Anna Bolena

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Anna Bolena
Anna Bolena
Anna Bolena.
Regina consorte d'Inghilterra
Stemma
In carica 1º giugno 1533 - 17 maggio 1536
Incoronazione 1º giugno 1533
Predecessore Caterina d'Aragona
Successore Jane Seymour
Altri titoli Lady Anna Rochford,
Marchesa di Pembroke
Nascita Blickling Hall/ Hever Castle, 1501/1507
Morte Torre di Londra, 19 maggio 1536
Luogo di sepoltura Chiesa di San Pietro ad Vincula
Padre Thomas Boleyn, I conte di Wiltshire
Madre Lady Elizabeth Howard
Consorte Enrico VIII d'Inghilterra
Figli Elisabetta I d'Inghilterra
Firma Anne Boleyn Signature.svg

Anne Boleyn, nome italianizzato in Anna Bolena (1507(o 1501) – Torre di Londra, 19 maggio 1536), fu regina consorte d'Inghilterra come seconda moglie di Enrico VIII, e madre della regina Elisabetta I, il marito creò per lei il titolo di Marchesa di Pembroke.[1] Il suo matrimonio con il sovrano e la sua successiva esecuzione fecero di lei una delle figure chiave nello scompigliato scenario politico e religioso che si era andato formando con l'assestarsi dello Scisma anglicano. Anna era figlia di Thomas Boleyn, I conte del Wiltshire e di Elizabeth Howard e venne per lo più educata in Francia e nei Paesi Bassi come damigella d'onore di Claudia di Francia e tornò in Inghilterra attorno al 1522 per sposare uno dei suoi cugini, l'irlandese James Butler, IX conte di Ormond. Il matrimonio però fallì ed Anna si trovò un posto come dama d'onore presso la corte di Caterina d'Aragona. L'anno seguente ella si fidanzò segretamente con Henry Percy, VI conte di Northumberland, figlio di Henry Algernon Percy, V conte di Northumberland, nei primissimi mesi del 1524 il cardinale Thomas Wolsey si interpose per rompere il fidanzamento, Anna venne mandata al paterno Castello di Hever mentre Henry fu fatto sposare con Mary Talbot a cui era promesso da lungo tempo. Nella primavera del 1526 Enrico cominciò a corteggiare Anna, ma ella resistette rifiutandosi di diventare la sua amante come aveva fatto la sorella Mary. Enrico, il quale cominciò a considerare il suo matrimonio con Caterina non voluto da Dio quando Anna aveva solo otto anni, trovò nell'attrazione verso la giovane Bolena nuovo vigore per ottenere l'annullamento delle proprie nozze con la moglie Caterina per poter sposare Anna. La richiesta di annullamento venne data in mano a Papa Clemente VII, ma quando fu chiaro che egli non l'avrebbe mai concesso Enrico iniziò il processo di rottura con la Chiesa cattolica che avrebbe portato allo Scisma. Nel 1532 Anna fu creata Marchesa di Pembroke ed infine lei ed Enrico si sposarono il 25 gennaio 1533 e nel mese di maggio il vescovo Thomas Cranmer dichiarò nulle le precedenti nozze di Enrico e Caterina e validando quelle con Anna. Il pontefice reagì con una bolla di scomunica contro il re ed il prelato e lo Scisma prese ormai definitivamente forma quando il sovrano dichiarò che la Chiesa era sotto il suo controllo. Il 1º giugno 1533 Anna venne incoronata regina e il 7 settembre partorì la piccola Elisabetta, Enrico fu forse irritato dalla nascita di una femmina, ma poteva essere ragionevolmente fiducioso che a una figlia sarebbe seguito un figlio. Il matrimonio con Anna andò tuttavia deteriorandosi tanto che nel marzo 1536 Enrico stava corteggiando la dama di corte Jane Seymour. L'aprile seguente Anna fu accusata di alto tradimento e portata alla Torre di Londra dove venne giudicata da un consesso di Pari che comprendevano Henry Percy, il suo antico fidanzato, e uno dei suoi zii materni, Thomas Howard, III duca di Norfolk. Trovata colpevole Anna venne giustiziata il 19 maggio. Gli storici moderni ritengono che le accuse di stregoneria, incesto e adulterio siano scarsamente convincenti e solo dopo l'ascesa al trono della figlia Elisabetta la sua memoria venne riabilitata soprattutto grazie all'opera di John Foxe.

