Gravettiano

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Arte gravettiana: la Venere di Brassempouy.

Con il termine "gravettiano" (talora "perigordiano superiore") si intende una cultura paleolitica diffusa da 29.000 a 20.000 anni fa in gran parte dell'Europa dopo quella aurignaziana. È caratterizzata da bulini, punte ritoccate (punte "gravettiane") e armi da lancio in osso. A questa cultura appartengono molte delle più note Veneri paleolitiche.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il Gravettiano deriva il proprio nome dal Riparo di La Gravette, presso Bayac, in Dordogna, dove a un deposito aurignaziano si sovrappongono più livelli caratterizzati dalla presenza di punte a dorso. La punta di La Gravette, la più diffusa tra queste punte a dorso, è ricavata da supporti laminari mediante un ritocco erto profondo, diretto o bipolare, con andamento subrettilineo o leggermente curvo, che ha rastremato la base del manufatto (consentendo un loro migliore immanicamento) e la punta (conferendo ad essa una maggior forza di penetrazione) senza indebolirle. Accanto alle gravettes di dimensioni laminari si ritrovano delle microgravettes, di dimensioni lamellari o microlamellari. Per fabbricare delle punte a dorso di questo tipo, che siano efficaci, bisogna disporre di supporti adeguati, cioè di lame, lamelle e microlamelle di sagoma regolare, con faccia ventrale piatta. A questo scopo viene abbandonata la catena di lavoro rivolta alla produzione di lamelle e di microlamelle mediante lo sfruttamento di nuclei carenoidi, e vengono invece sviluppate catene di lavoro che utilizzano nuclei prismatici. Le morfologie dei nuclei prismatici diventano più numerose, più diversificate e standardizzate. I prodotti laminari che non presentano le caratteristiche desiderate vengono eventualmente modificati, di solito con l'asportazione dell'estremità prossimale, in modo da ottenere un supporto morfologicamente idoneo. Assieme alle gravettes, nelle industrie sono presenti vari tipi di bulini, grattatoi piatti, becchi, lame ritoccate, con esclusione dei tipi significativi dell'aurignaziano.

La punta di La Gravette, espressione di nuove tecniche venatorie, è ampiamente diffusa in una vasta area che va dalle regioni occidentali-atlantiche alla Pianura russa, dall'Europa centro-settentrionale alle penisole mediterranee. Possiamo anche individuare più centri nei quali compaiono industrie gravettiane:

  • un centro occidentale in Dordogna (La Gravette);

La relativa contemporaneità nella comparsa del Gravettiano in questi centri lontani fra loro e l'assenza di antecedenti locali per le industrie gravettiane rendono difficili da accettare ipotesi che vedono nel Gravettiano l'espressione di migrazioni di gruppi umani e inducono a ritenerlo risultato dell'introduzione di nuove tecnologie applicate alle attività venatorie, diffusesi in quasi tutta l'Europa, tranne che in alcune aree delimitate, nelle quali persistette una tradizione aurignaziana. Ma l'unità gravettiana non è espressa soltanto dalle industrie litiche; si rinviene anche un'unità di contenuti nella produzione artistica (statuette femminili), che si differenzia nei diversi centri regionali.

I cacciatori gravettiani hanno occupato nicchie ecologiche varie, assumendo modi di vita differenti, da quello semisedentario proprio dei cacciatori di mammuth a quello mobile dei cacciatori di renna.

Il Gravettiano occidentale[modifica | modifica sorgente]

Alcuni tra i grandi siti classici della Dordogna, come il riparo di La Ferrassie, presentano serie di industrie gravettiane che hanno consentito di proporre una sequenza di riferimento.

  • La fase antica del Gravettiano (Perigordiano IV), datata tra 28 000 e 26 000 B.P., è caratterizzata, soprattutto nella sua parte inferiore, dalle flechettes. Con questo termine si intendono le punte a forma di foglia, con simmetria bilaterale, ottenute mediante un ritocco erto marginale, il cui orientamento e la cui localizzazione variano considerevolmente. In questa fase i bulini sono prevalentemente su supporto laminare, a stacchi laterali multipli su troncatura; sono anche presenti grattatoi frontali piatti su grandi schegge.
  • Il Gravettiano evoluto occidentale (Perigordiano V), datato tra 26 000 e 23 000 B.P., è caratterizzato da alcuni tipi altamente specializzati.
  • La fase recente del Gravettiano occidentale (Perigordiano VI e VII) si chiude con industrie di tradizione gravettiana, prive dei tipi “speciali” della fase evoluta. Nell'area occidentale-atlantica al Gravettiano seguono complessi postgravettiani differenziati (Solutreano e Maddaleniano).

Le strutture del Gravettiano evoluto e finale occidentale sono simili: grattatoi prevalentemente su lama, con frequenze da 10 a 30%, bulini da 20 a 40%, con prevalenza di forme allungate, su troncatura con stacchi laterali; presenza costante di gravettes e di microgravettes.

