Guardia variaga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Guardia variaga (illustrazione dalla Cronaca di Giovanni Scilitze).

La Guardia variaga (o dei Vareghi) era il corpo personale dell'imperatore bizantino, composta da elementi stranieri (inizialmente soprattutto scandinavi ma poi essenzialmente inglesi) da quando questo reparto fu istituito nel gennaio del 989.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 988, l'Imperatore bizantino Basilio II richiese un gran numero di soldati variaghi a Vladimir di Kiev come aiuto per difendere il suo trono. Costretto dal trattato che il padre aveva stipulato dopo l'assedio di Dorostolon (971), Vladimir inviò 6.000 uomini a Basilio II, che in cambio gli diede in sposa sua sorella Anna Porfirogenita. Vladimir I si convertì al Cristianesimo ortodosso e obbligò il suo popolo a convertirsi al Cristianesimo. Nel 989, la Guardia variaga, guidata dallo stesso Basilio, si recò a Crisopoli per sconfiggere il generale ribelle Barda Foca, che morì in battaglia. Il suo esercito fu messo in fuga e inseguito con grande ferocia dai variaghi.

Di fronte alla fedeltà mostrata dai Variaghi e a causa della sfiducia che Basilio II ormai nutriva verso la lealtà della guardia del corpo di origine bizantina, che più volte si era dimostrata inaffidabile, Basilio affidò il compito di proteggerlo proprio ai Variaghi. Nacque così la Guardia variaga (in greco Τάγμα των Βαραγγίων). Per circa 100 anni (fino al tardo XI secolo) questa organizzazione militare fu composta soprattutto da uomini reclutati dalla Russia, Svezia, Danimarca e Norvegia. A loro, dopo l'invasione normanna dell'Inghilterra (battaglia di Hastings 1066), si aggiunse un grande numero di anglosassoni[1], che ormai privati della loro terra da Guglielmo il Conquistatore avevano in mente di vendicarsi contro i normanni che si trovavano nel sud Italia, dove erano in continua lotta con i Bizantini. E così molti di loro combatterono in Sicilia contro i Normanni di Roberto il Guiscardo, che aveva tentato, senza successo, di invadere i Balcani. Va comunque sottolineato che la fedeltà dei Variaghi agli Imperatori venne in realtà molte volte meno e che tale virtù fu quindi alquanto esagerata degli scrittori bizantini[2].

La loro arma principale era l'ascia lunga, anche se erano spesso istruiti nell'arte della spada e in quella dell'arco. Alcune fonti li descrivono anche come guerrieri a cavallo. Erano acquartierati principalmente attorno a Costantinopoli, ma non di rado accompagnarono in battaglia l'esercito bizantino, distinguendosi per il loro coraggio[3]. Furono anche gli unici a difendere con successo Costantinopoli durante l'assedio dei crociati. Sebbene sembra che la Guardia variaga sia stata sciolta dopo la presa della città nel 1204, esistono alcune prove che fanno pensare che essa sia stata rifondata nell'Impero di Nicea dalla dinastia imperiale dei Lascaridi, o dopo la riconquista di Costantinopoli nel 1261 da Michele VIII Paleologo.

La Guardia variaga nelle saghe norrene[modifica | modifica sorgente]

La Guardia variaga è menzionata nella Njáls saga, dove si dice che il danese Kolskegg andò prima a Holmgard (Novgorod) e poi a Miklagard (Costantinopoli), dove prese servizio presso l'imperatore, dove divenne anche capitano dei Variaghi.

Personaggi famosi che fecero parte della Guardia variaga[modifica | modifica sorgente]

Le guardie variaghe, preso dalle cronache di Giovanni Scilitze.

Ma è di certo il futuro re della Norvegia Harald Sigurdsson III, conosciuto come Harald Hardråde (cioè lo Spietato, anche se tale soprannome non gli fu mai dato dai suoi compatrioti) ad essere forse il membro più famoso della Guardia variaga che, peraltro, era sotto il comando di Gyrger. Fuggito dalla sua terra, si recò dapprima a Gardariki e poi a Costantinopoli (1035), per la quale combatté in diciotto battaglie. Durante il suo servizio si scontrò contro gli arabi in Anatolia e in Sicilia (sotto il comando del generale Giorgio Maniace) combatté anche in Italia e Bulgaria. Imprigionato con l'accusa di essersi appropriato del bottino imperiale, venne rilasciato dopo la detronizzazione di Michele V. Forse partecipò all'accecamento di quest'ultimo nella chiesa del monastero di Studion. Dopo che gli fu negato il permesso di lasciare il servizio, fuggì e tornò in patria nel 1043. Un altro illustre appartenente a questa guardia potrebbe essere stato il principe inglese Edgardo Atheling, che era stato esiliato, egli avrebbe prestato servizio attorno al 1098.

La Guardia variaga nella cultura moderna[modifica | modifica sorgente]

  • La band melodic death metal Amon Amarth ha dedicato loro una traccia dal loro album Twilight of the Thunder God, intitolata Variags of Miklagaard, "Variaghi di Costantinopoli", nella quale i Variaghi sono descritti come fedeli guerrieri, e il loro grido di battaglia "tonante nei campi del sud".
  • Nella canzone Pursuit of Vikings degli Amon Amarth il testo dice che i vichinghi lasciano la propria famiglia per andare a combattere per dei ricchi signori dell'est.
  • Anche i Turisas hanno parlato di questo corpo scelto bizantino: l'album The Varangian Way è interamente dedicato loro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Va detto che una fonte sottolinea come oltre 5.000 anglosassoni e danesi giunsero in questo periodo su 235 navi. Costoro non entrarono al servizio dell'Impero bizantino, ma si stabilirono englinbarrangoi.
  2. ^ Ad esempio, nel 1071, dopo essere stato sconfitto dal sultano selgiuchide Alp Arslan, all'Imperatore Romano IV Diogene fu permesso di tornare a Costantinopoli, dove però fu deposto dal suo figliastro il Cesare Giovanni Ducas che utilizzò proprio la guardia variaga per detronizzarlo e proclamare suo successore il proprio fratello Michele VII Ducas.
  3. ^ I Variaghi furono fondamentali per la vittoria ottenuta nel 1122 a Beroia dall'imperatore Giovanni II Comneno.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968. ISBN 88-06-17362-6.
  • H.R. Ellis Davidson, The Viking Road to Byzantium, ISBN 0-04-940049-5, Londra, 1976.
  • Sigfus Blondal, Varangians of Byzantium: An Aspect of Byzantine Military History, ISBN 0-521-21745-8, Cambridge, 1978.
  • Ed. Salvatore Impellizzeri, Imperatori di Bisanzio (Cronografia) 2 vols., 1984, Vicenza.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000. ISBN 88-04-48185-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004. ISBN 88-7801-353-6.
  • Giorgio Ravegnani, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005. ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bisanzio Portale Bisanzio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bisanzio