Indice

Ipotesi sulla data di nascita [modifica]

Anna, era la figlia di Thomas Boleyn, I conte del Wiltshire e di Lady Elizabeth Howard, figlia a sua volta di Thomas Howard, II duca di Norfolk. Suo padre era un rispettato diplomatico con un certo dono per le lingue ed era stato uno dei favoriti di Enrico VII d'Inghilterra che gli aveva affidato diverse missioni. Anna passò l'infanzia insieme ai fratelli al Castello di Hever, ma la mancanza di dati rende estramente difficile accertare la sua esatta data di nascita. Attualmente gli storici ritengono che ella sia venuta al mondo in un periodo di tempo compreso fra il 1501 e l'estate 1507, uguale difficoltà si rileva nel definire la data di nascita dei fratelli anche se si ritiene che la sorella Mary fosse più vecchia o almeno questo è quanto credevano i suoi figli[1]. Si ritiene che Mary sia nata attorno al 1499 tanto che i suoi figli reclamarono presso Elisabetta I d'Inghilterra il titolo del nonno di Conte di Ormond sulla base della primogenitura di Mary, argomentazione che Elisabetta accettò,[2], mentre suo fratello George sarebbe nato attorno al 1504[3]. Se Anna sia nata o meno più vicina al 1501 o al 1507 gli storici hanno dibattuto a lungo e alcuni storici prendono una lettera che ella scrisse nel 1514 come prova della tesi che ella fosse allora adolescente. La lettera fu spedita al padre mentre Anna si trovava a Malines per completare la propria educazione e alcuni studiosi ritengono che lo stile sia troppo maturo e la scrittura troppo fluida per appartenere a una bambina. La lettera d'altro canto contiene degli errori che altri interpretano proprio come il segno che sia stata scritta da una bambina. A supporto della tesi di una nascita vicino al 1501 ci sono anche gli appunti di un cronacotecario coevo che testimonia come Anna fosse vicino ai vent'anni quando tornò in patria[1]. È superfluo sottolineare che non esiste certezza sull'effettivo anno di nascita di Anna. La tradizione successiva avrebbe insegnato che la famiglia Boleyn era in pratica di classe media, ma ricerche recenti hanno provato che Anna Bolena nacque "gran signora". I suoi bisnonni comprendevano un Lord Sindaco della Città di Londra, un Duca, un Conte, due dame aristocratiche e un cavaliere e uno di loro, Geoffrey Boleyn, fu effettivamente un mercante di lana prima di divenire Sindaco[2]. Il luogo d'origine della famiglia Boleyn era il paese di Blickling, non lontano da Norwich e al tempo della sua nascita la sua era considerata una famiglia importante. Da parte di madre Anna era legata agli Howard, una famiglia che registrava le proprie origini in Tommaso di Brotherton uno dei figli di Edoardo I d'Inghilterra. La pronuncia del cognome all'epoca non era univoca e talvolta venivano chiamati Bullen giacché la testa di toro faceva parte dello stemma di famiglia[2]. L'educazione di Anna fu quella tipica per le donne del suo tempo, aritmetica, la genealogia di famiglia, grammatica e nozioni di lettura e scrittura, fu ovviamente istruita nelle arti della danza, del ricamo, della conduzione di una casa, della musica e canto.

All'estero [modifica]

