Paladini (famiglia)
I Paladini sono una famiglia aristocratica italiana vissuta prima a Teramo e poi a Lecce. Ulteriori diramazioni, la cui comune agnazione è però solo supposta, sono attestate nel Sud Italia (in particolare, in Calabria[1], Eboli[2], Taormina[3]) e nella Dalmazia (Lesina, Traù).
Nell'ambito di famiglie nobili o notabili, altri nuclei Paladini sono storicamente documentati a Chigiano (frazione di San Severino Marche), a Lucca, a Forlì, a Casirate d'Adda.
In generale, il cognome Paladini in almeno una delle sue numerose varianti (Palladini, Paladino, Paladin, Padalino, ecc.) è diffuso in quasi tutta Italia e deriva dal nome medioevale Paladinus, divenuto comune con l'avvento della Chanson de geste. Non è quindi raro trovare famiglie con questi cognomi, che però con la famiglia Paladini di Teramo e poi di Lecce non hanno nulla a che a fare. Né per distinguere i vari ceppi può servire da discrimine la variante del cognome utilizzata, in quanto le fonti, specialmente quelle antiche, risentono della zona di provenienza[4] oppure adottano indistintamente ora una ora un'altra variante per indicare gli stessi personaggi o la stessa famiglia[5].
Storia [modifica]
La famiglia Paladini, secondo la leggenda[6], ebbe per capostipite Ponzio de Baladuno (Baladunum era una località del Vivarese, oggi nota come Balazuc): questi fu commilitone del conte di Tolosa alla prima crociata e morì nel 1099 nell'assedio di Tell Arqa[7]. Il primo riferimento storico in Italia Meridionale è una copia di un privilegio del 1271, conservato nell'Archivio di Stato di Lecce, nel quale Carlo I d'Angiò concede a un Roberto Paladini alcune terre in Aprutium col titolo di barone (Leognano, frazione di Montorio al Vomano, Cotignano, possibile frazione di Cortino, Sant' Angelo, forse l'attuale contrada di Colonnella, Leonessa)[8]. E nel XIV secolo la famiglia Paladini divenne insieme a quelle dei Melatino e dei De Valle una delle più notabili di Teramo (intorno al 1380 un Cola Paladini risulta tra i plenipotenziari della città[9]).
Agli inizi del Quattrocento, in seguito alle sanguinose lotte fra fazioni rivali, i fratelli Berardo e Tommaso Paladini, figli di Giovanni di Cola, abbandonarono Teramo e si rifugiarono in Terra d'Otranto.
Berardo, capostipite del ramo di Lecce, ottenne nel 1436 dalla contessa Maria d'Enghien, già moglie del re di Napoli Ladislao, la baronia di Lizzanello e Melendugno. Un suo nipote di un ramo secondario, Luigi, nel 1488 ebbe da re Ferdinando la baronia di Salice e Guagnano, mentre il figlio di questi, Ferrante, acquisì nel 1522 anche il feudo di Campi.
L'altro fratello esule da Teramo, Tommaso, nel 1430 era capitano di Nardò[10] e successivamente si trasferì sull'isola di Lesina, dove è probabile già risiedesse un altro ramo della famiglia, imparentata con il ramo teramano. Un Benedetto Paladini che da Lesina si trasferì a Cipro dette vita al ramo dei Benedetti di Cipro[11], che nel corso del XVI secolo divennero baroni di San Sozomeno, Trikomo e Peristerona[12].
Sempre in Dalmazia, a Traù, fiorì nel Seicento un'altra famiglia Paladini, imparentata con l'influente famiglia tragurina dei De Andreis, ma allo stato attuale non è ipotizzabile una comune agnazione con il ramo lesignano, anche per l'evidente diversità dell'arme di famiglia.
Blasonatura [modifica]
| Paladini di Lecce | Paladini di Lesina (Hvar) | Paladini di Taormina | Paladini di Traù (Trogir) | Paladino di Eboli |
|---|---|---|---|---|
| Inquartato: nel 1º e 4º d'argento ad un giglio di rosso, nel 2º e 3º di rosso ad un giglio d'argento, alla croce d'oro attraversante sul tutto.[13] | Troncato d'azzurro ad un giglio d'argento e d'argento al semivolo abbassato dello stesso.[14] | Di rosso alla croce scorciata d'argento accantonata da quattro gigli d'oro.[15] | Bandato d'azzurro e d'oro, le bande d'azzurro caricate di sette stelle (6) d'oro, 2, 3 e 2[16] | D'azzurro alla croce d'oro, accantonata da quattro gigli dello stesso[2] |
Membri illustri [modifica]
Ramo di Teramo [modifica]
Giacomo Paladini [modifica]
| Per approfondire, vedi Jacopo Paladini. |
Giacomo Paladini (1349-1417), noto anche come Jacopo Palladini, fu vescovo di Monopoli, arcivescovo di Taranto, Firenze e Spoleto, nunzio apostolico in Polonia.
