Il visconte dimezzato

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Il visconte dimezzato
Italo-Calvino.jpg
Calvino
Autore Italo Calvino
1ª ed. originale 1952
Genere romanzo
Sottogenere storico, fantastico
Lingua originale italiano
Ambientazione Boemia, Arenzano
Protagonisti Medardo di Terralba
Serie I nostri antenati
Seguito da Il barone rampante

Il visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1952. È la prima parte della trilogia I nostri antenati, che comprende anche Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959).

Ambientato in Boemia e Italia a metà Settecento, presenta come tema centrale il problema dell'uomo contemporaneo (dell'intellettuale, per essere più precisi) dimezzato, cioè incompleto; e proprio a tal fine, il protagonista è stato dimezzato secondo la linea di frattura tra bene e male costruendo una specie di metafora su tutta la storia, che va a simboleggiare il bene e il male, l'incompletezza dell'uomo e i possibili stati d'animo dell'uomo. Si potrebbe quindi definire un libro filosofico. Altri personaggi sono i lebbrosi (cioè gli artisti decadenti), il dottore (Trelawney) e il carpentiere (Pietrochiodo), rappresentante la scienza e la tecnica staccate dall’umanità.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

La prima edizione de Il visconte dimezzato viene pubblicata da Einaudi nella collana I Gettoni (n. 9) nel 1952 (12/II). Fu Elio Vittorini, direttore della collana insieme allo stesso Calvino, a sollecitare la pubblicazione del romanzo, vincendo qualche perplessità dello stesso autore: "Mi sembra che il tuo Visconte faccia libro completo e che non si debba lasciarlo ad spettare chissà quanto come se fosse un mezzo libro"[1]

Le numerose altre edizioni non differiscono dalla prima e verranno pubblicate da Einaudi, Mondadori, Garzanti, Utet.

Da segnalare un'edizione illustrata da Emanuele Luzzati e pubblicata nel 1975 da Einaudi nella collana Libri per ragazzi; le otto illustrazioni sono tratte da bozzetti di un adattamento televisivo del romanzo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il visconte Medardo di Terralba arriva insieme allo scudiero Curzio all’accampamento cristiano in Boemia per partecipare alla guerra contro i Turchi. Durante la sua prima battaglia, viene colpito da una palla di cannone, che lo squarcia in due metà. Viene ritrovata la sola parte destra e, pensando che l'altra sia andata distrutta, i medici del campo riescono a fasciarla e ricucirla. Il visconte dimezzato si salva e può quindi tornare a Terralba.

Qui i sudditi si rendono conto di come del visconte fosse tornata solo la parte malvagia, che si sbizzarrisce in nefandezze: prima taglia a metà un'averla inviatagli del padre il quale, una volta appurata la cattiveria del mezzo Medardo, si lascia morire, poi accusa ingiustamente la vecchia balia Sebastiana di avere la lebbra e la scaccia a Pratofungo, il paese dei lebbrosi. Non contento condanna a morte numerose persone per reati banali o inesistenti, opprime gli ugonotti a causa della loro religione e tenta più volte, senza successo, di uccidere suo nipote. Tutte le sue prodezze gli valgono il soprannome de "il Gramo". Tempo dopo si innamora di Pamela, una contadinella, ma per punirla d'averlo rifiutato si vendica danneggiando gravemente la sua famiglia.

Nel frattempo il nipote del nobile è solito accompagnare il dottor Trelawney, un medico che è stato un tempo a servizio sulle navi dell'esploratore James Cook in giro per il mondo: i due fanno ricerche sui fuochi fatui appostandosi di notte nei cimiteri. Il ragazzo, girovagando per i boschi, mantiene contatti con la balia Sebastiana a Pratofungo, la quale nel frattempo ha trovato una cura per sottrarsi al contagio dei lebbrosi.

