Kalbiti

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I Kalbiti furono una dinastia islamica sciita che governò la Sicilia tra il 948 e il 1040, dapprima come vassalla della dinastia fatimide, poi in maniera del tutto indipendente.

L'Italia nell'anno 1000

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo il loro insediamento al Cairo (969), la regione dell'Ifrīqiya (grosso modo l'odierna Tunisia), che in precedenza era sotto il dominio degli Aghlabidi, passò sotto il governo ismailita dei Fatimidi. Di conseguenza, anche la Sicilia divenne fatimide ma l'Imām - impegnato nel tentativo di conquista della Siria per arrivare in Iraq ed abbattere il rivale califfato abbaside - affidò il governo di quest'ultima a Ḥasan b. ʿAlī al-Kalbī, la cui tribù d'origine proveniva dallo Yemen[1], che divenne in tal modo il primo esponente della dinastia kalbita, incaricata di reggere l'isola in nome e per conto dei Fatimidi, ma di fatto abbondantemente autonoma nella sua gestione della regione assegnatagli.

Sotto il regno dei Kalbiti la Sicilia, specialmente quella occidentale, conobbe un grande splendore. Un grande impulso fu dato all'agricoltura che, grazie al completamento già avviato dell'eliminazione dell'antico latifondo e alla costruzione di nuovi acquedotti, portò alla nascita di un gran numero di giardini, frutteti e orti che garantirono una piena autosufficienza alimentare all'isola, consentendole per di più congrue entrate derivanti dall'esportazione verso l'antistante Ifrīqiya e il resto del mondo arabo-musulmano africano.

Anche l'artigianato fiorì e l'industria tessile produsse una gran copia di tessuti pregiati, mentre il ṭirāz di Palermo produceva la richiestissima carta di cui l'Occidente latino aveva grandissima necessità.

Alla corte kalbita di Palermo si riunivano grandi eruditi di poesia, filologia e scienze naturali. In questo periodo Palermo si trasformò nella città dalle cinquecento moschee e la Sicilia divenne centro di scambi tra le rotte del Mar Mediterraneo: le repubbliche Marinare, il Vicino Oriente e il Maghreb.

I Kalbiti però furono costretti ad affrontare ben presto lo spirito ribelle dei berberi siciliani e dell'elemento cristiano isolano. La prima ribellione ebbe luogo nell'849 e l'ultima si sviluppò nel 1038. Se infatti la grande indipendenza che si conquistarono i kalbiti era inizialmente il loro punto di forza, l'isolamento della dinastia dall'impero invogliò presto Bisanzio a tentare una nuova penetrazione nell'isola che era stata loro strappata da Asad b. al-Furāt e dai suoi successori. Essa stipulò così un trattato con l'emirato kalbita e tentò con Giorgio Maniace di riprendere manu militari la Sicilia, mentre già si prefigurava il piano normanno di prendere a loro volta per sé l'isola.

Sul finire della dinastia kalbita, sotto il governo di al-Ḥasan al-Ṣāmṣām (1040-1053) il potere si divise tra alcuni nobili arabi e berberi, che dettero vita a piccoli e fragili emirati.

Emiri kalbiti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Encyclopédie de l'Islam, s.v. «Kalbides» (Umberto Rizzitano).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, Catania, Romeo Prampolini, 1933-39.
  • Idem, Biblioteca arabo-sicula, Lipsia, Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, 1857 (rist. Torino-Roma, Ermanno Loescher, 1880).
  • Umberto Rizzitano, Gli Arabi in Italia in L'Occidente e l'Islam nell'Alto Medioevo, Spoleto, Centro di Studi sull'Alto medioevo, 1965, pp. 93-114.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]