Falco peregrinus

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Falco pellegrino
Falco pellegrino (Falco peregrinus)
Falco peregrinus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Ordine Accipitriformes
Famiglia Falconidae
Sottofamiglia Falconinae
Genere Falco
Specie F. peregrinus
Nomenclatura binomiale
Falco peregrinus
Tunstall, 1771

Il falco pellegrino (Falco peregrinus Tunstall, 1771) è un uccello rapace della famiglia dei Falconidi diffuso quasi in tutto il mondo: (Europa, Asia, Africa, Nordamerica, Sudamerica e Oceania).[2][3] Nel nome scientifico la parola "peregrinus" (utilizzata per indicare la specie) fa riferimento al suo cappuccio nero che i pellegrini erano soliti indossare

Il falco pellegrino è noto per l'elevata velocità che può raggiungere in picchiata durante la caccia, ritenuta oltre i 320 km/h,[4] che lo rende il più veloce animale vivente.[5][6]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il falco pellegrino ha una lunghezza compresa tra 34 e 58 cm, e un'apertura alare di 80–120 cm.[7][8] Maschi e femmine hanno piumaggio simile ma, come in molti altri rapaci, sono caratterizzati da un marcato dimorfismo sessuale per cui le femmine sono circa il 30% più grandi dei maschi.[9][10] Il peso varia quindi dai 440-750 g dei maschi, ai 910-1500 g delle femmine. Le fluttuazioni dei valori tengono conto anche delle sottospecie.

Silhouette in volo, vista da sotto.
Caratteristiche fisiche
Maschio Femmina
Dimensioni 34 – 46 cm 46 – 58 cm
Apertura alare 80 – 100 cm 104 – 120 cm
Peso 440 - 750 g 910 - 1 500 g

Il dorso e le ali appuntite degli adulti sono solitamente di un colore che va dal nero bluastro al grigio ardesia, con alcune striature caratteristiche delle sottospecie. La punta delle ali è nera.[8]

La parte inferiore è striata con sottili bande marrone scuro o nere.[11] La coda, dello lo stesso colore del dorso ma con striature nette, è lunga, sottile e arrotondata alla fine con una punta nera e una banda bianca a ciascuna estremità. La testa nera contrasta con i fianchi chiari del collo e la gola bianca.[12] La "cera" del becco e le zampe sono gialle, mentre il becco e gli artigli sono neri.[13] La punta del becco ha un intaglio, risultato di un adattamento biologico, che permette al falco di uccidere le prede spezzando loro le vertebre cervicali del collo.[14][7][10]

I giovani immaturi sono caratterizzati da un colore più bruno con parti inferiori striate che invece che barrate; la "cera" e l'anello orbitale è blu pallido.[7]

Identificazione[modifica | modifica sorgente]

Silhouette del Falco pellegrino: in volo (a sinistra), in preparazione della picchiata (a destra).

Il falco pellegrino è facilmente distinguibile dalla poiana comune (Buteo buteo) per il suo corpo compatto e la sua silhouette più agile, le ali sono strette e a punta e non larghe e frangiate all'estremità, come quelle della Poiana. Notevoli sono anche i suoi colpi d'ala veloci e vigorosi, mentre i battiti della poiana tendono ad essere più lenti. Più difficile è distinguerlo dal gheppio, più piccolo e meno massiccio e con la coda più lunga, ma per il resto simile. Il pellegrino, a differenza del gheppio, non fa mai lo "spirito santo", un atteggiamento di caccia, utile per la cattura di insetti e roditori, che consiste nel librarsi fermo nell'aria, grazie a piccoli movimenti delle ali.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

I metodi di caccia del falco pellegrino sono tutti condizionati dalle sue caratteristiche fisiche. Il falco pellegrino è un abile cacciatore in grado di attaccare anche le prede a mezz' aria. Contrariamente a quanto si crede, esso non è in grado di volare in orizzontale a velocità importanti. R. Meinerzhaghen ha cronometrato numerosi esemplari in inseguimento di prede, potendo constatare che la velocità massima va collocata fra i 105 e i 110 chilometri orari: insufficiente, per esempio, per raggiungere il colombaccio (Columba palumbus) o il piccione (Columba livia) o ancora la maggior parte delle anatre selvatiche, cioè molte delle sue prede principali. Al contrario, nella picchiata, il falco pellegrino è imbattibile. Mebs ha cronometrato più volte un esemplare, lanciatosi dal campanile della cattedrale di Colonia, a velocità fra i 252 e i 324 chilometri all'ora.

