Repubbliche marinare

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La definizione di repubbliche marinare, nata nel IX secolo, può essere applicata ad alcune città costiere, soprattutto italiane, che nel Medioevo, dopo il X secolo, godettero di un'autonomia politica basata su una prosperità economica dovuta alla loro attività commerciale marittima. Generalmente, la definizione è riferita in particolare alle quattro città italiane i cui stemmi sono riportati nella bandiera della Marina Militare: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Nonostante ciò, altre città godevano ugualmente di indipendenza (governo autonomo sotto forma di repubblica oligarchica), avevano una propria moneta accettata in tutto il Mediterraneo, avevano partecipato alle crociate, possedevano una flotta di navi, avevano fondaci, "consoli delle nationes" che ne curavano gli interessi commerciali nei porti mediterranei, e possono quindi a buon diritto essere annoverate tra le repubbliche marinare, anche perché in alcuni momenti storici esse ebbero un'importanza in alcuni casi non seconda ad alcune delle quattro più note. Fra le repubbliche marinare, quindi, si ricordano anche Ancona, Gaeta, la città dalmata di Ragusa, Trani e a Noli, la più piccola e vicinissima a Genova, ma indipendente.

La più importante tra le repubbliche marinare fu probabilmente la Serenissima Repubblica di Venezia[senza fonte], che nel momento della sua massima espansione territoriale era riuscita a conquistare quasi tutta l'Italia del Nord-Est, arrivando a pochi chilometri da Milano, oltre all'intera Dalmazia (ma Ragusa solo per alcuni decenni), e vaste regioni della Grecia: le isole Ionie, la Morea (attuale Peloponneso, anche se solo temporaneamente) e le isole di Creta e di Cipro, oltre a diverse isole minori.

Insidiava il primato di Venezia la repubblica di Genova, detta La Superba o La Dominante dei Mari: se Venezia controllava il commercio nel Mediterraneo Orientale, Genova oltre ad una presenza significativa in Oriente, aveva il monopolio dei commerci nel Mediterraneo Occidentale; notevole la sua massima espansione territoriale: Corsica, Sardegna, Crimea e diverse isole dell'Egeo. La Guerra di Chioggia, combattuta contro Venezia, segnò il declino della potenza genovese.

Pisa ebbe una notevole importanza, anche per le conquiste territoriali che nel momento della sua massima espansione comprendevano la Sardegna, la Corsica e le Baleari; era attiva soprattutto in Occidente; la rivalità con Genova le fu fatale.

Amalfi ebbe una storia gloriosa e precoce di potenza marittima, e decadde presto anche per la rivalità di Pisa e Genova.

Ancona e Ragusa ebbero una naturale vocazione per la navigazione in Oriente, e dovettero combattere a lungo con Venezia per tenervi fede.

Le repubbliche marinare sono importanti non solo per la storia della navigazione e del commercio: nei loro porti non arrivano solo preziose merci altrimenti introvabili in Europa, ma anche nuove idee artistiche e affascinanti notizie su paesi lontani. Lo spirito di avventura dei navigatori di queste città è sempre stata una gloria per l'Italia, offuscata purtroppo dalla rivalità commerciale che le metteva una contro l'altra.

Bandiera che raggruppa gli stemmi delle 4 repubbliche marinare principali: dall'alto a sinistra, in senso orario, gli stemmi di Venezia, Genova, Pisa e Amalfi

Indice

[modifica] Origini

La ripresa economica che si ebbe in Europa attorno all'anno mille, abbinata all'insicurezza delle vie di comunicazione interne via terra, fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mediterraneo. In questo contesto, la crescente indipendenza via via assunta da alcune città portuali le portò ad assumere un ruolo di primo piano nello scenario europeo.

Queste città, esposte alle incursioni dei pirati, soprattutto saraceni, organizzarono in modo autonomo la loro difesa, dotandosi di forti flotte da guerra, e furono in grado nei secoli X e XI di passare all'offensiva, sfruttando le rivalità tra la potenza marittima bizantina e quella islamica, con le quali vennero in competizione per il controllo del commercio con l'Asia e l'Africa e delle rotte mediterranee.

[modifica] Sviluppo

Sul piano istituzionale, le città formarono dei governi autonomi repubblicani, espressione del ceto mercantile che costituiva il nerbo della loro potenza. La storia delle repubbliche marinare si intreccia, infatti, sia con l'avvio dell'espansione europea verso Oriente, sia con le origini del moderno capitalismo, inteso come sistema mercantile e finanziario. I mercanti delle repubbliche marinare italiane utilizzarono monete coniate in oro, in disuso da secoli, misero a punto nuove operazioni di cambio e di contabilità. Vennero inoltre incentivati i progressi tecnologici nella navigazione, supporto fondamentale per la crescita della ricchezza mercantile.

