Castello Malaspina (Fosdinovo)

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Coordinate: 44°08′08.66″N 10°01′16.14″E / 44.135739°N 10.02115°E44.135739; 10.02115[1]

Castello Malaspina
Il castello
Il castello
Stato attuale Italia Italia
Regione Toscana
Città Fosdinovo
Informazioni generali
Tipo castello
Stile medievale
Costruzione secolo XII-secolo XVII
Proprietario attuale famiglia Torrigiani-Malaspina
Visitabile si

[senza fonte]

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Il castello Malaspina è una dimora storica iscritta all'A.D.S.I. e vincolata dalla Sopritendenza per i beni artistici e architettonici. Si trova nel paese di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara. È il castello più grande, più importante e meglio conservato della Lunigiana, recentemente restaurato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni interni della rocca

Il castello Malaspina di Fosdinovo è stato sede del feudo di uno dei rami dei Malaspina dello Spino Fiorito, dal XIV al XVIII secolo. La costruzione dell’imponente fortezza, che si fonde incredibilmente con la roccia arenaria tanto da farla sembrare scolpita nella pietra viva, ebbe inizio nella seconda metà del XII secolo, anche se si parla del Castrum Fosdinovense già in documento di Lucca del 1084. Innalzata a dominio e difesa del primitivo Castro di Fosdinovo, nel 1340 venne ufficialmente ceduta dai Nobili di Fosdinovo a Spinetta Malaspina, morto nel 1352.[2] Egli creò così il marchesato di Fosdinovo risiedendo nel castello che il nipote Galeotto, scomparso nel 1367,[3]in seguito ingrandirà e abbellirà. Nella parte finale del Quattrocento fu restaurato da cima a fondo da Gabriele Malaspina. Nel ‘500, grazie all’opera di Gabriele e del suo successore Lorenzo Malaspina, il castello acquistò l’aspetto e la dimensione di Corte rinascimentale, mentre nel ‘600, con Jacopo Malaspina, si ingrandì ancora di più fino a contare, nel 1636, ben ottocento “fuochi”.

Il castello di Fosdinovo si compone di una pianta quadrangolare con 4 torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni (uno centrale), camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati ed un avamposto verso il Paese detto in antico lo “spuntone”, formidabile strumento difensivo (una sorta di rivellino). Protetta anticamente da un ponte levatoio, la porta d’ingresso duecentesca introduce su di un piccolo cortile in puro stile romanico dove una colonna marmorea, anch’essa del duecento, ne sostiene i loggiati superiori. Dal piccolo cortile, dove un tempo si trovavano i cannoni difensivi, partono le larghe rampe di scale (ci si passava con i cavalli) che conducono al grande cortile centrale. Questo presenta un elegante porticato rinascimentale con colonne in pietra, un pozzo ed un bel portale in marmo cinquecentesco che ci introduce nella visita delle sale del castello, arredate ed affrescate alla fine del 1800. La Sala d’ingresso, la Sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del ‘600, la Sala del trono, il grande Salone con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante sala delle torture. Si racconta che proprio da questa stanza, la marchesa Cristina Pallavicini, donna malvagia e lussuriosa, eliminava i suoi amanti facendoli cadere nella botola situata ai piedi del letto. E proprio i trabocchetti erano una prerogativa del castello. Ne esistevano tre, due nel loggiato che dava sull’orto ed uno nella torre d’angolo. Alla loro base erano infissi affilati coltelli con la punta rivolta verso l’alto, di modo che il disgraziato, una volta caduto dalla botola attivata con una molla, veniva colto immediatamente dalla morte. Oltre a questi tremendi strumenti di tortura, ne esisteva un altro ancor più terribile. Si trattava di un braccio di ferro che sporgeva dal muro della torre, ad esso era applicata una carrucola ed un anello murato in terra, collegati da una corda. Il torturato veniva appeso a lasciato penzoloni sotto gli occhi di tutto il paese, finché non fosse morto.[4] Nella più antica torre di levante, si trova la cosiddetta “camera di Dante”, dove, secondo la tradizione, dormì il sommo poeta quando fu ospitato al castello durante il periodo d’esilio. Gli affreschi presenti nel grande salone centrale raffigurano proprio l’antica amicizia di Dante con i Malaspina. La visita del castello continua ai piani superiori fra innumerevoli altre sale arredate e, soprattutto, lungo il camminamento di ronda, sopra i tetti, che offre uno spettacolo panoramico di incomparabile bellezza. Il castello, di proprietà degli eredi Torrigiani-Malaspina, è visitabile ed è completamente arredato.

