Ugo Tutabovi

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Ugo Tutabovi (Hugo Tudebusis o Hugues Tubœuf; Normandia, ... – ...) è stato un cavaliere normanno che giunse nell'Italia meridionale attorno al 1035.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ugo prende parte alla spedizione siciliana di Giorgio Maniace nel 1038.

È un cavaliere che emerge tra i primi capi normanni che fondano la Contea di Puglia e si afferma al seguito degli Altavilla nel territorio bizantino dell'Apulia. È il primo conte di Monopoli.

Guglielmo Braccio di Ferro, rientrato nel settembre 1042 a Melfi, eletto capo supremo da tutti i Normanni, si rivolge a Guaimario V, principe longobardo di Salerno ed a Rainulfo Drengot, conte di Aversa, e propone ad entrambi un’alleanza alla pari. Guaimario offre il riconoscimento ufficiale e, alla fine dell’anno, con Rainulfo e Guglielmo, si recano insieme a Melfi e riuniscono una assemblea dei baroni Longobardi e Normanni. L'assise termina al principio dell’anno successivo (1043) e vi partecipa lo stesso Ugo. L'intera regione, ad eccezione di Melfi, viene suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture dove Melfi ne è la capitale.

Guglielmo stabilisce che la prima Capitale della Contea di Puglia sia Melfi, che rimane al di fuori dalla spartizione: il centro della città è diviso in dodici quartieri, in ognuno dei quali ciascun Conte (compreso, ovviamente lo stesso Ugo) possiede un Palazzo e controlla un settore dell’abitato. I Normanni dividono in dodici Contee le terre conquistate o da conquistare. Il Sovrano attribuisce i feudi secondo il rango ed il merito ed ognuno dei cavalieri si dedicherà alla conquista di quanto concessogli.

Nomina a Conte di Monopoli[modifica | modifica sorgente]

In particolare è questa la circostanza in cui Ugo riceve la baronia di Monopoli nel territorio dell'Apulia e prende il titolo di Conte di Monopoli. Negli antichi documenti monopolitani Ugo viene anche riportato come Dibone, Toute Bone o anche Autobovi.

Tutabovi sconfigge le truppe del catapano bizantino d'Italia, Argiro, nella battaglia di Venosa nello stesso anno 1043.

I cronisti dell'epoca narrano che in quell'occasione Ugo si rese protagonista di un episodio che seminò il panico nelle file dei nemici prima dello scontro: accolti i messi bizantini che gli offivano le condizioni di pace, cominciò ad accarezzare il collo del cavallo di uno di loro e poi gli assestò un pugno che lo tramortì al suolo[1].

Non si conosce la data di morte di Tutabovi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sed cum sine castro, quo se tuerentur a parte illius, incolis essent, castrum quod Melfa dicitur, construxerunt, ubi, cum quingenti tantummodo milites essent, Graeci, qui terrae illi principabantur, maxima multitudine ex Calabria et Apulia sibi coadunata, usque ad sexaginta millia armatorum, ut eos a finibus suis propellerent, versus illos ire coeperunt; legatoque praemisso, mandant, ut quod mallent eligant: aut certamen in crastino secum habere, aut, pace sibi indulta, incolumes a praedictis finibus recedere. Legatus vero qui ad hoc missus fuerat, cum pulcherrimo equo insideret, quidam normannus, Ugo, cognomento Tudebusem, equum manu attrectare coepit: et, ut mirabile aliquid de se sociisque suis, unde terrerentur, Graecis nunciaretur, nudo pugno equum in cervice percutiens, uno ictu quasi mortuum deiecit. Reliqui vero Normanni prosilientes graecum, qui cum equo deiectus fuerat et, solo timore laesus, quasi exanimis humi iacebat, erigunt; equum autem, usque ad quoddam praecipitium pertrahentes, deiciunt. Porro graecus, cum vix consolatione Normannorum ad mentem rediisset, meliori equo ab eis accepto, certamen paratum sociis refert. Sed cum quod acciderat principibus populi sui tantum retulisset, illi admiratione et metu percussi, verbum inter se comprimebant, ne forte, si in propatulo diceretur, exercitus territus refugeret. Mane itaque facto, summo diluculo a Normannis occurritur fortiterque congredientes, acerrime utrinque pugnatur. Intererant huic certamini de filiis Tancredi, Willelmus Ferreabrachia et comes Drogo: nam necdum quisquam fratrum eos subsecutus fuerat. Isti vero, ut fortissimi milites socios animantes, sed et ipsimet fortiter agentes, multis ex hostibus prostratis, tandem in fugam reliquos dederunt, quos insequentes et posteriores quosque caedentes, victoriam obtinuerunt, multis ex hostibus in flumine quod Olivetum dicitur, dum transnatare cupiunt, submersis..., Gaufridus Malaterra

Fonte[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]