La carriera diplomatica del padre di Anna continuò anche sotto il regno di Enrico VIII d'Inghilterra e nei suoi continui viaggi si fece parecchi amici fra cui Margherita d'Asburgo unica figlia di Massimiliano I, Sacro Romano Imperatore. In quegli anni Margherita governava i Paesi Bassi per conto del padre e fu talmente impressionata da Thomas Boleyn da offrire alla figlia Anna un posto presso la sua corte. Anna arrivò presso Margherita nella primavera del 1513 e anche se normalmente occorreva avere circa dodici anni per poter vivere a corte può darsi che Anna fosse più piccola visto che Margherita si riferiva a lei chiamandola la petite Boulin[3]. Anna fece buona impressione per il suo modo di parlare e per le sue maniere e rimase lì fino al 1514 quando Thomas decise che Anna si sarebbe dovuta recare in Francia per servire Maria Tudor che s'apprestava a divenire la moglie di Luigi XII di Francia. Il matrimonio di Maria e Luigi finì presto perché egli morì nel gennaio 1515, ma Anna rimase a Parigi per entrare a servizio di Claudia di Francia la quindicenne moglie del nuovo re Francesco I di Francia dove rimase fino al 1521[4]. Alla corte francese Anna completò la propria educazione sviluppando un certo interesse non solo per la moda, ma anche per la religione oltre ad acquisire una certa conoscenza della Cultura francese e nell'Etichetta[4]. Molte delle sue esperienze alla corte di Francia sono oggetto di congetture anche se alcuni storici ritengono probabile che Anna fosse entrata in un rapporto di conoscenza con Margherita d'Angoulême, sorella del re, e patrona di artisti e riformatori.[1] La stessa Margherita era un'autrice e scrisse alcune opere sul misticismo cristiano che tendevano all'eresia, testi che non furono perseguiti visto lo status della loro autrice ed è quindi possibile che ella e il suo entourage abbiano incoraggiato Anna a sviluppare un certo interesse sia nella poesia e nella letteratura che nella riforma religiosa[2]. L'educazione che ella ricevette fu dimostrata anni dopo, al suo rientro in patria, quando ispirò nuovi pensieri e mode nelle dame inglesi ed è possibile che ella abbia fatto da spinta ad Enrico nel porsi contro la cultura imperante del papato, tanto che si ritiene che ella fosse divenuta un'evangelista convinta con una profonda vita spirituale[1], per quanto definirla "protestante" sarebbe sicuramente troppo. Pur rimandendo una cristiana Anna si avvicinò alla cultura dell'Umanesimo e anche se imparò poco latino divenne piuttosto abile col francese e per quanto sembri che ella si tendesse verso il futuro protestantesimo parve conservare una certa devozione per la Vergine[1]. L'esperienza di Anna in Francia terminò nel 1522, suo padre la riconvocò in Inghilterra ed ella partì nel gennaio di quell'anno[5]. Nelle persone che la incontrarono Anna fece sempre una certa impressione, anche se non sempre univoca. Il diarista veneziano Marino Saruto che la incontrò al Campo del Drappo d'Oro la descrisse come una bella donna di media altezza, carnagione scura, occhi neri, collo lungo e non troppo prosperosa[6] ed anche in una lettera scritta a Martin Bucer da Simon Grynée Anna viene descritta come affascinante e bella[1]. La descrizione fisica pià celebre la si ebbe però da autori legati alla propaganda cattolica ed uno di questi, Nicholas Sanders (1530 circa-1581), la descrisse come di alta statura, bruna di occhi, capelli e carnagione, come se avesse l'itterizia, con il viso ovale e l'ombra di un dente sporgente al labbro superiore e l'accenno di un sesto dito sulla mano destra, con un grosso porro sotto la gola che nascondeva con vestiti accollati[1]. Sanders tuttavia riteneva Anna responsabile della rottura di Enrico con la chiesa di Roma e scriveva molti anni dopo la sua morte quando demonizzarla d'uso. La personalità di Anna fu complessa, e venne grandemente distorta da quelli che si opposero al suo matrimonio e alle sue opinioni religiose e secondo molti ella fu anche una donna molto fedele, contrariamente al mito popolare, e una donna estremamente emotiva, che poteva essere ferita facilmente.

La strada verso il re [modifica]

