Esperia

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Esperia
comune
Esperia – Stemma Esperia – Bandiera
Esperia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Moretti (PD) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 41°23′00″N 13°41′00″E / 41.383333°N 13.683333°E41.383333; 13.683333 (Esperia)Coordinate: 41°23′00″N 13°41′00″E / 41.383333°N 13.683333°E41.383333; 13.683333 (Esperia)
Altitudine 370 m s.l.m.
Superficie 108,78 km²
Abitanti 3 978[1] (31-12-2010)
Densità 36,57 ab./km²
Frazioni Badia di Esperia, Monticelli, Roccaguglielma (Esperia Superiore), San Pietro in Curolis (Esperia Inferiore)
Comuni confinanti Ausonia, Campodimele (LT), Castelnuovo Parano, Formia (LT), Itri (LT), Pignataro Interamna, Pontecorvo, San Giorgio a Liri, Spigno Saturnia (LT)
Altre informazioni
Cod. postale 03045
Prefisso 0776
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 060031
Cod. catastale D440
Targa FR
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Nome abitanti esperiani
Patrono san Clino Abate
Giorno festivo 30 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Esperia
Posizione del comune di Esperia nella provincia di Frosinone
Posizione del comune di Esperia nella provincia di Frosinone
Sito istituzionale

Esperia è un comune italiano di 3.978 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Esperia è uno dei comuni più ampi della provincia ed il più esteso degli Aurunci, raggiungendo le vette montagnose alle spalle della cittadina costiera di Formia. Il suo territorio è per lo più montuoso e boscoso con un'ampia escursione di quota: dai 42 m s.l.m. ai 1307 m. Il centro è situato sulle pendici del Monte Cecubo.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Classificazione climatica: zona D, 1811 GR/G

Storia[modifica | modifica sorgente]

Alcuni studiosi fanno risalire i primi insediamenti sul territorio esperiano come conseguenza della distruzione della colonia romana di Interamna Lirenas o all'epoca tardo-antica sul monte Cecubo; certa è invece la creazione di borghi voluta da Montecassino nel X secolo. La popolazione che prima di allora abitava piccoli insediamenti sparsi sul territorio fu fatta progressivamente convogliare nei pressi di San Pietro e di San Paolo della Foresta, due monasteri benedettini costruiti per sostituire l’antico Santo Stefano, distrutto tra l’817 e l’828 dai musulmani.

Il normanno Guglielmo di Blosseville, nello stesso periodo, fece confluire la popolazione sempre da insediamenti locali nel castrum sul monte Cecubo da lui voluto. Il castello prese il nome di Roccaguglielma e aveva il fine di controllare il passo che permette di raggiungere da Pontecorvo e Aquino, città dei Normanni, Gaeta senza dover passare per Cassino.

Nei secoli la collocazione strategica di Roccaguglielma e del suo feudo ne fece un territorio spesso conteso. Tra le famiglie nobili che ne presero possesso si ricordano gli Spinelli, che nel XIV secolo realizzarono molte opere edilizie, i della Rovere e i Farnese, Nel 1497 e nel 1503 Roccaguglielma e il suo territorio subirono pesanti distruzioni a opera del capitano spagnolo Gonsalvo di Cordoba. Il periodo più florido fu tra il XVI e il XVII secolo. Nel 1636 il feudo fu devoluto alla camera regia. Nel 1654, a seguito di un violento terremoto, si ebbe una nuova devastazione.

L’esperiano Clino Roselli ebbe parte attiva nella Repubblica Partenopea, ma venne giustiziato dai Borbonici nel 1799. Erano gli anni di maggiore diffusione locale del brigantaggio, che aveva forte presa sulla popolazione rurale spesso in funzione anti-napoleonica; agirono sul territorio l'itrano frà Diavolo nel periodo napoleonico e Chiavone nel periodo post-unitario. Sotto il governo di Gioacchino Murat, si realizzò una nuova sistemazione amministrativa del territorio: Roccaguglielma fu separata dalle attuali frazioni di Esperia inferiore e Monticelli che costituirono il comune di San Pietro in Curulis. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1867, Roccaguglielma e San Pietro si fusero e presero il nome di Esperia. Col declino delle opportunità date da un’economia rurale, Esperia iniziò a spopolarsi progressivamente.

