Basilica di San Petronio

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Coordinate: 44°29′34″N 11°20′35″E / 44.49278°N 11.34306°E / 44.49278; 11.34306

Basilica di San Petronio
Basilica di San Petronio
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svgEmilia-Romagna
Località Bologna-Stemma.pngBologna
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Bologna
Consacrazione 1954
Stile architettonico Gotico italiano
Inizio costruzione 1390
Completamento 1479
« La facciata di san Petronio sembra un campo arato e i ruvidi solchi dei mattoni

sporgenti hanno il colore delle zolle emiliane, appena ribaltate dal vomere. »

(Cesare Marchi, Grandi peccatori, grandi cattedrali)

La basilica di San Petronio è la chiesa più famosa e maestosa di Bologna: domina l'antistante, vasta Piazza Maggiore, ed è la sesta chiesa più grande d'Europa, dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra, la cattedrale di Siviglia, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze[1]. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza e 66 di larghezza, con un'altezza della volta di 45 metri, mentre sulla facciata tocca i 51 metri) ne fanno la quarta chiesa più grande d'Italia (la terza, se si esclude San Pietro, che dal 1929 fa parte del territorio dello Stato della Città del Vaticano).

La facciata incompiuta
Sullo sfondo: la facciata della chiesa; in primo piano: la fontana del Nettuno
Il grandioso interno
L'altar maggiore
Gli organi della basilica: a destra l'organo Lorenzo da Prato del 1471-'75; a sinistra l'organo Malamini del 1596
L'altare della Madonna in trono di Lorenzo Costa, 1492
Nella piazza di San Petronio

La basilica di San Petronio affascinò Giosuè Carducci, che le dedicò la poesia Nella piazza di San Petronio:

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.
È l'ora soave che il sol morituro saluta
le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;
le torri i cui merli tant'ala di secolo lambe,
e del solenne tempio la solitaria cima.
Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;
e l'aër come velo d'argento giace
su 'l fòro, lieve sfumando a torno le moli
che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.
Su gli alti fastigi s'indugia il sole guardando
con un sorriso languido di vïola,
che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone
par che risvegli l'anima de i secoli,
e un desio mesto pe 'l rigido aëre sveglia
di rossi maggi, di calde aulenti sere,
quando le donne gentili danzavano in piazza
e co' i re vinti i consoli tornavano.
Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema
un desiderio vano de la bellezza antica.

Indice

Storia [modifica]

Dedicata a Petronio, il santo patrono della città, la sua fondazione risale al 7 giugno 1390. Nel 1387, il Consiglio dei Seicento del Comune di Bologna, in riconoscimento dell'impegno speso dal Vescovo Petronio (V secolo), elevato al rango di Patrono della città nel 1253, decise di iniziare la costruzione di un tempio a lui dedicato.

Il Consiglio scelse come architetti del costruendo tempio di San Petronio padre Andrea da Faenza (Priore generale dell'Ordine dei Servi di Maria) e maestro Antonio di Vincenzo. Il primo fu l'ideatore, il secondo l'esecutore dell'opera[2].

Si tratta dell'ultima grande opera gotica d'Italia, iniziata poco dopo il Duomo di Milano (1386).

Dal progetto originario di p. Andrea da Faenza si apprende che la Basilica al completo avrebbe dovuto essere lunga 183 metri e con un transetto largo 137 metri, avrebbe dovuto essere a croce latina a tre navate con cappelle laterali, munita di ampio transetto con cupola (a tiburio esterno) e profondo coro.

I lavori ebbero inizio con le complesse operazioni di esproprio e abbattimento di numerose insulae della città medievale prospicienti piazza Maggiore; contrariamente alla prassi costruttiva del tempo, il cantiere si sviluppò dalla facciata verso l'abside. Inizialmente vennero realizzate le navate laterali e le relative volte, e sul paramento in mattoni grezzi della facciata fu realizzato un basamento marmoreo, con formelle a bassorilievo (I Santi protettori, secondo la prima versione del progetto 1393) eseguite da maestranze della bottega dei fratelli Dalle Masegne.

