Giorgio Maniace

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Portale dell'Abbazia di S.Maria di Maniace.
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Giorgio Maniace (in greco: Γεώργιος Μανιάκης - Georgios Maniaces, Maniakis o Maniaches; Macedonia998 – Tessalonica1043) è stato un generale bizantino. Fu generalissimo d'occidente, strategos e catapano d'Italia e tentò di usurpare il trono di Bisanzio. È capostipite della famiglia Crisafi.

Indice

[modifica] Cenni biografici

Giorgio Maniace nacque nel 998 nella regione greca della Macedonia. Era di alta statura. Sposò la nobildonna Teopapa, della famiglia Crisafo-Thessalian, proveniente dalla regione tessalo-macedonica e da lei ebbe un figlio chiamato Crisafo Maniace. Giorgio Maniace ebbe una brillante carriera militare, scalò ogni grado della gerarchia militare bizantina, fino a diventare generale. Michele Psello nella sua opera più grande e di maggior prestigio, la "cronografia", ci narra che Maniace era alto dieci piedi, non era un uomo di bell'aspetto, aveva una voce dura, due grandi mani, era un uomo grintoso, un perfetto guerriero. La sua fama era talmente grande che anche i nemici che non l'avevano mai visto in azione lo temevano. Combatteva in prima fila con i suoi uomini.

[modifica] La campagna in Oriente

La conquista di Edessa da parte di Giorgio Maniace. Illustrazione dalla cronaca di Giovanni Skylitzes
La conquista di Edessa da parte di Giorgio Maniace. Illustrazione dalla cronaca di Giovanni Skylitzes

Nel 1031 venne inviato in Oriente da Romano III di Bisanzio al comando di un corpo di spedizione punitiva, con il fine di inglobare l’emirato di Aleppo nell'impero bizantino. Romano III aveva già effettuato tale tentativo l'anno precedente, ma era stato gravemente sconfitto. L'operazione riuscì a Giorgio Maniace, che riconquistò Aleppo ed il suo territorio.

Nel 1032 riconquistò Edessa ai turchi selgiuchidi, opera, sotto il profilo militare, molto difficile, data la posizione collinare della città (tale impresa in passato era riuscita solamente a Giovanni I di Bisanzio).

Successivamente Maniace fondò nelle vicinanze di Edessa la città di Romanopoli in onore dell'imperatore Romano III.

Quando rientrò a Costantinopoli, invece d'essere accolto con gli onori dovuti, in considerazione della gloria che meritava, l'imperatore ordinò alle guardie variaghe d'arrestarlo e di portarlo in prigione. Maniace fu processato davanti al senato di Bisanzio con accuse false da parte dell'Imperatore, forse nate da gelosia per la sua fama; il senato tuttavia non trovò colpe in Maniace, pertanto lo assolse. Il generale fu però allontanato dalla corte bizantina.

[modifica] La spedizione in Sicilia

Le conquiste di Giorgio Maniace in Sicilia tratteggiate in rosso.
Le conquiste di Giorgio Maniace in Sicilia tratteggiate in rosso.

Durante il secolo XI nella Sicilia musulmana si ebbe una profonda crisi politica che oppose l’imam Fatimide ai governatori Kalbiti, che alla fine furono sconfitti e allontanati.

I Kalbiti si recarono alla corte bizantina per comunicare all'imperatore ciò che era avvenuto, sperando di essere aiutati. Venuto a conoscenza dei disordini scoppiati in Sicilia, il basileus bizantino Michele IV di Bisanzio ritenne conveniente preparare una campagna di conquista, riesumando i progetti di annessione dell'Italia del grande Basilio II di Bisanzio. Michele IV mise al comando della spedizione bizantina il fratello Stefano il Calafato. Zoe, moglie di Michele IV, gli consigliò a quest'ultimo di mettere al comando militare delle truppe il generale Giorgio Maniace, che alla corte bizantina era caduto in disgrazia dopo la conquista di Edessa a causa della gelosia imperiale. Michele IV si fece convincere dalla moglie, anche se Giorgio Maniace doveva essere sottoposto al generale Stefano. L'esercito era composto da bizantini, in particolare dalle guardie variaghe, da truppe guidate da Arduino, arruolate con la forza in Puglia (i cosiddetti Konteratoi), scarsamente convinti della missione, e da una compagnia di normanni comandati da Guglielmo Braccio di Ferro.

La spedizione salpò dai Balcani all'inizio dell'estate del 1038. La missione bizantina usò come testa di ponte la base di Reggio Calabria e quindi, verso la fine dell'estate del 1038, sbarcò in Sicilia, dove vi fu subito in brevissimo tempo l'occupazione di Messina. Successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040, prima di cadere nelle mani dei bizantini. Maniace fu l'unico condottiero che riuscì, prima dei normanni, a liberare seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043) la città aretusea dai musulmani. A testimonianza di quella impresa mandò le reliquie di Santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire in città una fortilizio che ancora oggi, pur se ampliato, porta il nome di Castello di Maniace. Anche il trafugamento dalle reliquie di Santa Agata avvenuta durante l'XI secolo avvenne probabilmente per mano delle stessa spedizione. Una leggenda vuole che fosse stato lo stesso generale bizantino a trafugare le reliquie della Santa di Catania e che, una volta partito, fu costretto a ritornare a causa di una furiosa tempesta ed a custodire la salma in una casetta, in attesa che si placasse il maltempo.

