica. Nel 1785, però, Boncompagni lasciò la legazione di Bologna e le riforme si arenarono quando nel 1796 la città venne occupata dai francesi. Il 19 giugno Napoleone giunse a Bologna e dichiarò decaduto il governo pontificio restituendo a Bologna la sostanza del suo antico governo.

I poteri venivano così provvisoriamente concentrati al Senato che però avrebbe dovuto giurare fedeltà alla Repubblica Cisalpina. Con questa mossa politica, Napoleone si guadagnò la benevolenza dell'aristocrazia bolognese e Bologna si orientò nella direzione (opposta a quella romana) del rinnovamento sociale e culturale dell'Europa laica e borghese.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

La prima metà del XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

L'ottocentesca Arena del Sole.

La politica napoleonica fece prevedere un clima di aspettative nei confronti delle nuove trasformazioni della società, e per questo venne innalzato in Piazza Maggiore l'albero delle libertà mentre un gruppo di illustri giuristi bolognesi iniziava a preparare il testo di una nuova costituzione che venne approvata definitivamente il 4 dicembre 1796, la prima costituzione democratica di quella che sarà l'Italia.

Negli anni seguenti, in seguito al provvedimento che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni, i settanta conventi presenti furono trasformati in uffici, scuole, caserme o venduti a privati.

Tra le trasformazioni importanti vi fu quella del convento dei monaci certosini destinato a diventare il cimitero di Bologna (il cimitero monumentale della Certosa di Bologna) e l'acquisto di Antonio Aldini del convento dei frati dell'Osservanza, sull'omonimo colle di Bologna, il quale costruì una villa radendo al suolo il complesso e lasciando solo la Rotonda della Madonna del Monte inglobata nella sala da pranzo. Nello stesso periodo l'architetto Giovan Battista Martinetti diede al Parco della Montagnola l'attuale sistemazione a piccola collina di macerie dell'ultima mura di Galliera.

Il combattimento della Montagnola, rappresentato in una litografia su disegno di Achille Frulli.

Vennero inoltre fondati il liceo musicale, l'Accademia delle belle arti, il teatro del Corso e il teatro Contavalli (oggi entrambi scomparsi, il primo a causa degli eventi bellici, il secondo per incuria), l'Arena del Sole e fu terminato il portico che porta al santuario della Madonna di San Luca.

La Restaurazione influenzò negativamente l'attività intellettuale e alimentando solo le azioni cospirative delle sette, in particolare quella del gruppo carbonaro dei Guelfi. Essi sostenevano già l'idea di un'Italia unita ma fu solo con i moti risorgimentali spontanei di ribellione del 1831 (che dilagò in tutte le Province unite italiane di cui Bologna era capitale) e soprattutto dell'8 agosto 1848 contro gli austriaci, che ottennero una vasta adesione della cittadinanza.

Quest'ultima battaglia sembra che sia stata scatenata da un incidente (in una trattoria un ufficiale austriaco era stato malmenato). Ciò fornì un pretesto al generale austriaco Franz Ludwig Welden, che distolse 7.000 uomini dall'assedio di Venezia e ordinò l'occupazione della città felsinea. La città però, l'8 agosto 1848, si sollevò e gli austriaci dovettero abbandonarla. Alla rivolta parteciparono moltissimi popolani (fra cui i facchini del Borgo di San Pietro), e cittadini armati in maniera approssimativa; questa ebbe come centro la Montagnola e la piazza antistante, che verrà poi chiamata piazza VIII Agosto. Gli austriaci persero oltre quattrocento uomini ed i bolognesi una sessantina[8]. Questo valse a Bologna la medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale.

Ugo Bassi e Giovanni Livraghi condotti al patibolo. Litografia, 1860.

