Castello Maniace

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Castello Maniace
Vista strutturale del castello.
Vista strutturale del castello.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Siracusa
Coordinate 37°03′11″N 15°17′44″E / 37.053056°N 15.295556°E37.053056; 15.295556Coordinate: 37°03′11″N 15°17′44″E / 37.053056°N 15.295556°E37.053056; 15.295556
Informazioni generali
Inizio costruzione 1232
Termine costruzione 1239
Altezza 12 (18 in origine)
Condizione attuale visitabile

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Il castello Maniace è uno dei più importanti monumenti del periodo svevo a Siracusa e uno tra i più bei castelli federiciani[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista interna del castello con volte a crociera.
Ingresso del castello
Uno dei due arieti di bronzo, copie dell'unico originale superstite, oggi al museo Salinas di Palermo.

Nel sito in cui sorge il castello dovettero quasi certamente esistere delle fortificazioni sin dai tempi dei Greci in quanto è strategicamente importante per la difesa del Porto Grande[2]. È pertanto credibile la tesi che nel 1038 il comandante bizantino Giorgio Maniace, da cui il castello prende nome, abbia promossa la restaurazione o la costruzione di opere a difesa del porto di Ortigia nel corso della sua campagna militare[3]. Qualche anno dopo gli arabi si impadronirono nuovamente di Siracusa e del maniero che tennero fino al 1087 quando furono sconfitti e cacciati dai Normanni. Non ci sono tuttavia tracce evidenti di tale costruzione precedente[2].

L'impianto originario del Castello Maniace è dovuto all'imperatore Federico II di Svevia, che ne affidò la realizzazione all'architetto Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1239[4], poco tempo dopo il ritorno dalla Crociata in Terra Santa. La costruzione avvenne nello stesso lasso di tempo in cui sorsero alcuni altri castelli "federiciani" di Sicilia e dell'Italia meridionale[2]. La somiglianza architettonica ne è l'evidenza[5]. Passato agli angioini nel 1266 venne assaltato ed espugnato dalla popolazione siracusana in rivolta l'11 aprile del 1282. Nel 1302 Federico d'Aragona vi siglò l'armistizio con gli angioini[2].

Nel 1321 ospitò la seduta del Parlamento siciliano convocato per sancire l'eredità del figlio di Alfonso III d'Aragona, Federico III di Aragona. Nel 1325 Pietro II d'Aragona fece riattare i fossati e costruire due forti a supporto del Castello.

Con gli aragonesi Siracusa divenne sede della Camera Reginale, un istituto che poneva la città a dote della regina, dal 1305 al 1536; il castello ospitò successivamente le regine, Costanza nel 1362, Maria nel 1399, Bianca nel 1416 e, infine, anche l'ultima che ebbe in dominio la città, Germana de Foix, seconda moglie di Ferdinando il Cattolico. A causa di ciò Castel Maniace fu tuttavia teatro delle numerose contese tra i baroni siracusani, che non accettavano l'istituto di Camera Reginale, e il potere centrale. Nel 1448 Alfonso il Magnanimo per porre fine ai tumulti dei baroni inviò a Siracusa il capitano generale Giovanni Ventimiglia, conte di Geraci, con pieni poteri; questi, invitati a banchetto venti di quelli ritenuti i maggiori responsabili dei torbidi, una volta entrati li fece decapitare. Nell'occasione, i due arieti bronzei che ai lati del grande portale impreziosivano la facciata del Castello,[2](attribuiti al Maniace secondo quanto riferisce Tommaso Fazello) vennero ceduti in premio dal viceré Lopes Ximenes de Urrea al Ventimiglia il quale li portò seco a Castelbuono. Alla sua morte il figlio Antonio li pose ad ornamento della tomba del padre[6].

Dopo il castello decadde da residenza reginale a costruzione militare e per quasi tutto il XV secolo il castello venne adibito a prigione. Negli anni successivi al 1535 il viceré Ferdinando Gonzaga, per porre rimedio alla piaga delle frequenti incursioni piratesche saracene nelle città costiere della Sicilia orientale fece approntare un piano di rafforzamento delle difese costiere; l'incarico venne dato al famoso ingegnere militare Ferramolino da Bergamo che avviò la costruzione di nuove fortificazioni e il restauro o il potenziamento di quelle esistenti. Tra queste vi fu il rafforzamento contro l'impiego di artiglierie del castello Maniace; a scopo di costruzione venne impiegate le pietre prelevate dagli antichi monumenti[7]. Nel 1540 vi prese alloggio l'ammiraglio Andrea Doria durante la spedizione organizzata da Carlo V contro i musulmani.