Nel 1425 lo scultore senese Jacopo della Quercia fu incaricato di decorare la facciata con rilievi, che nel 1438 furono però interrotti dalla sua morte.

Dopo la morte di Antonio di Vincenzo, i lavori conobbero una lunga stasi, durata quasi cento anni, lasciando la navata centrale incompleta. Nel 1514 i Fabbricieri di san Petronio incaricarono l'architetto Arduino Arriguzzi di continuare i lavori della Basilica. Il nuovo architetto approntò un nuovo progetto che avrebbe dovuto portare la chiesa a ben 224 metri di lunghezza, e 150 metri di larghezza, per diventare così la più grande basilica della cristianità. Bologna, soprattutto grazie allo Studium (così l'Università era chiamata sino al 1800) era già una delle città più grandi d'Europa, e questo primato avrebbe largamente consolidato il suo potere. Arriguzzi curò inoltre la definizione della decorazione del paramento marmoreo di facciata (disegno di Domenico da Varignana) e la realizzazione dei portali minori (tra il 1518 e il 1530). Egli realizzò anche un modello in legno del progetto, tuttora visibile al pubblico all'interno del Museo di San Petronio.

Papa Pio IV, decise di dare la priorità alla costruzione di edifici circostanti, fra cui l'Archiginnasio. La scelta del Pontefice, nominalmente volta a dare una sede stabile allo Studium bolognese, era però animata dalla precisa volontà di impedire che la nuova chiesa superasse le dimensioni di S. Pietro a Roma. L'Archiginnasio, palazzo finanziato interamente da risorse Pontificie e completato a tempo di record già nel 1562, venne edificato a soli 12 metri dalla basilica, parallelamente alla navata principale, in modo da sovrapporsi interamente, tagliandolo, al luogo dove avrebbe dovuto essere edificato l'imponente transetto sinistro. In questo modo la realizzazione dell'ambizioso progetto a croce latina veniva di fatto reso impossibile.

Intanto furono studiate numerose varianti al progetto della facciata: importanti architetti del tempo (Giacomo Ranuzzi, il Vignola, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano e poi Domenico Tibaldi e il Palladio) hanno lasciano interessanti disegni, oggi custoditi nel Museo di San Petronio.

Nel 1530 la Basilica godette di un momento di grande notorietà: fu scelta da Carlo V come sede per l'incoronazione a imperatore da parte di Clemente VII il 24 febbraio di quell'anno. A seguito del sacco dei lanzichenecchi, avvenuto nel 1527, l'ipotesi di una incoronazione a Roma era stata scartata e la neutrale Bologna, con la magnifica (per quanto largamente incompiuta) basilica di San Petronio, era parsa la scelta più opportuna.

Dalla costruzione dell'Archiginnasio, il cantiere conobbe una lunga stasi: i finanziamenti scarseggiavano cronicamente, a causa della delusione dovuta all'impossibilità di realizzare il progetto originario e quindi di ottenerne i vantaggi per la città in termini di potere e di importanza.

Solo a metà Seicento i lavori accelerarono nuovamente: venne incaricato un architetto forestiero, il romano Girolamo Rainaldi. Furono risolti i problemi relativi alla realizzazione delle volte della navata maggiore (1646 - 1658), elevate rispettando il disegno originale di età gotica, e fu alzata l'abside attuale, a chiusura delle navate, senza più ovviamente proseguire i lavori dei transetti, che sono ancora attualmente evidentemente solo abbozzati, e incompiuti.


Scrive Luigi Vignali alla fine del suo libro (La basilica di San Petronio):

"La realizzazione nella nordica Bologna della Basilica petroniana segna la fine di un'era, di un indirizzo stilistico, di una filosofia progettuale, dell'egemonia culturale gotica e quindi del mondo esoterico."

