Eiger

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Eiger
Eiger 2415.jpg
L'Eiger visto dalla Kleine Scheidegg
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Berna Berna
Altezza 3.970 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°34′39″N 8°00′19″E / 46.5775°N 8.005278°E46.5775; 8.005278Coordinate: 46°34′39″N 8°00′19″E / 46.5775°N 8.005278°E46.5775; 8.005278
Data prima ascensione 11 agosto 1858
Autore/i prima ascensione Christian Almer, Peter Bohren, Charles Barrington
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Svizzera
Eiger
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi bernesi
Sottosezione Alpi bernesi
in senso stretto
Supergruppo Catena Jungfrau-Fiescherhorn
Gruppo Gruppo della Jungfrau
Codice I/B-12.II-B.4

L'Eiger è una montagna svizzera delle Alpi bernesi, situata nella regione montuosa dell'Oberland. È particolarmente famosa per la sua parete nord, che ha costituito uno dei principali problemi alpinistici degli anni trenta.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nelle Alpi Bernesi, in prossimità della località di Grindelwald. La cresta principale (cresta Mittellegi), che sale in direzione ovest-sud-ovest, raggiunge la vetta per piegare verso sud, scendendo ad un colle che separa l'Eiger dal vicino Mönch; dalla vetta del Mönch la cresta scende al passo dello Jungfraujoch, punto di arrivo della Ferrovia della Jungfrau. Dalla vetta dell'Eiger si dipartono due creste secondarie: una scende in direzione ovest verso il colle della Kleine Scheidegg, l'altra digrada verso sud-ovest.

Tutte le facce della montagna sono assai scoscese. La via normale si sviluppa sul versante occidentale.

La montagna è attraversata dal tunnel della ferrovia Jungfraubahn, che unisce la Kleine Scheidegg allo Jungfraujoch. Si tratta di una ferrovia a scartamento ridotto con alimentazione a corrente trifase, attiva dal 1898. La ferrovia ha due stazioni intermedie in galleria all'interno dell'Eiger, la Eigerwand e la Eismeer, che rappresentano due punti panoramici rispettivamente sulla parete nord dell'Eiger e sul ghiacciaio di Grindelwald (Grindelwaldgletscher). La stazione di partenza alla Kleine Scheidegg offre un'ottima visuale della parete nord dell'Eiger, e permette quindi di seguire (con l'ausilio di cannocchiali e binocoli) le cordate che ne tentano la salita.

Nel luglio del 2006 una frana di oltre 500.000 metri cubi di roccia si è staccata dalla parete est. Pur creando molto scompiglio ed una comprensibile preoccupazione, la frana non ha provocato danni a persone.

Panoramica dal Männlichen. Da sinistra: Eiger, Mönch, Jungfrau
L'Eiger dipinto da Maximilien de Meuron, primi del XIX secolo.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome compare per la prima volta in un documento del 1252 (si tratta della seconda più vecchia citazione ufficiale del nome di una montagna della Svizzera, dopo il Bietschhorn, citato in un documento del 1233). In un atto di compravendita tra Ita von Wädiswyl ed il prevosto di Interlaken si parla di un fondo "ad montem qui nominatur Egere". Circa cinquant'anni più tardi, in un beneficio, abbiamo la prima testimonianza del nome in lingua tedesca: "under Egere".

Per quanto riguarda l'origine del nome, esistono tre ipotesi. La prima si rifà al nome altotedesco Agiger o Aiger, che si immagina essere stato il nome del primo colono ai piedi del monte. La seconda ipotesi si rifa al latino acer, mediato dal francese aigu nel senso di "acuto, appuntito", rifacendosi alla forma della montagna. La terza ipotesi si appoggia sull'antica ortografia Heiger, che potrebbe essersi sviluppata dall'espressione dialettale hej Ger, laddove hei vale il tedesco hoch (in it. Alto), e Ger è il nome di una lancia usata dai popoli germanici: Hej-ger significherebbe dunque: l'alta lancia, un nome comunque ispirato dalla sua forma appuntita.

Ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

Prime ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

La prima ascensione dell'Eiger fu effettuata l'11 agosto 1858 dall'alpinista irlandese Charles Barrington con le guide Christian Almer e Peter Bohren; la squadra seguì quella che è oggi la via normale sul versante occidentale.[1]

Il 14 luglio 1871 vi fu la prima salita dello cresta sud-ovest, da parte di William Auguste Coolidge e Meta Brevoort, con le guide Christian Bohren, Christian Almer e Ulrich Almer.

Il 31 luglio 1876 George Edward Foster con le guide Hans Baumann ed Ulrich Rubi raggiunge la vetta passando per la cresta sud, dopo aver raggiunto il colle Eigerjoch risalendo il ghiacciaio Eiger.

