Castello Maniace

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Castello di Maniace
Veduta del castello da un disegno del 1630
Veduta del castello da un disegno del 1630
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Siracusa
Coordinate 37°03′11″N 15°17′44″E / 37.053056°N 15.295556°E37.053056; 15.295556Coordinate: 37°03′11″N 15°17′44″E / 37.053056°N 15.295556°E37.053056; 15.295556
Informazioni generali
Inizio costruzione 1038
Termine costruzione 1100

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Il castello Maniace è uno dei più importanti monumenti del periodo svevo a Siracusa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso del castello.
Uno dei due arieti di bronzo, copie dell'unico originale superstite, oggi al museo Salinas di Palermo.

A difesa del porto naturale di Ortigia il comandante bizantino Giorgio Maniace fece costruire nel 1038 un forte, che venne poi trasformato in castello da Federico II. Esso infatti venne realizzato dall'architetto Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1240 su incarico di Federico II. Nel 1288 vi dimorò con la famiglia il re Pietro III d'Aragona.

Nel 1321 vi si convocò il Parlamento siciliano che sancì l’eredità del figlio di Alfonso III d'Aragona, Federico III di Aragona. Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (13051536) il castello ha ospitato le Regine Costanza d'Aragona nel 1362, Maria d'Aragona nel 1399, Bianca d'Aragona nel 1416, e l’ultima che ebbe in dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, vedova di Ferdinando il Cattolico. Nel 1540 qui alloggiò anche l’ammiraglio Andrea Doria durante la spedizione organizzata da Carlo V contro i musulmani.

Per quasi tutto il XV secolo il castello era una prigione. Alla fine del XVI secolo, il castello Maniace diventa un punto nodale della cinta muraria di Ortigia. Il 5 novembre 1704, una furibonda esplosione avvenuta nella polveriera sconvolge l'edificio. Brani di crociere e blocchi di calcare vengono lanciati nel raggio di diversi chilometri. Negli anni successivi si appresta la ricostruzione, che lascia intatte le parti rovinate dall'esplosione, mentre si creano tamponature per la realizzazione di magazzini. In età napoleonica il Castello rivive con funzioni militari e viene munito di bocche da cannone. Nel 1838, a salvaguardia dei moti che stavano scatenadosi in tutto il regno, i borbonici di Ferdinando vi innalzano una casamatta. Dopo l'unificazione d'Italia esso rimane una struttura militare.

Ad oggi dopo un lungo restauro, e la smilitarizzazione dalla storica caserma dell'esercito, il monumento è tornato alla pubblica fruizione. Negli ultimi anni infatti oltre all'apertura al pubblico è stato sede di spettacoli dell'Ortigia Festival, nonché sede del G8 ambientale alla presenza dei ministri dell'ambiente dei paesi industrializzati[1].

Il castello[modifica | modifica sorgente]

La fortificazione era raggiungibile solo attraverso un ponte levatoio, colmato nel Cinquecento, che lo isolava dalla terraferma rendendola praticamente inespugnabile.

Il castello si presenta come una poderosa struttura di 51 metri per lato. Tra tanta severità colpisce la grazia decorativa del portale, la cui profondità della strombatura è sfruttata dai costruttori per realizzarvi dei virtuosismi artistici che poco si addicono ad un’opera preminentemente militare. In questi, sebbene erosi dal tempo vi sono ancora quattro (due per lato) figure zoomorfe.

Il nome del castello[modifica | modifica sorgente]

Il nome del castello deriva da Giorgio Maniace, un generale bizantino che nel 1038 riconquista per breve periodo la città dagli Arabi e porta in dono due arieti bronzei ellenistici, che poi vengono posti all’entrata del castello stesso che ha impropriamente conservato il nome del condottiero.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A Siracusa il G8 sull'ambiente "Basta con gli eco-allarmisti" - LASTAMPA.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Touring Club Italiano-La Biblioteca di Repubblica, L'Italia: Sicilia, Touring editore, 2004.

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