La Ferroviaria Italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Ferroviaria Italiana
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1914
Sede principale Arezzo
Settore Trasporto pubblico
Prodotti Trasporto pubblico locale
Sito web www.lfi.it

La Ferroviaria Italiana (conosciuta anche con l'acronimo LFI) è una holding operante nel settore del trasporto pubblico locale in provincia di Arezzo e nelle zone limitrofe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda venne costituita il 30 gennaio 1914 in veste di Società Anonima La Ferroviaria Italiana. Nel luglio successivo, con decreto ministeriale, la LFI subentrò alla società milanese L'Ausiliare nella costruzione ed esercizio della linea ferroviaria Arezzo-Sinalunga[1].

Sospesi a causa della prima guerra mondiale, i lavori di costruzione della sede e dei fabbricati si conclusero nel 1924[2]. Invece della prevista trazione a vapore si optò per l'elettrificazione della linea a 3.000 Volt corrente continua da linea aerea, sulla scorta degli esperimenti attuati in tale periodo dalle FS sulla Benevento-Foggia[3] e al successo dell'elettrificazione della Torino-Ceres.

I lavori di elettrificazione, iniziati nel 1928, furono diretti dall'ingegnere svizzero Giacomo Sutter, presidente della LFI. La linea venne inaugurata il 3 settembre 1930 tra Sinalunga e la stazione di Arezzo Pescaiola; il raccordo con la stazione FS di Arezzo fu attivato in seguito, il 5 aprile 1932[1]. Sin dall'attivazione la linea ebbe un buon traffico viaggiatori, ma un ridotto traffico merci: il coefficiente d'esercizio si mantenne intorno all'unità[4].

A causa delle distruzioni causate durante la Seconda guerra mondiale (sia da parte alleata che dalle truppe tedesche), l'esercizio venne sospeso nella primavera 1944[5]. A conflitto terminato, su spinta dell'opinione pubblica, dei sindacati e di alcune personalità politiche aretine (in primis gli onorevoli Amintore Fanfani e Galliano Gervasi), vinte le resistenze da parte di alcuni azionisti della LFI (tra cui la Bastogi) e i pareri negativi dei ministeri del Tesoro e dei Lavori Pubblici, nel settembre 1947 il Ministero dei Trasporti autorizzò la ricostruzione della Arezzo-Sinalunga, che riaprì tra il 1948 e il 1949[6].

Contemporaneamente furono avviate trattative tra la LFI e la Società Veneta per l'unificazione della gestione delle ferrovie Arezzo-Sinalunga e Arezzo-Stia (nota anche come "ferrovia del Casentino", aperta nel 1888). Le trattative tra Ministero dei Trasporti, LFI e "Veneta" si chiusero con un accordo in base al quale la LFI avrebbe acquisito la linea casentinese nello stato in cui si trovava, provvedendo a completare i lavori di ricostruzione e a gestire la linea assorbendo il personale impiegato, mentre la SV avrebbe lasciato in uso per due anni parte dei rotabili. La linea ricostruita fu aperta il 24 settembre 1950[7]. La ferrovia del Casentino fu inizialmente esercitata con trazione a vapore in attesa del completamento dei lavori di elettrificazione, terminati nel 1954[8].

La seconda metà degli anni cinquanta vide un continuo aumento dei traffici sulle linee sociali, che proseguì sino ai primi anni sessanta[9]. A partire dal 1962-1963 si verificò una pesante flessione del traffico viaggiatori, dovuta allo sviluppo della motorizzazione privata[10], a cui si aggiunsero problemi finanziari che portarono la LFI sull'orlo del collasso e a entrare in amministrazione controllata[11]. Nel 1969 acquisirono quote di capitale la Provincia ed il Comune di Arezzo, cui si aggiunsero la Provincia di Siena e altri 31 comuni[1]. Sotto la gestione pubblica si procedette a intensificare il servizio, con un incremento del traffico passeggeri e merci[12].

Il periodo fra il 1970 e il 1982 vide l'espansione di LFI al mercato del trasporto su gomma, grazie all'acquisizione di numerosi servizi della zona e dei rami aziendali SITA di Chianciano e del Casentino[1].

Fra il 1987 e il 1992 alcune vicende giudiziarie[13] e una controversia con gli enti locali[14] portarono al commissariamento della LFI e lo svolgimento dei servizi ferroviari sotto il marchio "FSAS" (Ferrovia Stia-Arezzo-Sinalunga)[15], per poi vedere ripristinata la situazione preesistente.

Dal 2002 il 30% delle azioni furono cedute dalle Province di Arezzo e Siena ad un raggruppamento di imprese, tra cui RATP di Parigi, ATAF di Firenze contestualmente ad uno scambio azionario con la TRAIN di Siena e la partecipazione alla COPIT S.p.A. di Pistoia[1].

Assetto attuale[modifica | modifica wikitesto]

Divisione ferroviaria[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1º gennaio 2005 la divisione ferroviaria è stata scissa in due distinte società:

Divisione automobilistica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2005, in seguito alla decisione della regione di assegnare il trasporto pubblico locale su gomma ad un unico gestore per ciascuno dei 14 lotti istituiti, La Ferroviaria Italiana, che fa parte del gruppo Tiemme, partecipa ai seguenti consorzi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Storia della LFI. URL visitata nel settembre 2013.
  2. ^ Muscolino, op. cit., p. 96
  3. ^ Muscolino, op. cit., p. 97
  4. ^ Muscolino, op. cit., p. 102
  5. ^ Muscolino, op. cit., p. 106
  6. ^ Muscolino, op. cit., pp. 111-112
  7. ^ Muscolino, op. cit., p. 119
  8. ^ Muscolino, op. cit., p. 136
  9. ^ Muscolino, op. cit., p. 140
  10. ^ Muscolino, op. cit., pp. 152-153
  11. ^ Muscolino, op. cit., p. 160
  12. ^ Muscolino, op. cit., p. 165
  13. ^ Notizia su I treni, n. 75, ETR, Salò, ottobre 1987, p. 6.
  14. ^ Notizia su I treni, n. 116, ETR, Salò, giugno 1991, p. 5.
  15. ^ Notizia su I treni, n. 87, ETR, Salò, novembre 1988, p. 10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Muscolino, Le ferrovie secondarie di Arezzo, Modeltecnica Editrice, Rovigo, 1978.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]