Giorgio Maniace

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Giorgio Maniace rappresentato in una miniatura del codice Madrid Skylitzes (Codex Matritensis gr. Vitr. 26-2, f. 213 v.), contenente la Sinossi della Storia di Giovanni Scilitze.

Giorgio Maniace (in greco: Γεώργιος Μανιάκης - Georgios Maniaces, Maniakis o Maniaches; Macedonia, 998Tessalonica, 1043) è stato un generale bizantino. Fu magistros, strategos col grado di autokrator (στρατεγὸς αὐτοχράτωρ) e catapano d'Italia. Con l'ascesa al trono di Costantino IX Monomaco, maturò l'idea, poi messa in atto, di usurpare il trono di Bisanzio. Nelle saghe scandinave (in particolare nella saga norvegese di Heimskringla) è noto come Gyrgir.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Maniace era nato nell'ultimo quarto del X secolo (forse nel 998) in Macedonia, figlio di Goudelios, forse discendente di una famiglia nobiliare microasiatica, o probabilmente homo novus, fattosi da sé.[1]. Sposò la nobildonna Teopapa, della famiglia Crisafo, proveniente dalla regione tessalo-macedonica e da lei ebbe un figlio chiamato Crisafo Maniace.

La campagna in Oriente (1029-1032)[modifica | modifica wikitesto]

La conquista di Edessa da parte di Giorgio Maniace. Illustrazione dalla cronaca di Giovanni Scilitze.

Nel 1029 o 1030 fu nominato protospatario e stratego del thema taurico di Teluch (al confine anatolico-siriano).[1] In questo periodo le province orientali erano agitate dalla campagna condotta da Romano III Argiro con il fine di annettere l'emirato di Aleppo. Romano aveva già effettuato tale tentativo l'anno precedente (1030), ma era stato gravemente sconfitto. L'operazione riuscì a Giorgio Maniace, che riconquistò Aleppo ed il territorio limitrofo, e Romano poté constatarne le doti militari.[1][2]

Promosso stratego delle città dell'Eufrate, nel 1032 riconquistò Edessa ai turchi selgiuchidi, opera, sotto il profilo militare, molto difficile, data la posizione collinare della città (tale impresa in passato era riuscita solamente a Giovanni I Zimisce).[3] Successivamente fondò nelle vicinanze di Edessa la città di Romanopoli in onore dell'imperatore Romano III. Fu nominato quindi catapano del Vaspurakan (col rango patriziale) e dopodiché venne spostato sul fronte occidentale.

Quando rientrò a Costantinopoli, invece di essere accolto con gli onori che ci si sarebbe attesi per un generale vittorioso, l'imperatore ordinò alle guardie variaghe di arrestarlo. Maniace fu processato davanti al senato di Bisanzio con accuse false da parte dell'Imperatore, forse nate da gelosia per la sua fama; il senato tuttavia non trovò colpe in Maniace, pertanto lo assolse. Il generale fu però allontanato dalla corte bizantina.

La spedizione in Sicilia del 1038[modifica | modifica wikitesto]

Le conquiste di Giorgio Maniace in Sicilia tratteggiate in rosso.

Venuto a conoscenza dei disordini scoppiati nella Sicilia musulmana,[4] il basileus bizantino Michele IV il Paflagone ritenne conveniente, su sollecitazione degli stessi fuggiaschi kalbiti (membri della dinastia islamica decaduta di Sicilia), di preparare una campagna di conquista, riesumando i progetti di annessione dell'Italia del grande Basilio II Bulgaroctono. Michele IV mise al comando della spedizione bizantina Stefano il Calafato, suo cognato.

