Colonnella
| « Antichi palazzi costruiti su un'alta collina, un intreccio di viuzze e scalinate, diverse piazzette caratteristiche, un panorama incantevole, unico, l'aria salubre, fresca, questa è Colonnella. » |
| (Ennio Flaiano) |
| Colonnella comune |
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|---|---|---|---|---|---|
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Leandro Pollastrelli (centro-destra) dal 16/05/2011 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 42°52′0″N 13°52′0″E / 42.86667°N 13.86667°ECoordinate: 42°52′0″N 13°52′0″E / 42.86667°N 13.86667°E | ||||
| Altitudine | 303 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 21 km² | ||||
| Abitanti | 3 747[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 178,43 ab./km² | ||||
| Frazioni | Civita, San Giovanni, San Martino, Vallecupa, Vibrata, Rio Moro, Torrione, Giardino, Isola | ||||
| Comuni confinanti | Alba Adriatica, Controguerra, Corropoli, Martinsicuro, Monteprandone (AP) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 64010 | ||||
| Prefisso | 0861, 0735 (Contrada Isola) | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 067019 | ||||
| Cod. catastale | C901 | ||||
| Targa | TE | ||||
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) | ||||
| Nome abitanti | colonnellesi | ||||
| Patrono | san Michele | ||||
| Giorno festivo | 8 maggio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Colonnella all'interno della provincia di Teramo |
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| Sito istituzionale | |||||
Colonnella è un comune italiano di 3.747 abitanti[2] della provincia di Teramo in Abruzzo.
Fin dai tempi antichi il territorio era vastissimo: bagnato dal mare a Est, dal Tronto a Nord, confinava con Controguerra ad Ovest e con Tortoreto a Sud, un paese di mare, ma anche agricolo.
Nel "Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli" di L.Giustiniani, pubblicato nel 1797, viene cosi descritta: "Colonnella, terra in Abruzzo Ultra, in provincia di Teramo, in diocesi di Campli. Ella si appartiene allo Stato di Atri, che è Regno, vedesi in alta collina, distante dal mare due miglia, e diciotto dalla città di Teramo. L’aria che vi si respira è molto salubre e gode di un orizzonte sorprendente, dominando gran parte dello Stato Pontificio. In quelle vicinanze vi fu la città di Truento, eretta dai Liburni, con 50 torri".
Il territorio di Colonnella è suddiviso in nove contrade: il Centro capoluogo, Civita, Giardino, Riomoro, San Giovanni, San Martino, Sant’Angelo, Vallecupa e Vibrata. A queste si aggiunge la piccola contrada Isola, che prende il nome da un'isola oggi scomparsa nel vecchio letto del fiume Tronto; nel 1930, a seguito di interventi idraulici di sistemazione dell'alveo, è stata "tagliata fuori" dal resto del territorio comunale ed oggi si estende completamente sul lato marchigiano del fiume.
Indice |
Storia [modifica]
Epoca antica e romana [modifica]
Nel territorio di Colonnella sorgeva anticamente la città liburnica di Truentum, descritta Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia[3] e collocata dagli studiosi sull’attuale Colle della Civita. Ma tracce archeologiche del periodo romano sono sparse sul tutto territorio di Colonnella e tra di esse sicuramente le meglio conservate sono le antiche cisterne romane.
Medioevo [modifica]
Con la caduta dell’Impero romano d'Occidente, l'Abruzzo teramano passò sotto il controllo degli Ostrogoti; durante la Guerra gotica, che li vide con scontrarsi l'Impero bizantino per il controllo dell'Italia, l'antica Truentum nel 537-538 subì le devastazioni delle truppe bizantine di Giovanni il Sanguinario. Dopo pochi decenni, intorno al 580, la città ed il suo porto vennero nuovamente sconvolti dall'arrivo dei Longobardi. Gli scampati della città, ormai definitivamente abbandonata, ricostruirono poco più in alto, sulla collina dell'attuale frazione della Civita, un insediamento chiamato "Civitas Tomacchiara" e, presso la foce del Tronto, "Torri a Tronto". Tuttavia le incursioni e l'insicurezza di quei tempi bui, spinsero le popolazioni dei due villaggi sempre più nell'entroterra e, spianando la più alta delle colline circostanti, queste fondarono l'attuale insediamento del capoluogo. Colonnella è sorta quindi dall'incastellamento di queste due popolazioni, che mantennero la divisione in due diverse parrocchie[4]: quella San Biagio, anticamente occupante la parte più orientale dell'insediamento, e quella dei Santi Cipriano e Giustina, l'unica oggi sopravvissuta.