Il ritorno di Anna in Inghilterra era dovuto al fatto che suo padre voleva maritarla al cugino, per parte di padre, James Butler, IX conte di Ormond di alcuni anni più vecchio di lei e che viveva presso la corte inglese[2]. Tale matrimonio nasceva dalla necessità di appianare una disputa famigliare circa il contado di Ormond, Thomas Butler, VII conte di Ormond (1426 circa-3 agosto 1515) lasciando due figlie, Anna e Margaret (che era la nonna paterna di Anna) quali eredi. Tuttavia la sua eredità era reclamata da un lontano pronipote, Piers Butler, VIII conte di Ormond (che era il padre di James) giacché egli era già in possesso del Castello di Kilkenny l'avita dimora di famiglia. Tuttavia Thomas Boleyn, figlio di Margaret, sentiva che quel titolo apparteneva a loro e protestò col potente cognato, Thomas Howard, III duca di Norfolk, che parlò del problema a Enrico. Il re temeva che il conflitto famigliare degenerasse in qualcosa di più esteso e per evitarlo decise di sposare i figli dei due contendenti, Anna avrebbe portato il contado in dote e la disputa sarebbe terminata. Le nozze tuttavia non ebbero luogo, non si sa se perché Thomas volesse per Anna un matrimonio più illustre o perché mirava a prendere per sé il titolo di conte, sta di fatto che James si sposò con Joan Fitzgerald ed Anna rimase sola. La sorella di Anna, Maria era tornata in patria nel 1519 presumibilmente per via delle sue relazioni con Francesco I e i suoi cortigiani ed era stata fatta sposare con William Carey nel febbraio del 1520. Poco dopo Maria divenne l'amante del re e diversi storici sono scettici circa la reale paternità di Carey dei figli che nacquero dal loro matrimonio[7], tuttavia c'è da notare che Enrico non riconobbe ne Henry, ne Catherine, cosa che non fece con Henry FitzRoy, I duca di Richmond e Somerset l'unico figlio bastardo che riconobbe. Anna fece il suo debutto a corte in un Masque in cui interpretava la "Perserveranza" ed ella danzò insieme alla sorella e alla sorella del re, tutte abbigliate con vesti ricamete in oro[1] e divenne presto una delle donne più eleganti e compite della corte, trovandosi intorno diversi corteggiatori[4]. In quel periodo Anna intrecciò una relazione con Henry Percy, VI conte di Northumberland e i due si fidanzarono segretamente e George Cavendish, assistente di Thomas Wolsey affermò che i due non erano, tuttavia, amanti. Amanti o meno il padre di Henry si interpose perché venisse rotto il fidanzamento e il cardinale Wolsey lo accontentò facendo in modo che i due venissero allontanati e Anna andò a vivere presso il Castello di Hever per un periodo di tempo indefinito. Al suo ritorno a corte Anna divenne una dama di compagnia di Caterina d'Aragona, la "formidabile" regina spagnola e moglie di Enrico VIII, la cui bellezza era definitivamente svanita ma la cui dignità era ancora intatta. Il poeta Thomas Wyatt viveva non lontano da Hever ed era impelagato, come molti all'epoca, in un matrimonio poco sentito con Elizabeth Brooke (morta nel 1560) e intorno a lui ed Anna nacque la leggenda di una loro relazione, leggenda nata dai versi di alcune delle sue poesie[1]. Che essi fossero legati o meno nel 1526 Enrico VIII d'Inghilterra notò Anna e cominciò a corteggiarla, all'inizio pare che ella si sia rifiutata di divenire la sua amante e come conseguenza venne allontanata dalla corte e rispedita a Hever. Entro un anno comunque egli le chiese di sposarlo e Anna accettò pensando, evidentemente, che l'annullamento sarebbe giunto entro pochi mesi. Nella loro corrispondenza non ci sono prove di un coinvolgimento sessuale fino a poco prima del matrimonio quando Anna era già incinta[2].

La grande questione del Re [modifica]

Il monogramma della regina Anna Bolena e di re Enrico VIII.

