Akeldamà

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L'entrata del monastero

Akeldamà o Aceldama è il nome aramaico di uno dei luoghi sacri di Gerusalemme: si tratterebbe del campo acquistato con i 30 denari pagati a Giuda Iscariota per il tradimento di Gesù.

In aramaico aceldama significa "campo di sangue"; il termine fu trascritto in greco con akeldamà, o più frequentemente con akeldamách, per riprodurre il suono gutturale delle lettere 'ch'.

Il terreno della zona è ricco di argilla e veniva utilizzato originariamente come luogo per la fabbricazione di vasellame. In particolare l'argilla aveva un forte colore rossastro che può aver dato origine all'attuale nome del luogo.

Vi sono nel Nuovo Testamento due differenti resoconti dell'episodio che riguarda questo luogo. Secondo Matteo 27, 3-10, dopo la condanna di Gesù Giuda si pentì e riconsegnò il denaro ai sacerdoti, che decisero di usarlo per acquistare il campo (precedentemente detto "campo del vasaio") e adibirlo a luogo di sepoltura degli stranieri morti in città. Il nome "campo di sangue" deriverebbe quindi dal fatto che il denaro usato per l'acquisto era prezzo di sangue, ossia denaro pagato per la morte di una persona. In Atti 1, 18-19, invece, si afferma che fu Giuda stesso ad acquistare il campo, ma poi "precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere" (anche questo particolare differisce dal racconto di Matteo, secondo il quale Giuda si suicidò impiccandosi; vedi anche La morte di Giuda). Secondo questa versione quindi il nome farebbe riferimento al sangue di Giuda sparso sul terreno.

Sudario di Akeldamà[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, un gruppo di ricercatori guidati da Shimon Gibson ritrovarono un sepolcro con diversi ossari; fu anche ritrovato, caso eccezionale, un sudario in buone condizioni, poi datata alla prima metà del I secolo.[1] La cosiddetta sindone di Akeldamà, l'unica di quell'epoca conservatasi, comprendeva un fazzoletto separato per la testa, cosa che la differenzia dal presunto sudario coevo noto come sindone di Torino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ James Tabor, The Jesus Dynasty, brano citato in [1]

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