Anche il rivestimento marmoreo della facciata rimase incompleto, sia a causa delle diatribe stilistiche su come completarla, sia a causa delle alterne vicende della città e della mancanza di finanziamenti.

Nel 1887 fu istituito un concorso per la progettazione della facciata della basilica, a cui parteciparono numerosi architetti, ma che poi non ebbe seguito. Neppure successive proposte nel 1933-35 per completare la decorazione marmorea del tempio furono prese in seria considerazione.

La basilica, voluta e compiuta dal libero Comune di Bologna, fu trasferita alla diocesi solo nel 1929 e consacrata nel 1954; dal 2000 conserva le reliquie del santo patrono, fino ad allora conservate nella basilica di Santo Stefano.

La facciata [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porta Magna.

La facciata incompiuta di San Petronio misura 60x51 metri, ed è divisa in due fasce orizzontali: quella inferiore, con le specchiature marmoree quattro-cinquecentesche, e quella superiore, con materiale laterizio a vista e dal profilo sfaccettato, che avrebbe dovuto consentire l'ancoraggio del rivestimento decorativo.

La parte inferiore è rivestita di pietra d'Istria e marmo rosso di Verona e vi si aprono tre portali.

Quello centrale è opera dello scultore Jacopo della Quercia per la realizzazione del portale maggiore, rimasto parzialmente incompiuto (è privo della cuspide): Jacopo scolpì le formelle a bassorilievo sugli stipiti del portale che raffigurano Storie della Genesi (studiate attentamente da Michelangelo, che dimostrò di avere appreso la lezione nelle pose di alcune figure della Cappella Sistina), l'architrave istoriato con Scene del Nuovo Testamento e il gruppo a tutto tondo della lunetta con una Madonna col Bambino e i santi Petronio e Ambrogio (Michelangelo la definì "la più bella Madonna del Quattrocento"). I profeti nell'arco al centro sono invece opera di Antonio Minello e Antonio da Ostiglia, tranne il Mosé al centro, opera di Amico Aspertini.

I due portali laterali furono disegnati tra il 1524 e il 1530 da Ercole Seccadenari e sono decorati da formelle di numerosi autori, tra i quali il Tribolo, Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso, Amico Aspertini, Zaccaria da Volterra e lo stesso Saccadenari. I pilastri ospitano Scene bibliche, e gli architravi Storie del Nuovo Testamento. La lunetta del portale di sinistra è decorata dalla Resurrezione del Lombardi, e quella destra presenta un Cristo deposto dell'Aspertini, una Vergine del Tribolo e un San Giovanni del Saccadenari.

Agli spigoli si trovano due piloni che danno slancio alla facciata.

Fiancate, campanile e campane [modifica]

Le fiancate della basilica sono decorate dall'alternanza tra contrafforti e finestroni in marmo traforato, dove all'interno si vedono le vetrate delle cappelle. I mattoni delle fiancate sono "sagramati", cioè a vista nonostante l'intonaco. Sul fianco sinistro, in corrispondenza del transetto incompiuto, si trova oggi una bifora a libro.

All'altezza dell'undicesima cappella di destra si innalza il campanile di Giovanni da Brensa (1481-1495), alto 65 metri. Nella torre campanaria è installato un concerto di 4 campane risalente al XV secolo, di diversi anni e fonditori. La "grossa", MIb3, e la "mezzanella", SIb3, sono state fuse nel 1492 da Michele e Giovanni Garelli (Garèl) fonditori provenzali. La "piccola", DO4, è stata fusa da Anchise Censori, bolognese del 1578. Infine la "mezzana", LAb3, è stata fusa nel 1584 da Antonio Censori,figlio di Anchise. Le campane sono suonate manualmente dalle associazioni campanarie cittadine, secondo l'antica tecnica tradizionale bolognese, nata probabilmente nel campanile stesso. Una delle quattro campane (la "mezzanella") è detta "la scolara", perché scandiva l'inizio delle lezioni universitarie all'Archiginnasio.

