Harald III di Norvegia

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Harald III di Norvegia rappresentato in una miniatura del XIII secolo

Harald III Sigurdsson, in seguito noto come Harald Hardråde (1015Battaglia di Stamford Bridge, 25 settembre 1066), fu re di Norvegia dal 1047 al 1066. Molti dettagli della sua vita e del suo regno sono contenuti nel Heimskringla. Nella cultura di lingua anglosassone è noto come Harald Hardrada ed è ricordato per la sua invasione dell'Inghilterra nel 1066. Già prima di divenire re Harald passò quindici anni in esilio e lavorò come Mercenario e come comandante militare per la Rus' di Kiev e l'Impero bizantino. Quando aveva circa quindici anni egli combatté nella Battaglia di Stiklestad insieme al fratellastro Olaf II di Norvegia con lo scopo di reclamare per sé il trono di Norvegia dopo averlo perso, due anni prima, a favore di Canuto I d'Inghilterra. I due vennero sconfitti, Olav venne ucciso e Harald costretto all'esilio nella Rus' di Kiev dove servì il principe Jaroslav I di Kiev fino a ottenere il rango di capitano e lì rimase fino al 1034 quando si recò a Costantinopoli insieme ai propri uomini. Lì divenne ben presto uno dei comandanti della Guardia variaga e prese parte ad azioni che si svolsero nel Mar Mediterraneo, in Asia minore, Sicilia e forse anche in Terra santa e in Bulgaria oltre che nella stessa Costantinopoli dove venne coinvolto nelle dispute dinastiche. Durante la sua permanenza nella capitale Harald accumulò notevoli ricchezze che, per precauzione, mandò presso Jaroslav, alla fine egli lasciò l'Impero bizantino nel 1042 per fare ritorno nella Rus' di Kiev e preparare la propria spedizione per reclamare il trono di Norvegia. È possibile che Harald sapesse che, negli anni della sua assenza, il trono di Norvegia era stato dato dai danesi a Magnus I di Norvegia, figlio illegittimo del defunto Olav. Nel frattempo Magnus era anche divenuto Re di Danimarca e, nel 1046, Harald si alleò col suo rivale il pretendente Sweyn Estriddson e cominciarono a razziare le coste della Danimarca. Magnus non voleva combattere con lo zio così i due conclusero un accordo, il primo avrebbe diviso il trono con il secondo a patto che Harald condividesse le sue ricchezze con lui. Il loro regno condiviso finì bruscamente l'anno seguente quando Magnus morì ed Harald si trovò di colpo ad essere l'unico sovrano di Norvegia. Egli smorzò immediatamente tutte le rivolte interne che si sollevarono e cominciò ad abbozzare l'unione sotto un unico governo dei vari territori in mano alla corona. Il regno di Harald fu tutto sommato pacifico e diede vita a una florida economia monetaria e avviò il commercio con gli stati esteri, nel probabile tentativo di riavere l'espansione territoriale avuta sotto il regno di Canuto egli tentò d'impossessarsi del trono di Danimarca e spese quasi ogni anno fino al 1064 per razziare le coste danesi combattendo contro il suo antico alleato e ora re Sweyn II di Danimarca. Quantunque le sue campagne vennero gratificate da un certo successo Harald non fu mai in grado di conquistare davvero il paese o di governarlo. Non era passato molto tempo da che egli aveva abbandonato le sue pretese che il Conte di Northumbria Tostig del Wessex gli chiese di allearsi con lui contro il fratello divenuto da poco Re d'Inghilterra, Aroldo II d'Inghilterra, offrendogli la possibilità di ambire al trono inglese. Harald accettò e il suo esercito insieme a quello di Tostig entrò in Inghilterra a settembre del 1066, i loro uomini razziarono le coste settentrionali e vinsero alla Battaglia di Fulford combattuta presso York. La fortuna di Harald tuttavia era finita, il 25 settembre dello stesso anno venne sconfitto e ucciso dall'esercito di Aroldo nella Battaglia di Stamford Bridge.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1015 o nel 1016[1] a Ringerike[2], Harald era figlio di Åsta Gudbrandsdatter e del suo secondo marito Sigurd Syr (morto 1018); suo fratellastro maggiore era Olaf II di Norvegia nato dalle prime nozze di Åsta con Harald Grenske, bisnipote di Harald I di Norvegia Suo padre era uno dei più ricchi uomini di Ringerike, ma era anche un re assai poco considerato[1] e fin da piccolo Harald dimostrò i comportamenti tipici del ribelle con grandi ambizioni. Di tutti i suoi fratelli egli era maggiormente attaccato ad Olaf ed egli stesso era dissimile dai fratelli maggiori assai più somiglianti al padre, essendo piuttosto terra-terra e maggiormente concentrati sulla preservazione dei possedimenti di famiglia[1]. Le saghe del nord in particolare quella a cura di Snorri Sturluson, Heimskringla, sostengono che anche Sigurd era bis-nipote di Harald I per parte paterna, tuttavia gli storici moderni ritengono che gli antenati attribuiti a Sigurd, insieme a parte della genealogia della Dinastia Bellachioma siano invenzioni che riflettono soltanto le aspettative politiche e sociali degli autori del tempo piuttosto che la realtà storica[3]. La pretesa discendenza di Harald da Harald I all'epoca non fu menzionata e non giocò nessun ruolo nelle lotte politiche del tempo, il che fa supporre che siano state prodotte dopo per legittimare le sue pretese e la sua salita al trono[3]. Nel 1028, a seguito di una rivolta, il fratellastro di Harald Olaf II di Norvegia fu costretto all'esilio dopo tredici anni di regno e tornò in patria due anni dopo, nel 1030, udendo del suo ritorno Harald mise insieme circa 600 uomini perché potessero unirsi all'esercito di Olaf nel momento in cui fosse approdato sulle coste orientali del paese che era finito sotto il comando di Canuto il Grande. I due eserciti si incontrarono come previsto e andarono allo scontro con i danesi nella battaglia di Stiklestad che si combatté il 29 luglio dello stesso anno e anche Harald vi prese parte[1]. La battaglia si risolse in una sconfitta per i due fratelli che si trovarono contro anche i norvegesi fedeli al nuovo re, Olaf venne ucciso e Harald fu invece gravemente ferito[4].