Le crociate offrirono loro occasione per le proprie mire espansionistiche. Venezia, Amalfi, Ancona e Ragusa erano già impegnate nel commercio con il Levante, ma con le crociate il fenomeno si accrebbe: migliaia di italiani delle Repubbliche marinare si riversarono in Oriente, creando basi, scali e stabilimenti commerciali. Questi centri mercantili italiani ebbero inoltre una grande influenza politica a livello locale: i mercanti italiani costituivano, infatti, nei centri dei loro affari, associazioni di carattere corporativo, dirette a ottenere dai governi stranieri privilegi giurisdizionali, fiscali e doganali, entro un preciso quadro politico; ne nacquero varie signorie personali.

La storia delle varie repubbliche marinare è molto varia e ciò è comprensibile anche se consideriamo la loro diversa longevità: Venezia, Genova, Noli e Ragusa ebbero vita lunghissima con un'indipendenza che, superando il periodo medievale, perdura fino alle soglie dell'età contemporanea quando l'assetto degli stati italiani ed europei viene sconvolto dalle campagne napoleoniche. Altre repubbliche ebbero una vita comunque lunga, rimanendo libere sino al Rinascimento: esse sono Pisa, che passò sotto il dominio di Firenze nel 1406, ed Ancona, che passò sotto il controllo dello Stato della Chiesa nel 1532. Amalfi e Gaeta persero invece la loro indipendenza molto presto: la prima nel 1131 e la seconda nel 1140; entrambe passarono nelle mani dei Normanni.

[modifica] Amalfi

Per approfondire, vedi la voce Storia di Amalfi.
La Costiera Amalfitana

Amalfi, forse quella delle repubbliche marinare che raggiunse per prima un'importanza di primo piano, aveva sviluppato intensi scambi con Bisanzio e con l'Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell'Italia meridionale ed in Medio Oriente. Ad Amalfi venne inventata anche la bussola, strumento tuttora in uso.

Tra le testimonianze più importanti della grandezza di Amalfi, sono le Tavole Amalfitane, un codice che raccoglieva le norme del diritto marittimo rimasto valido per tutto il medioevo.

Amalfi nel 1137 fu saccheggiata dai Pisani, in un momento in cui era indebolita da catastrofi naturali (gravi inondazioni) e dall'annessione al regno normanno. Dopo la conquista da parte dei Normanni, iniziò una rapida decadenza e venne sostituita nel suo ruolo di principale polo mercantile campano da Napoli.

[modifica] Pisa

Per approfondire, vedi la voce Storia di Pisa.
L'espansione di Pisa nel Mar Mediterraneo
Antica mappa di Pisa

Nel 1016 Pisa e Genova, tra loro alleate, sconfissero i Saraceni conquistando la Corsica e la Sardegna, oltre ad acquisire il controllo del Tirreno. Un secolo dopo liberarono le Baleari e questa spedizione fu celebrata nel "Gesta Triumphalia per pisanos" e in un poema epico il "Liber Maiorichinus" composti negli anni 1113-1115.

Pisa, che a quel tempo si affacciava sul mare, alla foce dell'Arno, raggiunse l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo, quando le sue navi controllavano il Mediterraneo occidentale.

La rivalità tra Pisa e Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria (1284), che segnò l'inizio del declino della potenza pisana, con la rinuncia di Pisa a ogni pretesa sulla Corsica e con la cessione a Genova di una parte della Sardegna (1299). Inoltre, dal 1324, iniziò la conquista aragonese della Sardegna, che privò la città toscana del dominio sui giudicati di Cagliari e di Gallura. Dal punto di vista territoriale Pisa mantenne la sua indipendenza ed in sostanza il dominio della costa toscana fino al 1409, quando venne annessa da Firenze.

[modifica] Genova

Per approfondire, vedi le voci Storia di Genova e Repubblica di Genova.

Genova era risorta agli albori del X secolo, quando - dopo la distruzione della città per mano saracena - i suoi abitanti ripresero la via del mare. L'importanza della sua flotta le guadagnò il riconoscimento, da parte del sacro romano imperatore, delle rivendicazioni autonomiste in materia legislativo-consuetudinaria ed economica.

L'alleanza con Pisa consentì la liberazione del settore occidentale del Mediterraneo dai pirati saraceni, con la riconquista di Corsica, Sardegna, Isole Baleari e Provenza.

La costituzione della "Compagna Communis", riunione di tutti i consorzi commerciali della città (chiamati appunto Compagne), cui aderirono anche i nobili feudatari delle valli limitrofe e delle riviere, sancì definitivamente la nascita del governo genovese.


Le fortune del comune aumentarono notevolmente grazie all'adesione alla prima crociata: la loro partecipazione procurò l'acquisizione di grandi privilegi per le comunità genovesi trasferitesi in molte località della Terra Santa. L'apice della fortuna genovese si ebbe nel XIII secolo con la stipula del Trattato di Ninfeo (1261) con l'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo, che, in cambio dell'aiuto alla riconquista bizantina di Costantinopoli, estrometteva di fatto i Veneziani dagli stretti che conducono al Mar Nero, che in breve divenne un mare genovese. Poco dopo venne definitivamente sconfitta Pisa nella battaglia della Meloria, nel 1284.