L'annullamento delle nozze tra Enrico e Caterina d'Aragona era l'unica opzione possibile ed è probabile che l'idea al re fosse venuta già prima di incontrare Anna giacché egli aveva bisogno di un erede per mettere al sicuro la Dinastia Tudor ed egli non aveva che una figlia, Maria, ritenuta del tutto inadatta a governare in quanto donna e visto l'unico precedente storico, tutti gli altri figli erano morti poco dopo la nascita. Caterina era venuta in Inghilterra per sposare il fratello maggiore di Enrico, Arturo Tudor nel lontano 1501, ma il povero ragazzo era spirato l'anno dopo. Per consentire il matrimonio con Enrico Papa Giulio II aveva rilasciato una dispensa sulla base della dichiarazione di Caterina di essere ancora vergine e i due si erano sposati nel 1509. Circa vent'anni dopo Enrico cominciò a essere dubbioso, prendendo l'assenza di figli maschi come un segno della disapprovazione divina ed è possibile che la resistenza di Anna a divenire la sua amante abbiano spinto Enrico a ritenere che nessun papa, che gli rifiutava l'annullamento, poteva ritenersi di autorità superiore alla Bibbia (che in alcuni passi del Levitico vieta il matrimonio fra cognati). Secondo la tesi di Enrico lui e la moglie vivevano nel peccato da molti anni, Caterina però reagì con forza asserendo con veemenza che la dispensa era valida perché non aveva consumato le sue prime nozze. Altra conseguenza sarebbe stata la dichiarazione di Maria quale figlia bastarda. La vicenda dell'annullmento di Enrico divenne presto nota, eufimisticamente, come la Grande Questione del re[2]. Anna dovette vedere nell'infatuazione del re una grande opportunità ed asserendo che si sarebbe concessa solo dopo il matrimonio cominciò ad inserirsi nelle questioni politiche senza però lasciare entrare Enrico nel letto[8]. Sull'effettiva portata fisica della loro relazione si è congetturato a lungo, ma l'unico dato certo è che Anna era incinta, per la prima volta, di Elisabetta nel 1533 quando i due erano sposati da poco ed Anna fu incoronata regina nel mese di giugno, tre mesi prima della nascita della figlia, così da permettere all'erede di poter un giorno ascendere al trono. Sul ruolo che Anna ebbe nello spingere Enrico verso lo Scisma si è scritto molto, su quanto ci fosse di ambizione personale, quanto abbia spinto il re a sfidare il Vaticano o quanto ci fosse di convinzione profonda. George Cavendish scrisse che una delle dame di Anna, Anne Gainsford (morta 1590 circa), gli riferì che ella aveva portato all'attenzione di Enrico un pamphle, non si sa se The Obedience of a Christian Man di William Tyndale o il Supplication of a Beggar di Simon Fish dove gli autori protestavano perché il re prendesse le redini contro i malvagi eccessi della Chiesa cattolica. Anna sembrò simpatizzare con la loro causa di voler riformare la chiesa e protesse tutti gli eruditi che lavoravano alla traduzione di testi sacri in inglese (pratica allora vietata). Secondo alcuni storici Anna provò ad educare le proprie dame alla pietà religiosa e un aneddoto vuole che ella rimproverò aspramente la cugina Mary Shelton per aver scritto futili versi sul libro di preghiere[9]. Se questo è vero l'astio che Anna nutrì sempre per Wolsey potrebbe non essere stato di natura meramente personale, ma anche di impronta più filosofica. Nel 1528 un'epidemia della Malattia del sudore scoppiò a Londra con grande violenza e la corte si disperse, lo stesso Enrico lasciò la capitale per viaggiare di residenza in residenza per sfuggire al male. Anna andò ad Hever e sia lei che il cognato si ammalarono, il re mandò il proprio medico personale per curarla[4] ed ella presto si riprese, mentre William Carey morì. Intanto la questione dell'annullamento andava avanti, Enrico si era appellato direttamente alla Santa Sede agendo senza consultare Wolsey che ancora ignorava che fosse Anna l'oggetto del desiderio matrimoniale del re. Nel 1527 il vescovo William Knight (1475 o 1476-1547) fu spedito da Papa Clemente VII per supplicarlo di annullare le nozze con Caterina con la motivazione che la dispensa precedente era stata rilasciata dietro falsa testimonianza della regina. Enrico chiedeva anche di essere libero di poter sposare anche una donna con cui fosse legato da stretti vincoli di parentela e questo era un riferimento preciso ad Anna giacché egli era stato l'amante di sua sorella[4]. In quel momento il papa era prigioniero di Carlo V del Sacro Romano Impero, nipote di Caterina d'Aragona, che lo aveva catturato a seguito del Sacco di Roma del maggio 1527. Knight ebbe non poche difficoltà a vedere il papa e questi gli rilasciò una dichiarazione di annullamento talmente generica che Wolsey la giudicò insufficiente[4]. Ad Enrico non rimase che rimettere il tutto nelle mani di Wolsey che fece quanto poteva per assicurarsi di soddisfare il sovrano arrivando persino a chiamare una corte ecclesiastica in Inghilterra presieduta da Lorenzo Campeggi. Tuttavia Campeggi non aveva avuto il potere di prendere una vera e propria decisione perché il papa era ancora prigioniero di Carlo V che era il leale nipote di Caterina e il pontefice vietò a Enrico di contrarre un nuovo matrimonio finché Roma non avesse preso una decisione definitiva. Questo fatto causò la caduta di Wolsey, Anna ed altri suoi nemici insinuarono il dubbio che egli fosse prima di tutto fedele al Vaticano ed Enrico lo sollevò da tutti i suoi incarichi nel 1529 e successivamente tratto in arresto con l'accusa di tradimento. Wolsey morì di malattia nel 1530 evitando probabilmente l'esecuzione e un anno dopo Caterina venne bandita dalla corte e le sue stanze andarono ad Anna. Il supporto popolare era comunque per Caterina tanto che una sera del 1531 mentre Anna cenava nella sua casa sulle rive del Tamigi fu aggredita da una folla di donne inferocite e si salvò grazie a una fuga in barca[2]. Nel 1532 l'Arcivescovo di Canterbury William Warham (1450 circa-22 agosto 1532) morì e il papa approvò la successione al seggio del cappellano dei Bolena Thomas Cranmer. Nel 1532 Thomas Cromwell, I conte di Essex portò innanzi al parlamento un certo numero di atti inclusi le Supplication against the Ordinaries e il Submission of the Clergy che riconosceva la supremazia del sovrano sulla chiesa dando il colpo di grazia ai rapporti fra Inghilterra e Vaticano. In seguito a questo Tommaso Moro si dimise dalla carica di primo ministro che andò a Cromwell.