Nel 1890 ebbe luogo la prima salita invernale, effettuata da Mead e Woodroffe, con le guide Ulrich Kaufmann e Christian Jossi.

La cresta Mittellegi fu salita per la prima volta il 10 settembre 1921 da Fritz Amatter, Samuel Brawand, Yuko Maki e Fritz Steuri.[2]

Nel 1924 vi fu la prima salita scialpinistica, effettuata salendo dal ghiacciaio Eiger.

Nel 1932 Hans Lauper ed Alfred Zücher aprirono la via Lauper sul versante nord-orientale.

Record di velocità[modifica | modifica wikitesto]

I primi scalatori impiegarono 3 giorni a salire la parete nord, ma già nel 1950 Leo Forstenlechner ed Erich Wascak riuscirono a completare l'ascensione in giornata, impiegando circa 18 ore; lo stesso tempo verrà impiegato da Michel Darbellay nel 1963 per salire la parete in solitaria.[3]

I tempi furono notevolmente accorciati da Peter Habeler e Reinhold Messner, che nel 1974 completarono l'ascensione della parete nord in 10 ore,[3] tempo che ancor oggi è la miglior prestazione mai realizzata da un team in cordata classica.

Il record assoluto fu migliorato nel 1981 dalla guida svizzera Ueli Buhler, che salì la parete in 8 ore e mezzo; nel 1982 questo tempo fu ulteriormente migliorato dall'alpinista sloveno Franc Knez, che salì la parete in 6 ore. Nel 1983 l'austriaco Thomas Bubendorfer riuscì a salire la parete in 4 ore e 50 minuti. Pochi giorni dopo, l'altoatesino Reinhard Patscheider completò la salita in un tempo appena superiore (5 ore).

Questo record rimase imbattuto fino al 24 marzo 2003, quando Christoph Hainz riuscì a completare l'ascensione in appena 4 ore e 40 minuti.[4]

Il 21 febbraio 2007 lo svizzero Ueli Steck infranse questo record, riuscendo a completare la salita della Via Heckmair in 3 ore e 54 minuti.[5]

Lo stesso Steck riuscì a migliorarsi ulteriormente il 13 febbraio 2008, salendo in libera la Via Heckmair in 2 ore, 47 minuti e 33 secondi. Per "stracciare" il suo precedente record del 2007 Steck ha perso 5 kg di peso ed è salito solo con 1 chiodo da ghiaccio, 2 moschettoni a ghiera, 2 moschettoni, 1 rinvio e una corda 7 mm da 30 m che gli ha consentito di alleggerire lo zaino di 3 kg.[6]

Il record è stato ulteriormente abbassato dallo svizzero Dani Arnold il 20 aprile 2011 salendo in 2 ore, 28 minuti. Arnold, a differenza di Ueli Steck, ha però salito la parete con il difficile traverso Hinterstoisser già attrezzato.[7]

Concatenamenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Pareti nord del Cervino, dell'Eiger e delle Grandes Jorasses - 25 luglio 1985 - Primo concatenamento in 24 ore con trasferimenti in elicottero realizzato da Christophe Profit: il Cervino in 4 ore, l'Eiger in 6h:45 e il Linceul alle Grandes Jorasses in 4 ore.
  • Pareti nord del Cervino, dell'Eiger e delle Grandes Jorasses - 12 e 13 marzo 1987 - Primo concatenamento invernale con trasferimenti in elicottero realizzato da Christophe Profit in 42 ore: Sperone Croz sulle Grandes Jorasses, Via Heckmair sull'Eiger e Via Schmid sul Cervino.[8]

Free solo e FreeBASE[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 6 agosto 2008 l'americano Dean Potter ha salito la via Deep Blue Sea sulla parete nord in FreeBASE, ossia in solitaria, senza corda, con solo un paracadute sulle spalle, che lo avrebbe protetto solo in caso di caduta dalla parte alta della via. La via ha uno sviluppo di 300 metri e difficoltà fino al 7b+.[9]
  • Nell'agosto 2009 la guida alpina spagnola Jordi Tosas ha salito in free solo sulla parete nord la via d'arrampicata Le Chant du Cygne, via di 900 metri con difficoltà fino al 7a.[10]

Storia della parete nord[modifica | modifica wikitesto]

Primi tentativi e prime tragedie[modifica | modifica wikitesto]

La parete nord dell'Eiger rappresentò a lungo un problema alpinistico insolubile. Le grosse difficoltà della parete sono soprattutto di carattere ambientale: a causa della sua esposizione, infatti, presenta ampie zone di neve perenne e ghiacciai, ed è soggetta a numerose frane, distacchi e scariche di pietre, soprattutto nella stagione estiva, a causa del disgelo diurno di parte del ghiaccio.