Ma il falco, normalmente, caccia da altezze ben maggiori, dalle quali dovrebbe raggiungere e forse superare la velocità critica di cui il suo corpo, ad ali chiuse, è capace (in breve, velocità critica è quella che un corpo, di determinati peso e forma, può raggiungere, accelerato dalla forza di gravità e rallentato dalla resistenza dell'aria). Hangte, nel 1968, ha potuto calcolare che la velocità critica del falco pellegrino è da collocarsi fra i 368 e i 384 chilometri all'ora.

Un'altra caratteristica importante del falco pellegrino è la rigidità delle penne remiganti, importante per la manovrabilità alla fine della picchiata. Ma penne rigide significa anche penne fragili. Quindi la cattura deve sempre avvenire in spazi aperti, evitando il rischio di colpi con rami e perfino fogliame. In conseguenza, la strategia di caccia del falco pellegrino consiste nel tentativo di portarsi in posizione dominante nei confronti della probabile preda. Questo può essere ottenuto in uno dei seguenti modi: trovare un posatoio in posizione elevata, per esempio su un monte; guadagnare quota, quasi sempre sfruttando una termica, e poi pattugliare dall'alto i terreni favorevoli, e infine, più di rado, aggredire una preda dal basso, spingerla a fuggire verso quote altissime e, se è capace di portarsi sopra di lei, infine inseguirla in picchiata.

La cattura vera e propria avviene con la cosiddetta "stoccata", un colpo sferrato con entrambi gli artigli, che dovrebbe tramortire, o sbilanciare, o ferire la preda, che cade a terra, dove viene uccisa con il potente becco. Più raramente il falco ghermisce la preda (come invece fanno i falchi che cacciano all'inseguimento). Mai la colpisce con il becco o (come sostiene qualche antico testo) con il petto. Da quanto abbiamo detto, si può capire che, salvo su terreni innevati o molto nudi, il Falco pellegrino non caccia mai a terra e mai animali terrestri. Il fabbisogno quotidiano del falco pellegrino è pari a circa 140 grammi di carne. Con i bocconi inghiotte volentieri un poco di piume, che poi rigetta il mattino dopo, prima di riprendere le attività venatorie.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

I partner di una coppia di falchi pellegrini rimangono insieme perlopiù per tutta la vita e si riaccoppiano in caso di morte di uno dei partner. La durata della cova dura dai 32 ai 37 giorni, in funzione della latitudine e dalla percentuale di umidità della zona prescelta per la cova. La covata può prevedere da 2 a 6 uova (casi eccezionali) con solitamente 3/4 uova come standard usuale.

Il falco pellegrino raggiunge in media un'età massima di 17 anni allo stato libero, ma sono stati osservati in cattività casi in cui dei soggetti superavano l'eta' di 20 anni.

Esemplare di falco pellegrino.

Il falco pellegrino è stato uccello dell'anno nel 1971.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il falco pellegrino può contare 21 sottospecie che popolano l'intero globo con esclusione dei poli, ciò determina un adattamento dedicato alle più svariate condizioni ambientali, dalla tundra artica ai deserti australiani. In Italia caccia prevalentemente in spazi aperti ed è perciò osservabile in quasi tutti i biotopi - tuttavia prevalentemente negli spazi aperti e sui bacini lacustri con abbondanza di uccelli. In alcune città si è pure urbanizzato.