Zoe, moglie di Michele IV, consigliò a quest'ultimo di porre al comando il generale Maniace, che alla corte bizantina era caduto in disgrazia dopo la conquista di Edessa a causa della gelosia imperiale. Michele IV si fece convincere dalla moglie, anche se Maniace doveva condividere il comando (col titolo di stratego autokrator, στρατεγὸς αὐτχράτωρ, ovvero di generale supremo) con Stefano, al comando dell'unità di marina (ἄρχων τοῦ στόλου) responsabile del trasbordo dell'esercito e Costantino Chagé, stratega del tema dei Cibirreoti.[1][5] L'esercito era composto da truppe regolari (tra cui le milizie provinciali di Puglia e Calabria, nonché Armeni, Pauliciani e Macedoni), da 500 guardie variaghe guidate da Harald Hardrada (futuro re di Norvegia),[6] truppe guidate da Arduino, arruolate con la forza in Puglia (i cosiddetti Konteratoi), scarsamente convinti della missione, nonché da 300 normanni (concessi da Guaimario IV di Salerno, vassallo di Bisanzio),[7] questi ultimi comandati da Guglielmo d'Altavilla (detto Braccio di Ferro) e Drogone di Altavilla (fratello di Guglielmo).

La spedizione salpò dalla Penisola balcanica all'inizio dell'estate del 1038 secondo le fonti locali, più tardi secondo Scylitzes.[1] La missione usò come testa di ponte la base di Reggio Calabria e, verso la fine dell'estate del 1038, sbarcò in Sicilia, dove vi fu subito in brevissimo tempo l'occupazione di Messina. Dopo un'altra vittoria a Rhemata (oggi Rometta), a ca. 30 km da Messina,[8] successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale bizantina dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040, prima di cadere nelle mani dei bizantini. Una sconfitta colse ancora gli arabi per mano dei bizantini a Drangina (1040).[9]

Veduta del Castello Maniace a Ortigia (Siracusa). Nella foto l'entrata al maniero.

Maniace fu l'unico condottiero che riuscì, prima dei normanni, a liberare seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043) la città dai saraceni ("Cartaginesi", come sono chiamati nell'opera di Scilitze).[10] Anche il trafugamento dalle reliquie di Sant'Agata avvenuto durante l'XI secolo avvenne probabilmente per mano delle stessa spedizione.[11] Sembra che Maniace abbia tentato anche un assalto a Malta, in base all'interpretazione di una certa fonte araba.[12]

Nonostante le continue vittorie che stava conquistando sul campo, il morale dell'esercito era però basso a causa dei conflitti fra Giorgio Maniace e Stefano il Calafato. Maniace aveva una pessima considerazione di Stefano. Nel 1040 tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di ‛Abd-Allā'h, figlio del califfo di Kairouan. Nei pressi del luogo della battaglia, venne fondato il Monastero Santa Maria di Maniace.[13] ‛Abd-Allā'h, pur sconfitto, riuscì a mettersi in salvo forse per un errore strategico di Stefano, che si rifiutò d'affrontarlo. Per questo fatto Maniace si adirò nei confronti di Stefano, scagliandosi con violenza contro di lui.[1] Stefano a sua volta lo accusò di tradimento e Maniace, richiamato a Costantinopoli, fu immediatamente incarcerato. Michele Psello ipotizza che l'improvviso richiamo di Maniace sia da spiegare col timore delle autorità imperiali che tutta la Sicilia potesse finire nelle mani del formidabile (e dunque pericoloso) guerriero.[14]

La partenza di Maniace fu un duro colpo per la spedizione bizantina, infatti in breve il lombardo Arduino si ribellò, per dei contrasti riguardanti la ricompensa, e durante questa rivolta Stefano fu ucciso in battaglia. Il comando delle truppe fu preso allora dall'eunuco Basilio che non riuscì a controllare la situazione e, con la spedizione in piena crisi, si trovò costretto ad abbandonare la Sicilia. Intanto in Puglia la situazione andava rapidamente degenerando: i longobardi si erano rivoltati e la marina bizantina si era ammutinata appoggiando l'insurrezione guidata da Argiro. Con l'esercito bizantino impegnato a soffocare la rivolta, gli arabi tornarono ad impossessarsi della Sicilia, tranne di Messina.

