Partito Comunista di Kampuchea

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Partito Comunista di Kampuchea
(KM) អង្ការ
(FR) Parti communiste du Kampuchéa
Bandiera del partito
Leader Tou Samouth (1951-1963)
Pol Pot (1963-1981)
Stato Cambogia Cambogia
Fondazione 1951
Dissoluzione 1981
Sede Phnom Penh
Ideologia Socialismo agrario
Maoismo
Marxismo-leninismo
Nazionalismo Khmer
Polpottismo
Collocazione Estrema sinistra
Colori rossonero
uniformi indossate dai membri del partito comunista di kampuchea
Pol Pot segretario generale del partito comunista di kampuchea dal 1963 al 1981

Il Partito Comunista di Kampuchea è stato un partito politico comunista cambogiano, fondato nel 1951, che governò la Cambogia dal 17 aprile 1975 al 9 gennaio 1979 (la cosiddetta Kampuchea Democratica). Un altro nome del partito era Angkar Padevat, letteralmente "Organizzazione Rivoluzionaria".

I suoi aderenti venivano chiamati Khmer Rossi (in lingua khmer Khmaey Krahom, in francese Khmer Rouge), termine coniato dal sovrano Norodom Sihanouk.

Nel 1981 il partito si riorganizzò nel Partito della Kampuchea Democratica.

Il partito dei Khmer Rossi è associato al genocidio cambogiano avvenuto tra il 1975 e il 1979, che avrebbe causato la morte di circa 2,5 milioni di persone attraverso carestia, lavori forzati ed esecuzioni. Fu uno dei regimi più violenti del XX secolo ed è a oggi il regime con la più alta percentuale tra popolazione e numero di morti.[1]

Finora solo tre dei leader Khmer Rossi sono stati processati e condannati al carcere (il più famoso è senza dubbio Kang Kek Iew). Molti – e soprattutto i più implicati nelle esecuzioni sommarie verificatesi durante la loro breve dittatura – hanno beneficiato di un'amnistia ad hoc per motivi meramente politici e di ordine pubblico. È probabile che alcuni gerarchi dei Khmer Rossi abbiano causato la morte del loro leader, Pol Pot, per non farlo cadere vivo nelle mani del Tribunale Penale Internazionale, l'organismo sovranazionale deputato a giudicare i rei di crimini contro l'umanità e di genocidio.[2]

Il Comitato Centrale[modifica | modifica wikitesto]

Ad esso ci si riferiva con il termine "Kena Mocchhim" ("Apparato del Partito", in cui "mocchhim" deriva dal termine francese "machine", che sta per "apparato"). I membri permanenti del Comitato Centrale dei Khmer Rossi (che costituivano il cosiddetto "Nucleo del Partito") furono, durante il periodo tra gli anni sessanta e la metà degli anni novanta (dopo i quali la leadership venne decisamente allargata):