Cova anche in strutture architettoniche prominenti in alti palazzi come campanili delle chiese, vecchie fabbriche dove caccia prevalentemente piccioni (p.e. a Gottinga). Esempi di nidificazione in città italiane sono le 3 coppie di falchi che hanno nidificato nella primavera 2013 sulla cima della Lanterna di Genova[15] e la coppia che a Milano nel 2014 ha nidificato nel sottotetto del grattacielo Pirelli, a 125 metri dal suolo[16]. Altrimenti il falco pellegrino predilige ripide rupi come luogo di cova, molto più raramente nidi abbandonati di altri rapaci.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Areale di riproduzione delle varie sottospecie

Sono state descritte numerose sottospecie di falco pellegrino e di queste 19 sono accettate dall'Handbook of the Birds of the World.[7][10][17]

  • Falco peregrinus peregrinus, la sottospecie di riferimento, descritta da Tunstall nel 1771, si riproduce nella parte temperata dell'Eurasia tra la tundra a nord e i Pirenei, il Mar Mediterraneo e la cintura alpina a sud.[18] Nell'Europa è essenzialmente stanziale, mentre è migratore in Scandinavia e Asia. I maschi raggiungono un peso di 580-750 g, mentre le femmine pesano 925-1030 g.[10] La sottospecie comprende brevirostris, germanicus, rhenanus, e riphaeus.
  • Falco peregrinus calidus, descritto da John Latham nel 1790, precedentemente conosciuto come leucogenys include il caeruleiceps. Si riproduce nella tundra artica dell'Eurasia, da Murmansk ai fiumi Yana e Indigirka, in Siberia. È completamente migratore e d'inverno si sposta verso sud fino all'Africa sub-sahariana. Vive prevalentemente attorno a insediamenti in zone umide.[19] È di colore più chiaro del peregrinus, specialmente sulla testa. I maschi pesano 588-740 g, le femmine 925-1333 g.[10]
  • Falco peregrinus japonensis, descritto da Gmelin nel 1788, include kleinschmidti, pleskei; l'harterti sembra riferirsi a integrazioni con calidus. Si trova dal nordest della Siberia alla Kamchatka (anche se forse qui è rimpiazzato dal pealei), e in Giappone. Le popolazioni del nord sono migratorie, quelle giapponesi stanziali. È simile al peregrinus, ma i giovani sono anche più scuri dei piccoli anatum.
La sottospecie australiana F. p. macropus.
  • Falco peregrinus macropus, descritto da Swainson nel 1837 è il Falco pellegrino australiano. Si trova in tutta l'Australia, tranne che nel sud-ovest. È non migratore e simile al brookei nell'aspetto, ma è più piccolo e con la regione auricolare interamente nera; le zampe sono in proporzione più grandi.[11]
  • Falco peregrinus submelanogenys, descritto da Mathews nel 1912, è il Falco pellegrino del sud-ovest dell'Australia; non migratore.
  • Falco peregrinus peregrinator, descritto da Sundevall nel 1837, è noto come Falco pellegrino indiano, Shahin nero o Shahin indiano.[20]
Era noto in precedenza come Falco atriceps o Falco shahin. L'areale comprende l'Asia meridionale a partire dal Pakistan attraverso India, Bangladesh, Sri Lanka fino alla Cina sud occidentale. In India, lo Shaheen è presente in tutti gli Stati, eccetto l'Uttar Pradesh, soprattutto nelle regioni collinari e rocciose. È presente anche nelle isole Andamane e Nicobare.[21] Depone in genere da tre a quattro uova, con i pulcini in grado di volare dopo 48 giorni e una percentuale di sopravvivenza di 1,32 pulcini per nido. In India nidifica oltre che sulle scogliere, anche su edifici o strutture costruite dall'uomo come i ripetitori per la telefonia cellulare.[21] Nello Sri Lanka la stima di coppie in fase riproduttiva era di una quarantina nel 1996.[22] È non migratore, piccolo e scuro, con sottopancia rossiccio. Nello Sri Lanka questa sottospecie preferisce le colline più elevate, mentre il migratore calidus è avvistato più frequentemente lungo le coste.[23] In Pakistan è il simbolo della locale Aeronautica militare.