Secondo Giovanni Boccaccio vi fu ospitato Dante durante una delle sue tante tappe dell'esilio, verso il 1306.[5]

I Malaspina dello Spino Fiorito[modifica | modifica wikitesto]

Il primo a chiamarsi Malaspina fu Alberto, discendente diretto di Oberto, capostipite della nobile ed illustre famiglia degli Obertenghi (945 d.C.). Sull’origine di questo nome si sprecano teorie e leggende. Una di queste, illustrata in un dipinto conservato in una sala del castello, ne fa risalire l’origine all’anno 540 d.C. quando il giovane nobile Accino Marzio vendicò la morte del padre sorprendendo il re dei Franchi Teodoboerto nel sonno e trafiggendolo alla gola con una spina. Il grido disperato del re “Ah ! mala spina !” dette origine al cognome e, in seguito, al motto di famiglia “SUM MALA SPINA MALIS, SUM BONA SPINA BONIS” “Sono una spina pungente per i cattivi, e una spina che non punge per i buoni”. Il figlio di Alberto, il Marchese Obizzo, fu uno dei personaggi più celebri ai tempi di Federico Barbarossa, prima combattendo contro di lui insieme ai comuni ribelli, poi, quando Federico prese il sopravvento, sostenendolo e combattendo contro Milano (1157).

Lo stemma dei Malaspina nel castello

Nel 1221 la famiglia si divise in due rami, i Malaspina dello Spino Secco e quelli dello Spino Fiorito. A questi ultimi fu assegnato, fra gli altri, il feudo di Fosdinovo.[6] L’atto formale di cessione di tutte le terre, distretti e giurisdizioni da parte dei Nobili di Fosdinovo a Spinetta Malaspina avvenne, tuttavia, soltanto nel 1340. Nel dominio di Fosdinovo gli successe il nipote Galeotto, figlio del fratello Azzolino. Sposò Argentina Grimaldi e fu un famoso giureconsulto. Il suo monumento funebre è senza dubbio l’opera d’arte più importante conservata all’interno della Chiesa di San Remigio. Da allora i Malaspina dello Spino Fiorito governarono sul prestigioso feudo di Fosdinovo ininterrottamente per quasi cinque secoli. Solo l’avvento della rivoluzione francese, ed i suoi echi, posero termine al loro dominio, con l’annessione dello stesso alla repubblica Cisalpina. Si trattò tuttavia di una breve parentesi. Per effetto del Congresso di Vienna del 1815, infatti, gli ex feudi dei Malaspina furono incorporati nel Ducato di Modena. Dopo la rivoluzione del 1848 a Fosdinovo si costituì un primo governo provvisorio. Ma l’anno successivo di nuovo gli austriaci restaurarono il governo estense che durò fino al 1859. Si formò allora a Fosdinovo il secondo governo provvisorio durato fino alla proclamazione del Regno d’Italia.

Il castello nel frattempo, con la morte di Carlo Emanuele, era passato in proprietà al Marchese Giuseppe Azzolino che aveva cercato di venderlo ad un notaio. Questi l’avrebbe sicuramente demolito, se non fosse stato per l’intervento della casa ducale di Modena la quale, sostituendosi all’acquirente, impedì la distruzione di uno dei più bei castelli della Lunigiana. Fu quindi comprato dall’amministrazione dell’ospedale di Fosdinovo. Nel 1866 fu finalmente, e definitivamente, riacquistato dal Marchese Carlo, figlio di Torquato, che così restituiva alla famiglia quello che era stato da essa custodito per quasi un millennio. Alla sua morte passò in eredità al fratello Alfonso il quale, non avendo avuto figli, lo lasciò al nipote Alessandro figlio della sorella Cristina sposata al Marchese Filippo Torrigiani, senatore del regno. Insieme ai beni Alessandro ne acquisì anche il nome. Gli successe il figlio Carlo Filippo Torrigiani Malaspina. A lui si devono tutti quei lavori di restauro che, durati dal 1960 al 1965, riportarono il castello al suo antico splendore dopo i devastanti bombardamenti della seconda guerra mondiale.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.
  2. ^ Dadà, p. 36
  3. ^ Dadà, p. 37
  4. ^ Dadà, p. 64
  5. ^ Palandrani, p. 75
  6. ^ Dadà, p. 65

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Dadà (a cura di), Guida di Fosdinovo, ed. Giacché, La Spezia 2010.
  • Claudio Palandrani, Dante, i Malaspina e la Lunigiana, A. Ricciardi, Massa 2005.

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