Interno [modifica]

L'interno della basilica si presenta maestoso con le sue tre ampie navate corredate di profonde cappelle. Notevoli sono il gioco di colori degli intonaci e le vetrate policrome.

In controfacciata è un monumento sepolcrale in cotto eseguito da Zaccaria Zacchi (1526). Sui robusti pilastri alcuni pannelli ad affresco con Santi della prima decorazione pittorica del tempio (prima metà del secolo XV).

Sul pavimento della chiesa è possibile ammirare la linea meridiana tracciata nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini: le sue misure ne fanno la più grande meridiana al mondo in cui l'ora, per esempio mezzogiorno, è segnata non da una linea d'ombra ma da un cono di luce che disegna sull'impiantito l'immagine del sole (lunghezza m. 67,72; foro di luce a m. 27 dal suolo, distanza fra i solstizi m. 56). È stata anche verificata nel 1776 da Eustachio Zanotti.

Le ventidue cappelle che si aprono nelle navate laterali conservano interessati opere d'arte:

  • I. Cappella di S. Abbondio, già dei Dieci di Balia, restaurata in falso gotico nel 1865: nel 1530 vi fu incoronato imperatore Carlo V dal Papa Clemente VII.
  • II. Cappella di S. Petronio, già Cospi e Aldrovandi, progettata da Alfonso Torreggiani, destinata a contenere la reliquia del capo di San Petronio.
  • III. Cappella di S. Ivo, già di S. Brigida dei Foscherari: statue di Angelo Piò e i dipinti Madonna di S. Luca e santi Emidio e Ivo di Gaetano Gandolfi e Apparizione della Vergine a S. Francesca Romana di Alessandro Tiarini (1615).

Sul pilastro, due orologi, tra i primi in Italia fatti con la correzione del pendolo (1758).

  • IV. Cappella dei Re Magi, già Bolognini: transenna marmorea gotica disegnata da Antonio di Vincenzo (1400); sull'altare Polittico ligneo con ventisette figure intagliate e altre dipinte, opera di Jacopo di Paolo. Le pareti furono affrescate da Giovanni di Pietro Falloppi con un ciclo raffigurante Episodi della vita di San Petronio, nella parete di fondo; nella parete destra, Storie dei Re Magi; nella parete sinistra, in alto, Il giudizio universale con l'Incoronazione della Vergine in mandorla, Il Paradiso e in basso l'Inferno, raffigurazione di tipo dantesco, con una gigantesca figura di Lucifero.
  • V. Cappella di S. Sebastiano, già Vaselli.
  • VI. Cappella di S. Vincenzo Ferrer, già Griffoni, Cospi e Ranuzzi: monumento bronzeo del cardinale Giacomo Lercaro eseguito da Giacomo Manzù (1954).
  • VII. Cappella di S. Giacomo, già Rossi e Baciocchi: sull'altare Madonna in Trono, capolavoro di Lorenzo Costa (1492); allo stesso autore sono attribuiti i disegni della vetrata policroma. Monumento funebre con le spoglie del principe Felice Baciocchi e di sua moglie Elisa Bonaparte (1845);
  • VIII. Cappella di S. Rocco, già Ranuzzi: San Rocco del Parmigianino (1527).
  • IX. Cappella di S. Michele già Barbazzi e Manzoli: dipinto l'Arcangelo Michele che scaccia il demonio di Donato Creti (1582).
  • X. Cappella di S. Rosalia, già dei Sedici del Senato, ora del Municipio: tela Gloria di S. Barbara di Alessandro Tiarini.
  • XI. Cappella di S. Bernardino: ante della cassa dell'organo quattrocentesco di Lorenzo da Prato dipinte nel 1531 da Amico Aspertini con Quattro storie di san Petronio.
  • Cappella Maggiore: sull'altare, Crocifisso ligneo quattrocentesco. Sul fondo dell'abside affresco Madonna con san Petronio di Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, su cartoni del Cignani (1672). Il ciborio dell'altare maggiore fu eretto nel 1547 dal Vignola. Di rilievo anche il coro ligneo quattrocentesco di Agostino de' Marchi.
  • XII. Cappella delle Reliquie, già Zambeccari, sulla quale è impostato il campanile.
  • XIII. Cappella di S. Pietro Martire, già della Società dei Beccari, con transenna marmorea di Francesco di Simone (fine secolo XV);
  • XIV. Cappella di S. Antonio da Padova, già Saraceni e Cospi: statua di S. Antonio da Padova attribuita a Jacopo Sansovino.
  • XV. Cappella del Santissimo, Malvezzi Campeggi, rifatta nell'Ottocento.
  • XVI. Cappella dell'Immacolata, già Fantuzzi: decorazioni art nouveau di Achille Casanova.
  • XVII. Cappella di San Girolamo, già Castelli: sull'altare San Girolamo attribuito a Lorenzo Costa.
  • XVIII. Cappella di S. Lorenzo, già Garganelli, Ratta e Pallotti: famosa Pietà di Amico Aspertini.
  • XIX. Cappella della Croce, già dei Notai: affreschi devozionali con Santi di Francesco Lola, Giovanni di Pietro Falloppi e Pietro Lianori (secolo XV). La vetrata fu realizzata dal beato frate Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo.
  • XX. Cappella di S. Ambrogio, già Marsili: affresco nello stile del Vivarini (metà Quattrocento).
  • XXI. Cappella di S. Brigida, già Pepoli: polittico di Tommaso Garelli (1477).
  • XXII. Cappella della Madonna della Pace: Madonna in pietra d'Istria di Giovanni Ferabech (1394).