Nell'Europa occidentale il paesaggio dominante nel Pleniglaciale è la foresta-tundra, con numerose zone di rifugio nelle valli riparate. I gruppi di cacciatori erano mobili entro un determinato territorio: nel sud-ovest francese essi si spostavano ciclicamente tra la costa atlantica e il Massiccio Centrale. Gli abitati si trovano sia in ripari sotto roccia sia all'aperto; essi sembrano comunque destinati a ospitare piccoli gruppi. Rare strutture messe in luce nei siti all'aperto, a livello del suolo d'abitato, sono interpretabili come tende leggere. L'economia è caratterizzata dalla caccia alla renna, nei Pirenei e nel Massiccio Centrale le prede comprendono anche stambecco e camoscio. Soltanto in alcune fasi a clima artico e arido compaiono rappresentanti di faune estremamente fredde. In vari siti è documentata anche la pesca dei salmonidi. La renna era cacciata durante tutto l'anno.

Il Gravettiano nella Penisola Italiana[modifica | modifica sorgente]

Il Riparo Mochi ai Balzi Rossi di Grimaldi in Liguria contiene importanti serie stratigrafiche con industrie a punte a dorso, fondamentali per la ricostruzione di una sequenza gravettiana-epigravettiana che consenta di comprendere i fenomeni legati al popolamento della Penisola nella fase media e recente del Paleolitico superiore.

Il Gravettiano della penisola italiana va collegato al Gravettiano occidentale, pur ammettendo la possibilità di influenze del Gravettiano dell'Europa centro-orientale.

I siti residenziali gravettiani sono distribuiti in Liguria e nella Penisola, regioni in cui prevaleva il paesaggio steppico, ma nelle quali si trovavano anche ampie aree di rifugio delle arboree. Nelle grotte dei Colli Berici e delle Prealpi, sono stati individuati soltanto bivacchi di caccia di breve durata, dove i manufatti litici sono rappresentati quasi esclusivamente da armature.

La cacciagione è varia: cavallo, idruntino, stambecco, bovidi, cinghiale. In alcuni siti non lontani dal mare è documentata la raccolta dei molluschi eduli.

Il Gravettiano dell'Europa centro-orientale[modifica | modifica sorgente]

Nello sviluppo del Gravettiano dell'Europa media, che compare attorno a 28 mila-27 000 B.P., vanno distinte due fasi principali.

  • La fase antica, tra 27 000 e 23 000 anni fa, vede un processo di adattamento dei cacciatori gravettiani all'ambiente della tundra e della steppa, che offriva risorse alimentari sufficienti in tutte le stagioni. Nelle regioni dei plateaux lössici si crea una rete di abitati stabile, che pare portare a un modo di vita semi-sedentario, con la formazione di accampamenti di 100-150 abitanti (Dolní Věstonice, Pavlov) che le evidenze archeologiche indicano come sempre più specializzati nella caccia al mammuth e nella raccolta di vegetali. Il Gravettiano centro-orientale di questa fase è caratterizzato da gravettes, microgravettes e da altre armature microlitiche.
  • Nella fase recente, l'inlandsis invade sempre più l'Europa media, mentre a sud i ghiacciai alpini scendono a quote molto basse. Si determinano condizioni ambientali incompatibili col modo di vita dei cacciatori gravettiani, che si spostano progressivamente verso est, nella tundra e nella steppa, insediandosi lungo il corso dei grandi fiumi della Pianura russa, dove praticheranno la caccia al mammuth in grandi accampamenti stabili, oppure verso sud-est, lungo il medio corso del Danubio, nella zona delle steppe fredde, dedicandosi alla caccia alla renna e al cavallo, o nella regione pontica, alla caccia al bisonte. Il Gravettiano centro-orientale di questa fase è caratterizzato dalla presenza della punta a cran, cioè ad ampia tacca basale che consente l'inserimento dell'armatura in un'asta.

I cacciatori di mammut dell'Europa media, noti dai siti moravi (Dolní Věstonice, Pavlov), rappresentano un fenomeno nuovo nel quadro del Paleolitico superiore europeo, che si svilupperà nella fase recente del Paleolitico superiore nell'Europa orientale.

Attorno a 26 mila-25 000 B.P. in Moravia, nell'ambiente della steppa-tundra e della steppa-foresta periglaciale, sorgono accampamenti come Dolní Věstonice e Pavlov, nei quali si ipotizza la presenza di oltre un centinaio di persone. In questi accampamenti le abitazioni, i focolari, le buche dei rifiuti, le fosse destinate alla conservazione della carne, i depositi di ossa sono distribuiti all'interno di recinti che delimitano l'area residenziale: l'esistenza di recinti è suggerita dall’aspetto omogeneo del deposito antropico e dalla sua netta delimitazione. Il mammuth offriva la gran parte del cibo, e le sue ossa venivano utilizzate come materiale per costruire le capanne, come combustibile per i focolari, come materiale per fabbricare strumenti, armi, ornamenti, opere d'arte figurativa. Al mammuth sono associati, tra i mammiferi di caccia, la renna, la volpe polare e la lepre. Va segnalata, a Dolní Věstonice e a Pavlov, la lavorazione della terracotta, utilizzata per fabbricare statuette. Nei due siti sono stati trovati anche i forni per la cottura.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Margherita Mussi, Earliest Italy: An Overview of the Italian Paleolithic and Mesolithic, Springer, 2001, ISBN 0-306-46463-2
  • Jean Guilaine Guida alla preistoria, Gremese ed., 2004, ISBN 88-8440-292-1

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