Nel 1298, i Genovesi sconfissero inoltre la flotta veneziana presso l'isola dalmata di Curzola: durante lo scontro venne fatto prigioniero lo stesso doge veneziano e Marco Polo, il quale durante la prigionia a palazzo San Giorgio dettò a Rustichello da Pisa, suo compagno di cella, il racconto dei suoi viaggi. Il dominio dei mari rimase appannaggio di Genova per circa settant'anni, fino al secondo ed ultimo grande conflitto con Venezia, la guerra di Chioggia del 1379, conclusosi con la vittoria dei veneziani, che riconquistarono definitivamente il dominio sui commerci per l'oriente.

Dopo la triste parentesi quattrocentesca, segnata da pestilenze e dominazioni straniere, la città visse il suo momento di massimo fulgore dopo la riconquista dell'autogoverno per mano di Andrea Doria nel 1528, infatti per tutto il secolo seguente Genova si segnalò quale principale finanziatrice della monarchia spagnola, ricavandone enormi profitti, che permisero alla vecchia classe patrizia di mantenere ancora per un certo periodo una sostanziale vitalità. La Repubblica comunque risultava indipendente solo de iure, perché di fatto si trovava spesso sotto l'influenza delle principali potenze vicine, prima i francesi e gli spagnoli, poi gli austriaci ed i Savoia; la repubblica infine venne sottomessa dall'ondata napoleonica nel 1805 ed annessa al Regno di Sardegna nel 1815 che ne affossò definitivamente l'economia e provocò l'emigrazione delle migliori maestranze e di gran parte della popolazione rurale verso le Americhe.

L'espansione di Genova nel Mar Mediterraneo

[modifica] Venezia

Per approfondire, vedi le voci Storia di Venezia e Repubblica di Venezia.
I domini di Venezia all'inizio del XVI secolo, al momento della sua massima potenza

La potenza di Venezia, detta anche la Serenissima, nacque dallo sviluppo dei rapporti commerciali con l'Impero Bizantino, di cui formalmente fece inizialmente parte, pur nell'ambito di una sostanziale indipendenza. Venezia rimase anche in seguito alleata a Bisanzio nella lotta contro Arabi e Normanni.

Intorno all'anno mille cominciò la sua espansione nell'Adriatico, sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell'Istria e della Dalmazia ponendo la regione e le sue principali città sotto il suo dominio.

All'inizio del Duecento raggiunse il culmine della propria potenza, dominando i traffici commerciali nel Mediterraneo e con l'Oriente.

Durante la quarta crociata (1202-1204) la sua flotta fu determinante nell'acquisizione del possesso delle isole e delle località marittime commercialmente più importanti dell'impero bizantino. La conquista degli importanti porti di Corfù (1207) e Creta (1209) le garantì un commercio che si estendeva a Levante, e raggiungeva la Siria e l'Egitto, punti terminali dei flussi mercantili. Alla fine del XIV secolo, Venezia era divenuta uno degli stati più ricchi d'Europa.

Il suo dominio nel Mediterraneo orientale nei secoli successivi fu minacciato e compromesso dall'espansione dell'Impero Ottomano in quelle aree, nonostante la grande vittoria navale nella battaglia di Lepanto del 1571 contro la flotta turca, combattuta insieme alla Lega Santa.

La Serenissima Repubblica di Venezia ebbe forte espansione anche sulla terraferma, diventando la più estesa delle repubbliche marinare e fu il regno più potente del nord Italia fino al 1797, quando Napoleone invase la laguna veneta e conquistò Venezia. Dopo la caduta della Repubblica Cisalpina, Venezia tornò indipendente, ma era ormai ridotta a una piccola città - stato. Il maggior consiglio decretò lo scioglimento dei moltissimi organi che amministravano la repubblica e fu costretto a mettere a capo della città un duca cadetto degli Asburgo. Venezia cadde definitivamente nel 1848 quando il generale Radetzky la unì al regno Lombardo Veneto, controllato dall'Austria, di cui era capitale Milano. In quest'occasione venne sciolta l'ultima magistratura veneziana, la serenissima signoria, e Venezia rimase all'Austria fino al 1866, quando il Veneto passò nel Regno d'Italia.

[modifica] Ancona

Per approfondire, vedi le voci Storia di Ancona e Repubblica di Ancona.

