Bajardo

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Bajardo
Panorama di Bajardo
Bajardo - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Liguria
Provincia: stemma Imperia
Coordinate: 43°54′0″N 7°43′0″E / 43.9, 7.71667Coordinate: 43°54′0″N 7°43′0″E / 43.9, 7.71667
Altitudine: 900 m s.l.m.
Superficie: 24,54 km²
Abitanti:
306 31-12-2007 (fonte Istat)
Densità: 12 ab./km²
Frazioni: Berzi, Vignai 
Comuni contigui: Apricale, Badalucco, Castelvittorio, Ceriana, Molini di Triora, Perinaldo, Sanremo
CAP: 18031
Pref. telefonico: 0184
Codice ISTAT: 008007
Codice catasto: A581 
Nome abitanti: baiardesi o bajocchi 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
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Bajardo o Baiardo (Baiàrdu in ligure) è un comune italiano di 306 abitanti della provincia di Imperia in Liguria.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Paese montano situato, in linea d'aria, 11 km a nord del comune di Ospedaletti, circa 10 dal comune di Sanremo e posizionato su uno dei crinali delle montagne delle Alpi Marittime dell'entroterra all'apice della val Nervia. Il territorio del comune risulta compreso tra i 332 e i 1.627 metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.295 metri. Dista dal capoluogo Imperia circa 40 km.

Il territorio è composto principalmente da coltivazioni di olivi, qualità taggiasca di montagna, da seminativi ormai incolti, vigne, castagneti e bosco misto. Oggi una parte dei terreni incolti (quelli facilmente irrigabili) è stata adibita a floricoltura. La recente sensibilità nazionale sui prodotti biologici ha impresso nuovo interesse per la coltivazione dell'ulivo da olio.

Il borgo ha carattere tipicamente rurale, a struttura sia lineare, sia anulare, e presenta molti aspetti ambientali ed architettonici tipici dei villaggi liguri: pietra, stretti vicoli, con alte case collegate tra loro da archi di controspinta.

Il territorio comunale ha fatto parte della Comunità Montana Intemelia fino al 1° gennaio 2009 quando con legge regionale n° 24 del 4 luglio 2008[1] il territorio baiardese è stato confluito nella nuova Comunità Montana Imperia 1 a seguito del riordino delle comunità montane.

[modifica] Storia

Le rovine della chiesa di San Nicolò.

Il centro storico esiste fin dal I millennio a.C. quando fu un importante luogo di culto per i Druidi - sacerdoti celti - dove sono tuttora presenti alcuni obelischi di pietra. Nel VII-VI secolo a.C. l'area era popolata da Celti e Liguri, uniti in una vera e propria simbiosi economico-religiosa, a cui si aggiunsero presto Greci e Iberici che introdussero la coltivazione dell'ulivo e della vite. I Romani giunsero ad incontrare le varie popolazioni del luogo nel III secolo a.C. e provvedettero innanzi tutto a trasformare l'originario scrigno druidico in una fortezza, tuttora parzialmente visibile.

Intorno alla metà del XIII secolo la figlia del conte Oberto Veirana si sposò con Pietro di Ceva, al quale, dopo la morte del padre, passò il dominio su vari paesi dell'entroterra, tra i quali pure Bajardo, che divenne così un possesso dei Marchesi di Clavesana, ma le sempre più forti pressioni genovesi indussero ben presto Pietro e sua moglie a cedere i loro possedimenti nell'estremo Ponente al governo della Repubblica di Genova, che li acquistò ufficialmente con annessi i relativi diritti e prebende tramite un atto stilato a Genova il 24 novembre 1259 alla presenza del capitano del popolo Guglielmo Boccanegra al prezzo complessivo di 2300 lire genovesi. Da quel momento Bajardo avrebbe seguito le sorti politiche della Repubblica sotto la giurisdizione della Podesteria di Triora.

All'inizio dell'Ottocento il territorio passò al Regno di Sardegna.

Nel 1887 il paese venne semidistrutto e gli abitanti decimati: il 27 febbraio la terra tremò ed il tetto della chiesa di San Nicolò (edificata sulle vestigia di un antico tempio pagano sacro al dio Abelio) crollò sui fedeli, riunitisi per ricevere le ceneri mercoledì delle ceneri. Morirono 226 abitanti.

Negli anni Trenta una famiglia di musicisti si stanziò nel paese, tanto da far ben sperare in una rinascita culturale del borgo, che non si era ancora ripreso demograficamente dal terremoto di cinquant'anni prima. Con la seconda guerra mondiale i musicisti abbandonarono il borgo, che diventò baluardo della Resistenza partigiana e dove avvenne una battaglia durissima celebrata da Mario Mascia nel suo libro pubblicato nell'immediatezza del dopoguerra riguardante la Lotta Partigiana nella provincia di Imperia L'epopea dell'Esercito scalzo.

La leggenda vuole che la toponomastica tragga origine dal paladino Rinaldo, che diede al paese il nome del proprio destriero, Bajardo, appunto.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

L'odierna chiesa parrocchiale di San Nicolò.

[modifica] Architetture religiose

La nuova chiesa parrocchiale (eretta nel 1893) conserva, al suo interno, il quattrocentesco polittico del pittore lombardo Francesco da Verzate. Della precedente chiesa, distrutta dal terremoto del 1887, rimangono ad oggi soltanto alcuni ruderi recentemente recuperati e messi in sicurezza. Tra i ruderi si possono scorgere le vestigia dell'antico castello medioevale, delle colonne del tempio romano e una stele celtica. Come molti monumenti italiani, ogni nuova struttura aveva inglobato quelle precedenti, con la distruzione della chiesa ad opera del terremoto sono emerse. Dal piazzale antistante la chiesa si gode un panorama insuperabile tra la costa ligure e francese a sud, mentre a nord la vista sulle Alpi marittime.