Organi a canne [modifica]

Ai due lati dell'altar maggiore, sopra delle apposite cantorie, si trovano i due organi a canne della basilica, tra i più antichi in Italia.

Il più antico è quello situato sulla cantoria in cornu Epistulae, sul lato destro del presbiterio: venne costruito tra il 1471 e il 1475 da Lorenzo di Giacomo da Prato ed è il più antico degli organi italiani giunti fino a noi ed è inoltre il primo a registri indipendenti. L'organo in cornu Evangelii, sul lato opposto, venne costruito invece, più tardi, nel 1596, da Baldassarre Malamini.

Nel corso dei secoli, entrambi gli strumenti hanno subito alcune modifiche: quello di destra venne ampliato nel 1852 da Alessio Verati; quello di sinistra, invece, una prima volta da Francesco Traeri nel 1691 e da Vincenzo Mazzetti nel 1812. Nel 1986 è stato effettuato dalla ditta Tamburini un restauro dei due organi.

Organo in cornu Epistulae [modifica]

L'organo costruito da Lorenzo da Prato ha un'unica tastiera di 54 note (Fa-1-La4) mancante delle prime due note cromatiche e dotata di alcuni tasti spezzati; la pedaliera a leggio è di 20 note (Fa-1-Re2) mancante delle prime due note cromatiche e costantemente unita al manuale. La trasmissione è quella meccanica originaria. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Manuale
Principale 24'
Principale I 12'
Principale II 12'
Ottava
Duodecima
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Flauto in VIII
Flauto in XII

Organo in cornu Evangelii [modifica]

L'organo costruito da Baldassarre Malamini ha un'unica tastiera di 60 note (Do-1-Do5) con prima ottava scavezza e alcuni tasti spezzati; la pedaliera a leggio è di 18 note (Do-1-La1) con prima ottava scavezza e costantemente unita al manuale. La trasmissione è quella meccanica originaria. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Colonna di sinistra
Principale I [16']
Ottava
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Colonna di destra
Principale II
Flauto in VIII
Flauto in XII
Voce Umana

Le quattro croci [modifica]