Per questi motivi la parete fu evitata fino agli anni trenta del XX secolo, quando si susseguirono diversi tentativi di salirla. Il primo ebbe luogo nel 1934, da parte degli alpinisti tedeschi Willy Beck, Kurt Löwinger e Georg Löwinger. La cordata riuscì a salire fino ad una quota di 2.900 m, poi si ritirò.

Nel 1935 la salita fu tentata da un'altra cordata tedesca, composta da Karl Mehringer e Max Sedlmeyer. I due raggiunsero una quota di 3.300 m, ma furono sorpresi dal maltempo, che li bloccò in parete, dove morirono; il posto dove si fermarono è da allora noto come bivacco della morte.[11]

Nel 1936 vi fu un ulteriore tentativo, da parte di due cordate separate: i tedeschi Andreas Hinterstoisser e Toni Kurz, e gli austriaci Willy Angerer ed Edi Rainer. Incontratesi in parete, le due cordate decisero di unire le forze nel tentativo. Hinterstoisser riuscì ad oltrepassare il passaggio chiave della via, un lungo traverso esposto che oggi porta il suo nome (traversata Hinterstoisser). Nelle fasi successive però Angerer fu colpito alla testa da una scarica di pietre, rimanendone ferito; tentò comunque di proseguire. Al quarto giorno di salita, a causa delle cattive condizioni di Angerer e del peggiorare del tempo, il gruppo decise di ritirarsi; non riuscendo però ad effettuare a ritroso la traversata Hinterstoisser, dovettero scendere per la via più diretta, molto esposta a valanghe e scariche. Quasi alla fine della discesa, il gruppo fu appunto travolto da una valanga: Angerer, Rainer ed Hinterstoisser morirono immediatamente, mentre Toni Kurz morì di sfinimento il giorno successivo, nonostante i tentativi di salvarlo da parte di un'apposita squadra di soccorso.[12]

Il primo successo[modifica | modifica wikitesto]

La parete nord dell'Eiger

Nel 1938 diversi alpinisti pianificarono un tentativo alla nord dell'Eiger. Vi fu anche un tentativo italiano, da parte degli alpinisti di Valdagno Bortolo Sandri e Mario Menti; partiti il 21 giugno, i due morirono cadendo in prossimità della "fessura difficile", nella parte bassa della parete.[13] Un ulteriore tentativo era in programma da parte degli alpinisti lecchesi del gruppo di Riccardo Cassin.[14] Gli italiani furono però preceduti da una cordata mista austro-tedesca, composta dai tedeschi Andreas Heckmair e Ludwig Vörg, e dagli austriaci Fritz Kasparek e Heinrich Harrer.

I quattro alpinisti erano partiti come due cordate separate. Il 20 luglio Heckmair e Vörg erano saliti alla cosiddetta "grotta del bivacco", nella parte bassa della parete, dove il 21 mattina furono raggiunti prima da Kasparek e Harrer, poi da una seconda cordata, composta dai viennesi Freissl e Brankowski. Temendo un peggioramento del tempo, Heckmair e Vörg decisero di scendere, mentre gli altri quattro procedettero insieme per un tratto. Poco più avanti però Fraissl fu colpito alla testa da una pietra, ed i due viennesi decisero di scendere. Kasparek e Harrer proseguirono fino al "secondo nevaio", dove si fermarono e bivaccarono, ritenendo il nevaio troppo pericoloso da attraversare a quell'ora.

Il mattino dopo (22 luglio) iniziarono la traversata del nevaio, ma poco sotto il "bivacco della morte" furono raggiunti da Heckmair e Vörg, ripartiti quella mattina dalla base della parete. Questi ultimi potevano contare sugli allora nuovissimi ramponi a 12 punte, mentre Kasparek aveva dei ramponi classici a 10 punte (senza punte frontali), e Harrer aveva solo degli scarponi chiodati, senza ramponi. I due gruppi proseguirono di conserva, pur rimanendo due cordate separate, con i tedeschi in testa. Giunti alla "rampa", i due gruppi si alternarono alla guida, e si fermarono a bivaccare a metà della "rampa".

Il giorno successivo, 23 luglio, vide le due cordate unirsi in una, con i tedeschi davanti, guidati da Heckmair, e gli austriaci dietro, con Harrer a chiudere la cordata e recuperare il materiale. Durante la giornata il tempo peggiorò, e gli alpinisti furono investiti da una tempesta che durò per il resto del giorno. Superata la "traversata degli dèi", i quattro raggiunsero il nevaio detto "ragno bianco"; mentre lo risalivano, furono investiti da una valanga: riuscirono a non cadere, ma Kasparek fu ferito ad una mano. I quattro superarono il "ragno" e risalirono ancora per un po', fermandosi a bivaccare nella sezione rocciosa sovrastante il "ragno".