Berardo Paladini [modifica]
Berardo Paladini († 1448 ca), noto anche come Verardo o Averardo, partecipò nel 1407 alla congiura dei Melatino che portò all'uccisione del signore di Teramo Andrea Matteo Acquaviva. Rifugiatosi nel Salento, nel 1423 divenne vicegerente per la provincia di Terra d'Otranto e poi (1436) primo barone di Lizzanello e Melendugno.
Ramo dalmata e cipriota [modifica]
Nicolò Paladini [modifica]
Nicolò Paladini (1419-1500 ca) fu sopracomito della galea di Lesina negli anni 1474-1496. Intorno al 1474 si rese protagonista con la sua galea di un'impresa memorabile, affrontando e mettendo in fuga sette fuste turche nel mar Egeo. Per il valore dimostrato, fu investito dalla Repubblica di Venezia del rango di Cavaliere di San Marco e insignito della toga d'oro. L'episodio venne narrato in un commentariolum scritto da un Nicolò Paladini (forse lui stesso o un suo nipote)[17] e fu raffigurato a Venezia nella Sala del Maggior Consiglio. Probabilmente fu lui ad erigire il palazzo Paladini, sulle mura della città di Lesina, caratterizzato da una magnifica balconata. Nell'agosto del 1495, durante la campagna contro la discesa di Carlo VIII in Italia, fu per un breve periodo governatore di Polignano, che in quell'occasione si era data spontaneamente a Venezia. Tuttavia, l'anno successivo è costretto da una malattia ad abbandonare la flotta, lasciando il comando della galea di Lesina al figlio Paolo[18].
Paolo Paladini [modifica]
| Per approfondire, vedi Paolo Paladini. |
Paolo Paladini (fl. 1470-1510), petrarchista dalmata e sopracomito, come il padre Nicolò, della galea di Lesina, è autore di un canzoniere dedicato a Federico d'Aragona con poesie in latino e italiano.
Giovanni Battista Benedetti [modifica]
Giovanni Battista Benedetti († 1571), discendente del lesignano Benedetto Paladini che verso la fine del Quattrocento si trasferì a Cipro, morì nella battaglia di Lepanto sopracomito della galea cipriota Speranza di Venetia[19].
Ramo di Lecce [modifica]
Luigi Paladini [modifica]
Luigi Paladini († 1510 ca), noto anche come Luise o Aloisio, fu dottore di diritto e primo barone del suo casato di Salice e Guagnano (dal 1488). Ricoprì importanti cariche sotto gli Aragonesi: capitano di Matera nel 1470, regio consigliere e auditore a vita nelle province di Terra di Bari, d'Otranto e Capitanata nel 1472, regio consigliere in Calabria nel 1478, dove conobbe san Francesco di Paola, di cui sperimentò le doti profetiche e taumaturgiche[20]. Nel 1484, a seguito della pace di Bagnolo, fu uno dei procuratori incaricati di ricevere per conto del re Ferdinando la città di Gallipoli, occupata dai Veneziani. Fu poi ambasciatore del Regno di Napoli a Venezia (1490) e a Roma (1491-94), ove presentò la chinea bianca sia a Papa Innocenzo VIII sia a Papa Alessandro VI, ricevendo da quest'ultimo l'ufficio di scrittore apostolico e il titolo di conte palatino. Nel 1496 fu nominato viceré di giustizia nelle province di Terra d'Otranto e di Bari. Con la caduta degli Aragonesi, fu esiliato a Lauro dai Francesi nel 1502, ma venne poi riabilitato da Ferdinando il Cattolico, che nel 1507 gli riconfermò la baronia di Salice e Guagnano. L'umanista Antonio De Ferrariis gli indirizzò intorno all'anno 1500 l'epistola Ad Loysium Paladinum.[21]
Pompeo Paladini [modifica]
Pompeo Paladini ( XVI secolo), poeta e scrittore, fu discepolo di Quinto Mario Corrado e cofondatore, insieme a Scipione Ammirato, dell'Accademia dei Trasformati, nella quale assunse il nome di Cadmo. Nel 1560 si interessò alla pubblicazione a Napoli dei Sonetti del s. Bernardino Rota in morte della sra. Porta Capece sua moglie con annotazioni di Scipione Ammirato, ove vi premise un'elegante lettera agli accademici trasformati.
