Flateyjarbók

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Re Harald I di Norvegia riceve la Norvegia dalle mani del padre. Illustrazione del Flateyjarbók

Il Flateyjarbók (letteralmente "libro dell'isola piatta") è un'importante manoscritto islandese medievale. È noto anche come GkS 1005 fol. e con il nome latino Codex Flateyensis.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il Flateyjarbók è il più grande manoscritto medievale islandese, composto da 225 fogli di pergamena scritti ed illustrati. Contiene soprattutto saghe di re norreni contenute anche nell'Heimskringla, soprattutto saghe che parlano di Olaf Tryggvason, Sant'Olaf, Sverre, Hakon il Vecchio, Magnus il Buono e Harald Hardrada. In questa collezione, però, appaiono espansi con materiale aggiuntivo[1] non trovabile altrove (una parte del quale molto antica) assieme a differenze uniche. Molto, ma non tutto, il materiale aggiuntivo si trova nelle saghe reali, in alcuni casi interlacciato. Inoltre il manoscritto contiene l'unica copia del poema eddico Hyndluljóð, un insieme unico di annali dalla creazione al 1394, e molte storie brevi di cui non esistono eguali quali la Nornagests þáttr ("la Storia di Norna Gest").

È soprattutto importante la Grœnlendinga saga ("Storia dei Groenlandesi"), che fornisce la storia della colonia di Vinland con alcune differenze rispetto a quella contenuta nella Saga di Erik il Rosso ("Eiríks saga rauða"). Vi si trova anche l'unica versione islandese della Saga degli uomini delle Orcadi ("Orkneyinga saga") e della Saga dei Faroesi ("Færeyinga saga").

Storia[modifica | modifica sorgente]

Analizzando quanto scritto al suo interno, si può dedurre che il libro sia stato scritto nel 1387 e fu completato nel 1394 o poco dopo. La prima pagina dice che il suo proprietario era il "figlio di Jonn Hakonar" e che il libro fu scritto da due sacerdoti. Uno di loro, "Jon prestr figlio di Þórðar", scrisse il contenuto della storia di Eirík il Viaggiatore fino alla fine delle due saghe di Olaf, mentre l'altro, "Magnús prestr figlio di Thorhallz", scrisse la prima e l'ultima parte, ed aggiunse le illustrazioni.

Altro materiale fu inserito verso la fine del XV secolo.

Il manoscritto ricevette per la prima volta speciale attenzione nel 1651, quando il vescovo Brynjólfur Sveinsson di Skálholt, con il permesso di re Federico III di Danimarca, richiese tutte le opere d'Islanda che contenevano antichi manoscritti in modo da consegnarli al re danese, fornendo l'originale o una copia, gratuitamente o dietro compenso. Jon Finnsson, che abitava su Flatey ('Isola Piatta') a Breiðafjörður sulla costa occidentale dell'Islanda, era a quel tempo il proprietario del libro che era già noto come Flateyjarbók. In un primo momento Jon si rifiutò di consegnare il proprio prezioso cimelio di famiglia, il più grande e bel libro di tutta l'Islanda, em continuò a rifiutarsi anche quando il vescovo Brynjólfur gli fece visita personalmente offrendogli 500 unità di terra. Jon cambiò idea e consegnò il libro al vescovo, solo quando questi stava già per lasciare la regione.

Il manoscritto fu regalato dal vescovo Brynjólfur a re Federico III nel 1656, e fu esposto presso la Biblioteca Reale di Copenaghen. Il resto della collezione del vescovo Brynólfur fu divisa tra i suoi eredi, che non avevano interesse a possedere una collezione di vecchi manoscritti, Molti di loro scomparvero per sempre, anche se fortunatamente erano state fatte copie di molti di loro. Il Flateyjarbók ed il Codex Regius furono rimpatriati in Islanda nel 1971, come tesori nazionali, e conservati e studiati dall'Istituto Árni Magnússon.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Il Flateyjarbók è composto dai seguenti testi:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Come ad esempio il Nornagests þáttr ("la Storia di Norna-Gest"), Styrbjarnar þáttr Svíakappa ("Storia di Styrbjörn il campione svedese"), Hróa þáttr heimska ("La Storia di Roi il Pazzo") e Völsa þáttr ("la Storia dei Fallo").

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Saghe degli Islandesi