  • Falco peregrinus anatum, descritto da Bonaparte nel 1838,[18] è conosciuto come Falco pellegrino americano, o "Falco anatra" come indica il suo nome scientifico. Attualmente vive prevalentemente nelle Montagne Rocciose, mentre in precedenza era comune in tutto il Nord America, dalla tundra al Mexico settentrionale, dove gli sforzi di reintroduzione cercano di ristabilire la popolazione.[18] Gli adulti di anatum svernano nella zona di riproduzione, tranne quelli che si riproducono molto a nord. Gli esemplari più vagabondi che raggiungono l'Europa sembrano appartenere alla variante più settentrionale e migratoria tundrius, che è considerata distinta solo dal 1968. È simile al peregrinus, ma un po' più piccola; gli adulti hanno un colore più chiaro e meno caratterizzato al di sotto, mentre i giovani sono un po' più scuri e marcati. Il peso dei maschi è compreso tra 500 e 570 g, le femmine tra 900 e 960 g.[7][24]
  • Falco peregrinus cassini, descritto da Sharpe nel 1873, è noto anche come Falco pellegrino australe. Comprende il kreyenborgi, o falcone pallido[25] una forma di leucismo tipica soprattutto del Sud America e che per lungo tempo è stata considerata una specie separata.[26] Il suo areale comprende il Sud America e va dall' Ecuador alla Bolivia, Argentina, Cile, Terra del Fuoco e Isole Falkland.[11] È non migratore e simile al peregrinus, ma un po' più piccolo e con la regione auricolare nera. La variante kreyenborgi è di un grigio medio con piccole striature sotto e la testa simile al Falco cherrug, anche se la regione auricolare è bianca.[26]
Femmina di pealei.
Sottospecie minor, in un'illustrazione di Keulemans, 1874
  • Falco peregrinus tundrius, descritto da C.M. White nel 1968, era stato incluso nel leucogenys. Vive nella tundra artica del Nord America e della Groenlandia. Migra per svernare nell'America Centrale e nel Sud America.[28] Gli esemplari più vagabondi che raggiungono l'Europa appartengono a questa sottospecie, che era in precedenza unificata con lanatum. È l'equivalente americano del calidus. Come dimensioni è più piccolo e più chiaro dellanatum. La maggior parte degli individui hanno la fronte e la regione auricolare chiara con la cresta scura, diversamente dal calidus.[28] I giovani sono più tendenti al marrone e meno al grigio dei calidus, e più chiari degli anatum.
  • Falco peregrinus madens, descritto da Ripley e Watson nel 1963, è caratterizzato da dicromatismo sessuale. È un non-migratore delle isole di Capo Verde;[11] la specie è in serio pericolo in quanto sembrano sopravvivere solo sei-otto coppie.[7] I maschi hanno un colore rosso slavato sul capo, la nuca, le orecchie e il dorso; il sottopancia è bruno-rosato. Le femmine sono di un bruno intenso diffuso, soprattutto sul capo e nuca.[11]
  • Falco peregrinus minor, descritto da Bonaparte nel 1850. Precedentemente veniva spesso chiamato perconfusus.[29] Ha una distribuzione scarsa e a chiazze nelle aree sub-sahariane e nel Sud Africa e si spinge lungo le coste atlantiche fino al Marocco. È un non-migratore piuttosto piccolo e scuro.
  • Falco peregrinus brookei, descritto da Sharpe nel 1873, è conosciuto anche come Falco pellegrino mediterraneo o Falcone maltese.[30] Comprende il caucasicus e molti tipi della proposta razza punicus, anche se alcuni potrebbero appartenere ai pelegrinoides o loro ibridi dell'Algeria. Si trovano in tutta l'area mediterranea a partire dalla Penisola iberica, tranne che nelle zone più aride del Caucaso. È un non-migratore, più piccolo del peregrinus e con una sfumatura ruggine nel sottopancia.[11] I maschi pesano circa 445 g, le femmine fino a 920 g.[10]
Disegno della sottospecie babylonicus di John Gould.
  • Falco peregrinus furuitii, descritto da Momiyama nel 1927, si trova nelle isole Izu e Ogasawara. È un non-migratore, piuttosto raro, forse limitato ad un'unica isola.[7] Ricorda il pealei, ma è più scuro specie sulla coda.[11]
  • Falco peregrinus pelegrinoides, descritto da Temminck nel 1829, si trova nelle isole Canarie, Nord Africa, Vicino Oriente e Mesopotamia. È molto simile al brookei, ma con dorso più chiaro, collo ruggine e parte inferiore giallina con poche marcature. È più piccolo del peregrinus, con le femmine che pesano attorno a 610 g.[10]
  • Falco peregrinus babylonicus, descritto da Sclater nel 1861,si trova nell'Iran orientale, lungo le catene montagnose dell'Hindu Kush, Tien Shan e Monti Altaj. Pochi esemplari svernano nel nord dell'India, soprattutto in aree semideserte.[21] È più chiaro del pelegrinoides, simile a un piccolo Falco biarmicus chiaro. I maschi pesano 330-400 g, le femmine 513-765 g.[10]

