Campiglia Marittima

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Campiglia Marittima
comune
Campiglia Marittima – Stemma Campiglia Marittima – Bandiera
Campiglia Marittima – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Livorno-Stemma.png Livorno
Amministrazione
Sindaco Rossana Soffritti (PD) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 43°04′00″N 10°37′00″E / 43.066667°N 10.616667°E43.066667; 10.616667 (Campiglia Marittima)Coordinate: 43°04′00″N 10°37′00″E / 43.066667°N 10.616667°E43.066667; 10.616667 (Campiglia Marittima)
Altitudine 231 m s.l.m.
Superficie 83 km²
Abitanti 13 339[2] (31-12-2010)
Densità 160,71 ab./km²
Frazioni Banditelle, Cafaggio, Lumiere, Venturina Terme[1]
Comuni confinanti Piombino, San Vincenzo, Suvereto
Altre informazioni
Cod. postale 57021
Prefisso 0565
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 049002
Cod. catastale B509
Targa LI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti campigliesi
Patrono san Fiorenzo di Populonia
Giorno festivo 15 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campiglia Marittima
Posizione del comune di Campiglia Marittima all'interno della provincia di Livorno
Posizione del comune di Campiglia Marittima all'interno della provincia di Livorno
Sito istituzionale

Campiglia Marittima è un comune di 13.320 abitanti della provincia di Livorno.

Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1004 come Campillia e deriva dal latino campus, "campo". Nel 1862 fu aggiunta la specificazione "marittima", cioè "della Maremma" (in latino Maritima). Il paese è uno dei comuni facenti parte del circondario della Val di Cornia.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Da molteplici testimonianze archeologiche nel territorio comunale si sa che sono esistiti stanziamenti anteriori al Medioevo. Il territorio comunale già in epoca etrusca e romana è abitato anche grazie al fatto che la zona è ricca di minerali, testimonianze di questa attività sono visibili ai piedi del paese dove oggi si trova la chiesa della Madonna di Fucinaia e il parco archeo-minerario di San Silvestro. Oggi sono visitabili i forni fusori e i pozzi minerari che gli etruschi sfruttavano in cerca di metalli.

Sono state individuate tracce di un villaggio di capanne dell'VIII-IX, infatti è nel Medioevo che l'abitato prende forma. Nel secolo XI abbiamo le prime testimonianze di fonti scritte che parlano dell'insediamento urbano di Campillia anche se è sicuramente a partire dalla metà del XII secolo, quando le vicende storiche pisane influenzarono il borgo, che si comincia a parlare sempre più della città.

Il primo documento ufficiale che nomina Campiglia è del 1004: è l'atto del Conte Gherardo II della Gherardesca che dona al monastero di S. Maria di Serena, vicino a Chiusdino, la metà del castello di Campiglia con il suo territorio e la chiesa, insieme a quote dei vicini castelli di Acquaviva, Biserno, e del castello di Monte Calvi (la rocca detta ora di San Silvestro).

Rocca San Silvestro, situata sulle pendici del monte Calvi, fu un villaggio fortificato, fondato nel X-XI secolo, dalla famiglia dei Della Gherardesca per controllare le miniere di rame e di piombo argentifero della zona, sfruttate fin dall'epoca etrusca. Il villaggio conserva una parte alta cinta da mura, con la residenza signorile e una chiesa, e il borgo inferiore, difeso da un'altra cinta in pietra e dotato di strutture produttive (frantoio, forni). La lavorazione del ferro si svolgeva invece al di fuori delle mura. Nel XII secolo appartenne alla famiglia Della Rocca e si sviluppò economicamente. Le mura vennero ricostruite e dotate di una porta fortificata con scalinata antistante, mentre il palazzo signorile si arricchì di una nuova torre e cisterne; anche la chiesa venne ingrandita. Alla fine del secolo, tuttavia, le attività minerarie iniziarono a decadere, per la concorrenza delle miniere della Sardegna e per l'invenzione di nuove procedure di lavorazione, e il borgo si spopolò fino al definitivo abbandono nel XIV secolo.