Matrimonio con Enrico VIII [modifica]

Prima di sposarla Enrico rese nobile la sua amante. Sabato 1º settembre 1532, Anna Bolena ottenne il marchesato di Pembroke e i territori ad esso annessi, perlopiù nel Galles, per un totale di 1.000 sterline. La cerimonia d'investitura venne condotta da Enrico VIII in persona nel Castello di Windsor e fu molto elaborata, alla presenza delle maggiori autorità di stato e del clero, incluso il padre di Anna, Thomas Boleyn, il conte di Wiltshire, il Duca di Norfolk, il Duca di Suffolk ed altri. Il vescovo di Winchester lesse la regia patente per la creazione del titolo mentre il re mise sul capo di Anna la corona di marchesa e i vestiti di stato oltre ai documenti per la presa di possesso di quelle terre.[3][10]

Si è spesso pensato che l'infatuazione di Enrico per Anna lo avesse portato a cercare un modo per annullare il suo matrimonio esistente. Ad ogni modo ci sono buone prove che suggeriscono come Enrico possa aver preso la decisione di abbandonare il suo matrimonio con Caterina d'Aragona semplicemente a causa dell'incapacità della coppia di avere un erede maschio. Inoltre Enrico si trovava al tempo in una delicata situazione politica essendo alleato con i francesi e nemico di Carlo V, nipote della regale consorte. Lavorò più di quattro anni al divorzio con Caterina. Enrico riteneva che ciò fosse essenziale per impedire il crollo della dinastia Tudor, che era stata resa stabile da suo padre, Enrico VII d'Inghilterra, vincendo la Guerra delle due rose nel 1485.

Il 25 gennaio 1533, prima di annunciare la decisione che il suo primo matrimonio con Caterina d'Aragona sarebbe stato invalidato, sposò in segreto Anna, o nel Palazzo di Whitehall nello "Studio della Regina" o nel Palazzo di Westminster. In ogni caso, il matrimonio non venne reso di dominio pubblico per alcuni mesi, ma Anna era già incinta prima dello sposalizio. Fu incoronata nel maggio del 1533, incinta di sei mesi; pochi gridarono "lunga vita alla regina!" come era d'abitudine, anzi furono udite molte risate di scherno e ingiurie contro la nuova regina e a favore di Caterina d'Aragona. Il popolo, inoltre, usò la sigla della coppia reale, HA, cioè Henry (Enrico) and Anne (Anna), ripetendola più volte per formare una risata, per coprire di ridicolo gli sposi[11]. Anna era odiata per molti motivi: prima di tutto, aveva umiliato pubblicamente l'amata regina Caterina d'Aragona, simbolo dell'integrità morale, della antica fede cristiana e dell'umiltà per tutti i sudditi. Inoltre, l'aver spinto Enrico a separarsi dalla Chiesa di Roma e dal papa poteva essere solo frutto di un potente e malefico sortilegio, poiché nessuna brava donna aveva mai fatto commettere azioni così scandalose ad un uomo, specialmente ad un re. Ciò faceva di Anna, agli occhi del popolo, una crudele e spietata strega. Quest'ipotesi era anche avvalorata dalla diceria secondo cui Anna avesse un sesto dito e un grosso neo sul collo, segni del diavolo. Diversi indovini e veggenti, spinti dalla superstizione o dal desiderio di riaffermare la vecchia corrente religiosa cattolica, affermeranno di aver visto accanto alla regina Anna il diavolo che le parlava.

Il 7 settembre 1533 Anna diede alla luce Elisabetta, la futura Regina Elisabetta I d'Inghilterra. Enrico rimase molto deluso dalla nascita della bambina e si infuriò con gli astronomi e i medici che, per tutta la durata della gravidanza di Anna, lo avevano illuso affermando che la regina avrebbe partorito un maschio.

Durante tutto il suo periodo come Regina, Anna patrocinò diversi studiosi di religione e salvò la vita di un filosofo francese, Nicolas Bourbon, che era stato condannato a morte dall'Inquisizione a Parigi. Si disse che ogni vescovo riformista d'Inghilterra, a quell'epoca, doveva la sua posizione all'influenza della Regina Anna. La sua Corte venne generalmente vista come estremamente colta e festosa.