La Basilica di S.Petronio custodisce inoltre il più antico o uno dei più antichi simboli della fede cristiana in Bologna. Questi sono rappresentati dalle storiche "Quattro Croci" che secondo una verosimile tradizione, furono poste su antiche colonne di epoca romana, da S.Ambrogio e/o S.Petronio fra il IV e il V secolo, appena fuori dalle porte della prima cerchia di mura di selenite, a spirituale difesa della Città. Le Croci, in seguito racchiuse in piccole cappelle e rimaste in tali luoghi per oltre 1300 anni e assai venerate da generazioni di bolognesi, furono trasferite nel 1798 unitamente alle preziose reliquie rinvenute ai piedi delle colonne, all'interno della Basilica lungo le pareti delle navate laterali, rispettando la loro originaria collocazione che avevano nel piccolo tessuto urbano della città per essere ancora oggetto di culto.

Entrando in Basilica, a sinistra, la prima è la Croce dei Santi Apostoli ed Evangelisti (rinnovata nel 1159 era collocata a metà dell'attuale via Rizzoli), quella di fronte è la Croce dei santi Martiri (era collocata a metà dell'attuale via Monte Grappa). In corrispondenza dell'Altare Maggiore si trovano la Croce delle sante Vergini (era collocata all'incrocio dell'attuale via Farini con via Castiglione) e di fronte la Croce di tutti i Santi (era collocata alla confluenza delle attuali via Carbonesi con via Barberia). Ovviamente le croci ora visibili non sono quelle dell'epoca petroniana: furono rinnovate nel corso dei secoli passati e le attuali risalgono ad un periodo compreso fra i secoli X e XII. Sopra la Croce dei Santi Martiri vi è una grande lapide in marmo che ricorda la loro antica originaria collocazione nella città e il trasferimento in Basilica per interessamento dell'Arcivescovo di quel tempo, Card. Andrea. Gioannetti, mentre nei luoghi della città, ove si trovavano precedentemente, vi sono altrettante lapidi poste a cura del Comitato per Bologna storica e artistica nel 1999.

Dimensioni [modifica]

Lunghezza: 132 m
Altezza delle volte: circa 45 m
Altezza della facciata: 51 m
Larghezza totale esterna: 60 m
Superficie dell'edificio: circa 7.800 m²

Bibliografia [modifica]