Guglielmo Paladini [modifica]
Guglielmo Paladini (1774-1840), patriota e carbonaro italiano, combatté per la Repubblica napoletana sul Ponte della Maddalena, dove trovò la morte il fratello Pietro. Rientrato dall'esilio nel 1801, ebbe parte attiva nella vendita carbonara dei Figli di Focione e diresse a Napoli un giornale, Il Censore. Nel 1820, durante il governo costituzionalista, fu arrestato con l'accusa di aver tramato con altri complici, fra i quali il romano Giuseppe Lattanzi, una congiura per suscitare disordini ed arrestare la famiglia reale. Scagionato dal tribunale, fu però costretto nuovamente all'esilio dopo l'intervento delle potenze della Santa Alleanza e la revoca della Costituzione da parte di Re Ferdinando. A Londra pubblicò il volume Progetto di un nuovo Patto Sociale per lo Regno delle due Sicilie, che fu anche tradotto in inglese nel 1827 da Thomas Jonathan Wooler. Nel giugno del 1830, in un incontro fortuito a una festa parigina, ebbe modo di rimproverare al Re Francesco I il mancato rispetto della costituzione del 1820, che pure - da reggente del Regno e principe ereditario - aveva finto di sostenere. Morì esule e povero nel 1840 a Besançon.
Cesare Paladini [modifica]
Cesare Paladini (1832-1894), deputato liberale nel collegio di Tricase nell'XI legislatura[22]. Di lui fu pubblicato il Discorso di Cesare Paladini all'Assemblea elettorale del 1º Collegio di Terra d'Otranto nel giorno 10 maggio 1886 (Lecce, Tip. Garibaldi, 1886).
Angelantonio Paladini [modifica]
| « Un gentiluomo leccese, il cui cognome si confonde da molti secoli con la stessa storia della sua città e della sua provincia » |
| (Giuseppe Gigli, Il Tallone d'Italia, Bergamo 1911, pag. 74) |
Angelantonio Paladini († 1896), fratello del precedente, fu imprenditore e politico. Sindaco di Lecce nel 1866, fondò nel 1872 nella sua villa di San Pietro in Lama una manifattura ceramica che dava lavoro a più di 150 impiegati e nella quale si fabbricavano, tra l'altro, maioliche artistiche. Fu un esperimento produttivo appassionato e progressista, in anticipo rispetto alle idee del tempo, ma durò solo fino al 1896, quando la fabbrica chiuse i battenti. Nel 1881 era stata premiata all'esposizione di Milano con la medaglia d'argento[23].
Ramo di Taormina [modifica]
Francesco Paladini [modifica]
Francesco Paladini (XVIII secolo) fu tra il 1739 e il 1750 per quattro volte giudice della Regia Gran Corte e maestro razionale del real patrimonio. È anche ricordato quale zio materno del letterato Giovanni Di Giovanni.
Francesco Paladini Perroni [modifica]
Francesco Paladini Perroni (1830-1908), garibaldino, uomo politico, giornalista e giurista, fu uno dei più ardenti promotori della sommossa del 4 aprile del 1860 a Palermo. Direttore del periodico La Campana della Gangia, fu eletto alla Camera nel collegio di Cefalù.
Ramo di Calabria [modifica]
Pietro Paladino [modifica]
Pietro Paladino (XVII secolo), letterato e umanista di Maida che nel XVII secolo fondò nella sua città l'accademia letteraria degl'Inquieti, fiorente fino alla guerra di successione spagnola. La maggior parte della sua produzione è andata perduta.
Pietro Palladino [modifica]
Pietro Palladino (XVII secolo), originario di Maida, fu capitano di ventura e campione di balestra. In seguito alle ferite riportate in una battaglia presso Maddaloni, si rifugiò a Grottolella, dove divenne armiere di Alessandro Macedonio, feudatario del centro irpino. Ivi, all'interno del Castello Macedonio, realizzò un'armeria specializzata nella costruzione di balestre.
