Santuario della Beata Vergine della Consolazione

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Coordinate: 43°56′25.97″N 12°26′50.62″E / 43.940546°N 12.447394°E43.940546; 12.447394

Santuario della Beata Vergine della Consolazione
Stato San Marino San Marino
Castello Borgo Maggiore.JPG Borgo Maggiore
Località Borgo Maggiore
Religione Cattolica
Titolare Madonna della Consolazione
Diocesi Diocesi di San Marino-Montefeltro
Consacrazione 1967
Stile architettonico Brutalismo
Neorealismo architettonico
Inizio costruzione 1964
Completamento 1967

Il santuario della Beata Vergine della Consolazione, noto anche come chiesa della Beata Vergine della Consolazione, è un santuario che si trova a Borgo Maggiore,è di proprietà della omonima confraternita. Oggi assolve anche alle funzioni di chiesa parrocchiale insieme a quella dei Santi Antimo e Marino, è infatti officiata e amministrata dal parroco di Borgo Maggiore.

Il santuario[modifica | modifica sorgente]

Il luogo di culto fu costruito su progetto dell'architetto italiano Giovanni Michelucci a partire dal febbraio 1964; la sua consacrazione si tenne l'11 giugno 1967.[1]

Inizialmente il progetto fu affidato all'ingegnere locale Gino Zani che elaborò un progetto legato alla tradizione architettonica locale. Michelucci era stato interpellato dal governo di San Marino per una consulenza, rimasta su carta, circa la trasformazione di una casa di riposo. Decaduta la precedente commissione, l'architetto fu incaricato di disegnare il Santuario della Beata Vergine della Consolazione, al posto di Zani. Il progetto fu presentato all'assemblea della Congregazione già nel 1961.

Il complesso presenta una pianta trapezoidale, irregolare, con una serie di percorsi interni che si sviluppano attorno all'aula principale, quest'ultima posta circa quattro metri sotto il piano stradale. L'ingresso avviene mediante un nartece, dal quale dipartono due percosi: uno conduce direttamente all'interno al piano del matroneo, mentre l'altro, tramite una scalinata coperta, prosegue lungo il sagrato conducendo all'aula inferiore. La copertura dell'edificio, inizialmente in piombo, oggi in rame, è costituita da due falde che poggiano su archi parabolici.

Secondo la critica, questi spazi ripropongono alcuni temi cari a Michelucci, già emersi ad esempio nella celebre chiesa dell'Autostrada del Sole. Innanzitutto la chiesa non è un edificio isolato, ma è integrato in un ambiente più vasto, aperto verso il territorio circostante. Inoltre, il santuario è pensato come un luogo destinato alla comunità, alle relazioni sociali, costituendo di fatto una sorta di piccola città nella quale si vuol favorire il dialogo interiore ed esteriore.

Le continue infiltrazioni di acqua dalla copertura, problema che si era presentato già nei primi anni dopo la costruzione, e che ha costretto a ripetuti interventi a cadenza decennale, hanno fatto maturare la decisione di una completa sostituzione del rivestimento di copertura in rame, non recuperabile ne riutilizzabile per le moderne tecniche di posa.

Il lavoro voluto da Don Gianni Monaldi fu svolto e portato a termine fra il 2012 e la primavera del 2013 sotto la direzione del parroco Don Marco Guidi a lui succeduto. L'equipe tecnica formata dall'arch. Renzo Broccoli, dal geom. Gian Domenico Taddei, dal Geom. Giordano Santinato (esperto tecnico coperture continue), si è avvalsa della consulenza di Gian Italo Ghiotti, giovane muratore ai tempi della costruzione, depositario dell'archivio cartaceo di cantiere ereditato dal padre capomastro ed esecutore dell'edificio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. Sodi (a cura di), Giovanni Michelucci e la Chiesa italiana, Druento 2009, p. 159.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • S. Sodi (a cura di), Giovanni Michelucci e la Chiesa italiana, Druento 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]