Rivolta ebraica contro Eraclio

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La rivolta ebraica contro Eraclio (613-617) fu una insurrezione degli Ebrei della Palestina contro l'imperatore romano d'Oriente Eraclio I impegnato nella guerra contro i Sasanidi.

Eraclio era infatti impegnato contro i Sasanidi, che avevano attaccato le province orientali dell'impero. Gli Ebrei di Palestina approfittarono dell'occasione per ribellarsi contro Eraclio e occupare Gerusalemme (Aelia Capitolina), al fine di governarla autonomamente. La battaglia principale coinvolse Gerusalemme stessa: dopo 20 giorni di assedio, la città cadde nelle mani degli Ebrei, guidati da Beniamino di Tiberiade, e dei Persiani e la popolazione cristiana della città fu massacrata[1].

I Persiani concessero agli Ebrei di governare la città, cosa che questi fecero fino al 617: in quell'anno i Persiani tolsero il controllo di Gerusalemme agli Ebrei e lo rimisero nelle mani della maggioranza cristiana. Gli Ebrei, allora, cambiarono alleanza e si schierarono dalla parte di Eraclio in cambio del perdono della rivolta: quando Eraclio riconquistò la città, nel 628, effettivamente volle riconciliarsi con gli Ebrei, ma alcuni monaci fanatici lo convinsero a massacrarli[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Teofane, Cronografia, A.M. 6106 e Landolfo Sagace, Historia Miscella, XX, 5,1, parlano di 90.000 vittime, ma la cifra va presa con estrema cautela.
  2. ^ In effetti, secondo Landolfo Sagace, XX, 53, 1, inizialmente Eraclio si limitò ad espellere gli Ebrei da Gerusalemme, proibendo loro di avvicinarsi a meno di tre miglia alle mura cittadine, inasprendo poi in un secondo momento le rappresaglie nei loro confronti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angelo Pernice, L’Imperatore Eraclio. Saggio di storia bizantina, Firenze, Tipografia Galletti & Cocci, 1905.
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