Colonnella venne così inclusa dai Longobardi nel gastaldato, poi contea, di Aprutium, suddivisioni amministrative del Ducato di Spoleto. A questo lungo periodo risalgono le prime citazioni documentali del paese: nel “Chronicon farfense”, una raccolta di atti e documenti dell'Abbazia di Farfa che vanno dall'anno 705 al 1100 circa, compaiono infatti i toponimi “Curtem S. Maria in Columnelle” e “Curtem de Columelli”, citati in documenti datati dal 936 al 962.
Dal 1009 i Normanni iniziarono a sbarcare sulle coste di Puglia, formalmente dominio bizantino, conquistando rapidamente la Sicilia e tutto il meridione. Arrivati in Abruzzo, per dissidi tra i capi normanni ed anche a causa della scomunica loro inflitta da Gregorio VII, l'avanzata delle truppe di Roberto il Guiscardo si bloccò sul Tronto[5], includendo così Colonnella nel Regno di Sicilia e segnando un confine che sarebbe rimasto immuttato fino al 1861. Nel Catalogus baronum del 1167-1168, viene citata come feudo tenuto a fornire due militi, appartenente a due baroni normanni che da esso prenderanno il nome, Guillelmus Colonnellus e suo fratello Giacomo[6].
Sotto il dominio degli Angioini, nel 1279, Colonnella venne data in feudo ad Amelio de Agoto Courban, insieme a Nereto, Gabiano, Torri a Tronto e Montorio a mare[7]. Inoltre, da un censimento di tutti i feudatari del giustizierato d'Abruzzo Ultra, ordinato da re Carlo I d’Angiò, risultavano beneficiari di diritti feudali Jacopo e Guiglielmo Cacciaguerra (feudatario anche di Controguerra, che da questa famiglia probabilmente prende il nome), Rainalduccio di Guiglielmo di Fano e Francesco di Berardo. In un capitolare dello stesso re Carlo I del 1282, nel quale si identificano i punti strategici e i passi ai confini del Regno, Colonnella viene designata come "Passo", ovvero posto fisso di dogana, nella provincia "Ultra flumen Piscaria"[8]. Carlo III di Napoli, per punire il barone Amelio de Agoto III per l'appoggio al suo rivale Luigi I d'Angiò, gli confiscò Colonnella e gli altri suoi feudi a favore della Corona, per poi venderli nel 1385 al libero comune di Ascoli per 14.000 ducati d'oro. Colonnella rimarrà cosi sotto il dominio ascolano per circa 150 anni.
Rinascimento [modifica]
Sotto il regno di Carlo V, a causa dell'appoggio concesso da Ascoli alle truppe francesi di Lautrec, nel 1529[9] Colonnella torna definitivamente al Regno di Napoli e viene concessa per 200 ducati al barone spagnolo Benedetto Rosales; il barone riuscì a mantenerne il dominio sul feudo nonostante i tentativi diplomatici degli Ascolani, fino a quando, ormai vecchio, venne trucidato dai briganti nel suo palazzo nell'anno 1583. In questo periodo crebbe l'importanza del paese come baluardo del confine con lo Stato della Chiesa, come testimoniano il torrione e l'annessa casa doganale (oggi in territorio martinsicurese) costruite nel 1547. Nonostante il ritorno al Regno, dal punto di vista ecclesiastico Colonnella apparteneva ancora dalla Diocesi di Fermo, per venire poi aggregata da Sisto V, nel 1571, alla neocostituita Diocesi di Ripatransone.
In questo periodo imperversavano, tra il Regno e la Marca, bande di fuorilegge, tanto potenti da attaccare e conquistare interi castelli. I viceré spagnoli reagirono imponendo taglie ed ordinando a tutte le università di arruolare ed armare milizie civiche per battere a tappeto il territorio. Oltre alle famose bande del Curtieto e dello Sciarra, a cavallo tra i due stati ne operava una costituita da soli colonnellesi guidati dal nobile decaduto Giulio Cesare Rosales. Costui era fratello[10] del Signore di Colonnella e venne quindi indultato nel 1582 per intercessione del Duca di Atri. Ma l'anno successivo, quando il brigante colonnellese Forte Di Maulo, suo compagno, venne catturato dai papalini, il Rosales riunì la sua banda ed assalì presso Civitella i miliziani che stavano consegnando il Di Maulo alle autorità spagnole. Messo così nuovamente al bando con una taglia di mille ducati sulla testa, venne infine catturato e giustiziato in Ascoli nel 1588.
