Parco regionale del Conero

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Parco regionale del Conero
Ancona il Conero.JPG
Tipo di area Parco regionale
Codifica EUAP EUAP0203
Class. internaz. V - Paesaggio terrestre/marino protetto[1]
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche
Provincia Ancona Ancona
Comune Ancona, Camerano, Numana, Sirolo
Superficie a terra 60,1 km²
Superficie a terra 6.011 ha
Superficie a mare 0 ha
Provvedimenti istitutivi L.R. n°21, 23 aprile 1987[2],

L.R. n°11, 2 agosto 2006[3]

Gestore Ente Parco Regionale del Conero
Presidente Lanfranco Giacchetti
Sito istituzionale

Il Parco regionale del Cònero è un'area naturale protetta delle Marche istituita nel 1987 e che si estende sul promontorio omonimo, in provincia di Ancona.

Storia del Parco[modifica | modifica sorgente]

Adesivo della fine degli anni '70, realizzato dal circolo Il Pungitopo in favore dell'istituzione del Parco del Conero
Adesivo della fine degli anni '70, realizzato dal WWF in favore dell'istituzione del Parco del Conero

L'animato dibattito che ha condotto all'istituzione[modifica | modifica sorgente]

I primi passi

L'idea di un'area protetta del Conero nasce con il convegno tenuto nel 1970 "Conero: suoi valori, problemi e prospettive", organizzato da Italia Nostra e dedicato alla salvaguardia del territorio e delle sue ricchezze. Nel 1976 la Provincia di Ancona, in occasione della scadenza del suo consorzio con lo Stato per il rimboschimento del Monte, trasmette una proposta di legge alla Regione Marche per l'istituzione di un Parco, senza però ottenere risultato.

Tre anni più tardi, nel 1973, associazioni ambientaliste e Partito Radicale propongono di nuovo l'istituzione del parco con la prima legge di iniziativa popolare delle Marche: vengono raccolte 6197 firme, molte più del necessario. Nel febbraio del 1980, al momento di discuterne in Regione, inizia però un lungo travaglio che vedrà manifestazioni e cortei delle due fazioni anti-parco e pro-parco. Vi si oppongono gli speculatori, i cacciatori, ma anche coloro che credono che, per tutelare l'ambiente, non serva necessariamente un parco; dall'altra parte ci sono le associazioni ambientaliste: Italia Nostra, Legambiente, LIPU, WWF, Archeoclub e il circolo naturalistico anconitano "Il Pungitopo". In questo contesto anche i partiti politici sono divisi e il ministro per gli affari regionali Carlo Vizzini non approva la legge istitutiva del parco rinviandola alla Regione Marche per vizi di forma, suscitando ulteriori polemiche[4].

Espansione turistica incontrollata

Mentre si discute, progetti con forte impatto ambientale rischiano di danneggiare seriamente l'ambiente del promontorio marchigiano:

  • il cosiddetto "maxialbergo" del Poggio, 25.000 metri quadrati al posto di prati e bosco (per protesta si svolge una fiaccolata per le vie del centro di Ancona)[5];
  • la cabinovia diretta alla spiaggia di Mezzavalle[6]
  • la funivia dal Passetto a Portonovo e a Sirolo e il Lago Grande di Portonovo da trasformare in porto turistico, proposte dall'Azienda di Soggiorno[7];
  • un villaggio turistico a Sirolo di 46.000 metri cubi in una zona soggetta a vincolo paesistico[8];
  • uno sbancamento abusivo a Monte Colombo, di 8.000 metri quadrati[9].
  • la variante della strada provinciale del Conero, unico progetto della serie che poi viene effettivamente realizzato[10].

Queste ed altre proposte sono volte ad uno sfruttamento turistico intensivo, poco rispettoso della natura e delle tradizioni locali, suscitano animate proteste da parte degli ambientalisti. Inoltre, già negli anni precedenti lo sviluppo turistico incontrollato della costa del Conero aveva arrecato danni ingenti all'ambiente: nei primi anni '60, i laghi di Portonovo erano stati oggetto di interramenti per realizzare alcuni parcheggi e un campeggio, tra il Lago Grande e il mare erano stati costruiti vari edifici impedendo l'ingresso delle onde[11] e infine la celebre Fonte di Portonovo era stata distrutta per fare posto ad un albergo[12].