La mattina del 24 luglio le condizioni del tempo erano ancora avverse. Di nuovo legati in una cordata unica, i quattro ripartirono, sempre con Heckmair alla testa, seguito da Vörg, quindi da Harrer che poteva così aiutare l'infortunato Kasparek. Heckmair riuscì a superare le difficoltà maggiori della parete, nonostante una caduta in seguito alla quale Vörg, che aveva tentato di trattenerlo, si ritrovò con una mano trapassata da una punta dei ramponi di Heckmair. Seguendo le orme del capocordata, ed aiutandosi con la corda, gli alpinisti giunsero infine al pendio nevoso sommitale, e raggiunsero la vetta alle 15.30 del 24 luglio, sempre sferzati dalla tempesta. In discesa il gruppo fu guidato da Harrer, che conosceva meglio la via normale avendola già percorsa alcune settimane prima; a causa della scarsa visibilità, però, sbagliò percorso più volte, e gli alpinisti dovettero anche risalire per un centinaio di metri per ritrovare la via corretta. I quattro raggiunsero la Kleine Scheidegg in serata.[13]

L'evento fu molto amplificato dalla propaganda della Germania nazista, con i quattro alpinisti che vennero ricevuti da Adolf Hitler in un incontro ampiamente coperto dai media dell'epoca.[15][16]

Le prime ripetizioni[modifica | modifica wikitesto]

La prima ripetizione della via fu effettuata nel 1947 dai francesi Lionel Terray e Louis Lachenal, mentre la prima ripetizione in giornata (quindi senza bivacchi intermedi) fu effettuata nel 1950 dagli austriaci Leo Forstenlechner ed Erich Wascak, che impiegarono 18 ore a superare la parete.[3][17][18][19]

Tra gli anni quaranta e gli anni cinquanta furono effettuati diversi tentativi alla parete, con molti successi, ma anche molti incidenti mortali: nel 1953, Paul Körber e Roland Vass, caduti dal "secondo nevaio" durante la ritirata dalla parete; lo stesso anno, Uli Wyss e Karl-Heinz Gonda, caduti dal pendio nevoso sommitale dopo aver superato la parete; e nel 1956, Sieter Söhnel e Walter Moosmüller, caduti alla "fessura difficile" nella parte bassa della parete.[3][20]

Un evento particolare fu quello verificatosi tra il 26 ed il 28 luglio 1952. Tre cordate, partite in tempi diversi, si unirono durante il percorso: un'austriaca, formata da Hermann Buhl e Sepp Jöchler; una tedesca, formata dai fratelli Sepp ed Otto Maag, partiti quasi senza materiale nella speranza di concludere la salita in giornata; ed una francese, formata da Gaston Rébuffat, Paul Habran, Jean Bruneau, Pierre Leroux e Guido Magnone. Gli alpinisti incontrarono condizioni meteorologiche pessime, con la parete inoltre resa quasi impraticabile dalle incrostazioni di ghiaccio e dalla neve che si depositava di continuo. Le tre cordate via via si unirono fino a formare una cordata unica, a lungo condotta da Buhl, fino all'ultimo giorno, quando, ormai sfinito, fu sostituito alla testa da Jöchler per il tratto terminale. Le cordate si divisero solo sulla cresta sommitale, quando, grazie alle migliorate condizioni del tempo, Rébuffat decise di fermarsi ed attendere i suoi compagni, mentre i quattro austro-germanici procedevano verso la vetta. All'epoca si trattò del più importante sforzo internazionale in una scalata sulle Alpi.[21]

La tragedia del 1957[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 vi fu un'altra tragedia che ebbe vasta risonanza mediatica. Gli alpinisti lecchesi Claudio Corti e Stefano Longhi effettuarono un tentativo alla nord dell'Eiger. Poco pratici della zona, sbagliarono l'attacco della via, e procedettero molto lentamente. Il terzo giorno furono raggiunti da una cordata tedesca partita il giorno stesso, composta da Franz Mayer e Gunther Nothdurft; le due cordate decisero di unire le forze e salire insieme. Il giorno seguente i tedeschi, avendo perso tutte le loro provviste, tentarono di salire direttamente alla vetta per poi ridiscendere in giornata, ma dovettero rallentare a causa di problemi di salute di Nothdurft, e le due cordate procedettero di conserva, continuando a salire, convinti che fosse la via più breve e sicura per rientrare alla base. Il tempo, nel mentre, peggiorò. Il 10 agosto, ottavo giorno di permanenza degli italiani sulla parete, Longhi si ritrovò con le mani congelate e scivolò nei pressi del Ragno bianco, restando bloccato su una cengia molto esposta. I suoi compagni, non riuscendo a farlo risalire e convinti di poter raggiungere la cima in giornata, per poi scendere ed attivare i soccorsi, dovettero lasciarlo lì, con viveri ed attrezzatura da bivacco. Poco dopo, superato il Ragno bianco, Corti fu colpito alla testa da una scarica di pietre e cadde per una ventina di metri: incapacitato a proseguire, fu lasciato su un'altra cengia, nella tenda da bivacco dei due tedeschi, i quali puntarono a raggiungere la vetta per poi discendere a valle a cercare aiuto.