  • Pol Pot, altrimenti detto "Fratello Numero 1", leader del Partito, Segretario Generale dal febbraio 1963 fino al 1981 (ma leader ufficioso fino al suo arresto da parte dei suoi stessi seguaci nel 1998. (Morto)
  • Nuon Chea, altrimenti detto "Fratello Numero 2", prima Vice-Capo dell'Alto Comando dei Khmer Rossi dal 1970 al 1975, poi Presidente dell'Assemblea della Kampuchea Democratica dal 1976 al 1979, nel 1998 entrò nel governo di Hun Sen. Arrestato nel settembre 2007, è in attesa di giudizio per crimini contro l'umanità.
  • Ieng Sary, altrimenti noto come "Fratello Numero 3", nel 1970 divenne rappresentante dei Khmer Rossi nel GRUNK (Gouvernement Royal d’Union Nationale du Kampuchéa), poi Deputato Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri della Kampuchea Democratica durante tutta la dittatura, era un cognato di Pol Pot, e fu anche responsabile di alcuni campi cosiddetti di rieducazione. Dopo la caduta del regime, fu responsabile dei finanziamenti del governo cinese fino al 1992. Nel 1996 si arrese al governo cambogiano e fu amnistiato. (Morto nel 2013)
  • Khieu Samphan, altrimenti noto come "Fratello Numero 4" o "Fratello Khieu" o "Compagno Hem", Capo dello Stato della Kampuchea Democratica, aveva già ricoperto cariche nei governi precedenti la rivoluzione. Dopo la fine della dittatura divenne Primo Ministro del governo dei Khmer Rossi in esilio, poi Ministro degli Affari Esteri dal 1982 al 1991. Sostituì Pol Pot alla leadership nei primi anni ottanta. Si arrese ed entrò nel Governo di Hun Sen nel 1998. (Vivo)
  • Ta Mok, altrimenti detto "Fratello Numero 5" (o "Numero 15", secondo alcune fonti) o "Il macellaio", fu, dopo svariati altri incarichi, prima membro del Comitato Centrale dal 1963, poi Capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 1975. Nel 1998 fa arrestare Pol Pot e diventa l'ultimo leader dei Khmer Rossi l'anno dopo. Viene arrestato nel 1999. (Morto in carcere il 21 luglio 2006 all'età di 82 anni)
  • Son Sen, altrimenti detto "Fratello Numero 89", entra nel Comitato Centrale nel 1963 e nel 1968 comanda la lotta armata contro Sihanouk. Nel 1975 diventa Ministro della Difesa e capo dei Servizi Segreti. Nel 1977 viene incaricato di dirigere svariate purghe e di comandare la guerra contro il Vietnam, infine nel 1979 viene nominato Comandante dell'Esercito. (Giustiziato da Pol Pot nel 1997)
  • Yun Yat, moglie di Son Sen, a partire dal 1969 diresse il servizio sanitario nelle aree controllate dai Khmer Rossi. Dal 1975 fu Ministro della Cultura, dell'Educazione e dell'Informazione. Nel 1977 fu incaricata di estirpare il Buddhismo. (Assassinata insieme al marito nel 1997)
  • Ke Pauk, altrimenti detto "Fratello Numero 13", già membro del Movimento anti-francese Khmer Issarak dal 1950, fu Segretario del Partito per la Zona Nord dal 1975, e nel 1976 fu responsabile di purghe nella Zona Centrale e di grandi massacri di civili della Zona Est nel 1978. Si arrese al governo nel 1998. (Morto nel 2002)
  • Ieng Thirith, moglie di Ieng Sary, fu prima Ministro dell'Assistenza Sociale e poi corresponsabile con il marito degli Affari Esteri. Fu anche responsabile della famigerata Alleanza della Gioventù Democratica Khmer, creata nel 1962 e diventata nei primi anni settanta Alleanza della Gioventù Comunista di Kampuchea, formata da ragazzini totalmente devoti al regime e che fu strumento di Pol Pot nel controllo dell'apparato del Partito. Nel 1976 diresse una purga nella Zona Nord-Ovest. (Viva)

La leadership dei Khmer Rossi fu molto ingrandita negli anni sessanta e novanta. I leader Khmer Rossi provenivano in genere dalle classi medie ed erano stati educati nelle università francesi. La maggioranza dei combattenti Khmer Rossi proveniva da classi povere e da famiglie lavoratrici.

Ideologia politica[modifica | modifica wikitesto]

L'ideologia dei Khmer Rossi era il risultato della combinazione del maoismo (i Khmer Rossi furono sempre indipendenti dagli altri stati comunisti, compresa la Cina dopo l'avvento di Deng Xiaoping) e di un'idea anti-colonialista. Al potere, applicarono un programma molto radicale, che prevedeva l'isolamento da influenze straniere, la completa statalizzazione, l'abolizione delle banche, della finanza e del denaro, la messa fuorilegge di tutte le religioni e la deportazione di tutte le persone in fattorie collettive. Inoltre il sistema giudiziario venne abolito, ed era proibito possedere oggetti di manifattura occidentale, pena la morte. Lo spostamento delle persone nelle campagne fu giustificato anche dal fatto che con i bombardamenti USA la popolazione aveva sovraffollato le città, peggiorando la carestia.