Nel 1602, Colonnella fu venduta dal genero del barone Rosales ad Andrea Matteo Acquaviva, Duca di Atri e Principe di Caserta. Nel 1640 fu nuovamente venduta per 23.131 ducati a Diana di Capua[11], ma già pochi anni dopo torna agli Acquaviva che, acquistando molti altri paesi della Val Vibrata, amplieranno il potente Ducato di Atri.
Epoca moderna [modifica]
Con l'estinzione del casato degli Acquaviva, nel 1775 i feudi del ducato passarono allo Stato allodiale di Atri, ovvero sotto il diretto controllo della Corona. Alla fine del ‘700 anche il Regno di Napoli fu scosso dalle idee della Rivoluzione francese. Dal 18 giugno 1796 il sistema fortificato sul Tronto, imperniato su Tronto e del quale Colonnella era punto nevralgico, venne rafforzato per resistere all’avanzata delle truppe francesi. Travolte le difese, queste occuparono la Val Vibrata, ma nel dicembre del 1796 scoppiò fulminea, a Colonnella, la rivolta della popolazione; il ponte di barche sul Tronto venne distrutto e con vere e proprie operazioni di guerriglia vennero tese imboscate e presi e seviziati i soldati francesi. Ma con l’arrivo della colonna francese del generale Planta, Colonnella venne riassoggettata e terribilmente saccheggiata; per rappresaglia la sede dell'Università (il Comune nell'ordinamento del Regno di Napoli) fu incendiata, con la perdita dell'archivio pubblico.
Nel 1806 Ferdinando IV di Borbone fuggì in Sicilia ed i francesi conquistarono Teramo e la fortezza di Civitella. Napoleone insediò suo fratello Giuseppe Bonaparte prima e suo cognato Gioacchino Murat poi sul trono di Napoli; quest'ultimo emanò subito una serie di riforme volte a modernizzare lo stato: il 2 agosto 1806 vennero abolite le Università ed anche Colonnella divenne così un Comune, governato ora da una giunta di Decurioni, di età non inferiore a 21 anni, estratti a sorte tra i possidenti del paese, i quali eleggevano il Sindaco.
Il movimento di resistenza all'invasore fu messo su da bande di cosiddetti briganti, che guidati dai fratelli Ciammarichella avevano costituito un gruppo di rivoltosi detto gli “insorgenti”. Questi sostenitori del Re Borbone in esilio contro i “Francesi giacobini” corruppero quattro guardie civiche, che lasciarono aperte le porte del borgo; fecero così irruzione a Colonnella, a quel tempo amministrata dal Sindaco Giuseppe Castagna, e la saccheggiarono abbandonandosi ad eccidi e vendette. Riavutesi dalla sorpresa, nei giorni seguenti le autorità comunali ed i militari si attivarono in una spietata caccia ai briganti, inseguendo i briganti nella vicina Corropoli ed in tutta la Val Vibrata fino a ricacciare i superstiti sulle montagne del teramano e del vicino ascolano. Tra le bande che imperversavano in quel periodo si ricordano quello dello Sciabolone, del Piceno, la banda dei fratelli Ciammarichella e la banda di Nicomì, già garzone dei Ciammarichella. Tra i molti briganti che operavano nel territorio di Colonnella, sono pervenuti i seguenti nomi: Sante Sgaliffa, Pietro Cesarini, Francesco Di Giuseppe, Giuseppe e Vincenzo Paolucci, Emidio Pecoraro, Ventura Piccioni, Giacomo e Giovanni Pistoferri, Claudio, Lorenzo e Vincenzo Di Saverio, Gioacchino Silimperi.
Il Congresso di Vienna riconsegnò il regno a Ferdinando IV, che unì i due regni di Regno di Napoli e di Sicilia sotto un unico stato, il Regno delle Due Sicilie, prendendo il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie. Colonnella amministrativamente venne inclusa nell'Abruzzo Ulteriore Primo, corrispondente all'odierna Provincia di Teramo fino al fiume Pescara, e seguì le sorti del Regno, fino allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la conseguente conquista di Napoli, avvenuta l’8 settembre 1860. Partecipò al plebiscito del 21 ottobre 1860, che proponeva “o il ritorno dei Borboni sul Tronto o l’annessione al Regno d’Italia” e che si concluse per la Provincia di Teramo con 15.113 “si” e soli 165 “no”.