Un esempio di cosa potrebbe succedere in assenza della tutela garantita da un parco è ciò che accade a Numana; si è ancora nel pieno degli anni del boom edilizio delle case per vacanza e in questo comune dal 1961 al 1971 le abitazioni erano aumentate del 120% per costruire doppie case[13]. Nel maggio del 1985 viene arrestato il sindaco della cittadina per tangenti legate alle concessioni edilizie[14]. Le nuove edificazioni erano state realizzate senza acqua potabile, senza un efficiente rete di fognature (ad ogni pioggia si verificavano allagamenti), senza marciapiedi, senza zone verdi e costruendo persino sulla spiaggia: al posto di un lungomare solo villette e parcheggi[15].

La prima marcia sul Conero e l'istituzione del parco

Nel 1984 viene organizzata la prima grande marcia dalle associazioni naturalistiche, al fine di chiedere l'istituzione del Parco, visto come unica garanzia per poter tutelare un territorio che si sta aprendo ad un turismo irrispettoso e speculativo; la manifestazione, che ha molto seguito, è contrastata dai cittadini sirolesi contrari all'istituzione del parco, che danno vita ad una contro-manifestazione; i giornali il giorno successivo parlano di "paura del parco"[16]; il mondo politico, diviso anch'esso tra pro- ed anti-parco, è comunque spronato ad attivarsi con sollecitudine[17][18]

Franco Tassi, al convegno "Conero, un parco, perché?", dichiara: Il parco è soprattutto scelta di civiltà. La costa marchigiana è di 173 chilometri e la linea del Conero di venti: il 10%. Dovremmo vergognarci di stare a porci il problema se proteggere quest'ultimo pezzo di costa adriatica[4]. Il 17 marzo 1987 la legge che istituisce il Parco regionale del Conero[2] viene finalmente approvata, ma non finiscono i problemi: la gestione del Parco è affidata a un consorzio di provincia, comuni e associazioni, i quali però rimettono in discussione la legge. Solo nel 1991 il Consorzio del Parco regionale del Conero diventa operativo, riunendo il primo Consiglio Direttivo. Nel 2006 il Consorzio viene sostituito dall'Ente Parco Regionale del Conero.[3]

Dopo l'istituzione ancora marce e mobilitazioni[modifica | modifica sorgente]

La seconda marcia per il Parco del Conero
La seconda e la terza marcia

Nel 1988 e poi ancora nel 1992 in Regione viene messa in discussione e poi approvata la proposta di ridurre di tre quarti la superficie del Parco: da da 5800 ettari ad appena 1350, in modo da permettere la caccia nei territori rimasti al di fuori; in entrambi gli anni le associazioni naturalistiche organizzano manifestazioni per scongiurare quello che sentivano come un serio pericolo alla tutela del territorio: sono le marce Salviamo insieme il Parco del Conero e Uniti per il parco[19][18]. Il parco poi resta con la superficie originaria.

La quarta marcia

Nel 1994 le associazioni naturalistiche di nuovo si sentono costrette a scendere in piazza: nonostante il parco sia già istituito e funzionante, lungo un sentiero ufficiale (quello della Scalaccia) un rudere viene abbattuto e al suo posto viene costruita una abitazione, con regolare licenza rilasciata dal Comune di Ancona; la trasformazione in strada carrabile del sentiero e le recinzioni sono giudicati inaccettabili dalle associazioni, che marciano con lo slogan Perché il parco sia di tutti fino all'edificio contestato, dove Franco Tassi porta la sua esperienza di lotta alle abitazioni abusive, in qualità di presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo[18]. In questo caso, il risultato immediato ottenuto è quello di far comunque continuare il sentiero, ma anche quello di destare l'attenzione sui problemi delle recinzioni, della chiusura dei sentieri e della ricostruzione dei ruderi di case coloniche, tutte cose ormai non più permesse nella nuova variante del Piano del Parco.

La questione di Mezzavalle

Nel 2003 il Comune di Ancona elabora un piano per la spiaggia di Mezzavalle che prevede attrezzature e un pontile per l'attracco di imbarcazioni. Con lo slogan Un paradiso da non perdere, in pochi giorni nasce un comitato per contrastare il progetto "volto a modificare l’attuale assetto della “spiaggia libera” di Mezzavalle per il suo maggior sfruttamento a fini turistici"; il comitato, con varie azioni di mobilitazione e con una popolarissima raccolta di 15.000 firme, ottiene quanto si proponeva e il comune ritira il suo piano: Mezzavalle è ancora una spiaggia completamente libera[20].