L'esilio[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della sconfitta Harald, appena quindicenne, riuscì a fuggire con l'aiuto di Rögnvald Brusason (morto 1046), poi Conte delle Orcadi in un remoto podere della Norvegia, lì rimase un mese, forse per rimettersi dalle ferite, e quindi viaggiò a nord verso le montagne della Svezia. Egli riuscì a radunare una banda di guerrieri, anch'essi esuli, come conseguenza della morte di suo padre e con essi raggiunse il territorio dei Rus' di Kiev nel 1031, passando almeno parte del suo tempo nella città di Staraja Ladoga. Harald e i suoi vennero ben accolti dal principe Yaroslav I il Saggio, sovrano dei Rus', la cui moglie Ingegerd Olofsdotter era sua lontana parente[5]. Yaroslav era disperatamente a corto di comandanti militari e riconoscendo in Harald un potenziale leader per l'esercito lo nominò capo delle sue forze armate[5]. Già Olaf era stato presso la corte di Yaroslav nel suo esilio del 1028[1] e secondo la saga Morkinskinna egli lo accettò alla propria corte principalmente perché era il suo fratellastro[1]. Si suppone che Harald abbia preso parte alla campagna di Yaroslav contro i Polacchi nel 1031 e contro altri nemici storici della Rus' come i Ciudi in Estonia, i Bizantini così come i Peceneghi ed altre popolazioni nomadi della steppa[5]. Dopo pochi anni trascorsi nella Rus' Harald e circa 500 dei suoi uomini[2] si mossero verso sud in direzione di Costantinopoli, capitale dell'Impero bizantino, probabilmente attorno al 1033 o 1034[1], dove si unirono alla Guardia variaga. Sebbene la saga Flateyjarbók affermi che all'inizio egli cercò di tenere celata la propria identità regale molte altre fonti sostengono che la reputazione di Harald e dei suoi uomini era ben conosciuta anche all'est in quei tempi. Mentre la guardia variaga fungeva principalmente da guardia del corpo per l'imperatore Harald fu mandato a combattere presso le frontiere dell'impero[5], la sua prima azione la ebbe contro i pirati Arabi nel Mar Mediterraneo e poi all'interno nell'Asia minore, divenendo, si dice, il capo della guardia. Fin dal 1035 i bizantini avevano spinto gli arabi fuori dall'Asia minore ed Harald venne mandato a combattere campagne che andarono lontano, nell'est, spingendosi fino all'Eufrate dove, secondo il suo Scaldo Þjóðólfr Arnórsson, egli partecipò alla cattura di non meno di otto fortezze arabe, un numero che gli storici tendono ad accettare. Anche se è probabile che Harald non avesse il comando indipendente di un esercito, come implicano le saghe, non è improbabile che lui e la guardia siano stati mandati in missione per catturare città e castelli[5]. Durante i primi quattro anni del regno di Michele IV il Paflagone è possibile che Harald abbia combattuto ancora contro i Peceneghi. Le saghe quindi riportano che egli si recò a Gerusalemme e che combatté ancora in quella zona, e benché esse collochino tale viaggio dopo la sua spedizione in Sicilia alcuni storici contestano questa cronologia[5]. Che il suo viaggio avesse una natura militare o fosse di stampo più pacifico dipende dal fatto che esso abbia avuto luogo prima o dopo il trattato di pace che Michele strinse con il califfo dei Fatimidi Al-Mustanṣir Bi-llāh, in ogni caso sembra improbabile che tale viaggio abbia avuto luogo prima del trattato. Alcuni storici hanno ipotizzato che Harald facesse parte di un gruppo militare messo a protezione dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme e fra i quali si sarebbero trovati anche dei membri della famiglia imperiale e che ebbe luogo dopo il trattato che ebbe fra le clausole il permesso che i bizantini restaurassero la Basilica del Santo Sepolcro. Questa sarebbe stata, per altro, un'occasione per Harald di battersi contro i banditi che volevano depredare i pellegrini[5]. Nel 1038 Harald partecipò a una spedizione in Sicilia[5] motivata, secondo Giorgio Maniace, dal tentativo dei bizantini di recuperare l'isola dal dominio dei Saraceni che vi avevano costituito l'Emirato della Sicilia. Durante la campagna Harald combatté al fianco di mercenari normanni quale Guglielmo Braccio di Ferro e secondo Snorri Sturluson egli catturò quattro città[1]. Nel 1041 la spedizione siciliana ebbe termine, ma poco dopo una rivolta normanno-lombarda esplose nell'isola ed Harald si trovò a combattere nuovamente insieme al Catepano d'Italia Michele Doceano. All'inizio le cose parvero volgere a loro favore, ma i normanni guidati dal loro vecchio alleato Guglielmo Braccio di Ferro vinsero sia alla Battaglia di Olivento che a quella di Montemaggiore, combattute rispettivamente in marzo e in maggio. Harald venne quindi richiamato d'urgenza dall'imperatore anche per l'insorgere di questioni più pressanti, nel tardo 1041 lui e la guardia vennero infatti mandati in Bulgaria per contrastare le rivolte capitanate da Peter Delyan. Il successo della repressione delle rivolte in Bulgaria gli valse la promozione a Spatharokandidatos un titolo di livello medio entro la corte di Bisanzio, tuttavia la buona stella di Harald era in discesa, poco dopo la morte di Michele, nel 1041 sorsero dei conflitti fra il suo successore e nipote Michele V il Calafato e la sua potente vedova Zoe Porfirogenita in cui Harald venne coinvolto[5]. Nel periodo convulso della successione egli venne arrestato, anche se le fonti discordano sul reale motivo del suo fermo[5], le saghe affermano che venne arrestato perché defraudò l'imperatore di parte del suo tesoro, mentre altri affermano che la sua colpa fu di aver chiesto la mano di una nipote di Zoe la cui esistenza è per altro messa in dubbio[3]. Se quest'ultimo motivo fosse vero è probabile che l'ira dell'imperatrice vedova nascesse dal fatto che fosse stata lei a pensare di poter sposare Harald. Secondo Guglielmo di Malmesbury Harald venne fermato perché aveva violentato una nobildonna, mentre la Saxo Grammaticus lo accusa addirittura di omicidio, alcuni storici oggi ritengono che Michele V lo fece imprigionare semplicemente perché temeva che la sua lealtà fosse restata devota al defunto zio Michele IV[5]. Le fonti discordano anche su come Harald sia fuggito di prigione, non si sa se gli venne un aiuto dall'esterno o se approfittò della confusione che seguì all'incoronazione di Michele V, quel che si sa è che la guardia variaga si scisse, una parte restò fedele all'imperatore e un'altra finì sotto la guida di Harald che capeggiava le rivolte. Alla fine Michele V nell'aprile 1042 venne portato fuori dal proprio rifugio, accecato e condannato all'esilio in un monastero e secondo le saghe fu lo stesso Harald a privarlo della vista[5].