Compresa nelle terre pontificie dal 774, Ancona finì sotto la sfera d’influenza del Sacro Romano Impero intorno all’anno 1000, ma acquisì gradualmente autonomia e potere sulle vicine marche di Camerino e Fermo fino a diventare pienamente indipendente con l'avvento dei comuni (XII secolo). Sebbene piuttosto chiusa dalla supremazia veneziana sul mare ed impossibilitata nell’espandersi nell’entroterra, fu repubblica marinara degna di nota per il suo sviluppo economico e per i suoi traffici privilegiati soprattutto con l’Impero Bizantino. Mantenne sempre buoni rapporti con i turchi, ponendosi come Porta d’Oriente dell’Italia centro-meridionale; fondachi della Repubblica di Ancona furono continuamente attivi a Costantinopoli ed Alessandria d'Egitto, mentre per lo smistamento nel proprio entroterra delle merci importate (soprattutto stoffe) si affidò a mercanti ebrei, lucchesi e fiorentini. Nell'arco della sua esistenza dovette guardarsi dalle mire sia dell'Impero (vinse ripetuti assedi di cui eroici arrivano gli echi fino ai nostri giorni), sia del papato, finché nel 1532, fiaccata dalle continue lotte, perse la sua indipendenza e fu annessa alla Chiesa.

[modifica] Ragusa

Per approfondire, vedi la voce Repubblica di Ragusa.

Nella prima metà del VII secolo Ragusa cominciò a sviluppare un attivo commercio nel Mediterraneo orientale. A partire dal XI secolo si impose come città marittima e mercantile soprattutto nell'Adriatico; il primo contratto commerciale conosciuto risale al 1148 e fu stipulato con la città di Molfetta, ma altre città si aggiunsero nei decenni a venire, tra cui Pisa, Termoli e Napoli.

Dopo la caduta di Costantinopoli durante la IV Crociata nel 1204, Ragusa cadde sotto il dominio della Repubblica di Venezia, dalla quale ereditò gran parte delle sue istituzioni. Il dominio veneto si prolungò per un secolo e mezzo, determinando l'assetto istituzionale della futura repubblica, con la comparsa del Senato (1252) e l'approvazione dello Statuto Raguseo (9 maggio 1272). Nel 1358, in seguito ad una guerra col Regno d'Ungheria, Venezia fu costretta a rinunciare, con la pace di Zara, a gran parte dei suoi possedimenti in Dalmazia. Ragusa si diede volontariamente come vassallo al Regno di Ungheria, da cui ottenne il diritto di autogoverno in cambio del vincolo di assistenza con la propria flotta e del pagamento di un tributo annuale. Ragusa venne fortificata e dotata di due porti. La Communitas Ragusina iniziò a chiamarsi Respublica Ragusina a partire dal 1403.

Basando la sua prosperità sul commercio marittimo, Ragusa divenne la maggiore potenza dell'Adriatico meridionale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Per secoli Ragusa rimase alleata dell'altra repubblica marinara adriatica rivale di Venezia: Ancona. Questa alleanza permise alle due città poste sulle sponde opposte dell'Adriatico di resistere ai tentativi della Serenissima di rendere l'Adriatico un "Golfo veneziano", cioè di controllare direttamente o indirettamente tutti i porti adriatici. Ancona e Ragusa svilupparono una via commerciale alternativa a quella veneziana (Venezia-Germania-Austria): tale via iniziava dall'Oriente, passava per Ragusa ed Ancona, poi interessava Firenze per giungere infine nelle Fiandre.

Ragusa fu la porta dei Balcani e dell'Oriente, luogo di commercio di metalli, sale, spezie e cinabro. Ragusa raggiunse il suo apogeo nei secoli XV e XVI grazie anche a convenienti esenzioni fiscali per le merci.

Il palazzo dei rettori a Ragusa

La struttura sociale era rigida e gli appartenenti alle classi inferiori non avevano alcun'influenza sul governo della Repubblica. D'altro canto, la Repubblica di Ragusa si dimostrò estremamente avanzata per altri versi. Nel XIV secolo fu aperta la prima farmacia, poi un ospizio e il primo lazzaretto (1347); infine, nel 1418 fu abolita la tratta degli schiavi.

Di fronte all'avanzata ottomana nella penisola balcanica e in seguito alla sconfitta ungherese nella battaglia di Mohács (1526), Ragusa passò sotto la supremazia formale del sultano, obbligandosi a pagargli un simbolico tributo annuale: un'abile mossa che permise di salvaguardare la sua indipendenza.

Con il XVII secolo iniziò per la Repubblica di Ragusa un lento declino, dovuto soprattutto ad un terremoto (6 aprile 1667), che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime tra cui il rettore Simone de Ghetaldi.

La città venne presto ricostruita a spese del Papa e dei sovrani di Francia e Inghilterra, che ne fecero un gioiello dell'urbanistica seicentesca, e la Repubblica visse un'effimera ripresa. La pace di Passarowitz del 1718 riconobbe da un lato la piena indipendenza, ma dall'altro aumentò il tributo da versare alla Porta, fissandolo a 12.500 ducati.

Per ironia della sorte, la Repubblica ragusea sopravvisse alla veneta rivale (1797), ma fu occupata dagli Austriaci il 24 agosto 1798. La pace di Presburgo del 1805 assegnò la città alla Francia.

Nel 1806, dopo un assedio di un mese, Ragusa si arrese ai Francesi. La Repubblica venne infine soppressa per decreto dal generale Marmont il 31 gennaio 1808.