La quinta marcia

Nel 2013, ancora una marcia della associazioni naturalistiche, unite in questo caso anche al mondo dell'associazionismo giovanile; questa volta si tratta della paventata interruzione del sentiero delle valli di Pietralacroce, a causa di un privato che intende recintare. Il fatto è visto come indicativo di un fenomeno che rischia di diffondersi ulteriormente (sono già diversi i sentieri chiusi per motivi analoghi) e ancora una volta la manifestazione vede una forte partecipazione di cittadini, solidali con l'Ente Parco che non aveva permesso la chiusura dell'itinerario e la recinzione[21].

La storia del Parco del Conero, come si vede ricca di episodi di partecipazione popolare, è ricostruita nel numero del periodico ufficiale del Parco edito in occasione del suo ventennale.[22]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Scogli delle Due Sorelle

Il Parco del Conero prende il suo nome dal monte Conero o monte d'Ancona, attorno al quale si sviluppa per circa 6000 ettari comprendendo quasi tutto il suo promontorio e l'area tra esso e la foce del Musone. Tale superficie si distribuisce tra i seguenti comuni:[23]

Il confine settentrionale del Parco è all'interno di Ancona, nei pressi del Parco del Cardeto. Ricade all'interno dell'area protetta gran parte della falesia di Ancona, con il Passetto e le caratteristiche spiaggiole raggiungibili con ripidi sentieri. Dopo il rione di Pietralacroce il confine del Parco si allarga verso la valle del torrente Miano e procede includendo le campagne di Montacuto e Varano fino a Camerano, punto di larghezza massima.

A sud di Ancona il parco comprende Portonovo e l'intero Monte Conero, sino a Sirolo e Numana. Superato il Conero e le sue rupi rocciose, la costa si fa bassa, e la fascia di Parco va stringendosi attorno alle zone più urbanizzate di Numana e Marcelli, arrivando infine alla confluenza dell'Aspio nel Musone e alla foce di quest'ultimo, ove si trova il confine meridionale.

Vigneto di monte Colombo, sullo sfondo Osimo

Il territorio del Parco, riassumendo, include campagne e colline, i boschi del monte, le sue alte coste rocciose e quelle marnose/argillose più a nord, zone urbane e ampie spiagge nella parte meridionale. Secondo il Piano del Parco[23] gli ambiti territoriali sono infatti:

  • ambito territoriale naturalistico (parte alta del Conero e costa a nord), 1219 ha, 20,38% del totale;
  • ambito territoriale collinare (aree agricole e alcuni abitati storici), 3849 ha, 64,35% del totale;
  • ambito territoriale urbano (Sirolo e Numana), 913 ha, 15,27% del totale.

Non è presente alcun corso d'acqua rilevante, essendo il Musone e l'Aspio fuori dai confini. Tuttavia quest'ultimo è alimentato da due torrenti, il Betelico e il Boranico, che nascono dal Conero. Gli unici specchi d'acqua di rilievo sono il Lago Grande e il Lago Profondo di Portonovo, caratterizzati da acqua salmastra.

A parte il Conero stesso, alcuni rilievi degni di nota sono, da nord a sud: monte Altavilla, monte Venanzio, monte dei Corvi, monte Zoia (Poggio), la collina di Massignano, monte Larciano, monte Colombo e, verso l'interno, l'altopiano della Gradina. Nelle giornate particolarmente limpide da Pian di Raggetti, radura situata al centro dei boschi del Monte, si può osservare tutta le regione, dal Monte Catria nel pesarese ai Sibillini nell'ascolano, e a volte Laga, Gran Sasso e persino Majella. Negli affacci sul mare invece si possono vedere, in condizioni di tempo limpido, i monti della Croazia.

Nell'area del Parco ricadono tre siti di interesse comunitario e una zona di protezione speciale:[24]

  • SIC IT5320005: Costa tra Ancona e Portonovo;
  • SIC IT5320006: Portonovo e falesia calcarea a mare;
  • SIC IT5320007: Monte Conero
  • ZPS IT5320015: Monte Conero

Centri abitati[modifica | modifica sorgente]

All'interno del Parco del Conero sorgono i seguenti centri abitati:

Flora[modifica | modifica sorgente]

Corbezzolo in novembre, con fiori e frutti presenti contemporaneamente

I maggiori studiosi della flora dell'area del Conero sono stati Luigi Paolucci alla fine del XIX secolo e Aldo Brilli-Cattarini nel XX. Gli studi più recenti riportano 1102 specie; tanta varietà in così poco spazio è pari a quella degli ambienti del territorio del Parco.