Comunque, i Khmer Rossi giustificarono l'abolizione della moneta con il fatto che allora il denaro era carta straccia in Cambogia e che la misura provvisoria doveva fornire un aiuto a ripartire da zero per poi ristabilire un'economia moderna.

Ad oggi la sua matrice politica viene definita dalla maggior parte degli storici - sia a causa dell'alleanza con la Cina che per le profonde similitudini, nonostante tutto almeno nei principi guida, tra la prassi politica di Pol Pot e fatti storici quali la Rivoluzione Culturale o il Grande balzo in avanti - come una forma estremamente radicalizzata di maoismo[3]. In essa manca, tuttavia, nella lettura marxista dello sviluppo storico, qualunque passaggio intermedio tra la società pre-rivoluzionaria e quella giunta allo stadio finale del comunismo.[4]

Nei fatti, si sa per certo che il Partito era lacerato da profonde divisioni ideologiche. Tre erano i gruppi in cui confluivano le diverse anime del movimento: quello nazionalista di Pol Pot, quello filo-cinese e quello filo-vietnamita. Furono le prime due correnti a prevalere, con un conseguente peggioramento dei rapporti col Vietnam, che indusse quest'ultima nazione a invadere la Cambogia nel 1979, deponendo così il regime dei Khmer Rossi[senza fonte].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del partito[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Comunista Indocinese fu fondato nel 1931 e da esso nel 1951 nacque il Partito Comunista Cambogiano, anche se più tardi il leader dei Khmer Rossi, Pol Pot, ha sostenuto che sia stato fondato nel 1960. Questo perché, nel 1961 Pol Pot, al rientro da Parigi (aveva vinto una borsa di studio per il biennio 1949-1951 per seguire corsi di elettrotecnico), aveva fatto assassinare il segretario del partito in carica e ne aveva assunto egli stesso la carica. Agli inizi era subordinato al Partito Comunista del Vietnam. Dagli anni sessanta i comunisti cambogiani condussero piccole insurrezioni lungo i confini vietnamiti e mantennero il supporto del Vietnam nella loro lotta contro gli Stati Uniti. Nel 1967 una brutale repressione dell'esercito governativo contro attivisti comunisti e semplici sospetti fece incrementare gli aderenti ed i fiancheggiatori dei Khmer Lieu (i "Khmer delle montagne", in quanto l'organizzazione di Pol Pot era forte soprattutto nelle regioni montuose occidentali e settentrionali del paese): questa sarà la base dell'esercito rivoluzionario (spesso composto da adolescenti fanatici e analfabeti tutti vestiti con un'eguale tunica nera) che prenderà il potere al termine della Guerra del Vietnam.

Negli anni settanta il Partito prese il nome di Partito Comunista di Kampuchea e negli anni ottanta e anni novanta di Partito della Kampuchea Democratica, ma il nome comunemente usato era Khmer Rossi, coniato da Sihanouk negli anni cinquanta. I Khmer Rossi non si riconoscevano in questa denominazione: essi si chiamavano "i Khmer prima dell'Anno zero" (L'"Anno zero" era considerato il giorno della presa del potere, e segnò il divieto assoluto di usare il calendario tradizionale a favore di un "calendario rivoluzionario", che non comprendeva né giorni né eventi antecedenti la rivoluzione).

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1970 Sihanouk venne deposto da un colpo di Stato del generale Lon Nol. In esilio a Pechino, il sovrano unì le proprie forze a quelle di Pol Pot, creando il FUNK (Fronte Unito Nazionale dei Khmer). Gli Khmer Rossi poterono estendere il loro dominio e nel 1973 gran parte del territorio era in loro possesso. Nei primi mesi del 1975 la capitale cambogiana era accerchiata dai guerriglieri comunisti e l'esercito si era ridotto a controllare solamente i centri cittadini maggiori. Il 17 aprile 1975 Phnom Penh capitolò e Lon Nol fuggì. La città venne subito fatta evacuare e ben presto la stessa sorte toccò alle altre. Sihanouk ebbe la carica di presidente senza potere e nel 1976 venne arrestato con l'accusa di voler restaurare la monarchia e di opporsi ai Khmer Rossi e scampò all'esecuzione fuggendo a Taiwan.