Verso casa[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo soggiorno in Oriente Harald aveva accumulato grandi ricchezze che aveva saggiamente fatto arrivare via nave fino alla Rus' dove le aveva affidate alla custodia di Jaroslav[6]Per altro le saghe annotano che, insieme ai proventi dei bottini che si ottenevano in battaglia egli partecipò almeno tre volte al cosiddetto polutasvarf che si può grosso modo tradurre come saccheggio di palazzo un termine che potrebbe significare o il saccheggio dell'erario a seguito della morte dell'imperatore o l'esborso di una forte somma alla guardia variaga da parte di Michele V con lo scopo di ottenerne la lealtà[4]. È probabile che quel denaro servisse ad Harald per finanziare la sua corsa alla corona di Norvegia[5] e se davvero partecipò alle polutasvarf dovette essere in concomitanza con la morte di Romano III Argiro, Michele IV e la deposizione di Michele V in cui Harald ebbe sicuramente l'occasione di appropriarsi, oltre che di quel che gli spettava, anche di denaro aggiuntivo[7]. Dopo che Zoe tornò al trono nel 1042 insieme al terzo marito Costantino IX Monomaco Harald chiese il permesso di tornare in patria, tuttavia l'imperatrice glielo rifiutò ed egli riuscì a scappare con un paio di navi e pochi uomini attraverso il Bosforo. Nonostante due navi fossero state distrutte grazie a delle catene di ferro la nave di Harald riuscì a raggiungere sana e salva il Mar Nero[5] riuscendo a tornare nella Rus' nel tardo 1042[1]. Durante questo soggiorno Harald sposò una delle figlie di Jaroslav, Elisabetta di Kiev, nonché nipote del re di Svezia Olof III di Svezia, poco dopo il suo rientro Jaroslav attaccò Costantinopoli ed è plausibile che Harald gli abbia fornito diverse informazioni utili all'impresa[1]. Riguardo al matrimonio è possibile che fosse già stato deciso prima della sua partenza per Costantinopoli o che quantomeno fosse stato messo in progetto, durante la sua lontananza Harald compose un poema in cui s'accennava a una dea russa che ancora non aveva accettato il suo anello d'oro e che alcuni identificano con Elisabetta[5]. Sempre secondo la Morkinskinna Harald aveva già chiesto a Jaroslav la mano della figlia solo per sentirsela rifiutare perché non era abbastanza ricco[1], rimane comunque significativo che alla fine le nozze si siano celebrate giacché le altre figlie erano maritate a uomini come Enrico I di Francia e Andrea I d'Ungheria, uomini che la corona l'avevano già in testa[1].