Nonostante le continue vittorie che stava conquistando sul campo, il morale dell'esercito era però basso a causa dei litigi fra Giorgio Maniace e Stefano il Calafato. Maniace aveva una pessima considerazione di Stefano, infatti lo definiva un "idiota". Nel 1040 tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di ˁAbd Allāh. Nei pressi del luogo della battaglia, venne fondato il Monastero Santa Maria di Maniace: l'antico cenobio si trova oggi nei pressi del paese di Maniace, anch'esso battezzato così in un secondo tempo in onore del generale bizantino. ˁAbd Allāh, pur sconfitto, riuscì a mettersi in salvo, per fortuna, o forse per un errore di strategia di Stefano, che si rifiutò d'affrontarlo. Per questo fatto Maniace si adirò nei confronti di Stefano e si scagliò con violenza contro di lui. Stefano a sua volta lo accusò di tradimento e Maniace, richiamato a Costantinopoli, fu immediatamente incarcerato.

La partenza di Maniace fu un duro colpo per la spedizione bizantina, infatti in breve Arduino si ribellò, per dei contrasti riguardanti la ricompensa, e durante questa rivolta Stefano fu ucciso in battaglia. Il comando delle truppe fu preso allora dall'eunuco Basilio che non riuscì a controllare la situazione e, con la spedizione in piena crisi, si trovò costretto ad abbandonare la Sicilia. Intanto in Puglia la situazione andava rapidamente degenerando: i longobardi si erano rivoltati e la marina bizantina si era ammutinata appoggiando l'insurrezione guidata da Argiro. Con l'esercito bizantino impegnato a soffocare la rivolta, gli arabi tornarono ad impossessarsi della Sicilia, tranne di Messina.

[modifica] Il ritorno in Italia

Il 20 aprile 1042, l'imperatore Michele V di Bisanzio fu rovesciato e tornò al potere la famiglia macedone, al comando di Zoe, che immediatamente ordinò di liberare dalla prigione Giorgio Maniace. L'imperatrice ordinò al generale di tornare in Italia, di rimettersi al comando dell'esercito bizantino che vi era stanziato, di schiacciare le rivolte che erano scoppiate sul posto e intraprendere la riconquista della Sicilia. Fu nominato dall'imperatrice catapano del thema d'Italia, comprendente tutta l'Italia bizantina. Quando Maniace tornò in aprile nel sud Italia, si rese conto che la situazione era completamente ribaltata, rispetto a prima che lui fosse richiamato a Costantinopoli. Di tutte le conquiste ch'egli aveva fatto in Sicilia i bizantini erano riusciti a conservare solamente la città di Messina, il potere dei normanni stava aumentando e l'intera Puglia era in rivolta. Il generale reagì con misure drastiche: ogni rivoltoso o sospetto che fosse anche frate, suora o vecchio fu decapitato; molti furono anche i bambini sepolti vivi.

Ancora una volta Giorgio Maniace, si ritrovò purtroppo coinvolto in un intrigo di corte. Un parente dell'imperatrice, Romano Sclero, che aveva dei possedimenti in Anatolia confinanti con quelli del Maniace, voleva impossessarsi anche di quelli del generale, e difatti già da anni era in corso una lite. Ora che Romano era entrato a far parte della corte bizantina, cospirò con successo per far tornare il generale a Costantinopoli e, durante la sua assenza, fece distruggere la sua casa e i suoi campi e si portò nel proprio letto la sua moglie.

Le notizie arrivarono in Italia a Maniace, il quale si trovava purtroppo nell'impossibilità di abbandonare il paese, dove era appena riuscito a ripristinare l'ordine. Nel frattempo Zoe si sposava con Costantino IX di Bisanzio, che ordinò nel settembre del 1042 a Romano di andare a sostituire il generale nel comando in Italia. Dopo aver appreso la notizia della nuova destituzione, Maniace andò con il suo esercito ad Otranto e quando Romano vi arrivò, invece di passargli il comando, come l'imperatore gli ordinava di fare, prese Romano, gli fece tappare la bocca, il naso e le orecchie di sterco di cavallo e lo torturò fino a che non sopraggiunse la morte, vendicandosi in tal modo per le angherie subite. Consapevole di essere ormai considerato un criminale dalla corte imperiale e con l'appoggio del suo esercito, che lo adorava, si nominò basileus dei romanoi, e si mise in marcia verso Costantinopoli, con il proposito di detronizzare Costantino IX.

[modifica] La ribellione e la morte

Immagine rappresentante l'esercito bizantino, comandato da giorgio Maniace, che sbarca in Sicilia.
Immagine rappresentante l'esercito bizantino, comandato da giorgio Maniace, che sbarca in Sicilia.

Sbarcò in Grecia, diretto verso Costantinopoli. Si mosse alla volta della Macedonia dove attaccò e distrusse l'esercito dell'Imperatore. Al termine della battaglia, trafitto con una lancia da un traditore del suo esercito, il generale Giorgio Maniace morì (1043).

[modifica] Bibliografia

  • Michele Psello, Imperatori bizantini (2 volumi), Milano, Mondadori (Fondazione Valla), 1993.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino,Torino, Einaudi, 1968.
  • R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier e Michel Kapla Bisanzio, Milano, San Paolo, 2002.
  • Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio Roma, Jouvence, 2004.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000.

[modifica] Voci correlate

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