I Khmer Rossi al potere[modifica | modifica wikitesto]

I Khmer Rossi deportarono la popolazione nelle campagne e la misero a lavorare nelle fattorie comuni: chi non produceva non mangiava. Furono aboliti ospedali, scuole, banche, moneta, le professioni "borghesi" (insegnante, medico, avvocato, ecc.). Durante i loro 4 anni al potere, fecero lavorare e ridurre in carestia la popolazione e giustiziarono gruppi di persone (inclusi i burocrati), uccidendo anche per reati minori. I cambogiani dovevano produrre 3 tonnellate di riso ad ettaro; prima la media era una tonnellata. I Khmer Rossi costrinsero a lavorare 12 ore senza fermarsi, senza adeguate cure o cibo. Secondo alcuni resoconti vennero adottate le medicine locali invece di quelle occidentali, portando a numerosi decessi. Alcune testimonianze riportano che le relazioni familiari furono proibite e i membri di famiglie furono messi a morte per aver mantenuto qualche relazione tra di loro.

La lingua khmer ha un sistema completo di parole nel parlare tra membri di diverso stato sociale. Durante il potere dei Khmer Rossi queste usanze furono abbandonate. Le persone furono incoraggiate a chiamarsi "amico" o "compagno" e ad abbandonare i tradizionali sistemi per esprimere la devozione, come unire la mani. Il calendario tradizionale fu sostituito da uno nuovo che faceva cominciare la storia dall'anno della rivoluzione, detto "Anno zero". La lingua fu trasformata. I Khmer Rossi inventarono nuovi termini. Le persone dovevano "forgiare" caratteri rivoluzionari ed erano strumenti dell'Angkar (pr. "ahngkah", non deve essere confusa con Angkor); tale denominazione era adoperata dai Khmer Rossi per definire un misterioso ente politico supremo le cui caratteristiche, per intenderne la natura, potrebbero essere paragonate, mutatis mutandis, a quelle del Grande Fratello del celebre romanzo "1984" di George Orwell. Agli abitanti delle zone sottoposte al governo dei Khmer Rossi veniva imposto di venerare in maniera fanatica e pseudo-religiosa tale onnipresente ma impalpabile entità (in realtà una rappresentazione surreale del Partito Comunista di Kampuchea, i cui membri peraltro avevano in molti casi identità realmente incerta o del tutto ignota agli occhi del popolo), infallibile depositaria della giustizia e responsabile della sua esecuzione (a completo arbitrio dei guerriglieri di Pol Pot), della sorveglianza e della difesa del popolo cambogiano. Il suo significato è quello di "Organizzazione" (il nome completo è Angkar Padevat, cioè "Organizzazione Rivoluzionaria", o Angkar Loeu, cioè "Alta Organizzazione"), e nel linguaggio imposto dai Khmer Rossi avrebbe sostituito del tutto qualunque riferimento esplicito al Partito o ai suoi leader, i quali non venivano mai nominati direttamente, ma indicati come Fratelli e distinti tramite un numero cardinale. Anche i figli venivano sottratti ai genitori per iniziare un tipo di educazione che faceva riferimento unicamente al partito: a volte i peggiori guardiani dei campi di concentramento ed i più fanatici delatori erano appunto bambini ed adolescenti. L'autorità patriarcale venne abolita, stabilendo l'assoluta eguaglianza dei coniugi e fu severamente proibito ai genitori (o tutori) percuotere, anche lievemente, i figli (o le persone sottoposte alla loro vigilanza).

Uccisioni e torture[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conteggio delle vittime dei Khmer Rossi.