La seconda spedizione nel catapanato d'Italia (1042)[modifica | modifica wikitesto]

Immagine rappresentante l'esercito bizantino, comandato da Giorgio Maniace, che sbarca in Sicilia. Illustrazione dalla cronaca di Giovanni Scilitze.

Il 20 aprile 1042, l'imperatore Michele V il Calafato fu rovesciato e tornò al potere la famiglia macedone, sotto la guida della basilissa Zoe, che immediatamente ordinò di liberare dalla prigione Giorgio Maniace. L'imperatrice ordinò al generale di tornare in Italia, inviandolo nelle terre bizantine sottoposte al catapanato di Bari. Maniace aveva il compito di stroncare non più i musulmani, ma le forze indigene latine, insorte col sostegno di milizie normanne (comandante dallo stesso Arduino, all'epoca topoterete[15] di Melfi, da Guimario e da Guglielmo Braccio di Ferro, che avevano appoggiato i bizantini in Sicilia) nel 1041, riuscendo a sottrarre ai bizantini Venosa, Monte Maggiore e Monte Siricolo.[2] Fu quindi nominato dall'imperatrice catapano d'Italia, comprendente tutta l'Italia bizantina, venendogli attribuito il titolo di magistros (μάγιστος) e stratego autokrator (στρατεγὸς αὐτοχράτωρ).[16]

Quando Maniace tornò in aprile nel sud Italia, sbarcato a Taranto, si rese conto che la situazione era completamente ribaltata. Di tutte le conquiste che egli aveva fatto in Sicilia i bizantini erano riusciti a conservare solamente la città di Messina, mentre il potere dei normanni stava aumentando e l'intera Puglia appariva in rivolta. La spedizione di Maniace andò però incontro al fallimento, non riscendo a risolvere l'emergenza normanna, ormai esacerbatasi a tal punto da essere riuscita a occupare l'intera provincia. Maniace si rese responsabile inoltre di un'operato drastico e crudele. I suoi massacri e gli abusi compiuti a Matera e a Monopoli nel giugno del 1042 avevano gettato un'ombra sulle sue gesta e l'avevano reso fortemente ostile alla popolazione locale.[17]

Un nuovo intrigo a corte segnò l'ennesimo giubilamento di Maniace. Un parente dell'imperatrice, Romano Sclero, che deteneva dei possedimenti in Anatolia confinanti con quelli del Maniace, intendeva impossessarsi anche di quelli del generale, e difatti già da anni erano in corso forti dissidi personali tra i due.[18][1] Tali notizie arrivarono in Italia a Maniace, il quale si trovava nell'impossibilità di abbandonare il paese. Pare che Costantino IX, intanto subentrato al trono di Bisanzio sposando Zoe, abbia prestato sostegno alle pretese di Romano.

La cattura di Giorgio Maniace, dalla cronaca di Giovanni Scilitze (f 213 v.). In realtà Maniace non fu catturato ma morì in battaglia contro il sebastoforo Stefano.[2]

Costantino ordinò quindi nel settembre del 1042 a Romano di andare a sostituire il generale nel comando in Italia.[19] Un'altra interpretazione del nuovo sollevamento dall'incarico di comandante supremo di Maniace, spiega la decisione di Costantino col fatto che la sua gestione estremamente dura dell'ordine pubblico in Puglia, avrebbe reso inviso il potere bizantino in queste zone.[20] In particolare poteva stare fortemente a cuore della corte imperiale la necessità di ristabilire il dialogo con Argiro,[21] divenuto pedina fondamentale per la politica antinormanna dopo la riconciliazione con Bisanzio.[22]

Dopo aver appreso la notizia della nuova destituzione, Maniace, atteso l'arrivo di Pardo a Otranto, il nuovo catapano, lo eliminò, nonostante che questi portasse con sé una grossa somma di oro.[23] Dopodiché si recò con l'esercito ad Otranto, accampandovisi nel settembre 1042.[24] Qui respinse le richieste di pace di un'ambasceria composta dall'arcivescovo di Bari e dal protospatario Tubakes, inviata per conto dell'imperatore, in un estremo tentativo di conciliazione.[25] Ma, deciso a risolvere con la forza delle armi il conflitto con la corte imperiale e forte dell'appoggio dell'esercito, che lo adorava, si fece nominare addirittura basileus dei Romaioi tra il 12 giugno e il settembre del medesimo anno, mettendosi in marcia verso Costantinopoli, con il proposito di detronizzare Costantino IX.[24]