Molte piante sono infrequenti su tutta la costa adriatica italiana ma presenti, oltre che qui, sul Gargano e/o verso Friuli e Istria, o sul Tirreno. Quelle più diffuse, invece, sono tipiche della macchia mediterranea: ginestra odorosa, citiso a foglie sessili (un'altra ginestra), lentisco, corbezzolo, ginepro rosso, leccio.

Rupi e falesie[modifica | modifica sorgente]

Sui pendii aridi e marnosi come quelli della falesia fra Ancona e il monte crescono tagliamani, canna del reno (Arundo pliniana, capace di contrastare il ruscellamento), e ancora violacciocca, alaterno e cavolo selvatico (Brassica montana) che si rinvengono anche dove è più roccioso come sulla falesia del Conero, dove si trovano euforbia arborescente, ginepro coccolone (queste ultime due molto rare lungo Adriatico e a rischio anche qui), euforbia adriatica (Euphorbia characias subsp. wulfenii) e terebinto (Pistacia lentiscus x terebinthus). Nella zona è stata segnalata, l'ultima volta a metà del XIX secolo, la presenza della barba di Giove. Tale pianta era ritenuta estinta in natura, forse anche a causa delle frane (naturali e non) del luogo[25], ed è stata reintrodotta nell'autunno 2010.[26]

Campagne e boschi[modifica | modifica sorgente]

Massignano, Camerano e la campagna

Nelle campagne le piante più comuni, perlopiù in filari e siepi, sono roverella, olmo campestre, pioppo nero, acacia e rovo. Con le trasformazioni più moderne sono stati trascurati gli arbusti da siepe come la spina di Cristo e la tamerice, e sono persino scomparse molte querce da ghianda monumentali, poi protette da una legge regionale.[27]

Lungo i corsi d'acqua si trovano salice bianco, pioppo nero e roverella, che troviamo anche in macchie nelle vallette a mare presso Pietralacroce con stracciabraghe e rosa sempreverde (Rosa sempervirens). Sempre qui vive anche, sui versanti in ombra, il carpino nero, con sottobosco in edera. Un'altra presenza significativa del carpino nero è a monte del campo sportivo del Poggio.

Altra pianta che può rappresentare la vegetazione originaria del promontorio del Conero è il leccio, che convive con corbezzolo, alaterno, laurotino, caprifoglio mediterraneo, orniello, fillirea (Phyllirea media), e nelle aree più calde con rosa sempreverde e stracciabraghe, mentre in quelle più umide con l'alloro.

Rimboschimenti[modifica | modifica sorgente]

Pini a Pian Grande

Nel Parco ci sono 1200 ettari (20%) di bosco, di cui quasi un terzo è frutto di rimboschimento. Ai primi del XX secolo infatti lo sfruttamento dei boschi per legname, agricoltura e pastorizia avevano reso in gran parte brullo il versante occidentale del Conero, con forte rischio idrogeologico. Negli anni '30 venne istituito un consorzio fra Stato e Provincia di Ancona per sanare la situazione.

Il giovane bosco del Conero

La prima fase si svolse sul versante occidentale del monte, che venne gradonato e su cui si piantarono in file una gran quantità di semi di specie varie, in particolare pino d'Aleppo e leccio. Delle altre ben poche si adattarono; si segnala solo il cedro dell'Atlante nell'area di vetta. Una seconda fase occupò il secondo dopoguerra fino agli anni '70. Fu usato principalmente il pino d'Aleppo e coprì le zone restanti: monte Colombo e Larciano, coste fra monte e Sirolo, Pian grande, la zona del Poggio e anche quella del Musone. Si tentò anche, senza successo, di rimboschire la falesia a nord di Portonovo. È in questa fase che i proprietari dell'area di Pian di Raggetti rifiutarono il consenso, lasciando così una delle poche radure del monte.

I rimboschimenti sono riusciti nel loro intento ed oggi le essenze della macchia mediterranea, aiutate da interventi forestali, stanno riprendendo il sopravvento evolvendo verso il più naturale bosco di leccio.