[modifica] Rapporti tra le repubbliche marinare

Le relazioni tra le repubbliche marinare traevano origine dalla loro natura di Stati votati al commercio. Queste relazioni riguardarono di volta in volta accordi di natura economica e politica, allo scopo di trarre reciprocamente profitto da una rotta commerciale o per decidere di comune accordo di non ostacolarsi.

Spesso, però, la concorrenza per il controllo delle rotte commerciali con l’Oriente e nel Mediterraneo scatenava delle rivalità che non potevano essere risolte sul piano diplomatico e diversi sono gli scontri armati tra le repubbliche marinare.

[modifica] Pisa e Venezia

Verso la fine del XI secolo ebbe inizio la prima crociata in Terrasanta grazie all’iniziativa del pontefice Urbano II sostenuta dalle predicazioni di Pietro l'Eremita. Venezia intervenne nelle vicende della crociata in maniera quasi simultanea di Pisa e le due repubbliche entrarono presto in concorrenza tra loro. Nelle acque di Rodi si scontrarono l’armata navale veneziana del vescovo Eugenio Contarini con quella pisana dell’arcivescovo Daiberto. Pisa e Venezia diedero il loro supporto per rendere vittorioso l’assedio di Gerusalemme da parte dell’esercito guidato da Goffredo di Buglione. La spedizione pisana, dopo quell’evento, continuò la sua permanenza in Terrasanta: l’arcivescovo Daiberto divenne il primo patriarca di Gerusalemme e incoronò Goffredo primo re cristiano di Gerusalemme. Al contrario di quanto fece Pisa, Venezia terminò presto la propria partecipazione alla prima crociata, probabilmente in quanto gli interessi di Venezia erano principalmente mirati a controbilanciare l’influenza pisana e genovese nelle terre del Levante.

Ma i rapporti tra Pisa e Venezia non furono sempre caratterizzati da rivalità e dall’antagonismo. Infatti le due repubbliche, nel corso dei secoli, stipularono diversi accordi con i quali si stabilivano le zone di influenza e di azione di Pisa e di Venezia in modo tale da non ostacolarsi. Il 13 ottobre 1180 fu stipulato un accordo per la non ingerenza reciproca negli affari adriatici e tirrenici tra il doge di Venezia e il rappresentante dei consoli pisani e nel 1206 Pisa e Venezia concludevano un trattato nel quale si ribadivano le rispettive zone d’influenza.

Nel 1494-1509, durante lo svolgersi degli avvenimenti relativi all’assedio di Pisa da parte di Firenze, la Serenissima, seguendo la sua politica tendente ad assicurare la “libertà d’Italia” con l’eliminazione di ogni intervento straniero sul suolo italiano[1], era corsa a soccorrere i Pisani che tentavano di salvare la restaurazione della propria repubblica dall’aggressione di Firenze, non osteggiata da Carlo VIII, sovrano di Francia, presente in Italia con il suo esercito.

[modifica] Venezia e Genova

I rapporti tra Genova e Venezia furono quasi sempre di forte ostilità e concorrenza, sia economica sia militare. Sino all'inizio del XIII secolo le ostilità si limitarono a singoli atti di pirateria e a isolate schermaglie. Verso il 1218 le Repubbliche di Venezia e di Genova si accordavano per mettere fine al dannoso corsaleggio con la garanzia di tutelarsi reciprocamente, mentre ai Genovesi veniva garantita la libertà di traffico nelle terre dell’impero orientale, nuovo e redditizio mercato.

[modifica] La guerra di San Saba e il conflitto 1293-1299

Per approfondire, vedi le voci Guerra di San Saba e Guerra tra Genova e Venezia (1293-1299).

La crisi tra le due Repubbliche si accese con impressionante violenza nelle vicende avvenute a San Giovanni d’Acri per il possesso del monastero di San Saba che i Genovesi occuparono nel 1255, iniziando poi le ostilità con il saccheggio del quartiere veneziano e la distruzione di navi in porto. La Serenissima, prima si accordò con Pisa stipulando un’alleanza a difesa dei comuni interessi siriano-palestinesi, poi passò all’offensiva distruggendo il monastero fortificato di San Saba. La fuga, insieme ai Genovesi, del reggente del Principato cristiano di Siria, barone Filippo di Montfort, concluse la prima fase di quella spedizione punitiva.

Solo un anno dopo le tre potenze marittime si scontrarono in un'impari lotta nelle acque antistanti San Giovanni d’Acri. Quasi tutte le galee genovesi vennero affondate, mentre le perdite umane assommarono a millesettecento fra combattenti e marinai. I Genovesi risposero con nuove alleanze nello scacchiere orientale. Sul trono di Nicea si trovava, da usurpatore, Michele VIII Paleologo il quale intendeva riscattare con le armi le terre che erano appartenute all’Impero Bizantino. Il suo disegno espansionistico si incontrava con quello genovese. La flotta e l’esercito niceni investivano e occupavano Costantinopoli, determinando il crollo dell’Impero Latino d'Oriente a neppure sessant’anni dalla sua creazione. La Repubblica di Genova sostituì quella di Venezia nel monopolio dei commerci con i territori del Mar Nero.