La ribellione e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Sbarcò a Durazzo nel febbraio 1043, diretto verso Costantinopoli per la via Egnatia. È probabile che Maniace intendesse coordinare il suo attacco con un altro messo in atto dai Russi, che si presentarono infatti dinanzi a Costantinopoli in estate.[26] Si mosse così alla volta della Macedonia, dopodiché presso Ostrovo (Bulgaria), affrontò l'esercito bizantino fedele all'imperatore legittimo. A quanto pare Costantino, che non disponeva di truppe nei dintorni di Costantinopoli, evitò di reclutare nuove leve e assoldare mercenari che avrebbero potuto facilmente defezionare.[27] Stava per sbaragliare l'esercito dell'imperatore guidato dal sebastoforo Stefano, quando, sul termine della battaglia, morì inopinatamente (1043). La sua testa, infilzata su una picca, fu portata come trofeo a Costantinopoli.[1][2]

Aspetto fisico e carattere[modifica | modifica wikitesto]

Maniace è descritto dalle fonti come di alta statura e solida costituzione, quasi come fosse un gigante.[28] Probabilmente era orbo da un occhio (se prestiamo fede a come ce lo rappresenta una miniatura del Madrid Skylitzes). Michele Psello nella sua opera più grande e di maggior prestigio, la Chronographia (Χρονογραφία), ci narra che Maniace era alto dieci piedi, non era un uomo di bell'aspetto, aveva una voce dura, due grandi mani, era un uomo grintoso, un perfetto guerriero. Aveva fama, tuttavia, di esercitare il comando con piglio brutale, spesso ricorrendo alla violenza, a danno tanto dei suoi fedeli ufficiali, quanto dei suoi soldati.[29] La sua fama era talmente grande che anche i nemici che non l'avevano mai visto in azione lo temevano. Pare usasse combattere in prima fila con i suoi uomini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Giorgio Maniace in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ a b c d Jim Bradbury, The Routledge Companion to Medieval Warfare, Routledge, 2004, pp. 65-66, ISBN 0-910956-34-0.
  3. ^ In quest'occasione Maniace venne in possesso della supposta lettera "autografa" di Cristo al re Abgar.
  4. ^ Durante il secolo XI nella Sicilia musulmana si verificò una profonda crisi politica che oppose l'imam fatimide alla dinastia kalbita, che alla fine fu sconfitta e costretta alla fuga.
  5. ^ Zonara, Epitome Historiarum, III, 593
  6. ^ Georgios Theotokis, Rus, Varangian and Frankish Mercenaries in the Service of the Byzantine Emperors (9th – 11th c.) in «Byzantine Symmeikta», nº 22, Athens, Institute for Byzantine Research, 2012, pp. 140, ISSN 1105-1639.
  7. ^ Theotokis Georgios, Rus, Varangian and Frankish Mercenaries cit., p. 126
  8. ^ I. Scylitzes, Synopsis historiarum, a cura di I. Thurn, Berolini-Novi Eboraci 1973, p. 403
  9. ^ Scylitzes, op. cit., 1973, p. 405
  10. ^ A testimonianza di quella impresa mandò le reliquie di santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire in città un fortilizio che ancora oggi, pur se ampliato, porta il nome di Castello Maniace.
  11. ^ Una leggenda vuole che fosse stato lo stesso generale bizantino a trafugare le reliquie della Santa di Catania e che, una volta partito, fu costretto a ritornare a causa di una furiosa tempesta ed a custodire la salma in una casetta, in attesa che si placasse il maltempo.
  12. ^ Amari (1858), p. 422
  13. ^ L'antico cenobio si trova oggi nei pressi del paese di Maniace, anch'esso intitolato in un secondo tempo in onore del generale bizantino.
  14. ^ Michele Psello, Imperatori di Bisanzio (Cronografia), Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1984, vol. II, 76, p. 8.