Santi Paladino [modifica]
| Per approfondire, vedi Santi Paladino. |
Santi Paladino (1902-1981), eclettico giornalista e scrittore di Scilla, ipotizzò per primo, nel 1927, che la paternità delle opere di Shakespeare fosse da ricondurre a Michelangelo Florio. Nel 1929, costituì l'Accademia Shakespeariana, disciolta però l'anno successivo dalle autorità di polizia, in quanto dichiarata contraria all'ordine pubblico. Nel 1944 fondò, insieme a Corrado Gini e Ugo Damiani, il Movimento Unionista Italiano. Fu editore, nel 1926 a Scilla, della rivista letteraria illustrata e di varietà, Sirena, e autore di saggi, quali Shakespeare sarebbe il pseudonimo di un poeta italiano (1929), Come scrivere e sceneggiare un soggetto cinematografico? : guida teorico-pratica (1943), Un italiano autore delle opere shakespeariane (1955). Fu anche autore di scritti di fantascienza[24]: oltre ad alcuni racconti brevi, diede alle stampe nel 1957, sotto lo pseudonimo di Delta Billy, il romanzo, Oltre l'Apocalisse, all'interno della collana Narratori dell'Alpha-tau. Archivi del futuro (Irsa Muraro Editrice)[25].
Edifici storici [modifica]
Dalmazia [modifica]
Lesina, Palazzo Paladini [modifica]
Edificato nel Quattrocento sopra le mura della città probabilmente dal cavaliere Nicolò Paladini, è caratterizzato da una magnifica balconata, lunga tutta la facciata, imitante le forme del palazzo ducale a Venezia. Attualmente è sede di un ristorante, e in più punti è visibile lo stemma dei Paladini di Lesina, raffigurante un giglio e un'ala d'aquila.
Lesina, Palazzo Paladini Gazzari [modifica]
Fu costruito in stile gotico-veneziano da Francesco Paladini nella prima metà del Cinquecento sulla piazza principale di Lesina, davanti all'altro palazzo Paladini, da cui lo separa un giardinetto intermedio. La sua edificazione fu oggetto di una vertenza giudiziaria da parte del poeta Pietro Ettoreo (Petar Hektoroviċ), proprietario del palazzo accanto sul lato orientale, che veniva privato della vista del porto. Nel 1870 venne radicalmente restaurato da Domenico Gazzari, pur conservandone lo stile originario. Nel 1875 vi soggiornò l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria, in occasione di una visita ufficiale sull'isola.
Puglia [modifica]
Campi Salentina, Masseria Bellisario [modifica]
Casa di villeggiatura del capitano Bellisario Paladini († 1631), figlio di Nicolò dei baroni di Campi, a cui si deve anche la costruzione della Chiesa e del Monastero della Madre di Dio e San Nicolò a Lecce. Adagiato sulla fiancata occidentale della Serra del Monte d'oro, tra Campi e Trepuzzi, il fabbricato ha nei pressi una piccola cappella, com'è tipico delle residenze signorili della valle della Cupa. Successivamente adibito a masseria, ora è in stato di abbandono.
Campi Salentina, Palazzo marchesale Paladini-Enriquez [modifica]
Costruito come castello, tra Quattrocento e Cinquecento fu interessato da opere di rifacimento in stile tardo-gotico e successivamente di gusto rinascimentale, ad opera dei baroni Maremonti e poi Paladini. Quando nel 1625 Maria Paladini, erede primogenita del ramo campiota della sua famiglia e vedova del barone Emilio Guarini, sposò Giovanni Enriquez, marchese di Squinzano, il castello fu trasformato in palazzo marchesale con architetture esterne e apparati interni di elegante gusto barocco.
Lecce, Chiesa della Madre di Dio [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa della Madre di Dio. |
La chiesa e l'annesso convento furono costruite nel 1631 su disposizione testamentaria di Bellisario Paladini, patrizio leccese del ramo dei baroni di Campi, che volle trasformare la sua abitazione in tempio e monastero per vergini nobildonne della città, sotto la regola delle Monache Carmelitane Scalze. Nella chiesa vi è il busto del fondatore, vestito di corazza, e il sarcofago che ne raccoglie le spoglie.