Nel febbraio 1849 a Roma fu proclamata Repubblica Romana, che dichiarò decaduto il potere temporale della Chiesa. A Bologna prevalsero comunque le correnti moderate e la cittadinanza partecipò marginalmente dimostrando di non voler mostrare un atteggiamento ribelle contro la Santa Sede.[senza fonte] Dal suo esilio di Gaeta, Pio IX fece richiesta di un intervento armato da parte degli austriaci nello Stato Pontificio. La prima città ad essere presa fu Ferrara (febbraio 1849). Successivamente gli austriaci, guidati dal generale Franz von Wimpffen si diressero verso Bologna, con due preziosi vantaggi rispetto al precedente attacco di Welden: ora infatti non agivano non più come invasori, ma “in nome del Papa Re”; inoltre von Wimpffen aveva ai suoi ordini 7.000 soldati e 13 cannoni con consistenti rinforzi. L'8 maggio 1849 iniziò l'assalto alla città, difesa da circa 2.000 uomini. A causa della forte resistenza incontrata gli austriaci si fermarono e attesero i rinforzi. Essi giunsero il 14 maggio, facendo salire il numero delle truppe assedianti a 20.000 uomini con un parco d'assedio che iniziò un intenso bombardamento che durò due giorni. Il mattino del 16 una deputazione mandata dal generale Wimpffen fu respinta dal popolo e il bombardamento riprese. Alle 14 Bologna dovette infine arrendersi[9]. Bologna fu restituita definitivamente alla Santa Sede; il primo legato pontificio fu il cardinale Gaetano Bedini che rimase in quest'incarico fino al 1852. L'8 agosto, nella città occupata, gli austriaci fucilarono il sacerdote barnabita Ugo Bassi e l'amico Giovanni Livraghi.

L'unità d'Italia e l'ampliamento della città[modifica | modifica sorgente]

Le torri Artenisi e Ricadonna, abbattute nel 1917-18

Raggiunta l'unificazione dell'Italia con l'azione rivoluzionaria del 1859 in cui prevalsero alla fine i moderati che inserirono Bologna nella monarchia costituzionale del regno di Sardegna e con il referendum del 1860 si aprì un nuovo processo politico ed economico. Nel 1861 fu terminata la Bologna-Ancona e nel 1864 il collegamento con Pistoia. La città divenne un importantissimo nodo ferroviario italiano e di conseguenza un notevole centro di importazioni ed esportazioni commerciali.

Nel tessuto urbanistico, si realizzò via Indipendenza, completata nel 1890, furono avviate le opere delle attuali via Farini e via Garibaldi. Venne iniziata la sistemazione dei Giardini Margherita, fu costruita l'attuale sede del Teatro Duse, della Banca d'Italia e completata quella della Cassa di Risparmio.

Nel 1881 il comune redasse il piano di ampliamento della città che condizionò lo sviluppo di Bologna fin dopo la seconda guerra mondiale. L'ampliamento mutò notevolmente l'immagine della città e l'estensione oltre la cinta muraria contemplava l'abbattimento della stessa. Solo il protrarsi dei lavori fino al 1920 permisero di salvare quasi tutte le porte, fatta eccezione per Porta Sant'Isaia e Porta San Mamolo che furono demolite. Alfonso Rubbiani e Giosuè Carducci contribuirono a salvare l'attuale immagine del centro storico e le antiche porte della città.

Successivamente vennero restaurati il Palazzo del Comune, Palazzo Re Enzo, Palazzo dei Notai e Palazzo del Podestà oltre alla chiesa di Santa Maria dei Servi e alla Basilica di San Francesco. La serie di interventi che Alfonso Rubbiani ed altri eseguirono nel tentativo del recupero delle originali caratteristiche medievali avvennero però, nella maggior parte dei casi, su base documentaria o addirittura sulla libera invenzione.

I tumulti popolari di fine Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Fin dai primi anni dall'unità d'Italia, la classe dirigente dovette affrontare il problema dell'emancipazione delle classi popolari e il malcontento operaio, indirizzate dai mazziniani ed escluse fino ad allora dalla rappresentanza politica. Sull'onda dei primi scioperi e dei tumulti che scoppiarono nelle primavera del 1870 contro il carovita e che ebbero come epicentro la Romagna, venne elaborato un piano di rivoluzione sociale: la cospirazione contadina e operaia prevedeva l'occupazione di Bologna con tremila rivoluzionari romagnoli, che si dovevano unire ai bolognesi in due punti esterni alla città.

La polizia, avvertita da una spiata, il 2 agosto arrestò Andrea Costa, organizzatore del moto, allievo dell'anarchico russo Michail Bakunin. L'insurrezione continuò lo stesso nella notte fra il 7 e l'8 agosto in cui gli anarchici bolognesi si raccolsero ai Prati di Caprara per attendere i compagni romagnoli ma l'attesa fu vana perché questi ultimi furono sorpresi e dispersi lungo la strada da Imola a Bologna dai carabinieri.