Questa fase di lotte tra Genova e Venezia vide la conclusione nella Battaglia di Curzola (vinta da Genova), nella quale oltre all'ammiraglio veneziano Andrea Dandolo fu fatto prigioniero Marco Polo, nel 1298. Il Dandolo, per non vivere l'umiliazione di giungere a Genova al remo preferì suicidarsi fracassandosi la testa contro il remo cui era incatenato. Un anno dopo le due Repubbliche si pacificarono a Milano.

[modifica] La guerra di Chioggia

Per approfondire, vedi la voce Guerra di Chioggia.

Verso la fine del XIV secolo, la grande isola di Cipro, retta dalla signoria di Pietro II di Lusignano, era stata occupata dai Genovesi, mentre la più piccola isola di Tenedo, importante scalo sulla rotta del Bosforo e del Mar Nero, veniva concessa da Andronico Paleologo a Genova la Superba in contrasto con la precedente concessione del padre Giovanni V alla Serenissima. I due fatti contribuirono alla ripresa delle ostilità tra le due Repubbliche marinare, che dallo scacchiere orientale si allargavano a quello occidentale del Mediterraneo.

Il conflitto fu detto guerra di Chioggia, perché i Veneziani, dopo un iniziale successo, furono sconfitti a Pola dai Genovesi che occuparono Chioggia e posero l'assedio a Venezia. I Veneziani, però, riuscirono ad allestire una nuova flotta e ad assediare a loro volta i Genovesi a Chioggia, i quali furono costretti ad arrendersi (1380). La guerra si concluse in favore di Venezia con la pace di Torino dell’8 aprile 1381.

La presa di Costantinopoli del 29 maggio 1453, da parte degli Ottomani di Maometto II, mise la parola fine agli undici secoli di storia dell’Impero d'Oriente. Questo evento suscitò una reazione sentimentale che si concretizzò nel progetto di Niccolò V di una crociata.

Per la realizzazione di questa impresa il pontefice si fece mediatore di pace tra le due coalizioni che avevano continuato in Toscana e in Lombardia a combattersi. Cosimo de' Medici e Alfonso d’Aragona entrarono nella Lega italica, insieme al sarzanese Niccolò V, Francesco Sforza e la Serenissima.

Mentre i pontefici Callisto III e Pio II tentavano di portare avanti l’idea del loro predecessore e si rivolgevano agli Stati della Lega italica e ad altri potentati europei per interessarli ad una crociata in Oriente, gli Ottomani avevano fatto capitolare e costretto al tributo molte colonie genovesi e veneziane. Questi eventi mostrarono il dominio nel Mediterraneo orientale della nuova grande potenza navale e militare ottomana e costrinse le due repubbliche marinare italiane a cercare un nuovo destino. Genova lo trovò nella nascente finanza internazionale, Venezia nell'espansione terrestre.

[modifica] Scontri in terraferma e riunione nella Lega Santa

Intorno alla metà del XV secolo Genova stipulò una triplice alleanza con Firenze e Milano; questa faceva capo alla Francia di Carlo VII. Di contro, Venezia si avvicinò notevolmente ad Alfonso V d'Aragona, insediato sul trono di Napoli. A causa delle rivalità degli Stati italiani, si formarono due grandi coalizioni dietro le quali si andava sviluppando progressivamente l’intervento straniero nella penisola.

Nel XVI secolo, per cercare di contrastare l’avanzata degli Ottomani, Venezia e Genova abbandonarono i loro scontri per aderire alla Lega Santa creata da papa Pio V. La maggior parte della flotta cristiana era formata da navi veneziane, circa 100 galee, Genova invece era sotto bandiera spagnola, in quanto la Repubblica di Genova aveva noleggiato a Filippo II tutte le sue navi. L’imponente flotta della Lega si riunì nel golfo di Lepanto per scontrarsi con la flotta turca comandata da Capudan Alì Pascià. Era il 7 ottobre del 1571 e la grande battaglia navale, combattuta da mezzogiorno al tramonto, si risolse con la vittoria della Lega cristiana.

[modifica] Genova e Pisa

Queste due Repubbliche Marinare ebbero molti scambi, data la loro posizione nel Tirreno. In principio, i rapporti furono di collaborazione e di alleanza nell’affrontare l’incombente e sempre più minacciosa espansione araba. In seguito, però, si accesero le rivalità per primeggiare nella parte occidentale del Mediterraneo.

[modifica] Alleate contro gli Arabi

All’inizio del secondo millennio, l’espansione degli eserciti musulmani era arrivata in Sicilia e si spingeva verso Nord in Calabria e in Sardegna. Per contrastare le azioni piratesche degli Arabi, Pisa e Genova unirono le forze per sgominare gli insediamenti già presenti in Sardegna. Le operazioni riuscirono nel loro intento, ma ben presto iniziarono delle dispute per il controllo dei territori conquistati. A causa delle limitate forze a loro disposizione, non riuscirono a occupare la grande isola del tirreno per molto tempo.

