Petrarchismo

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Il petrarchismo indica il fenomeno internazionale d'imitazione della poetica di Francesco Petrarca che interessò il basso Medioevo e la prima parte dell'età moderna.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il petrarchismo nasce già sul finire del Trecento, per assumere sempre maggiore importanza nel Quattrocento e soprattutto nel Cinquecento. È un fenomeno di diffusione europea, che si riscontra nella lirica inglese (per es., Thomas Wyatt, Henry Howard, Earl of Surrey Drummond e Shakespeare), francese (Ronsard e i poeti della Pléiade), catalana (Ausiàs March, Jordi de Sant Jordi) ed anche spagnola (Góngora). Il petrarchismo, inoltre, e' alla base della nascita della poesia croata dalmata, con i ragusei Džore Držić e Mavro Vetranović. In Italia, il petrarchismo è nel XV secolo piuttosto libero e vario, come attestano le poesie di Boiardo, Poliziano, Lorenzo il Magnifico. Nel Cinquecento invece si verifica una cristallizzazione e codificazione del modello petrarchesco presentato come esempio perfetto, soprattutto grazie all'opera di Pietro Bembo, nel quadro di una complessiva teorizzazione dei generi letterari. In particolare, il Bembo fissa i canoni principali e i valori formali della poesia lirica negli Asolani e nelle Prose della volgar lingua. In queste due opere il Bembo definisce i principali caratteri del petrarchismo: la prima è una prosa arcaizzante e involuta in cui sono inserite canzoni petrarcheggianti; il secondo, che è un dialogo, costituisce una specie di grammatica della lingua volgare secondo i canoni del ‘500, e il suo assunto principale è che la lingua italiana debba corrispondere al fiorentino della tradizione scritta fino a Petrarca e Boccaccio. Oltre alle due figure femminili più rappresentative del Rinascimento italiano, Vittoria Colonna e Gaspara Stampa, scriverà secondo i moduli espressivi petrarcheschi anche Michelangelo Buonarroti.

Sulle orme del Bembo si sviluppa nel secolo XVI una lirica petrarchista "regolare" i cui valori formali, squisitamente letterari, si gustano secondo i temi della retorica classica, filtrati attraverso le arditezze della poesia provenzale di cui Petrarca è spesso considerato interprete caratteristico se non unico. Secondo la teoria bembesca e per gli umanisti del '500, Petrarca è un modello connesso al concetto di "imitatio", quale era stato nei confronti dei poeti latini. Merito del Bembo è di aver considerato il linguaggio di Petrarca non legato al toscano, ma all’italiano nazionale oltre che al Provenzale e, più addietro ancora, al Latino (risolvendo in questo modo la rivalità tra Italiano e Latino che nasceva spontaneamente con il concetto di "imitatio"). Pietro Bembo è importante anche perché stilò la classifica dei tre poeti più influenti nella cultura toscana: Petrarca, Boccaccio, Dante.

Nell’elaborazione del Petrarchismo il Bembo delinea il concetto d’amore platonico che si risolve nel desiderio e nella contemplazione di una bellezza tutta ideale. Il vero amore deve tendere alla perfezione; in questo senso «bisogna evitare gli inutili amori mondani per cercare una felicità e una serenità immutabili, che soltanto l’amore più alto può dare, cioè quello divino». Questo concetto influenzerà in modo significativo la lirica amorosa e perfino il modo di pensare di tutto il secolo XVI e verrà rivisitato e ripreso nei secoli a seguire. In particolare il Petrarchismo, durante l’epoca del Manierismo Europeo, diventa un simbolo per la ricerca di una bellezza eterna legata alla creazione di una forma poetica. Il Petrarchismo è visto in questo periodo come il veicolo per eccellenza di una poesia che racchiuda in sé verità e bellezza, dottrina e genio inventivo: la lucidità, la forma e il distacco favoriscono la ricerca di universalità dell’espressione creatrice.

Petrarca e il petrarchismo hanno trovato fortuna anche nel Novecento. Gianni Pozzi ha infatti individuato i cosiddetti "petrarchisti dell'ermetismo" in Alfonso Gatto, Libero De Libero, Mario Luzi, Leonardo Sinisgalli e Corrado Pavolini.[1] I più dotati, secondo il critico, furono Gatto, Piero Bigongiari, Sinisgalli, Luzi, Alessandro Parronchi e Vittorio Sereni, poiché seppero meglio accentuare i ritmi melodici e la "musica delle parole", evitando sterili ripetizioni formali. Importantissima l'influenza petrarchista sulla formazione e i motivi poetici del poeta romantico sloveno France Prešeren, considerato il fondatore della letteratura slovena moderna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Pozzi, La poesia italiana del Novecento. Da Gozzano agli Ermetici, Piccola Biblioteca Einaudi, 1965.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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