Ursus spelaeus

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Orso delle caverne
Stato di conservazione: Fossile
Teufelshöhle-Höhlenbär-Dreiviertelprofil.jpg
Scheletro di orso delle caverne
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie Ursus spelaeus
Nomenclatura binomiale
Ursus spelaeus
Johann Christian Rosenmüller, 1794

L’orso delle caverne (Ursus spelaeus), noto anche come orso speleo, era una specie di orso vissuta in tutta l’Eurasia nel Pleistocene.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Cranio di Ursus spelaeus

Le dimensioni di quest'orso erano medio-grandi e il dimorfismo sessuale era molto evidente: i maschi prossimi al letargo potevano pesare 500 chilogrammi, mentre le femmine pesavano circa la metà[1]. Le sue dimensioni medie erano pertanto simili a quelle dell'orso polare o dei grizzly più grandi, e leggermente inferiori a quelle dell'orso kodiak.

La dentatura di questo grande animale sembrerebbe richiamare una dieta tendente a un regime maggiormente erbivoro. Non a caso, alcuni autori lo avvicinano all'orso marsicano, anch'esso tipicamente vegetariano o quasi. La tendenza evolutiva dell'orso speleo è quella di ridurre notevolmente le dimensioni dei denti, sempre meno ferini e sempre più adatti (compatibilmente con i limiti di una dentatura da carnivoro) alla masticazione.

Oltre alla peculiarità della dentatura, una caratteristica diagnostica immediata tra il cranio dell'orso delle caverne e quello dell'orso bruno è data dal profilo fronto-nasale, dotato di uno "stop" ben pronunciato nel primo, quasi rettilineo nel secondo.

L'evoluzione dei premolari in molari è stata ben rilevata nei resti trovati nelle grotte delle Conturines.[2]

La corporatura dell’orso delle caverne era davvero massiccia; le zampe erano dotate di lunghi e forti artigli, strumenti che potevano diventare temibili se usati contro gli uomini preistorici. Questi orsi, infatti, entravano spesso in competizione con i nostri antenati per il possesso delle grotte (ma grazie all'uso intimidatorio del fuoco gli orsi venivano soppiantati dagli umani).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione dell'orso. La presenza della gobba di grasso sul dorso è dedotta dalle rappresentazioni preistoriche dell'animale, rinvenute in alcune grotte. Il grasso, accumulato nella gobba, doveva servire per i periodi freddi.

Un numero eccezionale di resti di questo animale, più o meno completi, si rinviene in molte grotte dell’Europa centrale. Grandi quantità di ossa sono note in Romania, Austria, Francia, Germania, Italia e anche Regno Unito. In Italia, le località più famose in cui si rinvengono i resti di questo orso sono il Buco del piombo e la Grotta dell'Orso in Lombardia, le Grotte di Toirano in Liguria, Le Grotte del Monte Cucco (Umbria), le grotte carsiche del Monte Fenera in Piemonte e le grotte del Carso, tra cui la Grotta dell'orso di Trieste. Evidentemente questi orsi andavano in letargo nelle profondità delle grotte, e in alcuni casi non si risvegliavano più, oppure venivano uccisi sul posto dai cacciatori preistorici.

L’orso delle caverne si estinse circa 10.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione del Pleistocene, senza lasciare discendenti. Alcuni studi compiuti su una gran quantità di ossa di orso delle caverne sembrano suggerire che una delle possibili cause dell'estinzione di questo grande mammifero possano essere state le frequenti patologie dentarie e della bocca, che non permettevano a molti esemplari di nutrirsi correttamente.

Le ossa di questi animali, naturalmente, sono state rinvenute fin dall’antichità e venivano ritenute appartenere a creature leggendarie come draghi o grifoni. Ancora nel XVII secolo venivano rinvenuti crani di “mostri” deformi, dall’aspetto vagamente umano, che si diceva infestassero ancora le profondità delle foreste e delle montagne dell’Europa centrale. Questi teschi misteriosi altro non erano che i crani degli orsi delle caverne, che di lì a pochi anni sarebbero stati rivelati al mondo scientifico [3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christiansen, P., 1999, What size were Arctodus simus and Ursus spelaeus (Carnivora, Ursidae)?, Ann. Zool. Fennici 36: 93-102
  2. ^ Gli orsi spelèi delle Conturines/ Ursus Spelaeus
  3. ^ Capasso, L; Caramiello, S. - Ursus spelaeus vanished because of dental stress? -- INTERNATIONAL JOURNAL OF OSTEOARCHAEOLOGY, 9(4), 1999, pp. 257 - 259

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