Esperia si trova lungo quella che fu la linea Gustav durante il secondo conflitto mondiale: il territorio fu più volte bombardato, la popolazione fuggì ma ci furono comunque ingenti perdite. Lo sfondamento del fronte avvenne proprio a Esperia per opera delle truppe franco-maghrebine, a cui poi fu concesso di usare la popolazione a piacimento (marocchinate). Per questo episodio al comune fu conferita l'onorificenza della medaglia d'oro al merito civile.[2]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Piccolo Comune con pochissime migliaia di abitanti, occupato per la posizione strategicamente favorevole dall'esercito tedesco impegnato a difesa della linea "Gustav", fu obiettivo di ripetuti e selvaggi bombardamenti che provocarono numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. Con l'arrivo degli alleati il paese subì, poi, una serie impressionante di furti, omicidi e saccheggi e dovette registrare più di settecento atti di efferata violenza su donne, ragazze e bambini da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e elette virtù civiche.»
— Esperia, ottobre 1943 - maggio 1944

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo Esperia risale al 1867 quando le attuali frazioni si unirono in un’unica amministrazione e Roccaguglielma venne scelta come sede municipale. Il nome scelto per la nuova realtà amministrativa indica l’astro Espero ovvero il nome con cui gli antichi Greci indicavano la penisola italiana. Un'altra ipotesi vuole che il nome Esperia deriva dalla parola “Spera”, riferitasi ai raggi solari, infatti il paese è posto a 370 m s.l.m. oppure è dovuto allo “Sperone” a cui Esperia è posta ad un lato della sua pendice. Non è comunque da escludere che sia riferita ad entrambe le parole.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Portale con San Pietro e Madonna con Bambino

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di San Maria Maggiore; in Santa Maria Maggiore, a Esperia superiore, si possono ammirare un’opera del pittore Taddeo Zuccari, la statua lignea del protettore San Clino Abate, che si dice riprenda i lineamenti di Clino Roselli, e un bassorilievo del 1521.
  • Chiesa della Madonna di Loreto; nella chiesa barocca si conserva una Madonna lignea risalente al XVI secolo e due opere del pittore Luca Giordano.
  • Chiesa di Santa Maria di Montevetro, con affreschi del XV secolo
  • Chiesa di San Donato

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

  • Castello

Altro[modifica | modifica sorgente]

Recentemente (2006) in località San Martino, sono state scoperte e attualmente in fase di studio, orme di dinosauro di diverse specie. I primi studi fanno risalire queste impronte presumibilmente a 250 milioni di anni fa.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

La coltivazione e la lavorazione del tabacco e la pastorizia rimangono le maggiori attività produttive del comune; l’emigrazione, iniziata nel XIX secolo, si protrae oggi verso i centri industriali.

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

Esperia dà il nome ad una razza di pony, originaria dei Monti Aurunci ed Ausoni, che è una delle quindici razze a diffusione limitata riconosciute dall'Associazione Italiana Allevatori ed è l'unica razza italiana denominata "pony".[4]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Frosinone, Esperia passò dalla provincia di Caserta a quella di Frosinone.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ http://www.quirinale.it/onorificenze/DettaglioDecorato.asp?idprogressivo=108325&iddecorato=107829
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Il Registro Anagrafico delle razze Equine ed Asinine a limitata diffusione, Associazione Italiana Allevatori, n.d. URL consultato il giugno 2011.
    «Anagraphic register of the horse and donkey breeds of limited distribution».

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]