Il ritorno in Norvegia[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzando le enormi ricchezze raccolte dai suoi bottini di guerra, Harald fece ritorno in Norvegia nel 1045 partendo da Velikij Novgorod passando quindi per il Lago Ladoga, la Neva, il Golfo di Finlandia e infine il Mar Baltico. Harald portò con sé un gran numero di uomini e infine sbarcò a Sigtuna, in Svezia, fra la fine del 1045 e l'inizio del 1046[1]. Durante la sua assenza al trono di Norvegia era salito Magnus I di Norvegia, figlio di Olaf II e nipote di Harald, tornato dall'esilio nel 1035 per reclamare il trono di suo padre dopo la morte di Canuto il Grande. È possibile che fu proprio per questo che Harald decise di tornare in Norvegia appena possibile, i figli di Canuto avevano deciso di abbandonare il paese per combattere e cercare di tenersi l'Inghilterra e giacché i suoi figli Aroldo I d'Inghilterra e Canuto II d'Inghilterra erano morti entrambi entro il 1042 la posizione di Magnus come re pareva inattaccabile. Durante i suoi undici anni di regno non vi furono mai rivolte interne[5] e quando il trono di Danimarca restò vacante nel 1042 Magnus venne eletto re anche di quel paese sconfiggendo l'altro pretendente Sweyn Estridsson. Avendo udito della sua sconfitta Harald propose a Sweyn di incontrarsi in Svezia insieme ad Anund Jacob di Svezia che regnava su quelle terre già dal 1022.

