Mattia apostolo

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San Mattia
Saint Matthias.PNG

Apostolo

Nascita Giudea
Morte Gerusalemme o Colchide
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 14 maggio

L'apostolo Mattia secondo il libro degli Atti degli Apostoli 1,21-22 fu uno dei settanta discepoli di Gesù e rimase con lui dal battesimo ad opera di Giovanni Battista fino all'ascensione.

Il greco Matthias (o, in alcuni manoscritti, Maththias) è un nome derivato da Mattathias, in ebraico Mattithiah, che significa "Dono di Dio" (Mattia non va confuso con l'evangelista Matteo, anch'egli apostolo).

La Chiesa cattolica celebra la festa di san Mattia il 14 maggio[1]; la Chiesa ortodossa e le altre chiese di tradizione greca il 9 agosto.

Le sue reliquie sono contenute in un'arca marmorea nel transetto dalla basilica di Santa Giustina a Padova, a poca distanza dall'arca dell'evangelista san Luca.

Mattia nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro degli Atti 1,15-26 si narra che, nei giorni seguenti l'ascensione, l'apostolo Pietro propose all'assemblea dei fratelli, il cui numero era di centoventi, di scegliere uno tra loro per prendere il posto del traditore Giuda Iscariota nel collegio apostolico. Furono indicati due discepoli, Giuseppe, chiamato Barsaba, e Mattia, e fu fatto il sorteggio, col risultato in favore di Mattia, che pertanto venne associato agli undici apostoli.

Mattia negli scritti cristiani antichi[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le ulteriori informazioni concernenti la vita e la morte di Mattia sono vaghe e contraddittorie.

Secondo Niceforo [2], egli predicò prima in Giudea e poi in Etiopia e quindi fu crocifisso.

La sinossi di Doroteo contiene questa tradizione:

(LA)
« Matthias in interiore Æthiopia, ubi Hyssus maris portus et Phasis fluvius est, hominibus barbaris et carnivoris praedicavit Evangelium. Mortuus est autem in Sebastopoli, ibique prope templum Solis sepultus »
(IT)
« Mattia predicò il Vangelo all'interno dell'Etiopia, dove è porto sul mare di Hyssus ed il fiume Phasis, agli uomini barbari e carnivori. Poi morto a Sebastopoli, ed è sepolto qui presso il tempio del Sole »

Sempre un'altra tradizione ci tramanda che Mattia fu lapidato a Gerusalemme dai giudei, e poi decapitato[3].

È stato detto che sant'Elena imperatrice portò le reliquie di san Mattia a Roma, e che una parte di esse furono presso Treviri.

Bollandus[4] ritiene che le reliquie che si trovavano in Roma fossero piuttosto quelle di San Mattia che fu vescovo di Gerusalemme circa nell'anno 120, che sembra si siano confuse con quelle dell'apostolo.

Il vangelo di Mattia[modifica | modifica wikitesto]

Clemente Alessandrino ricorda una sentenza che i Nicolaiti ascrivono a Mattia:

« noi dobbiamo combattere la nostra carne, non mettere valore in essa, e non concederle niente che possa adularla, ma piuttosto incrementare la crescita della propria anima con la fede e la conoscenza »
(Clemente di Alessandria. Strom., III,4)

Questo insegnamento fu probabilmente trovato nel Vangelo di Mattia che fu ricordato da Origene[5]; da Eusebio di Cesarea[6], che lo attribuisce agli eretici; da san Girolamo[7], e nel decreto di Gelasio (VI,8) che lo dichiara apocrifo. Questo è al termine della lista del Codice Barrocianus (206).

Questo vangelo è probabilmente il documento con il quale Clemente d'Alessandria citò parecchi passaggi, sapendo che essi furono presi in prestito dalle tradizioni di Mattia, Paradoesis, la cui testimonianza fu rivendicata dagli eretici Valentino, Marcione e Basilide[8].

Secondo i Philosophoumena, VII, 20, Basilide riporta discorsi apocrifi, che egli attribuisce a Mattia. Questi tre scritti: il vangelo, le tradizioni, e i discorsi apocrifi furono identificati da Zahn[9], ma Harnack [10] rifiuta questa identità. Tischendorf[11] pubblicò dopo Thilo, 1846, Acta Andreae et Matthiae in urbe anthropophagarum, che secondo Lipsius appartengono alla metà del II secolo.

Questi apocrifi riferiscono che Mattia andò tra i cannibali e, essendo stato buttato in prigione, fu consegnato da Andrea; l'intera narrazione è senza valore storico, e negli scritti apocrifi Matteo e Mattia furono qualche volta confusi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fino alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica celebrava il santo il 24 febbraio
  2. ^ Niceforo, Storia Ecclesiastica 2,40
  3. ^ Tillemont. Memorie che servono alla storia ecclesiastica dei sei primi secoli, I, 406-7
  4. ^ Bollandus. Atti dei Santi. Maggio, III
  5. ^ Origene, Hom. In Lucam
  6. ^ Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, III,25
  7. ^ Sofronio Eusebio Girolamo, Praef. In Matth.
  8. ^ Clemente di Alessandria, Strom., VII, 17
  9. ^ Zahn. Gesch. Des N.T. Kanon, II, 751
  10. ^ Harnack. Chron. Der altchrist. Litteratur. 597
  11. ^ Tischendorf. Acta apostolorum apocrypha. Leipzig, l851

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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