Nel XII secolo una parte di Campiglia fu donata anche al monastero di S. Giustiniano in Falesia, in Piombino, di proprietà degli stessi Gherardesca; il conte Ildebrando della Gherardesca nel 1139, donò alla mensa arcivescovile di Pisa la metà dei beni nelle località di Biserno, di Vignale, di Campiglia, di Monte S. Lorenzo. Dal 1158, grazie all'arcivescovado pisano che ottenne i possessi del monastero di Serena, troviamo il castello di Campiglia sotto il dominio del Comune di Pisa.

Nel marzo 1138 Campiglia ospitò papa Innocenzo II che con la corte ritornava a Viterbo dopo il concilio di Pisa. Fra i signori di Campiglia risalta il nome di un Uguccione, di famiglia di magnati pisani, i quali nel 1238 inviarono i loro rappresentanti a S. Maria in Monte per un trattato di concordia e di lega fra essi e alcuni popoli della Toscana;inoltre si ricordano un Alberto Signore di Campiglia e una Preziosa che nel 1274 sposò Veltro da Corvaia.

La rocca di Campiglia rimase sotto il dominino pisano fino al 1406, quando Firenze conquistò Pisa; Campiglia venne occupata dai fiorentini, divenendo così il punto più meridionale dei dominii di Firenze nella Maremma Pisana, importantissimo avamposto anche per il controllo e l'influenza su Piombino.

Nel 1447 Alfonso di Aragona re di Napoli, in marcia verso Milano, condusse il suo esercito anche verso Campiglia e presidiando anche lo Stato di Piombino, ma venne ostacolato dai capitani Fiorentini Neri Capponi e Bernardetto de Medici che fecero più di duemila morti nella pianura di Caldana; così Campiglia venne bene difesa, tanto che l'Aragonese dovette ritirarsi.

Palazzo Pretorio

Campiglia divenne territorio di confine strategico per Firenze per tutto il XV secolo e prima parte del XVI infatti è roccaforte delle truppe Fiorentine . L'importanza strategica di Campiglia è testimoniata da un episodio storico importante che vide truppe capitanate da Ercole Bentivoglio scontrarsi con le compagnie fedeli ai pisani governate dal capitano di ventura Bartolomeo d'Alviano, il quale tentava ogni mezzo per recarsi da Scarlino a Pisa.Fu presso la torre costiera di San Vincenzo che avvenne lo scontro, il 17 agosto 1505 ebbe luogo la "Battaglia di San Vincenzo" che vide le truppe Fiorentine prevalere sui Pisani sostenuti da Siena, sedando una delle ultime manifestazioni di indipendentismo pisano.

Campiglia inizia progressivamente a perdere importanza quando i Fiorentini non la considerano più avamposto strategico, ormai hanno consolidato il loro potere soggiogando Pisa definitivamente nel 1509 occupandola e presidiandola con l'esercito; non riscontrando più negli anni a seguire sentimenti aggressivi contro Firenze dalle città della costa e dalle antiche famiglie di origine pisana, si registrerà un lento naturale degrado militare ed economico.

Le Cave di marmo di Campiglia furono sfruttate fin dall'antichità dai romani e nel quattrocento dai Fiorentini per la costruzione di Santa Maria del Fiore

Le sorti di Campiglia e del suo territorio seguirono quelle dell'intera Toscana prima con i Medici e poi con i Lorena nel Granducato di Toscana. La città subi il contagio di peste che accompagnato dalla carestia rese deserta Campiglia nei secoli XVI e decimò la popolazione tanto che fu ridotta a 316 abitanti.

Ai piedi di Campiglia con la costruzione della Via Regia Emilia, voluta dai Lorena nel XVIII secolo, cominciò a nascere l'abitato di Venturina la sua storia è caratterizzata dalla vantaggiosa posizione di vicinanza a Piombino. Il territorio intorno a Venturina della val di Cornia e del lago di Piombino acquisì grazie alle opere di bonifica lorenesi nuova linfa permettendo così che si potesse sviluppare un'importante realtà agricola.