Magnus accettò di condividere il potere con Harald ed i due divennero entrambi regnanti di Norvegia. Appena un anno dopo Magnus morì, e sorsero diverse speculazioni sulla misteriosa morte di suo nipote e della possibile presenza di un complotto di Harald per diventare l'unico sovrano di Norvegia. Harald fondò intorno al 1050 la città di Oslo.

L'invasione dell'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Harald viene colpito alla gola da una freccia durante la battaglia di Stamford Bridge.

Il sovrano norvegese era giunto in Inghilterra con l'intenzione di reclamare il trono inglese in forza di un supposto patto stretto tra Magnus e re Hartacanuto secondo la quale se uno dei due fosse morto senza eredi l'altro sarebbe diventato sovrano di Norvegia e d'Inghilterra. Harald sbarcò sulle coste inglesi con un esercito di 15.000 uomini ed ottenne una prima vittoria il 20 settembre 1066 nella battaglia di Fulford a due miglia a sud di York, ma in seguito il suo esercito venne sconfitto nella battaglia di Stamford Bridge, vicino a York, il 25 settembre 1066 combattendo contro le forze di Harold II d'Inghilterra. Qui Harald III morirà, colpito da una freccia alla gola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Tjønn, Halvor (2010). Harald Hardråde. Sagakongene (in Norwegian). Saga Bok/Spartacus
  2. ^ a b Hjardar, Kim and Vike, Vegard (2011). Vikinger i krig (in Norwegian). Spartacus
  3. ^ a b c Krag, Claus. Harald 3 Hardråde. Norsk biografisk leksikon
  4. ^ a b Blöndal, Sigfús with Benedikz, Benedikt S. (ed.) (2007). The Varangians of Byzantium. Cambridge University
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p DeVries, Kelly (1999). The Norwegian Invasion of England in 1066. Boydell & Brewer Ltd
  6. ^ Thenrik Bimbaum, Yaroslav's Varangian Connection in Scando-Slavica
  7. ^ Skaare, Kolbjørn (1995). Norges mynthistorie: mynter og utmyntning i 1000 år, pengesedler i 300 år, numismatikk i Norge (in Norwegian)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) P.H. Sawyer, Kings and Vikings, Barnes and Noble Books, New York, 1994, pp. 118-120, 146-147.
  • (EN) Snorri Sturluson, King Harald's Saga (Part of the Heimskringla), Penguin Classics, 2005, pp. 45-47.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Norvegia Successore
Magnus I di Norvegia 1046–1066 Magnus II Haraldsson
con Olaf III Kyrre

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