Andrea da Grosseto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Andrea da Grosseto (Grosseto, XIII secolo – ...) è stato un letterato italiano.

Andrea da Grosseto

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Grosseto nella prima metà del Duecento, non molto si sa della sua attività letteraria e della sua vita. Per molti anni si è creduto che appartenesse ad una famiglia grossetana di zoccolanti di cognome Bento e che fosse diventato frate francescano nella chiesa di San Francesco, notizie ormai non accettate. Sappiamo che Andrea da Grosseto si è trasferito a Parigi, dove ha insegnato la letteratura e le arti poetiche. Nel 1268 ha tradotto dal latino i Trattati morali di Albertano da Brescia. È importante il suo contributo nella letteratura italiana, poiché è considerato da alcuni studiosi come il primo scrittore in lingua italiana.[1] In una città a carattere prevalentemente agricolo, in cui le lettere fiorirono solamente a partire dal XVIII secolo, è probabile che Andrea fu influenzato dalle continue frequentazioni con la corte imperiale di Federico II di Svevia, il quale raggiungeva Grosseto ogni inverno dal 1243 al 1246, ospite degli Aldobrandeschi, per la caccia con il falcone in Maremma.

Lo studioso Francesco Selmi (1817 - 1881), che scoprì i manoscritti del letterato grossetano quasi per caso, mentre stava esaminando i Codici della Magliabechiana per uno studio su Dante, intuì l'importanza della scoperta[2] e si preoccupò di farla conoscere al pubblico e ad altri importanti studiosi e critici letterari. Lo stesso Selmi indagò scrupolosamente per scoprire qualcosa di più sulla sua vita e sulla sua carriera, ma con scarso risultato.[3]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del Novecento la figura di Andrea da Grosseto venne poi studiata da vari studiosi, come Gerolamo Macchi e Clemente Maria Fossi, che confusero però il letterato con un Beato Andrea morto nel XV secolo in odore di santità presso il Convento della Nave di Montorsaio. Tale confusione fu poi alimentata con la "creazione" del cognome Bento, in realtà errata lettura di quel Beato.

Studi più recenti hanno poi rivelato che il letterato non fosse in realtà quell'Andrea Bento zoccolante, appartenente all'ordine dei frati minori come diceva il Selmi e come molti altri studiosi teorizzavano. Secondo Laura Luzzetti Amerini il vero Andrea da Grosseto era laico e probabilmente padre, o perlomeno parente, di una certa Giovanna di Bartolo, come si legge in un documento notarile redatto a Grosseto nel XIV secolo.[4][5]

Volgarizzamento[modifica | modifica sorgente]

Francesco Selmi, con il sussidio del commendatore Francesco Zambrini, Presidente della Commissione per i Testi di Lingua, e del professor Emilio Calvi della Biblioteca Magliabechiana, iniziò una indagine sui Codici dei volgarizzamenti, per una corretta trasposizione da poter stampare e far leggere a tutti. Essendo alcuni codici del volgarizzatore grossetano danneggiati, si avvalse dell'aiuto della traduzione fatta da Soffredi del Grazia nel 1278, e dei testi originali latini di Albertano, tenuti nella Biblioteca Reale di Torino, consultabili dal Selmi sotto la supervisione del professor Gorresio, Prefetto della Biblioteca, con il permesso del Ministero della Pubblica Istruzione. Dopo un accurato lavoro lo studioso riuscì a trascrivere tutti e tre i Trattati, compreso il testo parzialmente mutilo, e a pubblicarli.

L'importanza della scoperta fu subito riconosciuta, soprattutto per tre motivi particolari che, come sottolinea il Selmi, rendono il cimelio di Andrea da Grosseto "il più ragguardevole documento in prosa letteraria della nostra lingua":

  • Il primo motivo è che lo scritto porta la data certa del 1268, col nome dell'autore e il luogo di volgarizzamento, Parigi.
  • Il secondo motivo è che il testo è scritto in lingua italiana, senza infarcimento di ridondanze e costruzioni, parole e modi di dire tipici del vernacolo e del dialetto.
  • Il terzo motivo è l'assoluta testimonianza che il volgarizzatore intese di valersi non del suo volgare grossetano, ma di un linguaggio generale "italiano", nazionale. Difatti, per ben due volte, accennando al volgare che utilizza, lo definisce italico.