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Il Falco pellegrino è considerato un superpredatore. Come tale le sue popolazioni sono soggette a notevoli variazioni, dovute alle fluttuazioni delle popolazioni delle prede (quasi esclusivamente uccelli), alle persecuzioni messe in atto dall'uomo (per esempio la sistematica distruzione di esemplari nelle Highlands scozzesi, dove i falchi predano prevalentemente le pernici bianche (Lagopus lagopus), o durante la seconda guerra mondiale, quando il Governo inglese tentò, senza riuscirvi, di distruggere la specie per proteggere il traffico dei piccioni viaggiatori, usati per tenere i contatti con la Resistenza francese).

Nonostante questo, intorno al 1950, vi erano nel mondo numerosi falchi pellegrini: da 9.320 a 12.470 coppie in Europa, escludendo la Russia (D. Ratcliffe 1993); da 10.600 a 12.000 coppie in Nord America (Cade e Burnham 2003); da 3.000 a 5.000 coppie in Australia (Cade 1982); senza beninteso poter calcolare la consistenza delle popolazioni, mai studiate in quell'epoca, del resto del mondo. In Europa occidentale e in America settentrionale, poco dopo il 1950, ebbe inizio un autentico tracollo che portò alcune popolazioni al completo collasso. Per esempio, quella statunitense a est delle Montagne Rocciose scomparve completamente, mentre rimasero circa trenta coppie negli Stati occidentali (Cade e Burnham 2003). In Europa centrale e settentrionale si ebbe parimenti una quasi totale scomparsa e in Inghilterra si passò dalle circa 700 coppie del 1955 (S. Cramp, 1980) alle 68 del 1962 (D. Ratcliffe 1980). Resistettero invece quasi tutte le popolazioni del Mediterraneo (S. Cramp 1980).

In seguito al bando del DDT, alla rigorosa protezione dei siti di nidificazione dal prelievo di uova e nidiacei per la rinascita della falconeria e agli importanti interventi di reintroduzione, le popolazioni, a partire dagli anni settanta ebbero una progressiva e quasi totale ripresa. La specie, fra l'altro, si adatta volentieri alla presenza dell'uomo, tanto da nidificare spesso nei palazzi cittadini.

Da molti secoli, in Europa, collezionisti di uova, guardiacaccia e allevatori di piccioni viaggiatori hanno prelevato un costante, e talora pesante, tributo di uova, giovani e adulti di falco pellegrino, ma la popolazione complessiva ha resistito, nonostante una forte mortalità giovanile[33]. Intorno al 1955 molte popolazioni hanno conosciuto un'importante decrescita: si osservavano con frequenza esemplari morti ma, soprattutto, si trovavano le uova, rotte nei nidi abbandonati.