I Khmer Rossi arrestarono, torturarono e giustiziarono i sospetti di rapporti con governi stranieri al fine di minare lo stato. Vennero uccisi tutti i sospetti "sabotatori" (categoria ampia nella quale potevano rientrare molte azioni come furto, ovviamente sabotaggio, ribellione, rifiuto di lavorare ecc.), tra cui molti intellettuali (non per essere intellettuali, ma per "sabotaggio" o altri reati considerati capitali). I vietnamiti, i cristiani cambogiani, musulmani e monaci buddisti, la minoranza vietnamita e thailandese vennero brutalmente perseguitati. Dato che la Cina ebbe un diplomatico in tutto nelle relazioni con i Khmer Rossi, la comunità cinese non fu disturbata. Nessun paese straniero possedeva sedi diplomatiche nella Kampuchea Democratica, se non pochi paesi comunisti (Nord Corea, Cuba, Cina, Laos, Yugoslavia, Albania). I sovietici, rei d'aver riconosciuto ufficialmente la Repubblica Khmer del deposto Lon Nol, furono cacciati all'indomani della presa del potere dei Khmer Rossi. Esempi di uccisione e tortura da parte de Khmer Rossi si possono vedere all'ex liceo di Phnom Penh, trasformato dai Khmer Rossi nel carcere S-21 (adesso museo di Tuol Sleng). Circa 200.000 persone passarono attraverso questi campi di concentramento fuori Phnom Penh come Choeung Ek, dove molti furono giustiziati e sepolti in fosse comuni.

Il numero esatto di persone che morirono a causa dei Khmer Rossi è discusso. Il regime installato dal Vietnam parlò di 3,3 milioni di morti. La CIA stimò da 50.000 a 100.000 giustiziati, ma le esecuzioni rappresentarono solo una parte delle morti totali, molte delle quali dovute alla carestia. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e l'Università di Yale parlarono di 1,2 e 1,7 milioni di morti rispettivamente. R. J. Rummel parlò di 2 milioni di omicidi. Pol Pot fissò il numero a 800.000 morti, mentre Khieu Samphan ammise una cifra leggermente più alta, un milione di morti. Le stime dei soli morti ammazzati variano da 300.000 a 1 milione. Nel 1972 la popolazione era di 7,1 milioni di persone. Se è corretta la stima di Amnesty International di 1,4 milioni di morti, circa il 20% della popolazione morì dal 1975 al 1979.

Caduta dei Khmer Rossi[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 dicembre 1978, dopo alcuni anni di scontri di frontiera e incursioni militari nel Vietnam (nel settembre 1977 si rischiò la guerra aperta), le truppe vietnamite invasero la Cambogia, occuparono Phnom Penh il 7 gennaio 1979 e deposero il regime dei Khmer Rossi. A dispetto della tradizionale paura cambogiana della dominazione vietnamita (i vietnamiti ed i thailandesi abbatterono nel 1400 il regno Khmer di Angkor Vat), gli invasori furono assistiti dalle defezioni degli attivisti Khmer Rossi, che formavano la base del governo. Nel regime di Pol Pot, infatti, da sempre convivevano a fatica due fazioni, una maggioritaria filocinese (quella facente capo a Pol Pot, per l'appunto), ed una (con a capo Heng Samri) provietnamita e prosovietica: furono appunto questi ultimi, per timore di esser epurati e giustiziati ad invocare l'aiuto "fraterno" del Vietnam. I Khmer Rossi si ritirarono a ovest e continuarono a controllare l'area vicino alla Thailandia per i successivi dieci anni, ufficiosamente protetti da elementi dell'esercito tailandese e finanziati da contrabbandieri di diamanti e legname.

