Oliviero Diliberto

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Oliviero Diliberto
Oliviero Diliberto a Trento

Oliviero Diliberto a Trento


Ministro di Grazia e Giustizia
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
25 aprile 2000
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Giovanni Maria Flick
Successore Piero Fassino

Segretario nazionale del
Partito dei Comunisti Italiani
Durata mandato 29 aprile 2000 –
25 febbraio 2013
Predecessore Armando Cossutta
Successore Cesare Procaccini

Dati generali
Partito politico PCI (1974-1991)
PRC (1991-1998)
PdCI (1998- )
on. Oliviero Diliberto
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio laureato in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito PRC (fino al 1998)
PdCI (dal 1998)
Legislatura XII, XIII, XIV, XV
Gruppo Comunisti Italiani
Coalizione Centro-sinistra
Circoscrizione Sicilia-1
Incarichi parlamentari

Componente - I Commissione (Affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni).

Oliviero Diliberto (Cagliari, 13 ottobre 1956) è un politico, giurista e docente italiano. Con un passato nel Partito Comunista Italiano e nel Partito della Rifondazione Comunista, è stato ministro di Grazia e Giustizia dei due Governi D'Alema. Passato nel 1998 al Partito dei Comunisti Italiani, il 29 aprile 2000 ha sostituito Armando Cossutta come segretario nazionale del partito, carica che ha rivestito fino al 25 febbraio 2013.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di una famiglia della borghesia cagliaritana da padre siciliano, laureato in giurisprudenza, è professore ordinario di Diritto romano presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma [1]. In passato è stato anche docente di Diritto Romano presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari, sua città natale. Come studioso del diritto romano ha pubblicato ricerche sulla cura furiosi e sull'episcopalis audientia.

A 13 anni iniziò la militanza politica studentesca, avvicinandosi presto al PCI. Si iscrisse poi nel 1974 alla FGCI, il ramo giovanile del partito comunista.

Attività politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1991, allo scioglimento del PCI, confluì in Rifondazione. Ha diretto dal 1994 al 1995 il settimanale del Prc Liberazione (oggi quotidiano) ed è autore di numerosi saggi. Ricopriva il ruolo di capogruppo alla Camera, quando ha lasciato il PRC nel 1998, nell'ambito della scissione che ha portato alla nascita del PdCI, in quanto contrario alla decisione bertinottiana di sfiduciare il governo Prodi. Nel 1995 scelse come primo collaboratore Francesco Demitry (capo della segreteria politica di Diliberto), che già dal 1994 collaborava con Liberazione per le rubriche di informazione religiosa.

È stato deputato della Repubblica dal 1994, per quattro legislature fino al 2008. Alle elezioni politiche del 2006 è stato capolista del suo partito in tutte le circoscrizioni per la Camera, ricevendo un nuovo mandato parlamentare dalla maggioranza di esse.

Esperienza ministeriale[modifica | modifica sorgente]

È stato Ministro di Grazia e Giustizia nel governo guidato da D'Alema dall'ottobre del 1998 alla primavera del 2000, contribuendo (insieme a tutto il suo nuovo partito) a salvare la maggioranza di centrosinistra dopo che il PRC decise di non appoggiare anche gli altri esecutivi ulivisti.

Da ministro, nel febbraio del 1999, è stato protagonista dell'istituzione ufficiale del GOM[2][3], il corpo speciale delle guardie carcerarie, e di un "Ufficio per la garanzia penale", con compiti "informativi" riguardo ai detenuti, affidato al gen. Ragosa del Sisde.

Il caso Baraldini[modifica | modifica sorgente]

Nella veste di Ministro della Giustizia ha ottenuto il rimpatrio di Silvia Baraldini, un'italiana residente negli Stati Uniti e pesantemente condannata per complicità in azioni di terrorismo (procurata evasione di un condannato da un carcere federale, senza però aver mai partecipato ad alcuna azione cruenta), affinché potesse scontare in Italia il resto della pesante (e da più parti giudicata "sproporzionata") pena carceraria comminatale negli USA. Non è senza interesse ricordare come la Baraldini - proprio come temuto dagli USA - abbia fruito, già nell'aprile del 2001, del beneficio degli arresti domiciliari, a causa delle sue condizioni di salute, e come abbia ottenuto nel 2003 una collaborazione con il Comune di Roma per seguire un progetto relativo all'occupazione femminile e che infine, in virtù dell'indulto voluto dalla maggioranza di centro-sinistra, da Forza Italia e da alcuni partitini di centro (con il voto contrario solo dell'Italia dei Valori, della Lega e di AN e l'astensione proprio del PdCI di Diliberto), Silvia Baraldini sia stata infine scarcerata il 26 settembre 2006, a dispetto degli accordi sottoscritti con la giustizia statunitense.