Gli anarchici furono processati il 15 marzo 1876 ma il processo terminò il 16 giugno con l'assoluzione (o con miti sentenze) di tutti gli imputati grazie alle testimonianze di Giosuè Carducci e Aurelio Saffi.

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Età giolittiana ed era fascista[modifica | modifica sorgente]

Lapide commemorativa dell'attacco squadrista del 21 novembre 1920, giorno dell'insediamento del consiglio comunale.
Bologna 31 ottobre 1926, Mussolini poco prima dell'attentato di Zamboni.

Verso la fine del secolo i cattolici cominciarono la collaborazione coi liberali nella gestione della cosa pubblica che continuò per tutta l'età giolittiana. Il 28 giugno 1914 i socialisti vinsero le elezioni amministrative ed il 15 luglio entrò a Palazzo d'Accursio la prima amministrazione socialista, il sindaco fu Francesco Zanardi.

L'amministrazione Zanardi si distinse nell'opera di difesa dei ceti popolari negli anni della prima guerra mondiale con una politica atta a calmierare i prezzi dei prodotti alimentari, soprattutto del pane. Zanardi fu definito per questo il sindaco del pane.

A Bologna nel 1919 si contavano 40.000 disoccupati a causa del conflitto. I fascisti di Leandro Arpinati ne approfittarono per fare la loro prima comparsa in squadre armate il 29 settembre 1920. Al termine della manifestazione per l'anniversario dell'unità d'Italia aggredirono un gruppo di socialisti e ne ferirono uno a morte. Si instaurò un clima di forte tensione che culminò nei tragici fatti di Palazzo d'Accursio del 21 novembre 1920: mentre i cittadini festeggiavano il nuovo sindaco, il socialista Enio Gnudi, i fascisti entrarono nella piazza.

Vennero sparati alcuni colpi di arma da fuoco e la folla si ritrovò fra fascisti e carabinieri che sparavano contro Palazzo d'Accursio e i socialisti che rispondevano al fuoco. Una bomba fece una strage nel cortile del municipio, in tutto ci furono 10 morti e 58 feriti e il tragico avvenimento ebbe risonanza a livello nazionale. Il 3 aprile 1923 alcuni militanti comunisti furono condannati ma riuscirono a fuggire in Russia.

La repressione del regime ebbe un inasprimento dopo la visita ufficiale di Benito Mussolini in cui la sua vita fuggì un attentato: il 31 ottobre 1926 il duce pronunciava all'Archiginnasio il discorso di apertura del Congresso scientifico e al ritorno, mentre l'auto svoltava in via dell'Indipendenza all'altezza di Canton de' Fiori, partirono alcuni colpi di pistola che sfiorarono Mussolini lasciandolo però illeso. Un gruppo di fascisti si avventò sul quindicenne Anteo Zamboni massacrandolo con i pugnali. In seguito a questo attentato finì in Italia la libertà di stampa e vennero sciolti i partiti antifascisti.

Nel ventennio fascista avvennero cambiamenti nel tessuto sociale ed urbanistico: il Littoriale (oggi Stadio Renato Dall'Ara), l'ampliamento del policlinico Sant'Orsola, gli Istituti Universitari di via Belmeloro ed Irnerio, la Facoltà di Ingegneria, il Liceo Scientifico A.Righi, la sistemazione dell'attuale via Marconi, il villaggio della Rivoluzione Fascista, attuale via Bandiera. Nuove vie di comunicazione vennero aperte e si raggiunsero i 300000 abitanti.

La seconda guerra mondiale e il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Ancora oggi sono visibili su alcuni muri indicazioni per i rifugi antiaerei

Durante la seconda guerra mondiale si fecero sentire gli effetti del conflitto: il 16 luglio 1943 cominciarono ripetuti bombardamenti aerei ai quali si aggiunsero, dall'autunno 1944 alla primavera del 1945 cannoneggiamenti che causarono distruzione ed oltre tremila morti, anche se resistettero i rifugi antiaerei.

Fermo fu il totale rifiuto dei bolognesi alla repubblica fascista ed all'invasore tedesco e altrettanto tenace fu la resistenza dei partigiani che contribuì alla cacciata di fascisti e tedeschi con un tributo di sangue non indifferente: l'episodio più sanguinoso fu la battaglia di Porta Lame combattuta dalle forze partigiane il 7 novembre 1944.

