Concilio in Trullo

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Concilio in Trullo o Quinisesto (Quinisextium)
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 692
Accettato da ortodossi
Concilio precedente Concilio di Costantinopoli III
Concilio successivo Concilio di Nicea II
Convocato da Imperatore Giustiniano II
Presieduto da Imperatore Giustiniano II
Partecipanti 215 dalle chiese orientali
Argomenti in discussione disciplina
Documenti e pronunciamenti base della legge canonica ortodossa
Gruppi scismatici

Il concilio in Trullo (dal luogo dove si svolse), detto anche Concilio Quinisesto (Quinisextium), si tenne a Costantinopoli nel 692. Le disposizioni approvate da questo concilio sono ritenute, dagli ortodossi, non come un nuovo concilio ecumenico, bensì come un completamento delle decisioni dei concili ecumenici di Costantinopoli del 553 e del 680-681.

Indice

[modifica] Storia

Il concilio fu convocato dall'imperatore Giustiniano II per predisporre canoni disciplinari utili per l'implementazione del V e VI concilio ecumenico (da ciò deriva il nome di "Concilio Quinisesto" = "quinto e sesto"). Fu convocato all'insaputa di Roma, e vi parteciparono 215 vescovi orientali; il vescovo di Creta, Basilio, la cui diocesi dipendeva da Roma, firmò i canoni conclusivi aggiungendovi di rappresentare il papa.

È detto anche "in trullo" o "trullano" perché si svolse nel palazzo imperiale (il "trullo" era la cupola della sala dove erano trattati gli affari di Stato). Nel suo primo canone il concilio ribadì le condanne contro le eresie stabilite dai precedenti concilii (in particolare quelle del VI Concilio ecumenico contro il monotelismo); tutti gli altri 101 canoni hanno carattere esclusivamente disciplinare e in buona parte erano già stati precedentemente enunciati. Col secondo canone il concilio recepì tutti gli 85 Canoni Apostolici, attribuiti (apocrifamente secondo i cattolici) a papa Clemente I, ma di cui solo 50 erano stati approvati dai papi successivi. Anche altri dei canoni successivi erano stati già ripetutamente rifiutati dal papa. Ad esempio il terzo canone del primo concilio di Costantinopoli e il ventottesimo del concilio di Calcedonia stabilivano la superiorità del vescovo di Costantinopoli su tutti gli altri vescovi, a parte il papa, e quindi il suo diritto di nominare i vescovi di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme (gli altri tre patriarcati). Inoltre il concilio condannò alcune norme a favore del celibato dei preti in vigore in Occidente e tutte le più piccole differenze liturgiche in uso nella chiesa latina e non in quella orientale.

Vennero trattati anche argomenti circa la venerazione delle immagini: in particolare il canone 73 richiama l'importanza della santa croce e della sua venerazione, il canone 82 prescrive di rappresentare Cristo in forma umana e non simbolica, come Agnello.

Al termine del concilio l'imperatore inviò a Roma una delegazione armata, agli ordini del protospatario Zaccaria, per estorcere la firma di papa Sergio I, ma il papa venne protetto dalle truppe imperiali di stirpe latina di stanza a Ravenna e dalle altre truppe imperiali di stanza in Italia, e subito accorse a Roma. Qui Zaccaria venne assediato, costringendo alla fuga le truppe di Giustiniano e lo stesso Zaccaria rischiò di venir giustiziato, se in difesa della sua vita non fosse intervenuto lo stesso papa Sergio I.[1] Il concilio Quinisesto non venne mai riconosciuto dalla Chiesa di Roma, anche se nel corso del VII concilio ecumenico, circa cento anni dopo, il papa Adriano I scrisse al patriarca Tarasio una ambigua lettera di approvazione dei canoni disciplinari del "sesto concilio", il cui significato e validità sono controversi (Tarasio aveva precedentemente scritto che non vi era stato un nuovo concilio, ma solo una sessione suppletiva del concilio precedente).[senza fonte]

[modifica] Note

  1. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 231

[modifica] Bibliografia

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6

[modifica] Collegamenti esterni

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