Aree umide e dune sabbiose[modifica | modifica sorgente]

Lago Grande a Portonovo

I laghetti salmastri di Portonovo, unici in tutta la regione, presentano due specie a rischio quali il falasco e il grespino marittimo, quest'ultimo solo al Lago Profondo. Altre specie sono brasca delle lagune, cannuccia di palude, giunco marittimo e pungente.

Presso le acque stagnanti o a lento scorrimento intorno al Musone sono di particolare interesse il ranuncolo di Baudot, rinvenuto solo in puglia e sulle isole maggiori, e quello a foglie capillari, menta campestre, giunchina aghiforme, salcerella con due brattee. Altre specie più abbondanti sono lenticchia d'acqua, cannuccia d'acqua, sedano d'acqua.

Anche le dune delle spiagge di Marcelli e l'area retrostante sono un ambiente ricco di specie a rischo, fra cui poligono marittimo, silene notturna, cardo delle spiagge, papavero delle spiagge, coda di topo, euforbia marittima.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Lo scoiattolo comune, arrivato nel Parco

La fauna del Parco del Conero, a causa della lunga presenza dell'uomo sul territorio, non è molto densa.

Fra i mammiferi ci sono il tasso, la volpe, il riccio, mustelidi come la faina, la donnola e la puzzola, e piccoli roditori come il moscardino. A questi vanno aggiunti l'istrice, il capriolo, e lo scoiattolo, arrivati per espansione spontanea del loro areale anche grazie all'istituzione del Parco e alle conseguenti leggi di tutela della fauna.

È stata persino rilevata la presenza del lupo[28], che si ritiene proveniente dai boschi di Cingoli attirato dalla presenza di un altro grande mammifero, il cinghiale. Quest'ultimo è stato introdotto abusivamente nel 1998[29], probabilmente dal mondo venatorio[30], obbligando il Parco a gestirne la prolificità.

Tra i rettili il ramarro, la lucertola muraiola e quella campestre, la luscegnola e l'orbettino. Tra i serpenti il biacco, alcune bisce, e il cervone. Tra gli anfibi l’ululone dal ventre giallo, il tritone crestato e quello italiano, il rospo, e nei laghetti di Portonovo Rana dalmatina e Rana esculenta, dove sono presenti anche diverse libellule. Altri insetti interessanti sono le farfalle, fra cui la grande farfalla del corbezzolo.

L'avifauna[modifica | modifica sorgente]

Falco pellegrino in volo

Una particolare menzione è meritata dall'avifauna del Parco. Secondo la Lipu il monte Conero rientra fra i migliori dieci luoghi in Italia per il birdwatching[31]. Punti di osservazione privilegiati sono l'altopiano della Gradina nei pressi del Poggio (43°32′54.03″N 13°34′30.17″E / 43.548342°N 13.575047°E43.548342; 13.575047), e gli affacci di Pian Grande dalle rupi del Conero su Portonovo (43°33′19.88″N 13°35′39.49″E / 43.555522°N 13.594303°E43.555522; 13.594303), oltre ai laghetti di Portonovo.

Fra gli uccelli stanziali ci sono rapaci come l'allocco, la civetta, il barbagianni, il gufo comune, e persino il falco pellegrino che nidifica sulle rupi lato mare del Conero, e poi l'allodola, il cardellino, la ghiandaia ed altri.

Fra quelli migratori invece il cuculo, il regolo, l'usignolo, l'upupa, e di nuovo sulle rupi del Conero il passero solitario, la rondine montana e il rondone pallido. Molti altri migratori fanno sosta e a volte nidificano nel Parco.

Negli stagni di Portonovo è possibile vedere la gallinella d'acqua, la folaga, il martin pescatore e l'usignolo di fiume.

Infine, molto diffuso per opera dell'uomo è il fagiano.

Punti di interesse[modifica | modifica sorgente]

Attività[modifica | modifica sorgente]

Escursionismo[modifica | modifica sorgente]

Monte Conero - Belvedere Nord

Il Parco del Conero si presta bene al più classico escursionismo soprattutto sul monte Conero, al di sopra della strada provinciale, ma gli itinerari previsti dal Parco comprendono anche le zone di campagna, Portonovo e la falesia più a nord. La difficoltà è varia e non tutti sono percorribili in altri modi che a piedi. Sebbene i tabelloni posti all'inizio degli itinerari diano tali indicazioni, è bene informarsi prima sulle reali condizioni dei sentieri al Centro Visite presso Sirolo, dove è anche possibile prenotarsi per escursioni guidate.