Molti ricercatori, da entrambi i lati dell'Atlantico, cominciarono a intuire che la causa potesse essere l'inquinamento da insetticidi clorurati (DDT e, in particolare, DDE). Ma fu Ratcliffe (studiando uova di collezioni museali) a dimostrare che, fra il 1945 e il 1947, contemporaneamente all'introduzione massiccia di questi prodotti in agricoltura, i gusci delle uova di falco pellegrino, improvvisamente, avevano cominciato a perdere spessore. I biologi, in particolare D. S. Miller poterono successivamente dimostrare che gli insetticidi in questione provocano un'alterazione enzimatica dell'anidrasi carbonica e del calcio ATPasi, che trasportano il calcio dalla circolazione sanguigna della femmina al guscio in formazione dell'uovo. Le stesse alterazioni, e la stessa catastrofe, si riscontravano in altri falconiformi, in particolare in quelli che si nutrono principalmente di uccelli, per esempio nello sparviero. Le modalità di avvelenamento erano da individuare nella catena alimentare: insetto-uccello insettivoro-falco. La discrepanza fra gli anni dei primi massicci avvelenamenti e quelli degli effettivi collassi delle popolazioni è spiegata con la sopravvivenza degli adulti, più resistenti all'avvelenamento, la cui mancata riproduzione portò a effetti visibili solo alcuni anni più tardi.

In considerazione del valore sentimentale che lega l'uomo a questa mitica specie, fin dai tempi degli antichi Egizi e per la falconeria, in pochi anni ci si convinse a bandire, l'uso di DDT e DDE, almeno in Europa e America settentrionale. Contemporaneamente furono rinforzate le tutele nei confronti delle predazioni tradizionali da parte dell'uomo: falconeria, difesa della selvaggina e dei piccioni viaggiatori. Prelievi che erano tollerabili in epoche di popolazioni abbondanti, non lo erano certo più quando la specie sembrava sull'orlo dell'estinzione. In Europa e in particolare nelle Isole britanniche le popolazioni residue di falchi si dimostrarono sufficienti a una ripresa spontanea. Vi furono piccoli nuclei di esemplari riprodotti e rilasciati (in Francia, a Pavia, in Inghilterra), ma solo a scopo di studio. Negli Stati Uniti e in Canada, invece, la specie era praticamente scomparsa. Un gruppo di studiosi facenti capo alla Cornell University, sotto la guida di Tom J. Cade fondò il Peregrine Fund, con lo scopo di riprodurre in cattività e successivamente liberare i falchi pellegrini. L'operazione ebbe un successo completo, tanto che nel 2003 si potevano contare complessivamente 2.000 coppie nidificanti, che occupavano quasi gli stessi ambienti di prima del tracollo, e in più molto numerosi, le aree urbane.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Falco peregrinus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Falconidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 10 maggio 2014.
  3. ^ J. Ferguson-Lees e D.A. Christie, Raptors of the World, Londra, Christopher Helm, 2001, ISBN 0-7136-8026-1.
  4. ^ U.S. Fish and Wildlife Service, All about the Peregrine falcon, 1999.
  5. ^ Wildlife Finder – Peregrine falcon, BBC. URL consultato il 18 marzo 2010.
  6. ^ The World's Fastest Animal Takes New York, Smithsonian. URL consultato l'8 novembre 2010.
  7. ^ a b c d e f g White, C.M. et al., Family Falconidae in del Hoyo, J., Elliot, A. and Sargatal, J. (a cura di), Handbook of Birds of the World: New World Vultures to Guineafowl, vol. 2, Barcelona, Lynx Edicions, 1994, pp. 216–275, plates 24–28, ISBN 84-87334-15-6.
  8. ^ a b Dewey, T. and Potter, M., Animal Diversity Web: Falco peregrinus, University of Michigan Museum of Zoology, 2002. URL consultato il 21 maggio 2008.