Il provvedimento di rimpatrio dagli USA della Baraldini era stato a lungo invocato da molti, soprattutto nell'area dei simpatizzanti della sinistra, per la sproporzione tra reati accertati e pene comminate, ma avversato da altri, e dunque ha acceso polemiche specie negli ambienti politici di destra. Alcune di queste hanno riguardato le spese sostenute, viste anche le costose misure di sicurezza adottate per il suo trasferimento su richiesta degli Stati Uniti che ritenevano la Baraldini assai pericolosa.

Il caso è interessante anche sotto il profilo giuridico perché potrebbe sancire, per analogia, un precedente utile anche ad altri cittadini italiani detenuti all'estero.

Anni 2000-2008[modifica | modifica sorgente]

Concluso l'incarico ministeriale, è stato eletto segretario nazionale del suo partito e diventa l'unico leader della sinistra che si richiama esplicitamente alla storia politica del Partito Comunista Italiano e, in particolare, alla figura di Enrico Berlinguer.

Si distingue per il suo impegno nel sostenere i movimenti pacifisti, attraverso dichiarazioni, organizzazione e partecipazione a manifestazioni e, ovviamente, attività parlamentare, con lo scopo di ottenere il ritiro di alcune missioni militari italiane, ritenute funzionali alle mire espansionistiche degli Stati Uniti, in particolare di quella in Iraq che ritiene violi la legalità internazionale, riconoscendole solo il merito di aver assicurato ad un tribunale il deposto dittatore Ṣaddām Ḥusayn.

Nel 2004 si presenta alle Elezioni Europee e ottiene il maggior numero di preferenze nella circoscrizione centro[4] ma opta per rimanere alla Camera dei Deputati[5] consentendo l'elezione al Parlamento europeo di Umberto Guidoni.

Nel novembre 2004 in occasione di una sua visita in Libano incontra il segretario di Hezbollah Ḥasan Naṣrallāh, suscitando critiche in Italia e la reazione delle autorità israeliane.

Oliviero Diliberto dopo il comizio elettorale per la Sinistra l'Arcobaleno a Padova

Al termine delle elezioni comunali del 2006 viene eletto consigliere comunale a Roma con 1476 voti, carica che lascia subito dopo per non accumulare incarichi istituzionali e lasciare posto ad altre persone, al suo posto subentra Fabio Nobile, segretario dei Comunisti Italiani di Roma.

Già dal 2001, si è fatto promotore della realizzazione di soggetto politico unitario della Sinistra, che, nella sua idea originale, avrebbe compreso il PdCI, PRC, Verdi, i fuoriusciti dai DS e l'SDI di Boselli. Questo progetto, anche grazie alla forte spinta in questo senso, venuta dal IV congresso del suo partito, è sfociato nella costituzione de La Sinistra-L'arcobaleno, che comprendeva PdCI, PRC, Verdi e Sinistra Democratica.

Rieletto alla Camera dei deputati nel aprile del 2006, è stato componente della I Commissione della Camera, Affari Costituzionali. Nel novembre 2007 è l'unico dirigente comunista italiano a recarsi a Mosca, per le celebrazioni in onore del 90º anniversario della rivoluzione d'ottobre. In tale occasione ha destato polemiche la sua affermazione, in realtà piuttosto ironica, di voler portare a Roma la mummia di Lenin nel caso che il Cremlino prendesse la decisione di rimuoverla dal celebre mausoleo dove è esposta al pubblico.

Dal dicembre 2007 guida il suo partito all'adesione alla confederazione della sinistra, "La Sinistra, l'Arcobaleno", con PRC, Verdi e Sinistra Democratica, movimento che tarda la sua nascita a causa della imminente crisi del governo Prodi. Nel corso di interviste ripropone, ad ogni modo, la riunificazione dei comunisti, Partito della Rifondazione Comunista con il Partito dei Comunisti Italiani.