Alla fine del XVI secolo, il castello Maniace era divenuto il punto nodale della cinta muraria di Ortigia ma, il 5 novembre 1704, l'edificio venne squassato da una violenta esplosione della polveriera che proiettò i pezzi di otto delle volte a crociera e di blocchi di pietra nel raggio di alcuni chilometri. Negli anni successivi venne operato un rimaneggiamento che, lasciando così com'erano le parti rovinate dall'esplosione e demolendo sei delle otto volte danneggiate ne dispose l'ampliamento del cortile e la realizzazione di magazzini[8].

Nel periodo napoleonico il Castello riacquistò le sue funzioni militari e venne munito di bocche da fuoco. Nel 1838 in seguito ai moti che si stavano scatenando in tutto il regno borbonico venne dotato di una costruzione di difesa. Anche dopo l'unificazione d'Italia rimase una struttura militare e tale rimase fino alla seconda guerra mondiale.

Infine, alle soglie degli anni duemila, dopo un lungo restauro e alla smilitarizzazione con la chiusura della storica caserma dell'esercito, il monumento è tornato alla pubblica fruizione. L'apertura al pubblico ha permesso lo svolgimento di spettacoli dell'Ortigia Festival ma anche di ospitare il cosiddetto G8 ambientale che ha visto la presenza dei ministri dell'ambiente dei paesi industrializzati.

Il castello Maniace è affidato alla Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa.

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello presenta una poderosa struttura a quadrilatero di 51 metri per lato di circa 12 m di altezza[9]di aspetto severo in virtù del suo scopo difensivo. Ai quattro angoli della costruzione sono quattro torri cilindriche inserite armoniosamente nell'opera muraria.

Castel Maniace è accessibile attraverso la porta carraia della ex-Caserma Abela sita, a Siracusa, in piazza Federico di Svevia. Attraversando il successivo cortile si trova un ponte in muratura che adduce ad una porta, con colonne laterali, di epoca spagnola (XVI secolo). Tale ponte ha sostituito l'antico ponte levatoio ligneo che scavalcava il fossato che circondava il castello all'epoca della costruzione e lo separava dalla estrema punta meridionale di Ortigia; il largo fossato, colmato nel Cinquecento, metteva in comunicazione il Porto Grande con il mare aperto e a ponte alzato permetteva una migliore difesa del castello in caso di attacco. Scavi effettuati a scopo di saggio hanno indicato che l'altezza originaria delle mura era di circa 18 m. Lo spessore medio delle mura principali è di circa 3,5 m. La facciata principale è orientata verso Ortigia, i lati a nord-est e a sud-ovest all'epoca della costruzione erano a picco sul mare e così rimasero fino al XVI secolo quando gli spagnoli eressero i due rispettivi contrafforti[9].

Contrasta con l'aspetto generale dell'opera, preminentemente militare, il portale marmoreo decorato, la cui profondità della strombatura fu sfruttata dai costruttori per realizzarvi dei virtuosismi artistici[10]. Pur seriamente erose dal tempo e danneggiate dall'opera degli uomini, tra gli stipiti esterni ed i pilastri interni, una serie di colonnine marmoree con capitelli a foglie uncinate permettono ancora l'individuazione di quattro figure zoomorfe, disposte due per lato, di probabile significato simbolico: sono individuabili due figure di leoni e di un ippogrifo; l'arco inferiore e l'archivolto presentano dei motivi floreali. Uno stemma imperiale del XVII secolo è posto in cima all'ogiva del portale stesso[9].

Il nome del castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello deriva il suo nome da Giorgio Maniace, generale bizantino che nel 1038 riconquistò la città, in mano agli Arabi, ma per un breve periodo. Secondo il Fazello, fu nell'occasione dell'edificazione di una fortezza, detta dal popolo "Torre Maniace", che offerse in dono due arieti bronzei di fattura ellenistica, portati seco da Costantinopoli, che vennero posti a decorazione dell'entrata della fortificazione[11][12][9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Danzuso, p. 106
  2. ^ a b c d e Da "Il Castello Maniace" di Efisio Picone in galleria roma; il castello maniace
  3. ^ Storia della Sicilia, p. 18
  4. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte dell'Italia meridionale vol. I, Donzelli, 1997, p. 241
  5. ^ Peter Purton, A History of the Late Medieval Siege, 1200-1500, Boydell & Brewer, 2010, p. 33
  6. ^ (a cura di) Gioacchino Di Marzo, Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, vol. IX, p. 324, nota 1, in [1]
  7. ^ Storia della Sicilia, pp. 176-177
  8. ^ Regione Siciliana, Beni culturali, Castello maniace
  9. ^ a b c d Galleria roma, Castello Maniace
  10. ^ Regione Siciliana, Beni culturali, scheda Castello Maniace
  11. ^ Tommaso Fazello, Le due deche , pp.124-125
  12. ^ Secondo altri studiosi si tratta di una "leggenda"; gli arieti sarebbero di fattura posteriore

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]