Basilica di San Petronio

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Basilica di San Petronio
La facciata incompiuta della Basilica di San Petronio
La facciata incompiuta della Basilica di San Petronio
Città Bologna
Regione Emilia-Romagna
Stato bandiera Italia
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Bologna
Anno di consacrazione 1954
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico Gotico italiano
Inizio della costruzione 1390
Completamento 1479
Sito web
Note {{{Note}}}


La basilica di San Petronio è la chiesa più famosa e maestosa di Bologna, dove domina Piazza Maggiore. La sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza e 60 di larghezza, con un'altezza della volta di 45 metri, mentre sulla facciata tocca i 51 metri) ne fanno la quinta chiesa più grande del mondo. Può contenere circa 28.000 fedeli.[citazione necessaria]

Indice


[modifica] Cenni storici e descrizione

Il portale della basilica
Il portale della basilica

Dedicata al santo patrono della città (che ne fu vescovo nel V secolo), la sua costruzione risale al 1390, quando il comune diede incarico a Antonio Di Vincenzo dei lavori di edificazione di una grande chiesa in stile gotico, che nelle prime intenzioni pare volesse surclassare - per dimensioni - l'Antica basilica di San Pietro in Vaticano a Roma.

La basilica godette fin da subito di grande prestigio, tanto che fu scelta da Carlo V per l'incoronazione a imperatore da parte di Clemente VII nel 1530.

I lavori si prolungarono a lungo nei secoli: dopo la realizzazione della prima versione della facciata, nel 1393 furono iniziati i lavori per le cappelle laterali, lavori che furono conclusi solo nel 1479. Le decorazioni della navata centrale sono ad opera di Girolamo Rainaldi che si occupò della loro realizzazione fra il 1646 e il 1658.

L'abbellimento della facciata con i nuovi portali minori a corollario del portone centrale di Jacopo della Quercia accompagnò anche il rivestimento della facciata.

Nella piazza di San Petronio
La basilica di San Petronio affascinò Giosuè Carducci, che le dedicò la poesia Nella piazza di San Petronio:
Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.
È l'ora soave che il sol morituro saluta
le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;
le torri i cui merli tant'ala di secolo lambe,
e del solenne tempio la solitaria cima.
Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;
e l'aër come velo d'argento giace
su 'l fòro, lieve sfumando a torno le moli
che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.
Su gli alti fastigi s'indugia il sole guardando
con un sorriso languido di vïola,
che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone
par che risvegli l'anima de i secoli,
e un desio mesto pe 'l rigido aëre sveglia
di rossi maggi, di calde aulenti sere,
quando le donne gentili danzavano in piazza
e co' i re vinti i consoli tornavano.
Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema
un desiderio vano de la bellezza antica.

Ma i lavori furono più volte fermati e ripresi: numerosi architetti (fra questi Baldassarre Peruzzi, Jacopo Barozzi Da Vignola, Andrea Palladio, Alberto Alberti) sono stato chiamati a proporre soluzioni artistiche senza mai trovare una soluzione definitiva. A tutt'oggi la facciata risulta ancora incompleta.

La basilica fu trasferita alla diocesi solo nel 1929 e non fu consacrata fino al 1954; solo dal 2000 conserva le reliquie del santo patrono, fino ad allora conservate nella basilica di Santo Stefano.

[modifica] Interno

Al suo interno si segnalano il Matrimonio mistico di Santa Caterina di Filippino Lippi, una Madonna e Santi di Lorenzo Costa il Giovane, una Pietà di Amico Aspertini.

Navata centrale e altare
Navata centrale e altare

Notevoli sono il gioco di colori degli intonaci e le vetrate policrome.

Di rilievo anche il coro ligneo quattrocentesco di Agostino de' Marchi, i due organi monumentali (quello a destra, risalente al 1475, è il più antico fra i grandi organi giunti fino a noi ed è il primo a registri indipendenti, realizzato da Lorenzo di Giacomo da Prato; quello di sinistra venne aggiunto alle fine del XVI secolo).

Di interesse anche il ciborio dell'altare maggiore eretto nel 1547 dal Vignola.

La quarta cappella sul fianco sinistro, cappella Bolognini, decorata all'inizio del Quattrocento, ha una ricca transenna marmorea in stile gotico; sull'altare troviamo un ricchissimo polittico ligneo gotico dorato e policromato, con ventisette figure intagliate e altre dipinte. Le pareti sono, nella loro totalità, affrescate da Giovanni da Modena: a destra il viaggio dei Magi; in quella di fronte episodi della vita di S. Petronio. A sinistra il complesso del giudizio universale presenta una raffigurazione di tipo dantesco, diviso in tre fasce; in alto il paradiso, luogo dei santi, con l'incoronazione della Madonna e Cristo in una forma mandorlata (Deisis), in basso troviamo l'arcangelo Michele e l'inferno diviso in bolge, con una gigantesca figura di Lucifero e Maometto sdraiato.

Nella chiesa è possibile ammirare anche la Meridiana di Giandomenico Cassini, costruita nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini: i suoi 66,8 m di lunghezza ne fanno la più lunga linea meridiana al mondo.

La chiesa ospita le spoglie di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone.

[modifica] Organi

San Petronio contiene due degli organi più storicamente importanti d'Italia. Uno fu costruito da Lorenzo da Prato nel 1475; l'altro fu di Malamini nel 1596. Il primo è, di fatto, il più antico organo al mondo [citazione necessaria].

[modifica] Curiosità

Sullo sfondo: la facciata della chiesa; in primo piano: la fontana del Nettuno
Sullo sfondo: la facciata della chiesa; in primo piano: la fontana del Nettuno

L'affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena collocato nella Cappella Bolognini, e rappresentante tra le altre cose il profeta Maometto tra i condannati agli Inferi, ha ricevuto recentemente grande attenzione di cronaca. Nel settembre 2002, secondo alcune intercettazioni casuali delle forze dell'ordine, avrebbe addirittura rischiato di diventare l'obiettivo di un attentato da parte di un fantomatico gruppo terroristico affiliato ad Al-Qaida. Si trattava tuttavia di un falso allarme: non esisteva alcun gruppo terroristico di sorta e i tre magrebini - immediatamente additati come terroristi all'opinione pubblica italiana dalle autorità e dai mass media - si rivelarono essere nient'altro che turisti. Arrestati insieme alla guida locale che descriveva loro le opere d'arte presenti nella cattedrale, furono scarcerati pochi giorni dopo e prosciolti da ogni accusa.

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