Nel frattempo, gli osservatori del rifugio della Kleine Scheidegg avevano seguito le vicende della cordata: la notizia si era diffusa, e si era radunata una squadra di soccorso composta da volontari di diverse nazioni, tra cui Riccardo Cassin e Lionel Terray. La squadra salì in vetta per la via normale, senza incontrare traccia dei tedeschi, che sembravano spariti nel nulla; armarono un complicato meccanismo di carrucole e cavi, con il quale, il giorno dopo, Alfred Hellepart fu in grado di raggiungere e salvare Claudio Corti. A causa del peggiorare delle condizioni del tempo, non fu però possibile salvare Stefano Longhi, che morì il giorno successivo; il suo corpo rimase sull'Eiger, appeso alle corde, per due anni, e fu recuperato solo nel 1959. I corpi di Nothdurft e Mayer furono ritrovati nel 1961, alla base della parete ovest. I due erano quindi riusciti a raggiungere la vetta, a notte fonda, per poi morire durante la discesa, di sfinimento o travolti da una valanga. Claudio Corti ricevette molte critiche, e vi fu chi arrivò ad accusarlo di avere ucciso i due alpinisti tedeschi per impossessarsi della loro tenda (quest'accusa fu completamente cancellata dal successivo ritrovamento dei corpi dei due alpinisti).[22][23]

Particolarmente critico con Corti fu Heinrich Harrer, nel suo libro Il ragno bianco, pubblicato nel 1959. Nel suo libro Harrer tenta una ricostruzione degli eventi, basandosi sulle dichiarazioni rese da Claudio Corti in più occasioni, su quelle di testimoni oculari (che seguivano gli eventi dalla Kleine Scheidegg), e su interviste e scambi epistolari con i protagonisti del soccorso. Il quadro che ne trae Harrer denota un'estrema inaffidabilità delle dichiarazioni di Corti; l'autore si spinge anche a sollevare parecchi sospetti sul comportamento del superstite, in particolare sulla sorte dei due compagni tedeschi, e solleva parecchi dubbi sul grado di preparazione di Corti.[24] Successivamente al rinvenimento dei corpi dei due tedeschi sul versante occidentale, Harrer, in un'edizione riveduta del suo libro pubblicata per la prima volta nel 1964, rettificò in parte le sue precedenti dichiarazioni, sollevando Corti da ogni responsabilità per la sorte dei due tedeschi, ma continuando a sostenere la scarsa preparazione e l'inidoneità di Corti al tentativo del 1957.[25]

Altri successi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 fu realizzata la prima salita invernale della parete nord: i salitori furono Toni Kinshofer, Anderl Mannhardt, Walter Almberger e Toni Hiebeler.[3]

L'11 agosto 1962 viene realizzata la prima salita italiana, ad opera di Armando Aste, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano, Romano Perego e Franco Solina.[26]

Nel 1962, alla fine dell'estate, viene anche realizzata la prima salita inglese, compiuta da Chris Bonington e Ian Clough.[27]

Tra il 27 ed il 31 dicembre 1963 venne compiuta la prima discesa della parete nord (in precedenza, i salitori scendevano per la via normale), ad opera di tre guide svizzere, che nel corso dell'operazione recuperarono i corpi degli alpinisti spagnoli Ernesto Navarro e Alberto Rabadá, morti sul Ragno bianco il 15 agosto precedente.[3]

Sempre nel 1963, Walter Bonatti effettuò un tentativo in solitaria; partito il 31 luglio, giunse in giornata sopra al secondo nevaio, ma fu investito da una frana in seguito alla quale riportò la frattura di una costola.[28][29] Bivaccò lì per la notte, ma il giorno seguente, impossibilitato a proseguire a causa della frattura e del dolore che essa gli procurava, si ritirò dalla parete, arrivando a valle per mezzogiorno. Interrogato sulle ragioni del suo ritiro, dichiarò che "Nessuna montagna vale la vita".[25]