Sfortunatamente per Anna, le sue tre gravidanze successive finirono in aborti spontanei o con bambini nati morti. L'ultima di queste gravidanze portò a partorire un neonato maschio già morto, il 29 gennaio 1536. Questo convinse Enrico della veridicità delle voci che giravano su Anna e del fatto che sua moglie non era più in grado di partorire figli vivi dopo Elisabetta e, amareggiato e deluso da quel matrimonio infelice, si decise a sbarazzarsi della sua seconda moglie.

L'arresto e il processo [modifica]

Thomas Cromwell partecipò al complotto che causò la morte di Anna Bolena.

Il 2 maggio 1536 Anna fu arrestata e portata nella Torre di Londra. Fu affidata alla custodia del suo carceriere, il connestabile William Kingston. Sotto tortura cinque uomini confessarono di essere stati amanti della regina. Gli uomini in questione furono, oltre a Lord George Boleyn (George Rochford), fratello di Anna, Henry Norris, Francis Weston, William Brereton e Marc Smeaton, un palafreniere della Camera della Corona. Il 15 maggio fu processata per adulterio, incesto, stregoneria e alto tradimento, e condannata, infine, a morte. Oggi è generalmente accettato che nessuna delle accuse fosse valida; anche se ciò non ha fermato il riemergere della teoria in diversi romanzi storici sensazionalistici. Durante la prigionia, Anna commise diversi atti teatrali e simbolici. Le lettere di Kingston a Cromwell riferiscono i comportamenti di Anna in quei giorni angoscianti: una volta era l'altera regina offesa, un'altra era la smarrita vittima pietosa, un'altra ancora la donna stremata sull'orlo dell'isteria. Quando chiese a Kingston se dovesse entrare in una segreta e lui le ebbe risposto di no, lei rispose: <<È troppo bello per me. Gesù, abbi pietà di me>> e, nel dire queste parole, si inginocchiò in lacrime, le quali a poco a poco si trasformarono in una risata selvaggia. Infatti, solitamente Anna nel suo dolore "si abbandonava a grandi risate>>, come se all'improvviso si vedesse al centro di una situazione paradossale. Più tardi, di sera, pregò il connestabile di chiedere al re il permesso affinché lei potesse seguire i sacramenti in una stanzetta vicino alla sua camera, dove avrebbe implorato la grazia. Durante la trattazione delle accuse, Kingston riferì che Anna disse: <<Sento dire che dovrei essere accusata da tre uomini. E non posso negare senza dover scoprire il corpo>> e, scrisse sempre Kingston, "lei si aprì il vestito". Questo gesto volle sottolineare la violenza del suo diniego mentre nel contempo dimostrava l'impossibilità di provare la sua innocenza. Lei proseguì riferendosi ai suoi accusatori: <<Oh Norris, mi hai accusato? Sei nella Torre con me e tu e io moriremo insieme. E Mark, anche tu sei qui. O madre mia, tu morirai addolorata.>> Queste erano frasi melodrammatiche, forse un tentativo di commuovere l'imperturbabile carceriere. Infine, quando Anna chiese a Kingston se sarebbe morta con giustizia, lui le disse che "anche il più umile suddito del re riceve giustizia". A queste parole, Anna rise.[senza fonte] Anna era servita da quattro donne, "tipi che non amava affatto": sua zia, lady Bolena, moglie di Giacomo Bolena (un sostenitore di Maria), la signora Coffin, sulla quale Kingston contava affinché gli riferisse tutto ciò che diceva Anna, la signora Stonor e un'altra donna il cui nome è andato perso. Anna parlò con la signora Coffin di Norris; Anna disse: <<Mi augurai che si sposasse, perché gli avevo chiesto come mai non avesse proceduto con quelle nozze (Norris avrebbe dovuto sposarsi) ed egli mi aveva risposto che avrebbe temporeggiato ancora. Poi dissi: "Stai aspettando un morto? perché se capitasse qualcosa al re, potresti cercare di avere me">>. Con questa conversazione Anna cercava di far sapere tramite la signora Coffin al carceriere quanto fossero ingiuste le accuse contro di lei, dato che aveva anche minacciato Norris di farlo decapitare se avesse osato corteggiarla. Anna spiegò di aver respinto allo stesso modo anche Weston, il quale le aveva dichiarato di amarla, fingendo di amare Margaret Shelton, dama e cugina di Anna, solo per poter frequentare la sua casa. Anna riferì anche di aver parlato con Smeaton solo <<il sabato prima di calendimaggio, quando lo trovai che stava presso la finestra rotonda della mia camera ufficiale. E domandai perché fosse così triste, ma egli rispose che non era niente. "Non pretendete che mi rivolga a voi come se foste un nobile, sapete di essere una persona di rango inferiore">> gli disse poi.[senza fonte] Insomma, Anna descrisse tutti gli incontri con i suoi accusatori come eventi privi di alcunché di peccaminoso, dato che si era dimostrata una virtuosa regina respingendo ogni loro corteggiamento. Se Kingston sperava che Anna nei giorni di prigionia si sarebbe lasciata scappare qualche indiscrezione a prova della sua colpevolezza, rimase deluso. Anna non cambiò mai versione e un giorno, molto allegra, sostenne anche di sapere che probabilmente tutta quella faccenda era solo un pretesto di Enrico per mettere alla prova la sua lealtà.