Le numerose contese, anche armate, furono superate nel 1087 quando, per tutelare i loro reciprochi interessi, si riunirono per combattere il loro nemico comune. Nell’estate dello stesso anno partì verso le coste dell’Africa mediterranea un'imponente flotta composta da duecento galee genovesi e pisane ma anche di Gaeta, Salerno e Amalfi. La flotta riuscì nell’offensiva contro Al-Mahdijah (6 agosto 1087). Il 21 aprile 1092 pontefice elevò la diocesi al rango di arcidiocesi metropolitana. Inoltre, sottometteva i vescovi della Corsica al potere metropolitico della Chiesa pisana.

Per approfondire, vedi la voce Arcidiocesi di Pisa.

Quella stessa vittoriosa spedizione convinse il pontefice Urbano II che il progetto di una grande crociata per liberare la Terrasanta era possibile.

Intorno agli anni venti del secolo XII il Pontefice Pasquale II chiese ai Pisani e ai Genovesi di organizzare una crociata nel Mediterraneo occidentale. La spedizione ebbe notevole successo e riuscì a liberare dalla presenza musulmana le isole Baleari. Il papa, come atto della propria riconoscenza, concesse alle due repubbliche molti privilegi. All'arcivescovo di Pisa fu riconosciuta la primazia sulla Sardegna, oltre che sulla Corsica.

Genova nel 1493

[modifica] La prima guerra tra Pisa e Genova

Le concessioni del pontefice all’arcivescovato pisano incrementarono notevolmente la fama della repubblica toscana in tutto il Mediterraneo, ma suscitarono, allo stesso tempo, le invidie dei Genovesi che presto si trasformarono in competizione e in scontri.

Nel 1119, i Genovesi assaltarono delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta in mare e in terraferma, che durò fino al 1133 interrotta da diverse tregue che furono talvolta rispettate e altre volte violate. Gli scontri ebbero alterne vicende e si conclusero con la spartizione fra le due contendenti dell’influenza sui vescovati corsi.

[modifica] La seconda guerra

Quando l’imperatore Federico Barbarossa scese in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Genova appoggiò la causa imperiale seppur con alcune riserve. Pisa, invece, concesse il proprio appoggio incondizionato all’imperatore partecipando all’assedio di Milano. Nel 1162 e nel 1163 Federico I di Svevia concesse alla fedele Pisa notevoli privilegi.

Questo fece riaccendere i risentimenti e le rivalità di Genova, rivalità che anche in questo caso non tardò a trasformarsi in guerra aperta. Lo scontro ebbe una pausa in occasione della discesa in Italia, per la quarta volta, dell’imperatore Federico Barbarossa, ma riprese subito dopo la sua partenza. La pace fu raggiunta il 6 novembre del 1175 con il ritorno dell’imperatore del Sacro Romano Impero in Italia. L’accordo favoriva Genova che vedeva espandersi i propri territori d’oltremare. Pisa e Genova parteciparono alla campagna bellica guidata da Enrico VI, successore di Federico I di Svevia, contro il regno di Sicilia.

[modifica] Sconfitta di Pisa

Dal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornarono a combattersi duramente. L’episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e genovesi si scontrarono per tutta la giornata nella battaglia della Meloria. Vincitori risultarono i Genovesi, mentre le galee pisane, non ricevendo soccorsi, furono costrette a ritirarsi nel porto di Pisa. Migliaia furono i prigionieri condotti dai Genovesi nelle carceri di Malapaga. Fra di essi era presente il poeta Rustichello da Pisa il quale incontrò un altro prigioniero celebre, Marco Polo catturato nel corso della battaglia di Curzola, e trascrisse le avventure dell’esploratore veneziano.

Quella battaglia segnò un forte arresto della potenza della Repubblica toscana, la quale non riuscirà più a riacquistare la posizione di dominio nel Mediterraneo occidentale. Con la battaglia della Meloria Pisa aveva perso migliaia di uomini nel fiore degli anni e ciò provocò un crollo demografico non indifferente. Venezia non intervenne per aiutare l’alleata Pisa nella sua crisi. Questo, secondo alcuni storici, può essere considerato un errore da parte della Serenissima che, in questa maniera, concesse la supremazia nel Tirreno alla rivale Genova e, nello stesso tempo, perse il prezioso aiuto pisano in Oriente. Pisa riuscì comunque a riprendere la propria espansione territoriale in Toscana qualche decennio dopo grazie a Guido da Montefeltro e Arrigo VII di Lussemburgo.

Nel XIV secolo a Pisa avvenne il passaggio dalla realtà comunale a quella della signoria. Fazio Novello della Gherardesca fu un aristocratico abbastanza saggio e illuminato per l’epoca. Egli si riavvicinò con Firenze, con il papa e con Genova. L’accordo con Genova era solo il primo di una serie di intese di carattere commerciale.