Lecce, Chiesa ed ex Conservatorio di Sant'Anna [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Anna (Lecce) e ex Conservatorio di Sant'Anna. |
Fondati nel 1684 dalla nobildonna Teresa Paladini, su disposizione testamentaria del marito Bernardino Verardi, il conservatorio serviva a riunire insieme a vita ritirata, ma non monastica, le signorine nobili della città di Lecce. Nella chiesa di sant'Anna, ai lati dell'altare, sono presenti i monumenti sepolcrali dei due fondatori del complesso, Bernardino Verardi e Teresa Paladini, corredati dei rispettivi busti e stemmi di famiglia.
Lecce, Masseria Paladini [modifica]
Lecce, Masseria Paladini Piccoli [modifica]
Il nucleo originario, databile al XVI secolo, era costituito da una torre a pianta quadrata a due piani. Nel Settecento, quando era di proprietà della famiglia Palmieri, marchesi di Martignano, fu ampiamente rimaneggiata ed adibita a residenza estiva. Alla fine del Settecento risale l'imponente torre colombaia a pianta circolare posta all'esterno del muro di recinzione, sul cui ingresso era posto lo stemma dei Guarini, parenti dei Palmieri.
Lecce, Palazzo Paladini [modifica]
È uno dei pochi palazzi leccesi dove è sicuro l'intervento dello Zimbalo, soprattutto nella splendida loggia a due archi con balaustra a transenne. Notevoli anche le mensole figurate del balcone che si sporge su via Gualtieri di Brienne.
Lizzanello, Palazzo baronale Paladini [modifica]
| Per approfondire, vedi Palazzo baronale di Lizzanello. |
Di origine quattrocentesca, fu edificato originariamente come castello. Modificato una prima volta nel Cinquecento, fu trasformato in residenza signorile da Giovanni Paladini nel XVII secolo.
Melendugno, Cappella dell'Annunziata [modifica]
Fu innalzata da Francesco Paladini, cavaliere di Malta, probabilmente nei primi decenni del Seicento. Alla fine del XVII secolo fu donata dalla famiglia Paladini, insieme a diversi beni immobili, al Monastero leccese di Santa Chiara.
Melendugno, Palazzo baronale D'Amely [modifica]
| Per approfondire, vedi Castello di Melendugno. |
Si presenta come una grande torre poligonale, edificata su progetto dell'ingegnere militare Gian Giacomo dell'Acaya nella seconda metà del XVI secolo su commissione di Pompeo Paladini, settimo barone di Melendugno e Lizzanello. L'edificio venne poi nel tempo rimaneggiato, in particolare con l'avvento dei baroni D'Amely che tennero Melendugno dalla fine del Seicento fino all'eversione della feudalità.
Novoli, Villa Cardamone [modifica]
Fabbricato dall'aspetto severo ed essenziale, a pianta rettangolare, che a metà Ottocento apparteneva al Cav. Nicola Paladini, la cui unica figlia Checchina sposò il giudice e letterato salentino Luigi Giuseppe De Simone (1835-1902).
San Pietro in Lama, Casino Paladini [modifica]
Tipica dimora rurale fortificata a due piani, non presenta elementi architettonici di particolare interesse, ma riveste una certa importanza dal punto di vista storico in quanto il Cavaliere Angelantonio Paladini ne fece la sede di una fabbrica di ceramica, che nei pochi anni in cui fu attiva (1872-1896) ebbe una notevole rinomanza[23].
Trepuzzi, Convento di Sant'Elia [modifica]
| Per approfondire, vedi Convento di Sant'Elia. |
Costruito nel 1575 per volontà di Luigi Maria Paladini, barone di Campi dal 1530 al 1576, il quale volle nel suo territorio una comunità di Cappuccini. Il complesso conventuale sorse su preesistenze monastiche basiliane e normanne e riprende i semplici canoni costruttivi imposti dall'ordine francescano. Soppresso nel 1811 in seguito all'ordinanza murattiana, il convento fu chiuso e incamerato dallo Stato e successivamente acquistato da privati.
Sicilia [modifica]
Taormina, Palazzo Platamone Paladini [modifica]
Posizionato su una vetta a strapiombo sul mare e adiacente all'antica Torre dell'Orologio, il settecentesco palazzo è sede oggi dell'hotel Metropole Maison d'Hôtes. Fu la dimora del giureconsulto e archeologo Biagio de Spuches dei Duchi di Santo Stefano (1667-1748), che lo arricchì tra l'altro di alcune colonne provenienti dal Teatro Greco, tuttora presenti. Per lasciti ereditari giunse poi in possesso della famiglia Platamone Paladini e nel 1876 fece parte della dote di Giacinta Paladini.