Gli USA e le altre nazioni occidentali, insieme alla Cina, continuarono nelle votazioni ONU a chiamare "Kampuchea Democratica" il legittimo governo cambogiano nella loro disapprovazione dell'occupazione vietnamita e dell'instaurazione della Repubblica Popolare di Kampuchea, che era sostenuta dall'Unione Sovietica. La Cina lanciò una punitiva invasione del nord Vietnam. Durante gli anni ottanta gli Stati Uniti dettero supporti militari e umanitari al repubblicano FLNPK e al realista ANS, tutti e due gruppi insurrezionali. I Khmer Rossi, guidati da Pol Pot e da molti militari dei tre gruppi ribelli, ricevettero molti aiuti dalla Cina e dall'esercito tailandese. Anche se l'est e il centro della Cambogia furono fermamente sotto il controllo vietnamita nel 1980, la parte ovest del paese continuò a essere un campo di battaglia per tutti gli anni ottanta, con milioni di mine sparse sul territorio.

Pol Pot lasciò la guida dei Khmer Rossi a Khieu Samphan nel 1985, ma continuò a essere capo effettivo di questi. Dopo un decennio di inconcludente conflitto, tutte le fazioni politiche cambogiane sottoscrissero un trattato nel 1991 a favore di elezioni e per il disarmo. Ma nel 1992 i Khmer Rossi ripresero a combattere e l'anno dopo non riconobbero il risultato delle elezioni. Ci fu una defezione di massa nel 1996 quando solo una metà (circa 4.000) rimasero soldati. Nel 1997 ci fu il processo e l'imprigionamento di Pol Pot e altri Khmer Rossi. Pol Pot morì nell'aprile 1998 e Khieu Samphan si arrese a dicembre. Il 29 dicembre 1998 i rimanenti leader Khmer Rossi contestarono i massacri degli anni settanta. Nel 1999 molti membri si erano arresi o erano stati catturati. Nel dicembre 1999 Ta Mok e i rimanenti leader si arresero e i Khmer Rossi smisero effettivamente di esistere.

Prima della presa del potere da parte dei Khmer Rossi, molti cambogiani erano andati nei campi di rifugio stranieri. Ma coloro che non potevano fuggire dovettero lavorare nelle fattorie rurali fino a che i vietnamiti non li ebbero liberati e fatti uscire. Molti cambogiani andarono in Thailandia a chiedere asilo. Da lì sono stati trasportati in campi di rifugio come Kha-I-Dang, il solo campo che permetteva di andare in paesi come gli Stati Uniti, l'Australia, la Francia o il Canada.

Recupero e processo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1990 i cambogiani recuperarono demograficamente ed economicamente dal regime dei Khmer Rossi, nonostante le ferite psicologiche di molte famiglie cambogiane e le comunità emigrate. Sebbene l'attuale governo faccia insegnare le atrocità dei Khmer Rossi nelle scuole, la Cambogia ha una popolazione molto giovane e al 2005 3/4 dei cambogiani sono troppo giovani (meno di 20 anni) per ricordare gli anni della Kampuchea Democratica. La generazione più giovane conosce i Khmer Rossi solo attraverso i racconti dei parenti e degli adulti. Quando i vietnamiti sconfissero i Khmer Rossi, questi tentarono di distruggere i documenti a Tuol Sleng. Comunque, rimasero 100.000 pagine di documentazione su questo. Altre 100.000 pagine di documenti sono rimasti nella residenza di Son Sen. Molti dei leader Khmer Rossi rimasti, vivono nell'area di Pailin o sono nascosti a Phnom Penh.

Nel 1997, il Khmer Rouge Trial Task Force[5] stabilì di creare una struttura legale e giudiziaria che processasse i rimanenti leader per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità. I fondi insufficienti hanno compromesso le operazioni fin dall'inizio, ma l'unico problema fiscale rimasto che affronta il tribunale sono i 13 milioni di dollari USA che il governo cambogiano si è impegnato a versare. In parecchie dichiarazioni pubbliche il governo ha dichiarato che, a causa delle difficoltà economiche e altri impegni finanziari, può permettersi di dare solo 1,5 milioni di dollari per finanziare il tribunale e si è rivolto alla comunità internazionale per chiedere che il resto dei finanziamenti sia ottenuto con donazioni. In un annuncio a Phnom Penh il 7 ottobre 2005 il governo indiano ha annunciato che verserà un milione di dollari. Il Giappone ha dichiarato che il governo cambogiano può usare i fondi monetari giapponesi che erano già stati stanziati per progetti inerenti allo sviluppo per pagare il tribunale, ma la Cambogia ha risposto che questi fondi monetari saranno usati per gli scopi fissati originalmente. Altri paesi hanno discusso se dare più fondi, ma il lavoro del tribunale e dei suoi membri è ancora in corso.

