Tempio maggiore israelitico di Firenze

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Coordinate: 43°46′22.15″N 11°15′59.85″E / 43.772819°N 11.266625°E43.772819; 11.266625

Sinagoga di Firenze
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Religione Ebraismo
Architetto Marco Treves
Stile architettonico Moresco
Inizio costruzione 1874
Completamento 1882

La principale sinagoga di Firenze o tempio maggiore israelitico si trova nel centro storico di Firenze in via Farini. La sua cupola verde rame è un punto celebre del panorama cittadino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le antiche sinagoghe fiorentine[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comunità ebraica di Firenze.

La comunità ebraica di Firenze è molto antica; risale probabilmente all'epoca romana. Non si conoscono tuttavia notizie certe sui luoghi di culto fino all'istituzione del ghetto nel 1571. Nel ghetto esistevano due sinagoghe, una di rito italiano e una di rito spagnolo. Vi era poi una terza sinagoga in via dei Giudei (ora via de' Ramaglianti), dove era stato concesso ad un gruppo di famiglie ebree di prestatori di vivere fuori del ghetto vicini alla residenza granducale di Palazzo Pitti.

Le due sinagoghe del ghetto cessarono di funzionare nel 1848 con la chiusura del ghetto stesso (che fu completamente demolito a fine Ottocento) e i loro arredi furono trasferiti in due oratori in via delle Oche, che con l'apertura della nuova sinagoga monumentale vennero dedicati rispettivamente al culto italiano e a quello askenazita. La loro attività cessò soltanto nel Novecento. Prima della seconda guerra mondiale venne chiuso l'oratorio di rito italiano e nel 1962 quello di rito askenazita. I loro arredi furono trasferiti in Israele, rispettivamente alla sinagoga Jad Haghiborim a Ramat Gan e alla Jeshivah Kerem be-Javne, dove si trovano tuttora. A ricordo dei due oratori resta oggi a Firenze solo una lapide sulla parete esterna dell'edificio[1]. Quanto alla sinagoga di via dei Giudei, essa andò distrutta nel corso della seconda guerra mondiale, con le mine che distrussero le strade che portavano al Ponte Vecchio.

Una nuova sinagoga[modifica | modifica sorgente]

La sinagoga nel panorama cittadino

Nel 1868, David Levi, presidente dell'Università Israelitica, con legato testamentario destinava i suoi beni alla realizzazione di una nuova sinagoga fiorentina e di un luogo di culto ebraico "degno della città". Cominciò con l'acquisto di un terreno nei pressi del nuovo quartiere della Mattonaia e di piazza d'Azeglio e sorse così il tempio maggiore israelitico, costruito sulla base di progetti di Marco Treves, coadiuvato dagli architetti Mariano Falcini e Vincenzo Micheli e dall'ingegnere Eugenio Cioni, per la notevole spesa di un milione di lire di allora. La prima pietra, spedita da Gerusalemme, fu posta il 30 giugno 1874 e l'inaugurazione ebbe luogo il 24 ottobre 1882

L'edificio ha una struttura in travertino (bianco) e pomato rosa, è in stile moresco a pianta centrale con cupola mediana e torri laterali con cupolette in facciata. Rientra fra le sinagoghe dette "dell'emancipazione" legate al periodo storico del laicismo statale dopo la Breccia di Porta Pia e la scomunica del Regno d'Italia da parte di Papa Pio IX (1870), che limitando gli influssi del cattolicesimo nella vita pubblica ebbe come conseguenze anche quella di favorire le minoranze religiose, fino ad allora ostacolate o per quanto possibile ostracizzate. Le sinagoghe di questa stagione furono in genere progettate quindi come costruzioni indipendenti e non nascoste in edifici per civile abitazione, come avveniva nei ghetti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Sorgendo in un giardino verdeggiante un tempo ricco di piante esotiche, chiuso da una cancellata di ghisa opera del senese Pasquale Franci, il tempio sospinge il visitatore in una lontana atmosfera orientaleggiante. Il giardino ospita anche la scuola della comunità. La cupola centrale, che si innalza su un alto tamburo circolare, è rivestita di lastre di rame dal caratteristico colore verde e segna un'inconfondibile presenza nel panorama fiorentino.

L'interno[modifica | modifica sorgente]

La cupola
Interno

L'interno della sinagoga , inondato da una luce dorata, è completamente rivestito da motivi decorativi di Giovanni Panti dipinti ad arabeschi rossi e blu, in origine lumeggiati a oro. Le vetrate policrome ricordano scene bibliche. Circondano il settore mediano della sala i matronei superiori chiusi da cancellate in ferro battuto, ornate da candelabri a sette braccia, i cui modelli furono dati da Francesco Marini. Nel presbiterio, l'arca, rivestita a mosaici, è incorniciata dal baldacchino, a sua volta sormontato dalle Tavole della Legge, che si trovano anche sulla facciata esterna del tempio. Le porte dell'arca santa - davanti alle quali è accesa una luce perpetua - portano ancora i segni profanatori dei colpi di baionetta inferti dai fascisti che tentarono di abbatterle. Durante l'occupazione nazista il tempio era stato utilizzato come garage e fu poi minato dai tedeschi in fuga, ma per fortuna non saltò miracolosamente in aria.

In fondo alla navata di destra si apre una porta per la quale si accede ad un oratorio di rito ashkenazita intitolato al rabbino Samuel Zvi Margulies, in cui sono situate due arche.

Al centro del pavimento si trova una stella in marmo nero e giallo proveniente dalla confraternita Mattir Assurim nell'antico ghetto.

Il giardino[modifica | modifica sorgente]

I nomi di 248 ebrei residenti a Firenze uccisi dai nazisti sono elencati in una grande lapide nel giardino del tempio, dove è anche una lapide più piccola in ricordo degli ebrei fiorentini caduti nella prima guerra mondiale. Una targa simile è anche esposta nella stazione di Santa Maria Novella al binario dal quale partì il treno di prigionieri ebrei diretto verso i campi di concentramento.

Il Museo ebraico[modifica | modifica sorgente]

La storia della comunità fiorentina può essere ripercorsa nel museo al primo piano, fondato nel 1981 e diviso in due parti: una ricostruisce la storia degli ebrei a Firenze, con particolare riguardo alla ricostruzione della zona del vecchio ghetto, l'altra propone oggetti cerimoniali ebraici, con numerosi esempi di argenteria liturgica e di preziosi tessuti, alcuni dei quali risalgono al Seicento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.

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