Andrea da Grosseto fu il primo, quindi, a intendere l'utilizzo del volgare come una lingua nazionale, unificatrice, da nord a sud dell'intera Penisola.[6]

Un'altra ipotesi che avanza il Selmi è quella che Dante Alighieri avesse conosciuto e letto l'opera del volgarizzatore grossetano e che avesse da lui preso spunto per la stesura della propria opera in un volgare nazionale, comprensibile da tutti gli abitanti dell'intera penisola. L'ipotesi è giustificata dal fatto che, in tutti i codici antichi della Commedia di Dante che ci sono pervenuti, si nota l'utilizzo di uno scambio delle lettere n e r all'interno dei verbi (ad esempio possoro anziché possono), forma ortografica che mai era stata vista in codici antecedenti al periodo di Dante, eccetto che nell'opera di Andrea da Grosseto. C'è quindi la possibilità che il grossetano, seguendo una desinenza del suo vernacolo, introdusse tale forma ortografica nell'opera scritta, e che Dante abbia quindi ripreso questo uso.[7] Tuttavia, nonostante alcuni studiosi siano in accordo con questa ipotesi, la questione non è più stata affrontata e rimane ancora da chiarire con sicurezza.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Lapide commemorativa nel loggiato del Palazzo Comunale

Andrea da Grosseto ha tradotto dal latino nel 1268 tre Trattati morali di Albertano da Brescia, utilizzando un volgare "nazionale", firmandosi e scrivendo data e luogo di lavorazione.

Trattati volgarizzati:

  • Della consolazione e dei consigli, volgarizzamento del Liber Consolationis et Consilii.
  • Dottrina del tacere e del parlare, volgarizzamento del Liber Doctrina Dicendi et Tacendi.

Ci è anche pervenuto un testo mutilo:

  • Dell'amore e della dilezione di Dio e del prossimo e delle altre cose, volgarizzamento del Liber de Amore et Dilectione Dei et Proximi et Aliarum Rerum et de Forma Vitae.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

A Grosseto, in Piazza Baccarini, di fronte al Museo archeologico e d'arte della Maremma, è stato posto un monumento ad Andrea da Grosseto, realizzato nel 1973-74 dallo scultore Arnaldo Mazzanti, sotto il quale sta scritto: Andrea da Grosseto, primo scrittore in lingua italiana. Dottore a Parigi, 1268.

Sempre a Grosseto, gli è stata dedicata la via di fronte alla Chiesa di San Francesco in cui prese i voti, e nel loggiato del Palazzo Comunale è ricordato con una lapide.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «il primo, o tra i primissimi, che usò il volgare italiano nella prosa letteraria» Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873, Avvertenza, p.XVII.
  2. ^ «l'opera che ora da me si dà in luce è il più antico monumento della lingua italiana letteraria» Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873, Avvertenza, p.VII.
  3. ^ «per quante indagini facessi nulla mi fu dato scoprire» Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873, Avvertenza, p.XVII.
  4. ^ Andrea da Grosseto, religioso o laico e letterato? Svelato il mistero. Maremma Magazine, Aprile 2009, p.58-59
  5. ^ Andrea da Grosseto tra i "grandi della Maremma", Maremmanews.tv, 16-02-2009. URL consultato il 16-09-2009.
  6. ^ Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873, Avvertenza, p.XII-XIII.
  7. ^ Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873, Osservazioni, p.389 (25*).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, a cura di Francesco Selmi, Commissione per i testi di lingua, Bologna, Romagnoli, 1873.
  • Volgarizzamenti del '200 e '300, a cura di Cesare Segre, Torino, Utet, 1953, pp. 139-56.
  • La prosa del Duecento, a cura di Cesare Segre e Mario Marti, Milano-Napoli, Ricciardi, 1959.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]