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statistics Of Cambodian Genocide And Mass Murder
  2. ^ Who Killed Pol Pot?
  3. ^ Federico Rampini. La Norimberga che nessuno vuole, da "La Repubblica", 15 aprile 2005, p. 52; Testo completo in formato PDF.
  4. ^ Russell R. Ross. Cambodia: a country study. Washington, US Government Printing Office, 1992. ISBN 0-16-020838-6. Full text.
  5. ^ (EN) [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michael Vickery, Cambodia: 1975-1982, Silkworm Books, 2000; ISBN 974-7100-81-9
  • David P. Chandler, A History of Cambodia, Westview Press, 2000; ISBN 0-8133-3511-6
  • David P. Chandler, Brother Number One. A Political Biography, Westview Press 1999; ISBN 0-8133-3510-8
  • David P. Chandler, Facing the Cambodian past. Selected essays, 1971-1994, Silkworm Books 1996; ISBN 974-7047-74-8
  • David P. Chandler, Ben Kiernan etc., Revolution and Its Aftermath in Kampuchea. Eight Essays, Yale University Press, 1983; ISBN 0-938692-05-4
  • Ben Kiernan, The Pol Pot Regime. Race, Power, and Genocide in Cambodia under the Khmer Rouge, 1975-79; ISBN 0-300-09649-6
  • Ben Kiernan, How Pol Pot Came to Power: Colonialism, Nationalism, and Communism in Cambodia, 1930-1975, Yale University Press, Second Edition, 2004; ISBN 0-300-10262-3
  • Noam Chomsky and Edward S. Herman, After the Cataclysm, South End Press, 1979; ISBN 0-89608-100-1
  • Nayan Chanda, Brother Enemy. The War After the War, Collier, New York, 1986
  • Pin Yathay, L’utopie meurtrière : un rescapé du génocide cambodgien témoigne, Bruxelles, Complexe, 1989; ISBN 2-87027-278-2.
  • Ken Khun, De la dictature des Khmers rouges et l’occupation vietnamienne - Cambodge, 1975-1979, Paris, L’Harmattan, 1994; ISBN 2-7384-2596-8
  • Haing Ngor, Roger Warner (trad. dall'ingl. al fr. a cura di Jean-Michel Caradec'h et Anne Etcheverry), Une odyssée cambodgienne, Paris, Fixot-Filipacchi, 1988; ISBN 2-87645-035-6
  • Hoeung Ong Thong, Ho creduto nei khmer rossi. Ripensamento di un'illusione, Milano, Guerini e Associati, 2004; ISBN 88-8335-505-9.
  • Rithy Panh, Christine Chaumeau, S-21. La macchina di morte dei Khmer rossi, O Barra O Edizioni, 2004, ISBN 88-86437-71-4.
  • Ong T. Hoeung, Ho creduto nei Khmer rossi. Ripensamento di un'illusione, Guerini e Associati, 2004, ISBN 88-86437-93-5.
  • Philip Short, Pol Pot. Anatomia di uno sterminio, Rizzoli, 2005, ISBN 88-900572-1-1.
  • Diego Siragusa, Tho Nguon Bovannrith, Cercate l'Angkar. Il terrore dei Khmer rossi raccontato da un sopravvissuto cambogiano, Jaca Book, 2005, ISBN 88-16-28257-6.
  • Piergiorgio Pescali, Indocina, Emil, 2010, ISBN 978-88-96026-42-7.
  • Kassie Neou. "Phnom Penh Post", 20 settembre 1996.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]