Bibliografia [modifica]
- Scipione Ammirato, Della famiglia de' Paladini di Lecce, 1ª edizione, Firenze, Marescotti, 1595.
- Niccola Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, 1ª edizione, Teramo, Ubaldo Angeletti, 1835-36, V, pp. 10-11, 42-47, 77-82. URL consultato il 1º luglio 2011.
- Francesco Savini, Le famiglie feudali della regione teramana nel Medioevo, ristampa anastatica, Bologna, Forni [1916], 1971.
- Francesco Savini, Le famiglie del Teramano, notizie storiche sommarie tratte dai documenti e dalle croniche, Roma, Tip. del Senato, 1927.
- Amilcare Foscarini, Armerista e notiziario delle famiglie nobili, notabili e feudatarie di Terra d'Otranto (oggi province di Lecce, di Brindisi e di Taranto) estinte e viventi, ristampa anastatica dell'ed.: Lecce, 1927, Bologna, Forni [1903], 1971.
- Cosimo Paladini, Il Canzoniere di Paolo Paladini e i Paladini di Lesina in Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria, Roma, Il Calamo, 2002, XXIV, pp. 31-52.
Note [modifica]
- ^ Secondo Giuseppe Presterà (Memorie storiche blasoniche sul patriziato catanzarese in Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico, Bari, 1893, tomo II, pp. 55-56.) un Enrico Paladini da L'Aquila trapiantò la sua famiglia a Catanzaro, dove entrò a far parte del patriziato della città; successivamente la famiglia trasmigrò a Pizzo. I Paladini di Calabria sono inoltre attestati a Maida, a Tropea, a Scilla, a Roggiano Gravina.
- ^ a b Presente nel salernitano, ad Olevano sul Tusciano, fin dallo scorcio del XIV secolo, questa famiglia Paladino passò ad Eboli intorno al 1500. Dal 1899 assunse il cognome Paladino-Brando (Cfr. Paladino-Brando in Collegio Araldico (a cura di), Libro d'oro della nobiltà italiana, Roma, 1914-1915, III, pp. 464-465.)
- ^ Stando alle ricerche del giudice e letterato salentino, Luigi Giuseppe De Simone (1835-1902), che dedicò ampi e approfonditi studi sulla storia della famiglia leccese, appare plausibile che dai Paladini di Lecce discenda un ramo siciliano: un Francesco Paladini, figlio cadetto dei baroni di Lizzanello, si trasferì nel 1512 a Taormina e sposò la nobildonna siciliana Eleonora Grugno (Luigi De Simone, ms. 305, Biblioteca Provinciale di Lecce).
- ^ Generalmente nell'area veneta predomina la forma Paladin, in Abruzzo Palladini, in Campania, Basilicata e Puglia settentrionale Palladino, ecc.
- ^ Perfino negli atti anagrafici si riscontrano variazioni nel cognome tra padre e figli. È il caso ad esempio di un Luigi Paladini, regio agrimensore di Roggiano del XIX secolo: nonostante nei documenti si firmasse chiaramente Luigi Paladini quattro dei suoi figli su cinque furono registrati con cognome Paladino (Ricerche d'archivio a cura di Paolo Chiaselotti. URL consultato in data 4 luglio 2011.). Allo stesso modo, il senatore del Regno Giovanni Paladino (1842-1917) di Potenza era figlio di un Saverio Palladino Scheda senatore PALADINO Giovanni.
- ^ Filippo Bacile di Castiglione, Scritti varii di arte e di storia, Bari, S.T.E.B., 1915, pp. 120., ove si cita un manoscritto del XVII secolo sulla storia della famiglia Paladini, scritto da Gio. Angelo Coletta di Galatina
- ^ Parlano di lui numerosi cronisti della prima crociata: Guglielmo di Tiro e Raimondo di Aguilers lo chiamano Pontius de Baladuno, Roberto Monaco e Gilone di Parigi Pontius Balonensis (vel de Baladino), l’anonimo renano Boloniensis, Pietro Tudebode de Balan o de Balaun.