[modifica] Aree naturali

Per approfondire, vedi la voce Monte Ceppo.

Monte Ceppo è un Sito di Interesse Comunitario (SIC) istituito con il Decreto Ministeriale del 25 marzo 2005, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat).

[modifica] Società

Scorcio del borgo.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Pinacoteche

  • Pinacoteca Civica.

[modifica] Eventi

Da qualche anno si tiene all'inizio dell'estate una festa che richiama alle origini celtiche del paese. In tre giorni vengono presentati balli, tradizioni e conferenze, aventi come unico denominatore comune l'origine celtica dell'insediamento.

  • Festa della Ra Barca. Probabilmente l'unica cerimonia antica di carattere non religioso presente nell'intero territorio della provincia di Imperia è una delle più sentite del paese, e si celebra nel giorno della Pentecoste. Nell'occasione viene eretto tramite la sola forza delle braccia, dai giovani ragazzi del paese, un albero di pino abbattuto la notte precedente e trasportato nel centro del paese. Il fusto simboleggia un albero maestro di una nave. Al termine dell'innalzamento si intona un antico canto, malinconico e dolente, rievocando una antica storia d'amore tragico; "A barca du mei amure" (La barca del mio amore). La domenica successiva l'albero, come simbolo di buona sorte e felicità, viene battuto all'asta al miglior offerente. L'asta è spesso accanita per due ordini di motivi: il primo è l'alta qualità del materiale. Pino della qualità con aghi (foglie) corte Pinus sylvestris, privo di nodi all'interno del fusto (ottimo per legname da edilizia), il secondo è la "luna ideale" nel momento dell'abbattimento. La concessione dell'autorizzazione all'abbattimento è frutto di una deroga speciale in quanto a nessun altro è consentito abbattere un pino in tale periodo dell'anno.
    Questa festa trae origine da un avvenimento che risale al periodo delle repubbliche marinare. Si narra che il Conte del paese, Conte Rubino, avesse, con la Repubblica di Pisa, un florido commercio di legname proveniente dai boschi del Toraggio, del Bignone e del Ceppo. Tre dignitari Pisani, giunti in paese per verificare il carico, si innamorarono delle tre figlie del Conte: cominciò quindi una frequentazione contrastata, che culminò con l'allontanamento furtivo, da parte della figlia più giovane, Angelina, dalla casa paterna per incontrare nottetempo, in quello che ancor oggi è noto come "Viale degli Innamorati", il giovane amato, in partenza per Pisa. Decisero quindi di fuggire e recarsi nella rada sanremese, dove le navi pisane stavano per salpare, ma il Conte, venutolo a sapere, li inseguì armato di spada e, raggiunti al passo Ghimbegna in località Pian Chissora (nome derivante dal commento dei marinai preoccupati dalla reazione del conte: "chissà ora!") decapitò la figlia con un solo colpo. La leggenda narra che gli abitanti di Bajardo prelevarono il corpo della giovane, lo avvolsero in un manto bianco, e lo trasportarono fin sul piazzale del castello. Ancora oggi si inscena una tragedia su questi eventi, che (in ligure) recita
« "u prio colpu che u ghè n'ha dau, / a testa en terra g'ha tumbau... / I l'han pigliaita e embrucà an t'in manté / e purtaita en ciazza ru casté"»
« al primo colpo che le ha dato / la testa è caduta in terra... / Loro l'hanno presa e avvolta in un mantello / e portata nella piazza del castello. »

[modifica] Economia

L'antica chiesa di San Nicolò distrutta dal terremoto del 1887.

Il paese si regge oggi principalmente sulle coltivazioni di ulivi di varietà taggiasca, che forniscono un delicato e rinomato olio, e sulla floricoltura. Il turismo, soprattutto tedesco, ha iniziato timidamente a crescere negli ultimi anni.

Il borgo è anche popolato da un gran numero di pensionati, tanto che solo il 22% degli abitanti è lavorativamente attivo.

Purtroppo la continua spopolazione della zona sta rappresentando un grande problema, nonostante vi siano alcune condizioni particolarmente favorevoli ad un'imprenditoria agricola. Nei terrazzamenti di Bajardo, infatti, gli ulivi, che grazie al microclima favorevole possono qui crescere fino ad oltre 800 m di altitudine, non subiscono attacchi da parte della mosca dell'ulivo e di parassiti, e potrebbero essere quindi sfruttati in maniera molto più intensa.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

Bajardo è situata lungo la Strada Provinciale 55. Il comune non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, pertanto il casello autostradale di Arma di Taggia sull'Autostrada A10 è l'uscita consigliata per raggiungere la destinazione (via Poggio di Sanremo - Ceriana). Bajardo è raggiungibile inoltre anche attraverso la variante di San Romolo, oltrepassando la vetta del Monte Bignone. Altre strade raggiungono la località: da Ventimiglia via Camporosso - Isolabona - Apricale o da Arma di Taggia (valle Argentina - Vignai).

[modifica] Ferrovie

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Taggia sulla linea ferroviaria VentimigliaGenova nel tratto locale compreso tra Ventimiglia e Savona.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Jose Littardi (Lista civica "Viva Baiardo") dal 07/06/2009
Centralino del comune: 0184 673054
Posta elettronica: bajcom@libero.it

[modifica] Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Gildo Zanella Lista civica Sindaco
2009 in carica Jose Littardi Lista civica "Viva Baiardo" Sindaco

[modifica] Note

  1. ^ Testo della Legge Regionale n° 24 del 4 luglio 2008
  2. ^ Confedilizia.it

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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