All'alba del 21 aprile 1945, dopo che gruppi partigiani avevano già preso possesso dei principali edifici pubblici, fecero ingresso in città da punti diversi le truppe alleate: prima i soldati del 2º Corpo Polacco dell'VIII Armata e parte della "Brigata Maiella", costituita da partigiani abruzzesi; poi i reparti avanzati della 91ª e 34ª divisione USA; infine le avanguardie dei gruppi di combattimento italiani Legnano, Friuli e Folgore. I cittadini bolognesi accorsero nelle strade del centro, festeggiando l'ingresso dei soldati nella città liberata. Lo stesso giorno Giuseppe Dozza venne nominato sindaco dal Comitato di Liberazione Nazionale e riconfermato successivamente per vent'anni dai cittadini bolognesi.

21 aprile 1945, i partigiani sfilano nella Bologna liberata.

Alla fine del conflitto, molte industrie erano gravemente danneggiate, come la rete ferroviaria e quelle stradali, idrica, elettrica, fognaria e del gas. Ma soprattutto molti dei suoi edifici più celebri (il 44 per cento del suo patrimonio edilizio storico) apparivano distrutti o danneggiati: la Basilica di San Francesco, l'Archiginnasio, la Loggia dei Mercanti, il monumento sepolcrale Rolandino de' Passeggeri, il Teatro del Corso, la chiesa di San Giovanni in Monte, l'Oratorio di San Filippo Neri e la casa di Guglielmo Marconi.

La nuova amministrazione si impegnò a fondo in ambito edilizio - soprattutto nella ricostruzione dei numerosi edifici monumentali danneggiati e nella realizzazione di piani urbanistici per l'edilizia popolare. Nel 1955 approvò il nuovo piano regolatore e si avviò verso il boom economico; nel luglio 1967 fu inaugurata a Bologna la prima tangenziale d'Italia, realizzata su progetto degli ingegneri Francesco Fantoni e Giorgio Mondini.[10] Nel 1968 prese avvio il piano Tange, nacque il quartiere fieristico e la città degli affari, rappresentati dalle nuove torri fuori Porta Mascarella. Si ampliò l'aeroporto che nel 2004 divenne uno scalo intercontinentale.

Gli anni di piombo e la strage di Bologna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fatti di Bologna dell'11 marzo 1977, Francesco Lorusso e Strage di Bologna.
Blindato fermo in una via di Bologna durante i Fatti di Bologna dell'11 marzo 1977
La Stazione di Bologna dopo l'esplosione

Dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all'occhiello delle amministrazioni di sinistra (l'appellativo Bologna la Rossa, che originariamente derivava dal colore dei mattoni dei palazzi del centro storico, iniziò ad avere un significato politico). Gli anni settanta, in Italia, furono gli anni di piombo dei terroristi, dell'esplosivo delle stragi, di una realtà sociale schiacciata da un'inflazione del 20 per cento.

Anche a Bologna il clima si surriscalda: studenti universitari manifestano contro il governo e la polizia. L'11 marzo 1977, durante un corteo studentesco, Francesco Lorusso viene ucciso dai carabinieri. La morte del giovane provoca numerose iniziative di protesta, alcune delle quali degenerano in tumulti e violenze; il ministro degli interni Francesco Cossiga dispone l'invio di mezzi militari cingolati nella zona universitaria.[11] L'impatto psicologico fu notevole - i mezzi militari che percorsero via Zamboni vennero generalmente percepiti e descritti come carri armati.

Ma gli anni del terrore culmineranno a Bologna il 2 agosto 1980, quando una bomba di eccezionale potenza scoppia nella sala d'attesa di seconda classe della stazione dei treni. L'esplosione, che investe anche alcuni vagoni fermi sotto la pensilina, provoca 85 morti ed oltre 200 feriti: è la strage di Bologna. Si tratta del più grave attentato mai compiuto in Italia: esso si inserisce in un momento molto difficile nella storia italiana degli ultimi cinquanta anni.

Per la strage di Bologna sono stati condannati all'ergastolo, dopo un lungo iter processuale, due esponenti dell'estremismo di destra: Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. I due terroristi, che hanno ammesso il loro coinvolgimento diretto in altri fatti di sangue, per quanto riguarda la strage di Bologna si sono sempre proclamati innocenti. L'ex capo della loggia massonica P2, Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono stati a loro volta processati e condannati per aver depistato le indagini.