  15. ^ Il topoterete (τοποτηρητής), era in quest'epoca il vice di alti comandanti militari del themata, del tagmata o della marina bizantina.
  16. ^ Gallina (2006), p. 158
  17. ^ Gallina (2006), p. 160
  18. ^ Pare che Romano, mentre Maniace era impegnato in Sicilia, abbia tentato di sedurne la moglie. Si racconta che tale fosse la rabbia di Maniace all'udire questa notizia, che non potendo vendicarsi direttamente su Romano, abbia sfogato la sua ira sul messaggero che lo informava dell'accaduto, tappandogli la bocca, il naso e le orecchie con dello sterco. Vd. Bradbury, cit.
  19. ^ Le fonti bizantine attribuiscono alla miopia del potere imperiale la degenerazione dei rapporti con Maniace, che sarebbe stato provocato a tal punto da essere indotto a ribellarsi contro il dispotismo imperiale. Vd. Gallina (2006), p. 158
  20. ^ Gallina (2006), p. 159
  21. ^ Prova ne sia di questo il fatto che il successore di Maniace al catapanato d'Italia, Basilio Theodorokanos, venne accolto con favore a Bari al suo arrivo, e forte del sostegno di Argiro poté apprestare una spedizione contro le basi di Maniace a Taranto, senza interferenza alcuna da parte normanna. Cfr. Laud (2000), p. 100
  22. ^ I normanni infatti si intestarono la lotta anti-argiriana in nome del "ritorno all'ordine", contro il predominio bizantino. Cfr. Gallina (2006), ivi.
  23. ^ W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii": Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979, a. 1042, p. 364
  24. ^ a b Von Falkenhausen, La dominazione bizantina, op. cit., p. 203
  25. ^ Psello, Chronographia, II, 3; W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii", op. cit., a. 1043, p. 350 e pp. 364-365
  26. ^ Cfr. Gallina (2006), pp. 160-161.
  27. ^ John F. Haldon, Warfare, State and Society in the Byzantine World, 565-1204, ULC Press, London 2003, p. 90.
  28. ^ Byzantino-Nordica 2004: Papers Presented at the International Symposium of Byzantine Studies Held on 7-11 May 2004 in Tartu, Estonia, Morgenstern Society, 2005, ISBN 9949-11-266-4.
  29. ^ John F. Haldon, op.cit., p. 231.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti moderne
  • Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, vol. II, F. Le Monnier, Firenze 1858
  • Jim Bradbury, The Routledge Companion to Medieval Warfare, Routledge, 2004, pp. 65-66 passim, ISBN 0-910956-34-0.
  • Alain Ducellier e Michel Kapla Bisanzio, Milano, San Paolo, 2002.
  • Vera Von Falkenhausen, La dominazione bizantina nell'Italia meridionale dal IX all'XI secolo, Ecumenica Editrice, Bari 1978
  • Mario Gallina, Gli stanziamenti della conquista. Resistenze e opposizioni, in "I caratteri originari della conquista normanna: diversità e identità nel Mezzogiorno, 1030-1130": atti delle 'sedicesime Giornate normanno-sveve' (Bari, 5-8 ottobre 2004), a cura di R. Licinio, F. Violante, Ed. Dedalo, Bari 2006, pp. 151-179.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino,Torino, Einaudi, 1968.
  • (EN) G.A. Laude, The age of Robert Guiscard, Southern Italy and the Norman conquest, Longman, London 2000
  • R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Michele Psello, Imperatori bizantini (2 volumi), Milano, Mondadori (Fondazione Valla), 1993.
  • Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio Roma, Jouvence, 2004.
  • Luigi Santagati, Storia dei Bizantini di Sicilia, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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