Dall'Unità d'Italia ad Oggi [modifica]
L'11 ottobre 1861, il Sindaco Giuseppe Marzi e la Giunta, composta dagli assessori Filippo Castagna, Michele Crescenzi, Achille Castagna e Giovanni Barnabei, deliberarono: "Considerando che la solenne rimembranza del Plebiscito dei 21 ottobre 1860, avvenuto in ciascun comune di queste province meridionali, deve essere solennizzata con ogni pompa, così questa Giunta delibera che sia celebrata una festa civile in questo Comune nel dì 21 corrente, anniversario dei voto popolare per l'Unità d'Italia sotto lo scettro dell'immortale Vittorio Emanuele".
Al primo censimento del neonato Regno d'Italia, la popolazione di Colonnella ammontava a 3.809 abitanti, dei quali 55 erano elettori. Il Comune nel 1862 affrontò il secolare problema della viabilità sul Tronto, avviando la progettazione e la costruzione di un ponte in muratura in sostituzione del “ponte a battelli”. Si curò l’istruzione pubblica nel capoluogo e nelle frazioni. Si adeguarono in senso moderno le strade per Controguerra, Martinsicuro e Tortoreto. Si cominciò ad affrontare il problema del rifornimento idrico. Nel contesto dell'opera di risanamento del centro storico, nel 1867 venne demolita la vecchia chiesa di San Leopardo, situata il Largo Palazzo, trasferendo definitivamente i servizi religiosi nella chiesa parrocchiale dei Ss. Cipriano e Giustina. Nel centro storico si provvide alla realizzazione della cosiddetta "Strada nuova" ovvero l'attuale via Belvedere, che permise un comodo accesso alla piazza principale del paese. Allo stesso periodo (1873) risale il primo sistema di illuminazione pubblica a petrolio, sostituito da uno a gas nel 1900 ed infine da uno elettrico nel 1913.
Nel nuovo secolo continuò l'opera di modernizzazione, soprattutto grazie al sindaco Massimo Cincolà, vero artefice dell’attuale assetto urbanistico di Colonnella. Un nuovo slancio nella realizzazione delle opere pubbliche si ebbe con il podestà Francesco Franchi. A lui si devono il monumento ai caduti in piazza Garibaldi (1936), con i nomi dei 76 caduti del primo conflitto mondiale e dei 51 del secondo, e la nuova scuola elementare (1938), entrambi inaugurati alla presenza di S.E. Pietro Badoglio, Maresciallo d’Italia e Duca di Addis Abeba. Tra le altre cose, Cincolà affrontò anche il problema dello stemma del comune e nella relativa delibera del 27 novembre 1930 affermava: "Il nostro Comune da tempo immemorabile fa uso di uno stemma rappresentato da uno scudo avente in basso due ramoscelli di alloro incrociati e nel mezzo una colonna sorgente su tre punte raffiguranti i tre colli (Civita, centro abitato, colle Marzio) e sul colle Civita sorgeva l'antica città di Truentum distrutta nel 565 dai Bizantini guidati da Giovanni, nipote di Bellisario e inviato nel Piceno a combattere i Goti e distruggere le città loro amiche; riteniamo, in mancanza di documenti probatori in possesso di questo municipio, per essere stato l'archivio comunale distrutto nella invasione francese dei 1809, che l'uso antico del suddetto stemma ne sanziona la legittimità dell'assunzione e del possesso".
Il paese patì le distruzioni della Seconda guerra mondiale, soprattutto nella frazione di Martinsicuro, che subì ripetuti bombardamenti dei due ponti sul Tronto, con perdite tra i civili. I colonnellesi caduti servendo la Patria furono invece 54[12]: 30 militari del Regio Esercito (di cui 5 Reali Carabinieri), 20 della Regia Marina, 1 della Regia Aeronautica, 2 Camicie Nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e 1 dell'Esercito Nazionale Repubblicano. Addirittura tre marinai colonnellesi, imbarcati sullo stesso incrociatore leggero Da Barbiano, trovarono la morte insieme nell'affondamento della nave il 13 dicembre del 1941.
Con la proclamazione della Repubblica e le prime elezioni a suffragio universale, nel 1946 le sinistre conquistarono il potere. Negli anni del boom economico, il rapido sviluppo demografico ed economico della frazione di Martinsicuro inasprì la rivalità con il capoluogo. Quando il numero degli abitanti di Martinsicuro superò quello del capoluogo, la situazione degenerò, sfociando in taffergugli durante le sedute del consiglio comunale. Infatti la maggioranza consiliare del Comune era ormai detenuta dai rappresentanti della frazione e si iniziò ad ipotizzare lo spostamento della sede comunale nella frazione ed addirittura il cambiamento del nome del Comune. La popolazione del capoluogo si mobilitò e, attenendosi alle leggi in vigore, chiese la divisione territoriale, che ottenne nel 1963; Martinsicuro e Villa Rosa vennero staccate da Colonnella per formare il Comune di Martinsicuro. Da allora la vita di Colonnella non ha più subito "sussulti" e procede tranquilla come quella di tanti altri piccoli paesi di provincia. I Sindaci che da allora hanno guidato il nostro paese sono stati nell'ordine: Guido Iustini, Rivo Bianchini, Ugo Crescenzi, Vincenzo Cichetti, Augusto Di Stanislao, Marco Iustini e Leandro Pollastrelli che è attualmente in carica.
