Ghiacciaio del Calderone
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| Ghiacciaio del Calderone: | |
|---|---|
| Codice nazionale | 1006 |
| Codice internazionale | 4AL00A-A1 |
| Localizzazione | Appennino Abruzzese Gran Sasso d'Italia valle Vomano |
| Bacino idrografico | Fosso Gravone, Mavone, Vomano |
| Area totale | 4 ettari circa |
| Lunghezza | (complessiva dei due settori) 300 metri |
| Alimentazione | mista, eolica, diretta, da valanghe |
| Esposizione | NNE |
| Classificazione | ghiacciaio montano di circo (pirenaico) - debris covered glacier |
| Attività della fronte | non identificabile (ghiacciaio in forte riduzione areale, volumetrica e di spessore) |
| Morene | frontale e a nucleo di ghiaccio |
| Limite delle nevi | oscillante, non determinabile (teorico 3100 metri circa) |
| Spessore massimo di ghiaccio | 25 metri circa |
| Superficie glacializzata effettiva dell'intero circo (anno 2005) | 32.900 metri quadri circa |
| « Tutti quelli che non sono stati alla cima dicano che vi è una Fontana in cima. Dico che non vi è Fontana nessuna, ma che vi è bene un gran vallone tra il Monte di Santo Niccola et il Corno Monte, dove sempre vi è la nieve alta quindeci o venti piedi, e più in alcun luocho dove la nieve e ghiaccio sta perpetuamente. E quest'è una quantità d'un grosso miglio di lunghezza, e di larghezza più di mezzo miglio, della qual sempre puoco o assai se ne disfà... » | |
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(Francesco De Marchi, In Cima al Corno Monte, 1573)
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Il Ghiacciaio del Calderone si trova in Abruzzo, nel massiccio del Gran Sasso, tra i 2630 e i 2830 metri s.l.m. ed è, con la sua latitudine di circa 42° N, il ghiacciaio più meridionale d'Europa. Esso ha conquistato questo primato solo nel XX secolo, dopo l'estinzione del Ghiacciaio del Corral del Veleta, nella Sierra Nevada, in Spagna (latitudine di circa 38° N).
Indice |
[modifica] Storia
Il Ghiacciaio del Calderone si formò durante le grandi glaciazioni del Quaternario, quando occupava tutto il Vallone delle Cornacchie, giungendo probabilmente fino al punto dove si trova attualmente il Rifugio S. Nicola (quota 1665 m). Dopo le grandi glaciazioni probabilmente è scomparso, per poi ricomparire in forma minore intorno al XV secolo d.C. a causa dell'irrigidimento improvviso del clima. Durante la Piccola era glaciale, ed in particolare fra il 1550 ed il 1850, il Ghiacciaio del Calderone si estendeva fin nei pressi dell'attuale Rifugio Franchetti, come è testimoniato da una morena presente in loco. A partire dalla metà dell'Ottocento ha iniziato a ritirarsi, passando da un'area di 7,5 ettari nel 1916 ad una di 4,5 ettari alla fine del secolo scorso. Da misurazioni sistematiche, effettuate fra il 1929 ed il 1960 da Guido Tonini per conto del Comitato Glaciologico Italiano, risultò che il ghiacciaio ha perduto, in un quarto di secolo, quasi mezzo milione di metri cubi di volume (420.000 m3).
Complessivamente tra il 1800 circa e il 2000 il ghiacciaio è passato da più di 4.000.000 milioni di metri cubi di ghiaccio a meno di 500.000 metri cubi. Il volume si è quindi ridotto di circa il 90% e la superficie del 50%.
| Diminuzione volumetrica e areale del Ghiacciaio del Calderone: | ||
| Anno | Area | Volume |
|---|---|---|
| 1794 | 104.257 | 4.332.207 |
| 1884 | 90.886 | 3.382.166 |
| 1916 | 63.335 | 3.386.485 |
| 1934 | 59.713 | 2.461.529 |
| 1960 | 60.030 | 1.729.934 |
| 1990 | 52.586 | 360.931 |
Benché molti lo considerino scomparso a partire dal 1991[1], oggi il ghiacciaio è presente nonostante la costruzione del traforo del Gran Sasso, che creò seri problemi alle falde acquifere del comprensorio, e il limite teorico delle nevi perenni a 3100 metri.
A partire dalla stagione estiva del 2000 il Ghiacciaio è diviso in due settori.
Alcuni glaciologi considerano il Calderone solamente un glacieret, ovvero un ghiacciaio piccolo e con poco movimento.
[modifica] Conformazione
Il Ghiacciaio del Calderone ha uno spessore massimo di 25 metri e una superficie di circa 4,5 ettari ed è, riprendendo la definizione di Claudio Smiraglia (presidente del Comitato Glaciologico Italiano) un piccolo ghiacciaio nero, ovvero un ghiacciaio con poco ghiaccio visibile dall'esterno. La superficie vera e propria del ghiacciaio, infatti, non è visibile. Nella profondità del ghiacciaio sono osservabili vari strati di ghiaccio, e depositi di fossili.