- ^ Michela Pastore, Scritture delle Università e Feudi (poi Comuni) di Terra d'Otranto in Archivio Storico Pugliese, Bari, Tipografia Del Sud, 29 (1971), fasc. 3-4, pp. 272. URL consultato il 23 luglio 2011.
- ^ Niccola Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, 1ª edizione, Teramo, Ubaldo Angeletti, 1832, II, pp. 78. URL consultato il 1º luglio 2011.
- ^ Benedetto Vetere, L'Universitas in B. Vetere (a cura di), Città e monastero. I segni urbani di Nardò (sec. XI-XV), Galatina, 1986, pp. 155-156.
- ^ Scipione Ammirato, Della famiglia de' Paladini di Lecce, 1ª edizione, Firenze, Marescotti, 1595.
- «E tiensi fermo egli [Tommaso] in Lesina di Schiavonia essersi ricoverato, e di quivi in Ciprio un Benedetto de Paladini suo figliuolo o nipote esser passato; dal nome del quale quegli che da lui uscirono non più Paladini, ma Benedetti fur chiamati, riserbando l'arma medesima della croce; se non che invece d'uno dei gigli posero un'ala d'aquila conceduto loro secondo raccontano dalla Repubblica Veneziana».
- ^ Florio Bustron, Historia de Cipro, a cura di M. R. de Mas Latrie, pag. 423 e 448, Paris 1884; Marin Sanudo, I Diarii, vol. XXXVIII; Archivio di Stato di Venezia, Capi del Consiglio, Lettere, busta 289, no. 197-201
- ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Bologna, Forni [1928-1936], 1968-1969, 5 (P-R).
- ^ Sante Graciotti, Il petrarchista dalmata Paolo Paladini e il suo canzoniere (1496), Roma, Il Calamo, 2005, tavola 2.
- ^ Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia, ossia raccolta di armi gentilizie delle famiglie siciliane, Palermo, Tip. I. Mirto, 1873, pp. 291.
- ^ Carl Georg Friedrich Heyer Von Rosenfeld, Der Adel des Königreichs Dalmatien (in tedesco), Nürnberg, 1873, tavola 65.
Forse per una svista il Rietstap pone invece stelle azzurre su bande azzurre (Joahnnes Baptista Rietstap, Armonial general (in francese), Gouda, 1884-1887, II (L-Z), pp. 376. URL consultato il 1º luglio 2011.) - ^ Agostino Fortunio, Historia Camaldolensis, par. II, p.96
- ^ Cosimo Paladini, Il Canzoniere di Paolo Paladini e i Paladini di Lesina in «Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria», vol. XXIV. Roma 2002, pp. 31-52.
- ^ G. Arenaprimo, Numero di galee et de' Capitani che si trovarono alla vittoria navale, in La Civiltà Cattolica, serie XIV, vol. III, Roma 1889
- ^ Cfr. la testimonianza di Francesco Florio da Cosenza, quarto teste nel processo cosentino di canonizzazione di San Francesco da Paola. URL consultato in data 1º luglio 2011.
- ^ S. Panareo, Notizie su Luigi Paladini, agente e governatore degli Aragonesi di Napoli in Rivista Storica Salentina, a. VI (1909), pp. 255-270; De Paladinis Luise, Note biografiche, in L. Volpicella, Regis Ferdinandi Primi Instructionum Liber, Napoli, Società Napoletana di Storia Patria, 1916, pp. 392-394; Antonio De Ferrariis Galateo, Epistola a Luigi Paladini in Epistole Salentine (a cura di M. Paone), Galatina, Congedo, 1974, pp. 23-31.
- ^ Telesforo Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale : profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti dal 1848 al 1890, Roma, Tipografia Pintucci, 1896.
- ^ a b G. Corona, La Ceramica, Milano 1885, in «Ceramisti. Enciclopedia Biografica e Bibliografica Italiana», Milano 1939; C. Paolinelli, Regesto delle principali manifatture ceramiche italiane dell'Ottocento in DecArt, n. 7 (primvera 2007), p.131; C. De Giorgi, L'Aristocrazia del lavoro e la ceramica salentina del Cavaliere Angelantonio Paladini, Lecce, Ed. Salentina, 1874.
- ^ Santi Paladino nel Catalogo Vegetti della letteratura fantastica.
- ^ Scheda sul romanzo "Oltre l'Apocalisse" in The Internet Speculative Fiction Database.. URL consultato in data 30 aprile 2012.
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