La dominazione dei Lorena continuò sino all'inizio del 1800 infatti come tutta la toscana il territorio fu invaso dalle truppe francesi al seguito di Napoleone Bonaparte che occuparono il territorio e vi rimasero fino al 1814.

Dal 1815 il territorio di Campiglia Marittima rientrò a far parte del Granducato di Toscana retto ancora dai Lorena e amministrativamente nel compartimento granducale di Pisa.

La Comunità di Campiglia nel 1833 fu staccata insieme con quelle di Piombino e di Suvereto dal Compartimento granducale di Pisa per essere assegnata al Compartimento granducale di Grosseto, nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi anche il territorio di Campiglia si uni al regno d'Italia, e lo stesso anno la nuova provincia di Grosseto cedette i comuni della Val di Cornia a Pisa facendo ritornare amministrativamente Campiglia nella provincia di Pisa.

Nel 1925 durante il fascismo, il gerarca Costanzo Ciano livornese, fece ampliare la piccola provincia di Livorno che era composta solo dalla città e dai comuni dell'isola d'Elba, inserendovi tutte le località costiere e la Val di Cornia compresa Campiglia Marittima[4].

Il comune di Campiglia nell'immediato dopo guerra, nell'anno 1949 perse parte del territorio comunale per permettere a San Vincenzo di divenire comune autonomo e indipendente con Decreto del Presidente della Repubblica n. 414 del 3 giugno 1949.

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Museo archeologico di Palazzo Pretorio[modifica | modifica sorgente]

Uno scorcio della miniera del Temperino, all'interno del Parco minerario di San Silvestro

Situato nel palazzo medioevale, illustra l'evoluzione della storia cittadina e dei suoi monumenti. Sono esposti i rinvenimenti dello scavo archeologico della Rocca.

Rocca San Silvestro e il Parco archeominerario di San Silvestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area naturale protetta di interesse locale Parco archeominerario di San Silvestro.

Intorno ai resti del villaggio si articola il "Parco archeominerario di San Silvestro", che prevede diversi itinerari di visita:

  • Miniera del Temperino: percorso tra pozzi e gallerie di un'antica miniera medioevale di solfuri, con tracce di attività produttive anche di epoca etrusca.
  • Via del Temperino: tra la miniera e i "Musei del Parco", illustra la storia delle estrazioni minerarie della zona a partire dagli Etruschi.
  • Via delle Ferruzze: prende il nome dalle "ferruzze", accumuli di scorie di lavorazione degli anni quaranta e tocca i principali monumenti.

A questi si aggiungono la via dei Lanzi, la via dei Filoni Porfirici, la via dei Manienti, e la via delle Fonti.

Presso l'ingresso si trova l'interessante impianto industriale dei "forni della Madonna della Fucinaia", utilizzati in epoca anteriore al III secolo a.C. per la prima fase della lavorazione del rame

Terme del Calidario[modifica | modifica sorgente]

Una sorgente di acqua calda a 36°, che alimenta un laghetto, venne frequentata forse dagli Etruschi e sicuramente dai Romani. Alla metà del XIII secolo risale la costruzione di un muro di contenimento per le acque del laghetto.

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Cucina e prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

Dolce tipico di Campiglia Marittima è la schiaccia campigliese, si tratta di una torta croccante che va servita accompagnata con vino bianco o in alternativa, con del vin santo.

Persone legate a Campiglia[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 850 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 274 2,05%

Marocco Marocco 134 1,00%

Galleria di immagini di Campiglia Marittima[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statuto del comune di Campiglia Marittima, Art. 2
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ rete.toscana.it, Classificazione sismica in Toscana (pdf). URL consultato il 17-08-2013.
  4. ^ R.D.L. 15 novembre 1925, n. 2011, art. 1 s:R.D.L. 15 novembre 1925, n. 2011
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuele Repetti Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana
  • Giulio Cesare Lensi Orlandi Cardini, Erano le Maremme Vallecchi editore, Firenze, 1984

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]