Il 7 marzo 2008 ha rinunciato a ricandidarsi alla Camera per lasciare il posto di capolista in Piemonte a Ciro Argentino, operaio della Thyssen Krupp e dirigente locale del partito.

Attività extraparlamentare[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta elettorale della Sinistra Arcobaleno, ritiene necessaria una riunificazione dei due maggiori partiti comunisti: Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista. Fatto in seguito avvenuto per le Elezioni Europee del 2009 nella Lista Comunista e Anticapitalista costituita dal PRC, dal PdCI, dai Consumatori Uniti e da Socialismo 2000 di Cesare Salvi, senza però eletti per aver mancato di meno di un punto percentuale la soglia di sbarramento, e per diverse elezioni amministrative dello stesso anno.

È stato accusato da Marco Rizzo (attuale Segretario nazionale di CSP-Partito comunista), di aver intrattenuto frequentazioni con Giancarlo Elia Valori, già iscritto ed espulso dalla P2, e indicato dalle inchieste di De Magistris come capo della "massoneria contemporanea". Diliberto ha partecipato con lui a due feste di partito, cui Valori era stato invitato in qualità di presidente della Confindustria del Lazio, ed altre iniziative pubbliche, come alcune presentazioni di libri. A seguito di queste dichiarazioni Diliberto ha presentato querela contro Rizzo[senza fonte], che nel frattempo è stato espulso dal PdCI con l'accusa di aver fatto campagna elettorale, in Lazio, per l'Italia dei Valori anziché per il proprio partito.

Il 1º aprile 2009 durante un'intervista a Night Line, una trasmissione di SKY TG24, ha affermato: «Come Berlusconi ha in odio il comunismo, così noi abbiamo in odio Berlusconi. Noi siamo gli unici che abbiamo il coraggio di dirlo in modo esplicito e di affrontare Berlusconi. Mi ricordo che due anni fa fui l'unico ad affrontare e sconfiggere Berlusconi in un dibattito televisivo»[6].

Nel novembre 2010 è tra i fondatori e promotori del 1º Congresso della FdS soggetto politico che avvicina nuovamente al PdCI il Rifondazione e altre forze della sinistra per creare un nuovo soggetto politico che possa tornare a contare nel paese.

Tra il febbraio e l'aprile 2011 scrive, insieme a Fausto Sorini e Vladimiro Giacché, il libro Ricostruire il partito comunista - Appunti per una discussione. Il libro sarà poi anche la mozione congressuale unica dell'imminente congresso di partito al quale aderiranno gli scissionisti ex membri dell'Area de l'Ernesto (area tematica interna al Partito della Rifondazione Comunista) - la quale condivideva le attività in ambito di politica internazionale dell’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione e, relativamente allo Stato italiano, operava per l’unificazione di tutte le forze Comuniste, anti-imperialiste, anti-capitaliste, ed anti-vaticaniste - Le scelte future del PdCI in dissenzo con quello che fu l'esito congressuale del partito di Diliberto, producono un'altra scissione e quasi tutti i membri dell' ex Area de l'Ernesto ancora convinti del progetto dell'unità dei comunisti, fuoriescono dai Comunisti italiani, molti di loro convergono nel partito politico CSP-Partito Comunista (Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista).

Alle Elezioni politiche italiane del 2013 è candidato al Senato della Repubblica come capolista della lista Rivoluzione Civile nella regione Emilia-Romagna a sostegno del candidato premier Antonio Ingroia. La lista non supera lo sbarramento, non viene eletto e per tale esito negativo rassegna le dimissioni da segretario del PdCI[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Intervista al Sole 24 Ore.
  2. ^ Gom, la task force del sistema carcerario
  3. ^ Diaz, una ferita sempre aperta "Lì dentro, democrazia violata"
  4. ^ RIEPILOGO.xls
  5. ^ Le europee, - Repubblica.it » Ricerca
  6. ^ Ecco Diliberto il moderato "Noi odiamo Berlusconi" in il Giornale, 1º aprile 2009.
  7. ^ Dimissioni della Segreteria Nazionale del PdCI

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Cesare Salvi 2010 - 2011 Massimo Rossi
Predecessore Segretario PdCI Successore
Armando Cossutta 29 aprile 2000 - 25 febbraio 2013 Cesare Procaccini
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Giovanni Maria Flick dal 21 ottobre 1998 al 24 aprile 2000 Piero Fassino

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