Monti Altaj
| Monti d'Oro dell'Altaj (EN) Golden Mountains of Altai |
|
|---|---|
| Tipo | Naturale |
| Criterio | C (x) |
| Pericolo | Nessuna indicazione |
| Riconosciuto dal | 1998 |
| Scheda UNESCO | (EN) Scheda (FR) Scheda |
I Monti d'oro dell'Altaj (a volte considerati insieme al gruppo limitrofo dei monti Saiani, che ne sono la prosecuzione verso est) sono una catena montuosa della Siberia meridionale, tra Mongolia e Russia; in piccola parte si estendono anche nel territorio del Kazakistan e della Cina.
Dai Monti Altaj scendono verso il Mar Glaciale Artico due tra i fiumi più lunghi del mondo: l'Ob' e l'Enisej.
Indice |
Etimologia[modifica]
In turco al significa oro e tau monte, quindi il nome Altaj significa monti d'oro. Lo stesso significato ha il nome mongolo Altain-ula.
Grafia[modifica]
Il nome di questi monti in russo è Алтай (Altaj) o Алтайские горы/Altajskie gory.
Orografia[modifica]
La cima principale è il Monte Belucha (Белуха), alto 4506 m (in realtà ha due cime gemelle, la seconda è alta 4440 m).
Laghi[modifica]
Numerosi laghi costellano questa catena di montagna. In particolare va segnalato il Lago glaciale Teleckoe (Телецкое), stretto e lungo (80 km x max 5 km. di larghezza), che si trova a circa 500 m s.l.m., ma le sue rive scoscese si innalzano rapidamente in alcuni punti fino a 1800 m.
Aree protette[modifica]
Una vasta area di circa 16000 km², comprendente tra l'altro il monte Belucha e il lago Teleckoe, è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Sito archeologico[modifica]
Presso il villaggio di Berel, lungo la valle del fiume Buchtarma (Бухтарма), è stato istituito nel 1998 un sito archeologico che ha consentito di portare alla luce un tumulo sepolcrale (kurgan), di notevole importanza, contenente una tomba principesca datata al 300 a.C. circa, appartenuta a due nobili Sciti.
Il clima freddo della località ha permesso una conservazione pressoché perfetta dei materiali organici, dato che la tomba era ghiacciata ed uno strato di permafrost si è formato subito dopo l'inumazione del corpo.[1]
Note[modifica]
- ^ "Il mausoleo ghiacciato del principe scita", di Henry-Paul Francfort, pubbl. su "Le Scienze", num.383, luglio 2000, pag.92-95
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