Il giorno seguente, 2 agosto, la guida Michel Darbellay partì per il suo tentativo di salita in solitaria, che portò a termine il giorno seguente, dopo un bivacco poco sotto il pendio sommitale, impiegando in tutto circa 18 ore di arrampicata effettiva.[3]

Nel 1966 John Harlin, Dougal Haston e Layton Kor si cimentarono nell'impresa della scalata diretta della parete nord. Decisero di attaccare la parete in inverno, quando il freddo avrebbe ridotto al minimo il pericolo delle scariche. Durante il tentativo furono raggiunti da una cordata tedesca che attaccava all'incirca la stessa linea degli americani con tecnica himalayana. Le due cordate decisero di unire le forze ed iniziarono ad attrezzare la parete con corde fisse. Dopo un mese di lavoro, all'altezza del Ragno, mentre superava il passaggio chiave della salita, John Harlin cadde per la rottura della corda fissa lasciata dai tedeschi. L'impresa fu portata a termine ugualmente in condizione disperate e dopo un mese di sforzi nel marzo del '66.

Dal 15 luglio al 15 agosto 1969, una cordata di giapponesi apre la sua linea direttissima alla parete nord, a destra della Harlin.

La prima salita femminile (e cinquantesima assoluta) fu effettuata nel 1964 dall'alpinista tedesca Daisy Voog.[3]

Il 7 marzo 1992 la francese Catherine Destivelle realizzò la prima solitaria femminile, anche in invernale, impiegando circa 17 ore a salire la parete.[30]

Vie alpinistiche[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione sono descritte alcune delle vie alpinistiche sull'Eiger.

Via normale[modifica | modifica wikitesto]

La via normale segue l'itinerario percorso dei primi salitori nel 1858. Si sviluppa sul versante e sulla cresta occidentali, per un dislivello di 1650 m. Il grado di difficoltà è valutato in AD, con passaggi su roccia fino al III-, e diversi passaggi su ghiaccio. Il tempo di percorrenza è valutato in 6 ore per la salita e 3-4 ore per la discesa.

Versante sud[modifica | modifica wikitesto]

  • Cresta sud - 31 luglio 1876 - Prima salita di George Edward Foster, Hans Baumann e Ulrich Rubi. È la via più facile dopo la normale. Si sviluppa dal passo Eigerjoch lungo la cresta meridionale, con una difficoltà complessiva valutata AD, con passaggi su roccia fino al III grado. I primi salitori raggiunsero l'Eigerjoch risalendo il ghiacciaio Eiger, ma questa via non è più praticabile, in quanto il ghiacciaio è estremamente crepacciato.

Versante nord-est[modifica | modifica wikitesto]

Alba sulla cresta Mittellegi
  • Via Lauper - 20 agosto 1932 - Prima salita di Hans Lauper e Alfred Zücher con le guide Alexander Graven e Joseph Knubel. Si sviluppa sul versante nord-est per un dislivello totale di 1700 m. Si tratta di una via mista su roccia e ghiaccio, con difficoltà complessiva ED. I passaggi su roccia presentano difficoltà fino al V grado, con IV grado continuo; vi sono passaggi su ghiaccio fino a 50-55°. Il tempo di percorrenza è valutato in 15-18 ore.
  • Cresta Mittellegi - 10 settembre 1921 - Prima salita di Yuko Maki, Fritz Amatter, Samuel Brawand e Fritz Steuri. Risale lo cresta Mittellegi (cresta nord-est). La via viene normalmente divisa in due sezioni, pernottando al bivacco Mittellegi; ha una difficoltà complessiva valutata in D, con passaggi su roccia di IV grado ed alcune corde fisse. Il tempo di percorrenza dal bivacco alla vetta è di 4-8 ore.[31]

Parete nord[modifica | modifica wikitesto]