  9. ^ Scholz, F., Birds of Prey, Stackpole Books, 1993, ISBN 0-8117-0242-1.
  10. ^ a b c d e f g h Snow, D.W. et al., The complete birds of the western Palaearctic on CD-ROM, Oxford University Press, 1998, ISBN 0-19-268579-1.
  11. ^ a b c d e f g h Ferguson-Lees, J. and Christie, D., Raptors of the World, Houghton Mifflin Field Guides, 2001, ISBN 0-618-12762-3.
  12. ^ Terres, J.K., The Audubon Society Encyclopedia of North American Birds, Wings Books, New York, 1991, ISBN 0-517-03288-0.
  13. ^ Beckstead, D. (2001)
  14. ^ U.S. Fish and Wildlife Service, All about the Peregrine falcon, 1999. Template:Wayback
  15. ^ Lanterna di Genova: dove osano (e nidificano) i falchi pellegrini | Genova24.it
  16. ^ Dalle Alpi al Pirellone: trovato un nido di falco pellegrino a 125 metri
  17. ^ Vaurie (1961)
  18. ^ a b c American Ornithologists' Union (1910):p.164
  19. ^ Rasmussen, PC & JC Anderton, Birds of South Asia. The Ripley Guide. Volume 2, Smithsonian Institution and Lynx Edicions, 2005, p. 116.
  20. ^ Il shahin (شاهین) nella letteratura araba e persiana è solitamente il Falco pelegrinoides; gli Indiani (शाहीन) e Pakistani (شاہین) invece normalmente intendono il peregrinator.
  21. ^ a b c Satish Pande, Reuven Yosef e Anil Mahabal, Distribuion of the Preregrine Falcon (Falco peregrinus babylonicus, F. p. calidus and F. p. peregrinator) in India con note sulle abitudini nidificatorie dello shahin. in Janusz Sielicki (a cura di), Peregrine Falcon populations - Status and Perspectives in the 21st Century, Mizera, Tadeusz, European Peregrine Falcon Working Goup and Society for the Protection of Wild nimals "Falcon", Poland and Turl Publishing & Poznan University of Life Sciences Press, Warsaw-Poznan, 2009, p. 800, ISBN 978-83-920969-6-2.
  22. ^ Döttlinger,Hermann; Hoffmann, Thilo W, Status of the Black Shaheen or Indian Peregrine Falcon Falco peregrinus peregrinator in Sri Lanka in J. Bombay Nat. Hist. Soc., vol. 96, nº 2, 1999, pp. 239–243.
  23. ^ Döttlinger & Nicholls (2005)
  24. ^ Michigan Department of Natural Resources (2007)
  25. ^ Noto anche come "Falcone di Kleinschmidt", che tuttavia può indicare anche il F. p. kleinschmidti che un sinonimo del japonensis,
  26. ^ a b Ellis, D.H. and Garat, C.P., The Pallid Falcon Falco kreyenborgi is a color phase of the Austral Peregrine Falcon (Falco peregrinus cassini) (PDF) in Auk, vol. 100, nº 2, 1983, pp. 269–271. URL consultato il 24 maggio 2008.
  27. ^ a b American Ornithologists' Union (1910):p.165
  28. ^ a b c Proctor, N. & Lynch, P. (1993):p.13
  29. ^ Vaurie, 1961
  30. ^ Carlo V d'Asburgo impose ai Cavalieri Ospitalieri il mantenimento di questi uccelli quando donò loro l'isola di Malta.
  31. ^ Mayr (1941)
  32. ^ Peters, J. L.; Mayr, E. & Cottrell, W. (1979):p.423
  33. ^ Cade 1982, trad. italiana, 1990

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Theodor Mebs, Greifvögel Europas. Biologie, Bestandsverhältnisse, Bestandsgefährdung, Kosmos Naturführer. Stuttgart 1989
  • Derek Ratcliffe, The Peregrine Falcon, T & A D Poyser. Calton 1980
  • Stanley Cramp e altri, Handbook of the Birds of Europe, the Middle East and North Africa, vol II, Oxford University Press, Oxford 1980
  • Tom J. Cade, The World of Falcons, William Collins Sons and Co. Ltd, London 1982 (trad it. Milano Alauda Editoriale, 1990)
  • Tom J. Cade and William Burnham, Return of the Peregrine, [The Peregrine Fund], Boise, 2003.
  • R. Meinrzhagen, Pirates and Predators, Oliver & Boyd 1959
  • T. Mebs, Family: Falcons, in Grzimek, Vita degli Animali, Bramante Editrice, 1970
  • E. Hangte, Beeuterwerk unserer Wanderfalken, Orn. Mitt. 20: 211-217

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