Thomas Wyatt

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Thomas Wyatt ritratto da Holbein

Thomas Wyatt (Allington Castle, 150311 ottobre 1542) fu un poeta e diplomatico inglese.

La sua importanza per la letteratura rinascimentale inglese è fondamentale: è Wyatt a introdurre in Inghilterra la lirica petrarchesca e ad aprire – con l'importazione della forma sonetto – la strada alla grande sonettistica di fine Cinquecento, che toccherà il suo apice in autori come Spenser e Shakespeare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel Kent nel 1503 e studente all'università di Cambridge, dopo gli studi trascorre gran parte della vita a viaggiare per l'Europa, scoprendo e approfondendo le poetiche umaniste e conoscendo in Italia la poesia di Petrarca, nonché acquisendo grandi doti di traduttore e interprete.

Fece esperienza dell'incarcerazione nella Torre di Londra ben due volte: nel 1536 e nel 1541, quest'ultima con la grave accusa di alto tradimento; ma l'intervento di Enrico VIII gli garantì la grazia.

Morì nel 1542 all'età di 39 anni.

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua attività poetica hanno centralità le traduzioni dai Rerum vulgarium fragmenta del Petrarca: non si tratta di mere trasposizioni dalla lingua italiana a quella inglese, bensì di interpretazioni, che hanno in questo la loro grandezza. Come testimonia uno dei sonetti più celebri, Whoso list to hunt, traduzione e rilettura di Una candida cerva sopra l'erba, il testo di Wyatt è profondamente diverso.

Anche dal punto di vista metrico, il sonetto inglese comincia subito ad avere una forma autonoma già nel suo primo utilizzatore: allo schema metrico standard abba abba cde cde Wyatt introduce un'importante variazione, che andrà assumendo sempre maggiore rilievo soprattutto nei Sonnets di Shakespeare: il distico finale, che nello schema wyattiano si presenta così: abba abba cd dc ee.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Camerlingo R., Il Rinascimento e Shakespeare, in Bertinetti P. (a cura di), Storia della letteratura inglese (vol. 1: dalle origini al Settecento), Einaudi, 2000, pp. 73-75.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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