È proprio a Pratofungo che un giorno torna la parte sinistra del visconte, la metà buona, che esordisce salvando il nipote dal morso velenoso di un ragno. "Il Buono", come venne chiamato, predica dottrine per i poveri e i lebbrosi, chiede di abbassare i prezzi dei prodotti agli ugonotti; ma di fatto crea altri danni che vanno ad aggiungersi alle vessazioni del Gramo. Anch'egli si innamora di Pamela, che ancora una volta rifiuta il pretendente.

Il Gramo discute con la madre della ragazza del piano architettato per prendersi Pamela: anche facendola sposare con l'altra metà, di fronte alla legge avrebbe comunque sposato Medardo di Terralba, quindi anche lui. Il Buono, invece, afferma col padre di lei di voler lasciare la città, permettendo al Gramo di sposare liberamente la giovane. La contadina, però, incontra ambedue le metà del visconte e rassicura entrambi sulla riuscita del matrimonio.

Arrivato il giorno della cerimonia, i due Medardo sono sicuri del successo della propria idea. Quando il Gramo scopre di avere effettivamente un rivale lo sfida a duello, e dopo una serie di finte e colpi mancati, entrambe le metà tagliano le bende e le cuciture dell'altra. Il dottor Trelawney riesce quindi a riunire le due metà riformando il visconte Medardo, che felice sposa Pamela.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Medardo "il Gramo" (la parte destra)
Una stampella gli permette di camminare, ma preferisce muoversi a cavallo. È crudele e semina il terrore spesso tagliando in due metà le cose che gli capitano a tiro.
Medardo "il Buono" (la parte sinistra)
È la parte buona di Medardo. Arriva a Terralba dopo il Gramo, poiché era rimasto in Boemia. Impegnato a riparare tutte le ingiurie inflitte dal Medardo cattivo.
Il narratore
Il suo nome non viene rivelato. È un ragazzino nipote di Medardo ed orfano di genitori. Allevato dalla balia Sebastiana.
Pamela
È cresciuta come una contadina, ma sa come comportarsi in ogni occasione. I suoi genitori vogliono farle sposare il Medardo cattivo ma poi si sposerà con il visconte "intero".
Dottor Trelawney
Medico, anni prima della vicenda è naufragato a Terralba, dove poi è rimasto. Spesso si porta dietro il bambino-narratore e insieme vagano per i cimiteri in cerca di fuochi fatui.
Il conte Aiolfo
È il padre di Medardo e nonno del narratore. Appassionato di uccelli, vive in una voliera.
Sebastiana
È la balia di Medardo, che ha il coraggio di rimproverarlo per le sue malefatte e per questo viene mandata a Pratofungo (la città dei lebbrosi) con sotterfugio dal Gramo.
Galateo
Un lebbroso che vive a Pratofungo, ma che spesso passa attraverso Terralba per chiedere in elemosina del cibo. Annuncia il suo arrivo da lontano suonando un corno da caccia in modo che tutte le persone possano rifugiarsi nella propria casa per evitare il contagio della lebbra.
I genitori di Pamela
Due contadini che, a differenza della figlia, non sono molto accorti. Arrivano persino a tentare di legare Pamela in casa loro per consegnarla al visconte cattivo come sposa.

Riferimenti ad altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Nel nome del medico, il dottor Trelawney, si può vedere un omaggio a Stevenson, l'autore del romanzo L'isola del tesoro, uno dei cui personaggi è Squire Trelawney.

Senso dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

In un'intervista con gli studenti di Pesaro dell'11 maggio 1983, Calvino ha voluto spiegare perché ha raccontato di un uomo diviso in due:

« Quando ho cominciato a scrivere "Il visconte dimezzato", volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell'uomo tagliato in due, dell'uomo dimezzato, fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra. »
(Italo Calvino[2])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Italo Calvino, Romanzi e Racconti vol. 1, I Meridiani, Mondadori, Milano, 1991, p.1307.
  2. ^ Da un'intervista con gli studenti di Pesaro, 11 maggio 1983, in Il gusto dei contemporanei, Quaderno n. 3, Italo Calvino, Pesaro 1987, p. 9

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