  • Via Heckmair - 21-24 luglio 1938 - Prima salita di Andreas Heckmair, Ludwig Vörg, Fritz Kasparek e Heinrich Harrer. Sulla parete nord si sviluppano diverse vie di diversa difficoltà. La meno difficile è ancora la via classica aperta dai primi salitori nel 1938. Si tratta di un itinerario che supera 1800 m di dislivello, con una difficoltà complessiva valutata in ED+: passaggi su roccia fino al V-, tratti di artificiale (A0), pendii ghiacciati fino a 60°. La salita richiede mediamente da 1 a 3 giorni, a seconda delle capacità dei salitori e delle condizioni della parete; in alcuni casi, può anche richiedere più tempo. La via è considerata estremamente pericolosa per via delle cadute di sassi, delle valanghe e del possibile distacco di lastre di ghiaccio.
  • Direttissima Harlin - 23 febbraio al 25 marzo 1966 - Prima salita di Dougal Haston, Jörg Lehne, Günther Strobel, Roland Votteler e Siegfried Hupfauer. John Harlin perse la vita per la rottura di una corda fissa. Nel centro della grande muraglia dell'Eiger si snoda la via di Harlin che ricalca, grosso modo, la linea dei primi due salitori, Mehringer e Sedelmayr, partendo a sinistra del centro della parete, dove il cono di detriti arriva più in alto, superando la "prima fascia" sotto il Primo Nevaio, la "seconda fascia" tra Primo e Secondo Nevaio, incrociando qui la classica e proseguendo sulla parete verticale a destra del Ragno fino alla Mosca e da qui poi in cima per lo spigolo sopra il Ragno: il "pilastro spezzato". La via passa il punto più pericoloso della parete nord, continuamente esposta alle valanghe e con fortissime difficoltà di V+ e A3, con tratti di ghiaccio a 90°. È considerata una delle vie di misto più difficili del mondo, visto anche il notevole dislivello di 1800 m.
    • 20-23 settembre 2010 - Prima salita in libera di Robert Jasper e Roger Schäli con difficoltà fino all'M8 su misto, e al 7a su roccia. Non sono stati tuttavia percorsi gli ultimi 400 metri della via per le cattive condizioni della parete e del meteo, e i due alpisti sono usciti sulla via Heckmair.[32]
  • Direttissima dei Giapponesi - dal 15 luglio al 15 agosto 1969 - Prima salita di Michiko Imai, Takio Kato-Yasuo Kato, Susumu Kubo, Hirofumi Amanao e Satoru Negishi. La via segue per un tratto la via classica fino a poco oltre la Fessura Difficile, dove un ripiano da bivacco, detto "cengia dei Giapponesi" segna l'inizio dei lunghi tratti di artificiale della via. Si attacca direttamente la Rote Fluh (parete rossa) e il successivo muro verticale oltre il Secondo Nevaio per giungere alla Mosca e proseguire poi a destra verso la cresta ovest e di lì alla cima. Via lunga (1800 m), ardua con lunghi tratti di A3 e passi in libera di VI UIAA.
    • 28-31 agosto 2009 - Prima salita in libera di Robert Jasper e Roger Schäli, 1800 m 8a, M5.[33]
  • Le Chant du Cygne - 1991-1992 - Prima salita di Michel Piola e Daniel Anker, 900 m/7a.
  • The Young Spider - 2001 - Prima salita di Ueli Steck e Stephan Siegrist. La via sale alla sinistra della Harlin, è lunga 1800 m di dislivello e presenta difficoltà di 7a/A2 su roccia, WI6 su ghiaccio e M7 su misto.
    • 7-11 gennaio 2006 - Prima ripetizione, prima solitaria e prima invernale di Ueli Steck.[34]
  • Paciencia - 2003 - Prima salita di Ueli Steck e Stephan Siegrist. Si tratta della via più difficile della parete nord, tra quelle di sola arrampicata su roccia. La via ha uno sviluppo di 900 metri e difficoltà fino all'8a.
    • 29-30 agosto 2008 - Prima salita in libera di Ueli Steck e Stephan Siegrist.[35]

Discese in sci[modifica | modifica wikitesto]

Versante ovest[modifica | modifica wikitesto]

Versante nord-est[modifica | modifica wikitesto]

  • 12 maggio 1983 - Prima discesa con gli sci di Toni Valeruz, lungo la via Lauper.[37]

Base jumping[modifica | modifica wikitesto]

I Base jumpers della Red Bull, Loïc Jean Albert, Julian Boulle e Ueli Gegenschatz, indossando una tuta alare, hanno affrontato il salto della parte nord dell'Eiger tutti e tre insieme per la prima volta, planando in caduta libera per ben 19 secondi, e atterrando con l'apertura del paracadute. Nella stessa giornata hanno affrontato anche un Base jumping simile sulla Jungfrau.[38]

L'Eiger nella cultura moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo Il castigo dell'Eiger è una storia d'azione/thriller basata su una scalata dell'Eiger. Nel 1975 Clint Eastwood diresse il film Assassinio sull'Eiger, tratto dal romanzo, con lui stesso come protagonista insieme a George Kennedy.

Il film tedesco North Face - Una storia vera del 2008 descrive il tentativo di salita della Parete Nord di Andreas Hinterstoisser e Toni Kurz del 1936.