Il Calderone, inoltre, è un ghiacciaio con caratteristica di duplicità; ossia tende a sdoppiarsi, nella parte visibile, in due settori, facenti parti del ghiacciaio maggiore. Dal 2000 il ghiacciaio è, infatti, così diviso durante la stagione estiva.
Tra il 2003 e il 2006 è cresciuto di poco grazie all'aumento delle precipitazioni invernali negli Appennini. Nel 2007, complice uno scarso innevamento dovuto ad un inverno mite e con scarse precipitazioni, ed un'estate molto calda per lo stazionamento dell'anticiclone africano, il ghiacciaio ha subíto una fortissima riduzione, che ha determinato la resistenza di due sole aree nevose: la prima sotto la parete dell'anticima della vetta occidentale del Corno Grande, e l'altra nella parte superiore del ghiacciaio.
Nel 2008, invece, complice un inverno più umido ed un'estate che fino ad adesso non ha fatto registrare grossi picchi di caldo, il ghiacciaio sembra presentare attualmente una situazione migliore rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Comunque è bene ricordare che tutta l'area del Calderone, al di sotto di uno spesso strato di pietre, presenta un ulteriore strato di ghiaccio millenario. Questi strati, infatti, sotto la superficie si alternano.
[modifica] Il Lago Sofia
Posto a 2678 metri s.l.m. vi era, un tempo, un laghetto, il Lago Sofia. Esso ha iniziato a ridursi a partire dagli anni '70 durante la costruzione del traforo del Gran Sasso, e la sua estinzione si è completata alla fine degli anni '80. Aveva un diametro variabile tra gli 8 metri e i 60 metri e una profondità di circa 3 metri. Era alimentato dall'acqua di fusione del ghiacciaio, che vi confluiva attraverso due o più ruscelli. L'acqua poi si incanalava in un inghiottitoio, che in alcune estati rimaneva ostruito dal ghiaccio.
[modifica] L'importanza del Calderone
Il ghiacciaio del Calderone è stato studiato da geologi e glaciologi di tutto il mondo perché rappresenta un caso unico. Infatti è l'unico ghiacciaio di tipo appenninico sopravvissuto e sotto il suo ghiaccio fossile probabilmente si nascondono resti paleontologici.
In più, è molto sensibile alle variazioni climatiche, anche minime. Per quest'ultima caratteristica è studiato per indagare sulle correlazioni fra attività industriale e variazioni climatiche; l'inizio del suo regresso è infatti coinciso con lo sviluppo industriale nell'Italia centrale. Probabilmente anche a causa dell'inquinamento locale, e del Lago di Campotosto, la media della temperatura nell'area dell'Appennino Abruzzese è aumentata di 2 gradi a partire dagli anni '30 del XX secolo. Secondo Massimo Pecci, il ghiacciaio rischia di scomparire completamente nel 2020.
Si è ipotizzato di ricoprire il ghiacciaio, in parte o totalmente, da una tela bianca durante le estati le più torride per proteggere il ghiaccio dalla fusione, come si sta facendo sui ghiacciai svizzeri. Per ridurre l'impatto ambientale, questo dispositivo verrebbe installato solamente quando le estati sono afose, particolarmente durante gli anni nei quali el niño porta poche precipitazioni invernali ed estati secche e torride (ad esempio nel 2007). In questo modo si potrebbe efficacemente proteggere il ghiacciaio, o quantomeno ridurre la sua fusione.
[modifica] Curiosità
- Nel 1949 vi è stato girato un film denominato "La Roccia Incantata".
- Quando la sua estinzione appariva incombente, alcuni alpinisti, locali e non, cercarono di ostruire l'inghiottitoio con ghiaia, vanamente.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ eclatante fu un servizio del Tg2 a fine 2006
[modifica] Bibliografia
- Massimo Pecci. Testimoni di una montagna scomparsa, pagine 63-69, Imont e Aigeo, 2006.
- Massimo Pecci. Prevenzione oggi, pagine 21-41, ispesl, maggio 2004.
- Quotidiano Metro, edizione di Roma del 2/9/2004.
- Massimo Pecci, Giancarlo De Sisti, Alessandra Marino, Claudio Smiraglia. New radar surveys in monitoring the evolution of the Calderone glacier, Artic, Antartic and Alpine Research. Vol. 32, No.2, University of Colorado, maggio 2000.
- Massimo Pecci, Claudio Smiraglia, Maurizio D'Orefice, Renato Ventura. Il ghiacciaio del Calderone Condizioni climatiche generali e bilancio di massa 1995-97. Studi geografici e geologici in onore di Severino Belloni, pagina 516, Glauco Brigati, 1999.
- Alp monografie, marzo 1999, pagine 25-27.
- Guida Rapida d'Italia del Turing Club Italiano (Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna), 1995.
[modifica] Collegamenti esterni
- Links bibliografici