Società [modifica]
Evoluzione demografica preunitaria [modifica]
Dal Catalogus baronum, primo censimento del Regno di Napoli voluto dai Normanni, risulta che il feudo di Colonnella era tenuto a fornire al Re due militi; poiché ogni villaggio doveva equipaggiare e mantenere un armigero (con il suo seguito) ogni 24 fuochi, si deduce[13] che all'epoca il paese contasse circa 220 abitanti. Furono poi gli Aragonesi ad introdurre sistematici rilevamenti demografici per fini fiscali[14]. Sono quindi disponibili i seguenti dati:
- anno 1167: fuochi 48 ovvero 220 abitanti circa;
- anno 1532: fuochi 124 ovvero 560 abitanti circa;
- anno 1545: fuochi 167 ovvero 750 abitanti circa;
- anno 1561: fuochi 200 ovvero 900 abitanti circa;
- anno 1595: fuochi 171 ovvero 770 abitanti circa;
- anno 1648: fuochi 170 ovvero 765 abitanti circa;
- anno 1699: fuochi 146 ovvero 660 abitanti circa;
- anno 1797: 1.350 abitanti[15];
- anno 1809: 1.605 abitanti[16]
- anno 1823: 1.436 abitanti[17]
- anno 1829: 2.642 abitanti[18]
- anno 1830: 2.686 abitanti[19]
Evoluzione demografica postunitaria [modifica]
Abitanti censiti[20] 
Cultura [modifica]
Amministrazione [modifica]
Amministrazioni precedenti [modifica]
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 2006 | 2011 | Marco Iustini | centro-sinistra | Sindaco | |
| 2011 | in carica | Leandro Pollastrelli | centro-destra | Sindaco | centro-destra |
Gemellaggi [modifica]
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Dato Istat al 31/12/2010.
- ^ "Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia est" Naturalis historia, lib. 3, cap.110 (testo originale su wikisource in latino)
- ^ Nicolò Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, 1832, vol. IV p. 169
- ^ ibidem, vol. I pag. 139
- ^ ibidem, vol. IV pag. 168
- ^ ibidem, vol. II pag. 80
- ^ ibidem, vol. II pag. 35
- ^ Francesco Antonio Marcucci, Saggio delle cose ascolane e de' vescovi di Ascoli nel PicenoTeramo 1766, p. 368.
- ^ Palma, op.cit., vol. III pag. 73
- ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, 1802, vol. IV pag.99
- ^ I nomi dei caduti colonnellesi su Caduti Abruzzesi nella Seconda Guerra Mondiale, edito da il Centro
- ^ Si può determinare il numero approssimativo della popolazione moltiplicando i fuochi per 4,5
- ^ Palma, op.cit. vol. III pag. 186
- ^ Lorenzo Giustiniani, op.cit. vol. IV pag. 100
- ^ Colonnella 1808-1860 di Guido Iustini, Colonnella 1997, pag. 16
- ^ Istorica descrizione del Regno di Napoli ultimamente diviso in quindici provincie colla nuova mutazione di esse nello stato presente di Giuseppe M. Alfano, Napoli 1823, pag. 296
- ^ ibidem pag. 51
- ^ Descrizione topografica fisica, economica politica de reali domini al di qua del faro nel Regno delle Due Sicilie di Giuseppe Del Re, Napoli 1835, vol. II pag. 20
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
Bibliografia [modifica]
- Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli di Nicolò Palma, Teramo, 1832.
- Saggio delle cose ascolane e de' vescovi di Ascoli nel Piceno di Francesco Antonio Marcucci, Teramo, 1766.
- Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani, 1802.
- Colonnella 1808-1860 di Guido Iustini, Colonnella, 1997.
- Istorica descrizione del Regno di Napoli ultimamente diviso in quindici provincie colla nuova mutazione di esse nello stato presente di Giuseppe M. Alfano, Napoli, 1823.
- Descrizione topografica fisica, economica politica de reali domini al di qua del faro nel Regno delle Due Sicilie di Giuseppe Del Re, Napoli, 1835.