Storia recente[modifica | modifica sorgente]

Il 6 dicembre 1990 un aereo militare in avaria è abbandonato dal pilota e precipita sull'Istituto Salvemini di Casalecchio, provocando la morte di 12 ragazzi e, in seguito alla sua esplosione, altri 72 tra ragazzi e insegnanti riporteranno invalidità permanenti. Il pilota è stato assolto nel 1998.

Il 4 gennaio 1991, nell'area del quartiere San Donato nota come Pilastro, la banda della Uno bianca uccide 3 carabinieri. La strage è rivendicata dalla Falange Armata. In seguito ad altre rapine in quegli anni la stessa banda uccise diverse persone finché nel novembre 1994 vennero catturati i fratelli Savi e altre persone dell'organizzazione: tutti poliziotti, eccetto Fabio Savi.

Nel 1999, dopo 50 anni di giunte "rosse", arriva un brusco cambiamento politico. Il 27 giugno 1999 Giorgio Guazzaloca, candidato sindaco del centro-destra, viene eletto sindaco di Bologna. Il 19 marzo 2002 viene ucciso a Bologna il professore Marco Biagi, noto giuslavorista e consulente di diversi ministri del lavoro negli anni precedenti. L'arma fu la stessa dell'omicidio D'Antona di qualche anno prima a Roma, l'omicidio fu compiuto dalle Nuove Brigate Rosse.

La maggioranza in Comune è tornata al centro-sinistra nel 2004 con Sergio Cofferati, sostenuto dall'intera coalizione. Cofferati non si è ricandidato per le elezioni amministrative del 2009, giustificando la sua scelta con il progetto di dedicarsi alla famiglia. Tale posizione è sembrata agli osservatori in contrasto con la sua scelta di farsi eleggere al Parlamento Europeo.[12] Alle elezioni del 2009 viene eletto sindaco Flavio Delbono, che però si dimette nel gennaio 2010, in quanto indagato per reati come peculato, truffa aggravata ed abuso d'ufficio relativamente al periodo nel quale ricopriva la carica di vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, indagini partite a seguito di dichiarazioni rilasciate dalla sua ex compagna e segretaria. Il 16 maggio 2011, dopo 15 mesi di commissariamento del comune da parte del commissario prefettizio Anna Maria Cancellieri, viene rieletto il nuovo sindaco democratico Virginio Merola.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Bologna - Gli scavi all'incrocio tra le via D'Azeglio e Tagliapietre. Una finestra su oltre due millenni di storia urbana, dal villanoviano al rinascimento, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna.
  2. ^ bibliotecasalaborsa.it: 1973, Scoperta l'acropoli etrusca di Bologna
  3. ^ Bononia, da Bologna romana, ipertesto a cura degli studenti del liceo Galvani di Bologna (2001-2002)
  4. ^ a b Università di Bologna. Nove secoli di storia
  5. ^ Tiziana Lazzari. Comitato senza città: Bologna e l'aristocrazia del territorio : secoli IX-XI. Dipartimento di storia dell'Università di Torino. 1998
  6. ^ Un'età senza giuristi
  7. ^ a b Girolamo Arnaldi. A Bologna tra maestri e studenti. Itinerari medievali. Università di Parma.
  8. ^ P. Gigli, M. Gigli, Per le vie e le piazze di Bologna, Città di Castello (PG), Edizioni del Borgo, 2005, ISBN 88-8457-196-0.
  9. ^ Pieri, op. cit., p. 422
  10. ^ La tangenziale, Bologna che cambia
  11. ^ Alcune immagini dell'evento
  12. ^ Cofferati sarà capolista alle Europee in Corriere di Bologna, 09-04-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Sassatelli, A. Donati, Storia di Bologna, Vol. 1 - Bologna nell'antichità, Bologna, Bononia University Press, 2005, ISBN 978-88-7395-109-4.
  • O. Capitani, Storia di Bologna, Vol. 2 - Bologna nel Medioevo, Bologna, Bononia University Press, 2007, ISBN 978-88-7395-208-4.
  • A. Prosperi, Storia di Bologna, Vol. 3 - Bologna nell'età moderna. Cultura, istituzioni culturali, Chiesa e vita religiosa, Bologna, Bononia University Press, 2009, ISBN 978-88-7395-394-4.
  • A. Berselli, A. Varni, Storia di Bologna, Vol. 4 - Bologna in età contemporanea. 1796-1914, Bologna, Bononia University Press, 2010, ISBN 978-88-7395-571-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]