Porta Schiavonia

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Coordinate: 44°13′35″N 12°01′44″E / 44.226389°N 12.028889°E44.226389; 12.028889

Facciata di Porta Schiavonia
Il retro di Porta Schiavonia
Porta schiavonia come appariva nel '700 secondo un affresco del Palazzo Orsi-Mangelli

Porta Schiavonìa è l'unica porta rimasta della cinta muraria di Forlì. Si trova all'ingresso nord della città lungo la Via Emilia davanti al fiume Montone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ne La cronaca Morattiniana, trattando degli avvenimenti del 1282, viene menzionato un burgus qui erat extra porta Sclavanie (il borgo che era fuori da porta Schiavonia) e ciò dimostra che già all'epoca esisteva un borgo al di fuori della città e che vi si poteva accedere per mezzo della porta.

Le porte che si aprivano ad occidente, in direzione di Faenza, erano due: la Porta Liviense (detta anche Valeriana) in fondo all'attuale via dei Battuti Verdi e che permetteva il passaggio della via Consolare e porta Schiavonia. La prima però venne chiusa da Francesco Ordelaffi nel 1356 durante l'assedio del cardinale Albornoz, demolendo anche il ponte che valicava il fiume Montone. Questa porta, ed il ponte, non fu più riedificata e ne risulta che la strada consolare fu dirottata verso Porta Shiavonia, che andò così con il tempo ad assumere sempre maggiore importanza tanto che nel 1407 il cardinale Cossa, per proteggere in maniera più efficace l'ingresso della città, vi fece erigere una rocchetta che fu poi spianata da Giorgio Ordelaffi nel 1413.

Fu nuovamente ricostruita tra il 1438 ed il 1499 ma, nel 1556, in previsione di una guerra contro la Spagna, la porta fu demolita e riedificata per ordine di papa Paolo IV in una posizione più consona.

Nel 1623[1], per ordine del cardinale Domenico Rivarola, venne nuovamente atterrata.

Riedificata nelle forme attuali nel 1743, durante il corso del '700 la porta fu decorata con un arco eretto in onore e gloria del cardinale Camillo Merlini Paulucci il quale, in ritorno dalla Polonia, aveva favorito l'ascesa al trono di Augusto III. La lunetta che guarda il ponte in direzione di Faenza era decorata con una immagine della Madonna del Fuoco e dei Santi Veleriano e Mercuriale. venne di seguito adornata con il busto del cardinale Camillo Paulucci de Calboli, poi rimosso nel 1859.

L'arco settecentesco era costituito da un corpo centrale (una sorta di ampio androne) ed una facciata sulla quale, adagiata in una nicchia, appariva un dipinto raffigurante la Madonna del Fuoco tra i santi Mercuriale e Valeriano, patroni di Forlì. L'androne fu demolito nel 1933 quando si decise di conservare solo la facciata principale. Durante la ristrutturazione urbanistica avvenuta a Forlì, nel 1905 in cui fu abbattuta la cinta muraria e le porte (Porta San Pietro, Porta Ravaldino e Porta Cotogni), Porta Schiavonia riuscì a sopravvivere.

Della Rocchetta di Schiavonia restano dei resti di torrione vicino alla porta. Lungo Via del Portonaccio sono ancora visibili dei resti della cinta muraria.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La porta è realizzata in stile barocco e presenta un arco monumentale a tutto sesto.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per Ettore Casadei, Forlì e dintorni, Forlì 1928, pag 470, venne demolita nel 1613. Anche secondo il Carnaccini la data del 1623 è in realtà improbabile perché nel 1617 il cardinale Rivarola fu sostituito da Cesare Bartolelli che divenne delegato di Romagna
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