È opportuno notare che oltre ai sentieri degli itinerari ufficiali ne esistono molti altri, che secondo il regolamento del Parco[32] sono percorribili solo a piedi. Quelli nella zona di riserva integrale poi richiedono l'autorizzazione dell'Ente Parco, con l'eccezione dell'itinerario n°2 che però può essere vietato per motivi di sicurezza.[33]

Oltre a quelli di seguito, altri itinerari da segnalare sono lo stradone di San Lorenzo, il sentiero dei Gigli, quello della Scalaccia.

Itinerario n°1 - Traversata del Monte Conero[modifica | modifica sorgente]

Con partenza dal Poggio e arrivo a Fonte d'Olio, si sale verso sud fino a raggiungere il punto più alto, poi si scende passando per l'ex convento dei camaldolesi (ora hotel) fino ad arrivare a Fonte d'Olio sulla strada provinciale asfaltata. Lungo il percorso si gode una magnifica vista sul mare Adriatico, dal lato nord sulla baia di Portonovo e dal lato sud sugli scogli detti "Le due sorelle" e il "Passo del Lupo". Sono possibili delle varianti: 1/a Belvedere Nord, 1/b Incisioni Rupestri e 1/c la Grotta del Mortarolo. Seguono in successione alcune foto del percorso dall'inizio fino alla fine.

Itinerario n°2 - Sentiero delle Due Sorelle[modifica | modifica sorgente]

Il sentiero delle Due Sorelle è senz'altro il più spettacolare di tutti gli itinerari del Conero. Conduce alla Spiaggia delle Due Sorelle valicando il Passo del Lupo, sempre in presenza di panorami vastissimi sul mare e sulle possenti rupi calcaree del Monte. Il percorso, nonostante conduca ad una spiaggia, presenta tutte le caratteristiche di un sentiero di montagna, con strapiombi, tratti attrezzati con cavo d'acciaio, ghiaioni, creste, valico di passi e per percorrerlo in sicurezza è quindi necessario attrezzarsi per un percorso di una certa difficoltà riservato ad esperti dal passo sicuro ed assenza di vertigine, oltre che esperienza e prudenza.

Interessante è la presenza di macchie di Euforbia arborea, che a causa del microclima particolare, anziché perdere le foglie in autunno, come tutte le caducifoglie, le perde in piena estate, a causa della siccità. Il sentiero delle Due Sorelle parte da Sirolo, ma è possibile prenderlo dalla strada asfaltata che conduce all'ex monastero, prendendo la deviazione sulla destra all'indicazione "Bar Panini Belvedere" fino ad arrivare ad un incrocio di stradoni dove è indicato il n°2.

Il tratto di sentiero dopo il Passo del Lupo è stato chiuso nel 2005 dal Comune di Sirolo, per motivi di sicurezza, nonostante l’Ente Parco del Conero abbia avuto per anni già pronti i fondi (ora utilizzati per l'itinerario 13) per la messa in sicurezza del sentiero, fondi non utilizzati per mancanza di autorizzazione del Comune di Sirolo[34]. Sia il CAI[35], sia Legambiente[34] da anni chiedono di riaprire il sentiero e nel 2013 si è formato un apposito comitato che chiede l'esecuzione dei lavori e l'annullamento del divieto di accesso[36].

Itinerario n°6 - Stradone di Sant'Andrea[modifica | modifica sorgente]

L'itinerario parte nei pressi di Massignano in una curva con un vasto spiazzo per parcheggiare le auto ed una fontana. È un percorso facile e piacevole che permette di raggiungere il Pian di Raggetti e ricongiungersi ad altri sentieri. Seguono in successione alcune foto del percorso dall'inizio fino alla fine.

Itinerario n°7 - Le Grotte Romane e la cava nascosta[modifica | modifica sorgente]

L'itinerario parte dalla strada provinciale del Conero, dopo avere superato il campo sportivo del Poggio in direzione Sirolo, ma è possibile visitare le Grotte anche da altri sentieri sotto il Pian di Raggetti.

Arrampicata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monte Conero#Alpinismo.