Nella serie di videogiochi Gran Turismo è presente un circuito ambientato nella Parete Nord, suddiviso in alcuni percorsi (circuito conosciuto come Eiger Nordwand)

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) First Ascent of the Eiger 1858, summitpost.org, 21 marzo 2006. URL consultato il 7 luglio 2012.
  2. ^ (EN) First Ascent of the Eiger's Mittellegi Ridge, summitpost.org, 21 marzo 2006. URL consultato il 7 luglio 2012.
  3. ^ a b c d e f g h Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 292-307
  4. ^ Vinicio Stefanello, Christoph Hainz, 4 ore e mezza per la Nord dell'Eiger, planetmountain.com, 24 aprile 2003. URL consultato il 7 luglio 2012.
  5. ^ Ueli Steck e la Parete Nord dell'Eiger in 3 ore e 54, planetmountain.com, 13 marzo 2007. URL consultato il 7 luglio 2012.
  6. ^ Ueli Steck: nuovo record di velocità sulla via Heckmair, Eiger, planetmountain.com, 15 febbraio 2008. URL consultato il 7 luglio 2012.
  7. ^ Dani Arnold, Eiger speed record, planetmountain.com, 22 aprile 2011. URL consultato il 7 luglio 2012.
  8. ^ (DE) Christophe Profit, bergfieber.de. URL consultato il 3 luglio 2012.
  9. ^ Dean Potter: FreeBASE sull’Eiger, planetmountain.com, 19 agosto 2008. URL consultato il 9 luglio 2012.
  10. ^ Eiger “Le Chant du Cygne” Jordi Tosas free-solo, up-climbing.com, 17 settembre 2009. URL consultato il 9 luglio 2012.
  11. ^ (EN) Heinrich Harrer, The White Spider - the story of the North face of the Eiger, Harper Perennial, Londra, 2005, ISBN 0007197845; pagg. 29-38
  12. ^ Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 39-56
  13. ^ a b Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 80-127
  14. ^ ALP - speciale ritratti n. 2: Riccardo Cassin, CDA & Vivalda, Torino, Anno VI, N. 4, settembre-ottobre 2008; pag. 22 e pag. 33
  15. ^ Necrologio di Heinrich Harrer, sul Telegraph, 9 gennaio 2006 (consultabile on line)
  16. ^ Necrologio di Anderl Heckmair su The Independent, 3 febbraio 2005 (consultabile online)
  17. ^ (EN) alpinist.com - record di salita della nord dell'Eiger
  18. ^ Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 128-149
  19. ^ Eiger North face, Successful Firsts, summitpost.org, 4 maggio 2009. URL consultato il 7 luglio 2012.
  20. ^ Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 174-186
  21. ^ Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 150-173
  22. ^ (EN) Geoff Powter, Strange and Dangerous Dreams, The Mountaineers Books, 2006, ISBN 978-0-89886-987-3 - cap. 8: Claudio Corti - Only a madman would try such a thing parzialmente disponibile su Google Books
  23. ^ Per la prima volta Corti racconta tutto sulla tragedia dell'Eiger, gianniroghi.it. URL consultato il 7 luglio 2012.
  24. ^ Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 187-225
  25. ^ a b Heinrich Harrer, op. cit., pagg. 231-237
  26. ^ Il giorno che sull’Eiger è spuntato il tricolore, loscarpone.cai.it. URL consultato il 7 luglio 2012.
  27. ^ (EN) Bonington Biography, bonington.com. URL consultato il 7 luglio 2012.
  28. ^ Walter Bonatti, I giorni grandi
  29. ^ Toni Hiebeler Eiger, parete nord - La morte arrampica accanto
  30. ^ (EN) Catherine Destivelle : Eiger, destivelle.com. URL consultato il 7 luglio 2012.
  31. ^ (EN) cosleyhouston.com - salita dalla cresta Mittellegi
  32. ^ Eiger Direttissima, intervista a Jasper e Schaeli dopo la libera sulla via Harlin, planetmountain.com, 30 ottobre 2010. URL consultato il 7 luglio 2012.
  33. ^ Eiger Parete Nord, Direttissima dei Giapponesi liberata da Jasper e Schäli, planetmountain.com, 18 settembre 2009. URL consultato il 7 luglio 2012.
  34. ^ Alpinismo: solitaria, prima ripetizione e invernale di The Young Spider per Ueli Steck sulla nord dell'Eiger, planetmountain.com, 3 febbraio 2006. URL consultato il 7 luglio 2012.
  35. ^ (EN) Dougald MacDonald, Swiss Redpoint Eiger's Hardest Free Climb, climbing.com. URL consultato il 22 dicembre 2011.
  36. ^ (EN) Skier of the Impossible, pistehors.com. URL consultato il 14 luglio 2012.
  37. ^ Valeruz con gli sci giù dall'Eiger in La Stampa, 13 maggio 1983. URL consultato il 13 luglio 2012.
  38. ^ Video del Wingsuit BASE jump dall'Eiger

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]