Macheloni

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I Macheloni (Machelônes, Machelonoi; greco: Μαχελῶνες) era una tribù colchica situata all'estremo sud del fiume Fasi (attuale Rioni, Georgia occidentale). Ci sono molti riferimenti ai Macheloni nelle fonti classiche. Questo gruppo potrebbe essere quello dei Machorones di Plinio[1] che li collocava tra i fiumi Ofis (nell'attuale Turchia) e Pritanis.[2]

Anche lo scrittore Luciano del I secolo d.C. fa dei commenti riguardo ai Machlyai e il loro governatore, ma il suo resoconto sembra essere interamente immaginario. Tolomeo, all'inizio del II secolo d.C., menziona la città dei Mechlessos al confine con la Colchide, ma non aggiunge niente di sostanziale. Un autore suo contemporaneo, Arriano, elenca da ovest a est i Sannoi, Drilae, Machelonoi, Heniochoi, Zudreitai e i Lazoi[3]. Scrivendo nel III secolo riguardo a un evento di un centinaio di anni precedente (117 d.C.), Cassio Dione (68.19) riferisce che i Machelonoi e i confinanti Heniochoi fossero governati da un unico "re", Anchialos, sottomesso all'imperatore romano Traiano. C'è un riferimento speciale nel Periplus Ponti Evcines, di un anonimo scrittore probabilmente posteriore al IV secolo, riguardo al fatto che sia i Machelones che gli Heniochoi fossero una volta chiamati Ekcheireis. La regione chiamata Machelonia, uno stato cliente dell'impero persiano sasanide, figura nel cosiddetto Res Gestae Divi Saporis (Ka'ba-i Zartosht), iscrizione trilingue della metà del III secolo d.C. concernente le attività politiche, militari e religiose di Sapore I, e sembra, in questo caso, essere sinonimo di Colchide.[2]

I Macheloni vennero strettamente imparentati etnicamente ai vicini Macroni (Macrones, una tribù che si credeva fosse l'antenata degli attuali Megrelebi), nota almeno fin dal V secolo a.C.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plinio, Naturalis Historiae, 6.4.11)
  2. ^ a b (EN) Edwards, Robert W. (1988), La valle di Kola: Una relazione preliminare finale sulle terre di frontiera della Turchia nord-orientale, pp. 129-131. Dumbarton Oaks Papers, Vol. 42.
  3. ^ Falvio Arriano, Periplus Ponti Euxini, 1 1.1-2)