Sulle rupi a picco sul mare, presso gli scogli delle Due Sorelle, è possibile praticare l'arrampicata su vie di roccia le cui difficoltà variano dal 2° al 5° grado, e una in particolare con passaggi che giungono al 9°. Il regolamento del Parco prevede che per percorrere le vie incluse nell'area di riserva integrale sia necessaria l'autorizzazione dell'Ente.[32]

Parapendio[modifica | modifica sorgente]

Il Conero offre un'opportunità anche agli amanti del volo libero. Decollando sopra la spiaggia di Mezzavalle i parapendisti hanno la possibilità di spostarsi e godersi il panorama da Ancona fino allo scoglio delle Due Sorelle. Nella maggior parte dei voli sul Conero c'è la possibilità di vedere la Croazia.

Nel 2013, dopo alcuni atterraggi sbagliati,[37] un'ordinanza del presidente del Parco aveva imposto il divieto di proseguire l'attività in attesa dell'esito di una valutazione di incidenza ambientale.[38] L'ordinanza è stata revocata nel successivo marzo 2014.[39]

Mountain bike[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni '90 il Conero è diventato un punto di riferimento per i praticanti della mountain bike della zona[40]. La comunità di "biker" è andata espandendosi di pari passo con la popolarità di questo sport e comprende appassionati dei vari modi di viverlo: il cross country (con varie associazioni sportive nei comuni limitrofi e gare ufficiali), il cicloescursionismo ed anche freeride più estremo (organizzati in maniera meno formale).

Molti dei sentieri percorsi da questi ciclisti non sono quelli ufficiali del Parco, secondo il cui regolamento sono i soli (e neanche tutti) percorribili in mountain bike[32]. Al contrario, si tratta in molti casi di sentieri ufficialmente vietati alle biciclette ma esistenti già prima dell'istituzione del Parco, e costituiscono una tale fitta rete che ha indotto nel tempo a generare una ricca toponomastica. Un tentativo di organizzare univocamente i nomi è stato fatto su OpenStreetMap[41].

Un comodo punto di ritrovo per chi preferisce raggiungere direttamente il monte in macchina è il parcheggio del campo sportivo del Poggio (43°33′08.28″N 13°35′08.38″E / 43.5523°N 13.585661°E43.5523; 13.585661).

Snorkeling e immersione sportiva[modifica | modifica sorgente]

Pur non essendo parte del Parco, il mare che esso ha di fronte offre l'opportunità di praticare snorkeling e immersione sportiva. Scuole e centri sub della zona permettono di visitare lungo la costa gli scogli frequenti e a volte spettacolari come quello del Trave e quelli delle Due Sorelle, ed anche alcuni relitti come quello del Potho o della Nicole, che offrono rifugio alla fauna marina del medio Adriatico.

Altre attività[modifica | modifica sorgente]