Tuttavia, nei primi anni del secolo seguente, sotto il governo del signore Gabriello Maria Visconti, la città di Pisa fu assediata da Milanesi, Fiorentini, Genovesi e Francesi. Approfittò della situazione il rivale Giovanni Gambacorta il quale riuscì a salire al potere ma trattò segretamente la resa con gli assedianti. Il 6 ottobre 1406 Pisa diventava un possedimento di Firenze che realizzava in questa maniera il suo obiettivo di raggiungere uno sbocco a mare. La gloriosa e secolare Repubblica non esisteva più.

[modifica] Amalfi e Pisa

Amalfi, già dalla metà del secolo XI, aveva perso la completa autonomia, anche se continuava i propri scambi commerciali godendo di un’ampia (almeno in questo periodo) autonomia amministrativa. Sotto la protezione del normanno Guglielmo, terzo Duca di Puglia, gli amministratori di Amalfi raggiunsero, nell’ottobre 1126, con la vicina Pisa un proficuo accordo commerciale con lo scopo di collaborare nella tutela dei comuni interessi nel Tirreno. Questo accordo era frutto di un'amicizia con la Repubblica toscana che durava ormai da decenni. Amalfi, però, non disponeva di un esercito proprio che proteggesse gli interessi dei commercianti amalfitani. Ecco perché non vediamo le navi di Amalfi molto spesso impegnate in azioni militari contro altre Repubbliche Marinare. Infatti, fu proprio l’esercito di Pisa a rompere l’accordo con Amalfi e attaccare la città costiera il 4 agosto 1135 nel contesto della guerra che vedeva impegnati il pontefice Innocenzo II e il nuovo imperatore Lotario II (e con loro le Repubbliche di Genova e di Pisa) contro il normanno Ruggero II d’Altavilla che controllava il territorio di Amalfi. Quella guerra si concluse in favore di Ruggero II che vide riconosciuti i propri diritti sui territori dell’Italia meridionale. Amalfi perse anche la sua autonomia politica.

[modifica] Venezia, Ancona e Ragusa

La competizione commerciale tra Venezia, Ancona e Ragusa era molto forte poiché si affacciano tutte sul mare Adriatico. In più di un'occasione arrivarono allo scontro aperto. Venezia, consapevole della propria maggiore potenza economica e militare, non gradiva la concorrenza di altre città marinare nell'Adriatico. Molti erano i porti adriatici sotto il dominio della Serenissima, ma Ancona e Ragusa mantenevano la loro indipendenza. Queste due repubbliche, per non soccombere al dominio della repubblica veneta, strinsero ripetute e durevoli alleanze.

Nel 1174 Venezia unì le proprie forze all'esercito imperiale di Federico Barbarossa per cercare di piegare Ancona. L'imperatore Federico infatti era in Italia per riconfermare la sua autorità sulle città italiane. I Veneziani stanziarono numerose galee e il galeone "Totus Mundus" nel porto di Ancona, mentre le truppe imperiali assediavano la città da terra. Dopo alcuni mesi di drammatica resistenza gli Anconitani, sostenuti dai Bizantini, riuscirono ad inviare un piccolo drappello in Emilia-Romagna dove poterono chiedere soccorso. Le truppe ferraresi e quelle del feudo di Bertinoro arrivarono a soccorrere la città e, dopo una battaglia, cacciarono le truppe imperiali ed i Veneziani.

Venezia, nel 1205 provò anche a impossessarsi di Ragusa, con maggior successo: la conquistò e ne diresse i destini sino al 1382 quando Ragusa riacquisì la libertà solo di fatto, visto che pagava tributi annuali prima agli Ungheresi, e dopo la battaglia di Mohács, ai Turchi. Durante questo periodo Ragusa riconfermò la sua antica alleanza con Ancona.

[modifica] Note

  1. ^ G. Benvenuti - Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia - Newton & Compton editori, Roma 1989, pag. 255

[modifica] Bibliografia

  • G. Benvenuti - Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia - Newton & Compton editori, Roma 1989.
  • M. Chiaverini, Repubblica imperiale pisana. La vittoria navale su Genova del 1241: alcuni aspetti, antefatti vicini e lontani, misteri e coincidenze, Pisa Offset Grafica, 1999.
  • M. Chiaverini, Il ‘Porto Pisano’ alla foce del Don tra il XIII e XIV secolo, Pisa, MARICH Studio storico editoriale, 2000.
  • M. Chiaverini, La battaglia di Saint-Gilles nel 1165 tra Pisa e Genova. Le lotte di predominio, tra misteri ed intrighi, nella Francia meridionale dei secoli XI-XII, Pisa, MARICH Studio storico editoriale, 2004.
  • A. Frugoni - Le Repubbliche Marinare - ERI, Torino 1958.
  • P. Gianfaldoni - Le antiche Repubbliche marinare. Le origini, la storia, le regate - CLD, 2001.

[modifica] Voci correlate

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