L'esecuzione [modifica]

Anna passò gli ultimi giorni della sua vita rinchiusa nella torre di Londra alternando crisi nervose a stati di quiete estrema. La leggenda della ritrovata pace spirituale, che per temperamento e vicende circostanti Anna non ebbe mai in vita, è posteriore alla sua morte ed è attribuita ad un poeta anonimo con lo scopo di dipingere Anna come una vittima della bramosia del re. Ella giurò due volte sui sacramenti che era innocente di tutte le accuse portate a suo carico. Il 19 maggio 1536 Anna venne decapitata con un solo colpo di spada nella Torre di Londra. Il boia, un esperto spadaccino francese richiesto espressamente dalla condannata, fu chiamato ad assolvere il suo compito dal re, come ultimo dono alla donna che aveva amato, e giunse a Londra d'oltre Manica, ed era ritenuto un giustiziere rapido ed eccellente. Anna scelse un vestito grigio per la sua esecuzione. Sul patibolo perdonò quelli che l'avevano mandata a morte, e pregò per suo marito. Venne bendata, e mentre si stava inginocchiando la sua testa cadde con un solo colpo.

Il suo corpo e la testa recisa furono sepolti in una tomba senza nome nella cappella della Chiesa di San Pietro ad Vincula. Sotto il regno della regina Vittoria il suo corpo fu identificato e sepolto nella cappella sotto il pavimento marmoreo.

La leggenda del fantasma [modifica]

Si dice che il fantasma di Anna Bolena girovaghi con la testa sotto il braccio per la torre di Londra, dove, successivamente, per breve tempo venne rinchiusa anche sua figlia Elisabetta I d'Inghilterra.

All'opera [modifica]

Celeberrima è l'opera di Gaetano Donizetti, Anna Bolena (Milano, Teatro Carcano, 26 dicembre 1830), una delle opere più note del maestro bergamasco, scritta in soli 30 giorni. Quest'opera dopo il 1870 venne dimenticata, ma fu riscoperta negli anni cinquanta dopo un allestimento per la regia di Luchino Visconti e con Maria Callas nel ruolo della protagonista.

Al cinema [modifica]

Ritratto di Anna Bolena

Sono state prodotte numerose opere di finzione, libri e film sulla vita di Anna Bolena. Il personaggio di Anna Bolena è apparso in numerosi film:

Note [modifica]

  1. ^ a b c d e f g h i j Ives, Eric The Life and Death of Anne Boleyn (2004)
  2. ^ a b c d e f g h Fraser, Antonia The Wives of Henry VIII (1992)
  3. ^ a b c Warnicke, Retha M. "The Fall of Anne Boleyn: A Reassessment, "History, Feb 1985, Vol. 70
  4. ^ a b c d e f Starkey, David Six Wives: The Queens of Henry VIII (2003)
  5. ^ Williams, Neville Henry VIII and His Court (1971)
  6. ^ Strong, Roy Tudor & Jacobean Portraits". London: HMSO (1969)
  7. ^ Weir. Henry VIII: The King and His Court.
  8. ^ Graves, Michael Henry VIII. London, Pearson Longman, 2003
  9. ^ Dowling, Maria "A Woman's Place? Learning and the Wives of King Henry VII." History Today
  10. ^ Hester Chapman, The challenge of Anne Boleyn, Coward, McCann & Geoghegan, 1974. ISBN URL consultato il 9 aprile 2010.
  11. ^ Carolly Erickson, Anna Bolena, Mondadori, 2005

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Predecessore Regina consorte d'Inghilterra Successore
Caterina d'Aragona 1533 - 1536 Jane Seymour

Controllo di autorità VIAF: 29521340 LCCN: n79063685