Altre attività comprendono il surf, windsurf e kitesurf praticati in particolare a Portonovo, e il golf.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ProtectedPlanet.net, online interface to World Database on Protected Areas (WDPA). URL consultato il 3 gennaio 2014.
  2. ^ a b Legge Regionale n°21, 23 aprile 1987 delle Marche.
  3. ^ a b Legge Regionale n°11, 2 agosto 2006 delle Marche.
  4. ^ a b Autori vari, Libro bianco sul Parco del Conero, a cura di Archeoclub, Italia Nostra, Lega per l'ambiente, LIPU, WWF, Il Pungitopo, 1987
  5. ^ Periodico dell'Ente Parco; Il Resto del Carlino del 5 dicembre 1981, articolo "Ricorso al TAR ed esposto alla magistratura per lo scempio del Comune sul Monte Conero".
  6. ^ Il Resto del Carlino 30 dicembre 1979, articolo "Contro la cabinovia ostruzionismo ad oltranza"; 19 gennaio 1980, articolo "La cabinovia si farà: è pronto anche il finanziamento"
  7. ^ Per la funivia: Periodico "Ancona e Provincia", ottobre-dicembre 1964; per il porto turistico: Virginio Bettini (a cura di) Rapporto sull'ambiente marchigiano - Portonovo - Comune di Ancona - studio ecologico ambientale, Il Pungitopo editore, 1985 (pagina 13)
  8. ^ Il Resto del Carlino, 5 settembre 1984, articolo "Riesplodono le polemiche per il cemento al Conero"
  9. ^ Il Pungitopo del febbraio 1984, articolo "A Monte Colombo storia all'italiana".
  10. ^ La variante era solo il primo lotto di un progetto che prevedeva un nuovo tracciato di tutta la strada. Vedi Il Resto del Carlino del 20 maggio 1984, articolo "Super-variante da 4 miliardi - Un pacifico contestatore allontanato al momento dell'inaugurazione".
  11. ^ Virginio Bettini (a cura di) Rapporto sull'ambiente marchigiano - Portonovo - Comune di Ancona - studio ecologico ambientale, Il Pungitopo editore, 1985 (didascalie delle foto 2-5)
  12. ^ Vedi nota 2 della seguente pagina: Sito del Sistema museale della Provincia di Ancona
  13. ^ Autori vari, Guida del Parco del Conero, il lavoro editoriale, 1993 (pagina 41)
  14. ^ Il Resto del Carlino, 30 maggio 1980, articolo "Tangenti, sindaco in manette"
  15. ^ Il Resto del Carlino 30 agosto 1985, articolo "Numana da rifare - petizione inviata alla Regione chiede il blocco di ogni attività edilizia".
  16. ^ Il Resto del Carlino 8 ottobre 1984, articolo "Paura del parco"
  17. ^ La prima marcia per il Parco del Conero si svolse il 7 ottobre 1984; vedi:
    • "Libro Bianco del Cònero", rassegna stampa edita nel 1986 dalle associazioni che organizzarono la manifestazione: Archeoclub, Italia Nostra, Il Pungitopo, Legambiente, LIPU, WWF;
    • Sito del periodico dell'Ente Parco
  18. ^ a b c Vedi il periodico dell'Ente Parco (pagina 8), n° 2 del 2007: Le marce: un successo di partecipazione popolare
  19. ^ Volantino della manifestazione
  20. ^ Corriere Adriatico del 13 marzo 2004, articolo "Levata di scudi degli habitué contro la colonizzazione della spiaggia - Giù le mani da Mezzavalle". Vedi anche lo statuto del comitato "Mezzavalle libera", da cui è tratta la citazione.
  21. ^ La manifestazione si è svolta il 12 maggio 2013; vedi Sito di Italia Nostra
  22. ^ Nel Parco c'è - n°2 del 2007. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  23. ^ a b Variante generale al Piano del Parco del Conero, supplemento n.5 al B.U.R. n.37 del 29 aprile 2010, Regione Marche
  24. ^ Rete Natura 2000 - sito della Regione Marche. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  25. ^ La reintroduzione del Marisco e della Barba di Giove al Conero in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°4 2010. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  26. ^ 2006-2011: i primi cinque anni dell’Ente Parco in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°3 2011. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  27. ^ Legge regionale n°6, 22 febbraio 1973 delle Marche
  28. ^ Lupo al Conero, WWF Italia, 26 aprile 2013. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  29. ^ CONOSCERE PER CAPIRE - Convivere con i cinghiali in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°3 2004. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  30. ^ Perché una cena a base di cinghiale in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°3 2008. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  31. ^ Il Conero tra i 10 luoghi sacri del birdwatching in Italia. in Il Resto del Carlino, 4 febbraio 2010. URL consultato il 4 febbraio 2010.
  32. ^ a b c Regolamento Ente parco del Conero, valido dal 28 agosto 2009
  33. ^ Bisogna riaprire la discussione per la riapertura del sentiero del Passo del Lupo in Nel Parco c'è, Ente Parco regionale del Conero, n°3 2013. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  34. ^ a b Vedi il giornale del Parco alla seguente pagina: 11 settembre 2013
  35. ^ Sito del CAI
  36. ^ Vedi la notizia alla seguente pagina: Cronache anconitane
  37. ^ Parapendio a Portonovo, emozioni e proteste in Il Resto del Carlino, 1º agosto 2013. URL consultato il 9 gennaio 2013.
  38. ^ Parapendio: volare sì ma a norma in Il Resto del Carlino (Ancona), 22 agosto 2013.
  39. ^ Ordinanza 1/2014 dell'Ente Parco del Conero, 18 marzo 2014. URL consultato il 20 giugno 2014.
  40. ^ Discussione dedicata alla mountain bike sul Conero
  41. ^ Citazione di OpenStreetMap come mappa per i sentieri dei "biker"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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