Scipione Ammirato

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Scipione Ammirato (Lecce, 7 ottobre 1531Firenze, 11 gennaio 1601) è stato uno storico e letterato italiano, tra i massimi teorizzatori della ragion di Stato del suo tempo, esponente del tacitismo (fu commentatore degli scritti di Publio Cornelio Tacito), da lui interpretato in chiave antimachiavellica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Originario di Lecce, venne avviato dal padre agli studi di diritto a Napoli, ma preferì dedicarsi alle lettere. Intrapresa la carriera ecclesiastica, per alcuni anni risiedette a Venezia, ed entrò quindi al servizio di papa Pio IV. Successivamente fu nuovamente a Lecce dove fondò l'Accademia dei Trasformati. Nel 1569 si recò a Firenze, alla corte del granduca Cosimo I de' Medici, che lo ospitò presso la sua Villa Topaia affidandogli l'incarico di scrivere le Istorie fiorentine, l'opera che l'ha reso noto e per la cui stesura poté servirsi del materiale conservato presso l'Archivio Pubblico istituito nel 1570. Nel 1595 divenne canonico della cattedrale di Firenze. Morì nella città toscana nel 1601.

Tra le altre opere di Ammirato, alcune delle quali pubblicate postume, vi sono alcune biografie, come quella su Bettone Cini, commentari su Tacito e genealogie delle famiglie di Napoli e Firenze. In quest'ultimo campo, soprattutto, grazie alle sue accurate ricerche di archivio, poté correggere numerose genealogie spesso fantasiose e improbabili.

Teoria della ragion di stato[modifica | modifica sorgente]

Nei Discorsi sopra Cornelio Tacito Ammirato sostiene che la ragione di stato "altro non essere che contraventione di ragione ordinaria per rispetto di publico beneficio, overo per rispetto di maggiore e più universal ragione".[1] Egli riteneva che il monarca, o il reggitore delle sorti dello stato, fosse provvisto di una plenitudo potestatis, sebbene dovesse essere saggio ed esemplare, consapevole dei suoi doveri.[2] Ammirato in ultima istanza riteneva che la ragion di Stato fosse solo una deroga agli ordinamenti vigenti, in casi particolari in cui fosse a repentaglio l’esistenza stessa dello Stato, ma non una deroga alle leggi naturali o divine. In altri termini, esiste a suo giudizio una ragione di stato non arbitraria (dominationis flagitia), ma rispettosa del bene generale, tesa a limitare i privilegi e gli eccessi, a condizione che venga esercitata dal principe, solo e legittimo rappresentate dello stato, nel rispetto delle leggi di Dio e della natura.[3]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • I trasformati, Lecce, 1559 circa
  • Famiglie nobili napoletane, Firenze, 1580
  • Discorsi sopra Cornelio Tacito, Firenze, 1594
  • Della famiglia de' Paladini di Lecce, Firenze 1595
  • Della famiglia dell'Antoglietta di Taranto, Firenze 1597
  • Istorie fiorentine Parte I, Firenze 1600
  • Delle famiglie nobili fiorentine, Firenze, 1615
  • Rime spirituali sopra salmi, Venezia, 1634
  • Istorie fiorentine Parte II, Firenze 1641

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ragion di Stato - Antologia: SCIPIONE AMMIRATO
  2. ^ Scipione Ammirato in Dizionario Biografico – Treccani
  3. ^ Maurizio Viroli, Dalla politica alla ragio di stato. URL consultato il 4 gennaio 2012., p. 179

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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