  • Angelo Gatti. La basilica di S. Petronio ed il concorso per la sua facciata: rassegna critica con illustrazioni dell'autore Bologna: 1887.
  • Angelo Gatti. La fabbrica di S. Petronio: indagini storiche, Bologna: Regia Tipografia, 1889.
  • Ludwig Weber. San Petronio in Bologna: Beitrage zur Baugeschichte, Leipzig: E.A. Seemann, 1904.
  • Francesco Filippini. Gli affreschi della Cappella Bolognini in San Petronio in "Bollettino d'arte", n. 7-8, 1916.
  • Francesco Cavazza. Finestroni e cappelle in San Petronio di Bologna: restauri recenti e documenti antichi, in "Rassegna d'arte", n. 11, 1905.
  • Francesco Cavazza. I restauri compiuti nella basilica di San Petronio dal 1896 ad oggi Bologna: Stabilimenti poligrafici riuniti, 1932. (Estratto dalla rivista Il Comune di Bologna, n. 7, luglio 1932-X).
  • Guido Zucchini, Guida della basilica di San Petronio; a cura della Fabbriceria di S. Petronio. Nuova ed. illustrata. Bologna: 1953
  • Angelo Raule. La Basilica di San Petronio in Bologna, Bologna: A. Nanni, 1958.
  • Anna Maria Matteucci. La porta magna di San Petronio in Bologna Bologna: R. Patron, 1966.
  • James H. Beck. Jacopo della Quercia e il portale di San Petronio a Bologna: ricerche storiche, documentarie e iconografiche, Bologna: Alfa, 1970.
  • Mario Fanti. Il concorso per la facciata di San Petronio nel 1933-1935 , in "Il carrobbio: rivista di studi bolognesi", 2 (1976), pp. 159–176.
  • Mario Fanti. La Fabbrica di S. Petronio in Bologna dal 14. al 20. secolo: storia di una istituzione Roma: Herder, 1980.
  • Jacopo della Quercia e la facciata di San Petronio a Bologna: contributi allo studio della decorazione e notizie sul restauro Bologna: Alfa, 1981.
  • La basilica di San Petronio in Bologna, testi di Luciano Bellosi et al. Bologna: Cassa di Risparmio, 1983-1984. 2 voll.
  • La basilica di San Petronio in Bologna: guida a vedere e a comprendere, di Mario Fanti e Carlo Degli Esposti. Bologna 1986.
  • Il tramonto del Medioevo a Bologna: il cantiere di San Petronio, catalogo della mostra (Bologna, Pinacoteca Nazionale e Museo Civico Medievale, ottobre-dicembre 1987) a cura di Rosalba D'Amico e Renzo Grandi; Bologna: Nuova Alfa, 1987. ISBN 88-7779-021-0
  • Giovambattista Bossio e Maria Cristina Suppi, I concorsi per il restauro della facciata di San Petronio: il dibattito sul metodo, in "Il carrobbio: rivista di studi bolognesi", 13 (1987), pp. 65–84.
  • Giovambattista Bossio e Maria Cristina Suppi, I concorsi per il restauro della facciata di San Petronio: i valori in gioco e le occasioni mancate in "Il carrobbio: rivista di studi bolognesi", 14 (1988), pp. 53–74
  • Sesto centenario di fondazione della basilica di San Petronio: 1390-1990. Documenti per una storia, a cura di Rosalba D'Amico; coordinamento di Mario Fanti, Carlo De Angelis; introduzione di Gina Fasoli. Bologna: Nuova Alfa, [1990].
  • Anna Laura Trombetti Budriesi, I primi anni del cantiere di San Petronio (1390-1397) in Una Basilica per una città: sei secoli in San Petronio, atti del Convegno di studi per il Sesto Centenario di fondazione della Basilica di San Petronio 1390-1990; a cura di Mario Fanti e Deanna Lenzi. Bologna: Tipoarte, 1994.
  • Luigi Vignali. La basilica di San Petronio, Bologna: Grafis, 1996. ISBN 88-8081-049-9
  • La basilica incompiuta. Progetti antichi per la facciata di San Petronio, catalogo della mostra a cura di Marzia Faietti e Massimo Medica, Ferrara, Edisai, 2001. ISBN 88-88051-09-0
  • Petronio e Bologna, il volto di una storia. Arte, storia e culto del Santo Patrono, catalogo della mostra (Bologna, Palazzo Re Enzo e del Podesta, 24 novembre 2001 - 24 febbraio 2002), a cura di Beatrice Buscaroli e Roberto Sernicola. Ferrara: SATE, stampa 2001. ISBN 88-88051-09-0
  • Il museo di San Petronio in Bologna, a cura di Mario Fanti; prefazione di Jadranka Bentini. Bologna: Costa, 2003.
  • Giovanni Paltrinieri. La meridiana della Basilica di San Petronio in Bologna, Bologna 2001.
  • Mario Fanti. L'Archivio della Fabbriceria di San Petronio: Inventario, Bologna: Costa, 2008 ISBN 978-88-89646-38-0
  • Franco Bergonzoni, Roberta Budriesi. Le Quattro Croci, in La Basilica di San Petronio; testi di Luciano Bellosi et al., Bologna, Cassa di Risparmio (Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi), 1983
  • C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco, Monza, 1989, pp. 593–596. ISBN 88-6053-030-X

Note [modifica]

  1. ^ AA.VV., Guida all'Italia, Vol. 3, Oscar Mondadori, Verona 1971, pag. 148.
  2. ^ Archivio di San Petronio, Bologna: Convenzioni e composizioni, armadio 3, vol. 186 f. 2r e 3r

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