Base jumping

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BUILDINGS, BASE jumping da un edificio
ANTENNAS, BASE jumping da un'antenna
SPAN, BASE Jumping da un ponte
EARTH, BASE Jumping da un picco roccioso

Il Base jumping (o più correttamente B.A.S.E. Jumping) è uno sport estremo che consiste nel lanciarsi nel vuoto da varie superfici, rilievi naturali, edifici o ponti, e atterrare mediante un paracadute. Le superfici dalle quali, di solito, si eseguono i lanci sono espressi (in inglese) dal nome stesso, coniato da Carl Boenish nel 1978, in occasione di un lancio da "El Capitan" (una formazione rocciosa della California) che egli stesso stava filmando; la sigla B.A.S.E sta per:

  • Buildings (edifici);
  • Antennas (torri abbandonate o simili);
  • Span (ponti);
  • Earth (scogliere o altri tipi di formazioni naturali).

A causa dell'elevata pericolosità di questo sport, molti paesi hanno dichiarato illegale questa attività; le morti causate dal Base jumping tra il 1981 e la fine del 2011 sono stimate in 180[1], ma molti base jumpers ritengono che siano anche di più.

Tuttavia, da quando hanno iniziato a diffondersi le tute alari, la disciplina ha aumentato sensibilmente il livello di sicurezza, aumentando la distanza dai possibili ostacoli.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Base jumping trae le sue origini già dall'inizio del Novecento, più precisamente nel 1912, data in cui fu effettuato uno dei più importanti e simbolici lanci di questo sport da parte di Frederick Law, dalla statua della Libertà. Nel 1965 Erich Felbermayr di Wels ha saltato dalla Cima Piccola di Lavaredo nelle Dolomiti[3].

Nel 1978 il Base jumping fu elevato a livello di sport ricreativo grazie a Boenish e i suoi video, l'attività è notevolmente incrementata e si sono formate diverse comunità di jumpers in molti paesi del mondo. Lo stesso acronimo "BASE" è stato coniato da Carl Boenish, sua moglie Jean, Phil Smith e Phil Mayefield[4].

In Italia è particolarmente noto il salto dal Becco dell'aquila sul Monte Brento. Umberto Giovannini è stato il primo italiano a saltare dal Monte Brento[5]. Un altro italiano che ha richiamato l'attenzione dei media è stato John Carta, naturalizzato americano, che radunava per le sue esibizioni un discreto numero di spettatori.

Numeri BASE vengono assegnati a coloro che hanno effettuato almeno un salto da ciascuna delle quattro categorie (edifici, antenne, ponti e terra). Quando Phil Smith e Phil Mayfield saltarono insieme da un grattacielo di Houston il 18 gennaio 1981, furono i primi a raggiungere i numeri esclusivi BASE (BASE #1 e #2, rispettivamente), avendo già saltato da ciascuno delle quattro tipologie. Jean e Carl Boenish acquisirono i numeri BASE #3 e #4 subito dopo. Ad ottobre 2011 oltre 1.500 numeri BASE sono stati rilasciati ai jumper che ne hanno fatto richiesta[6].

Durante i primi anni ottanta quasi tutti i salti di BASE sono stati realizzati con l'equipaggiamento standard del paracadutismo, più tardi sono state sviluppate attrezzature e tecniche specializzate progettate esclusivamente per le esigenze del BASE jumping.

Atterraggio negli scatoloni[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzata inizialmente come tecnica propria degli stuntman in telefilm di azione degli anni '70 e '80 (come Starsky & Hutch) si è progressivamente diffuso il salto con atterraggio negli scatoloni. Il primo salto BASE senza paracadute è stato fatto dall'illusionista David Blaine il 22 maggio 2002 da 27 metri su di una pila di scatole di cartone alta 3,7 metri[7]. Il 19 novembre 2009, il tedesco Ferdinand Fischer è atterrato sugli scatoloni alla velocità di 30m/s (oltre 100km/h) avendo realizzato un salto da un dirupo di 45 metri[8].

Confronto con il paracadutismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Base jumping è nato dal paracadutismo ma è generalmente realizzato a quote molto più basse rispetto a questi ed avviene, inoltre, vicino all'oggetto che funge da piattaforma di salto. Dal momento che i salti BASE comportano generalmente minori velocità relative (a causa della limitata altezza) un BASE jumper raramente raggiunge la velocità terminale.

I paracadutisti possono utilizzare il flusso d'aria per stabilizzare la loro posizione, consentendo al paracadute di aprirsi in modo regolare. I BASE jumper, cadendo a velocità più basse, hanno un controllo più difficile. L'atteggiamento del corpo al momento del salto determina la stabilità di volo nei primi secondi, prima che la velocità sufficiente si è raggiunta per permettere la stabilità aerodinamica. Nei salti BASE bassi l'apertura del paracadute avviene durante questa prima fase di volo, per cui se il salto è problematico, il jumper non può essere in grado di correggere questo prima dell'apertura.

Ad esempio, un salto BASE da 150 metri comporta circa 5,6 secondi prima dell'impatto col terreno se il jumper rimane in caduta libera. Su un salto BASE i jumper spesso usano vele appositamente progettate e saltano con un solo paracadute, poiché ci sarebbe poco tempo per utilizzare un paracadute d'emergenza. Un altro rischio è che le sedi di BASE jumping hanno normalmente aree molto piccole in cui atterrare. Un paracadutista principiante, dopo l'apertura del paracadute, può avere tre o più minuti prima di atterrare, un jumper che salta da 150 metri avrà un tempo di paracadute aperto di soli 10 o 15 secondi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ BASE Fatality List
  2. ^ Consigli per iniziare il wingsuit BASE jumping
  3. ^ Erich Felbermayr, eine Legende
  4. ^ Roger Rosenblatt, The Whole World Is Jumpable in Time, vol. 154, nº 3, luglio 1999, p. 94, ISSN 0040781X.
  5. ^ Meridiani Montagne n. 52 anno X sett. 2011 pag. 36.
  6. ^ BASENumbers.org
  7. ^ David Blaine's Vertigo
  8. ^ Slamartist

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]