Tuta alare

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tuta alare in planata

La tuta alare, o wingsuit in inglese, è una particolare tuta da lancio che riesce ad aumentare la superficie del corpo umano conferendovi un profilo alare, trasformando la velocità data dalla forza di gravità in planata orizzontale. Le sue forme si richiamano a quelle dello scoiattolo volante.

Utilizzata nel paracadutismo come nuova disciplina, è oggetto di costante e rapido sviluppo. Attualmente una normale tuta alare, rispetto ad una velocità media di caduta libera di circa 200 km/h, consente di rallentare fino a circa 70 km/h, con una velocità orizzontale di 180 km/h.[1]

La tuta alare è particolarmente usata nel Base jumping, in quanto consente di raddoppiare i tempi di caduta libera e aumenta la distanza dai possibili ostacoli, diminuendo il rischio di incidenti.[2]

Volo con Wingsuit in Olanda

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla leggendaria figura di Icaro fino ai numerosi inventori di cui ci è giunta testimonianza, più persone hanno cercato di costruire delle protesi che consentissero all'uomo di volare come un uccello. Si trattava, perlopiù, di rudimentali ali di legno e tela da indossare prima di un salto da un dirupo o da qualche altra postazione sopraelevata, con esiti quasi sempre fatali. Bisogna attendere gli anni trenta del Novecento perché, con la nascita del paracadutismo, facciano la loro comparsa i cosiddetti "birdman", o uomini uccello, che con le prime tute alate a malapena riuscivano a stabilizzare la caduta e compiere qualche evoluzione. I più noti fra questi pionieri furono lo statunitense Clem Sohn e, negli anni cinquanta, l'italiano Salvatore Cannarozzo e il francese Leo Valentin.

Negli anni sessanta, a seguito dell'altissima mortalità dei birdman, l'associazione dei paracadutisti statunitensi (USPA) proibì l'uso di ali negli aviolanci, divieto che sarà revocato solo nel 1987.[3]

Ma il merito della messa a punto della prima autentica tuta alare va attribuito al paracadutista francese Patrick de Gayardon e al suo team. De Gayardon intuì che, date le caratteristiche di densità del corpo umano, non ci si poteva ispirare alle forme degli uccelli bensì sarebbe stato più utile riferirsi a quei mammiferi il cui patagio consentiva di planare. Dopo i primi studi a partire dal 1994, nel 1996 sono incominciati i primi voli sperimentali. Ma la data ufficiale di nascita della tuta alare è il 31 ottobre 1997, quando, al cospetto di un gruppo di giornalisti italiani, Patrick de Gayardon, dopo un salto dall'elicottero a 6000 metri di quota, sfrecciò tra le guglie del versante francese del Monte Bianco.[4][5] Per la prima volta l'avanzamento supera il tasso di caduta.

Sfortunatamente de Gayardon sarebbe morto meno di sei mesi dopo, il 13 aprile 1998, in seguito ad un malfunzionamento del paracadute avuto in addestramento. Ma oramai il seme era stato gettato e subito si è affacciata sulla scena una nuova generazione di piloti di tuta alare.

I primi a riprendere il lavoro di de Gayardon furono il finlandese Jari Kuosma e il croato Robert Pečnik che già nel 1998 crearono una ditta, la BirdMan, con il preciso scopo di produrre e commercializzare una tuta che fosse sicura e di buone prestazioni. Oggi producono una serie completa di tuta alare, adatte a diversi livelli di esperienza e situazioni di lancio. La BirdMan è stata, inoltre, la prima società ad organizzare un programma di formazione istruttori, seguita dalla Phoenix-Fly (fondata nel 2004 da Pečnik dopo l'uscita dalla BirdMan) e dalla francese Fly Your Body. Altri produttori di tute alari sono la ditta austriaca Pressurized, la belga Matter, l'ungherese Intrudair, la sudafricana Jii-Wings e, soprattutto, la statunitense Tony Suit, le cui tute hanno ottenuto performance straordinarie.

In ambito agonistico vengono svolti campionati con tuta alare in cui si gareggia per tre categorie: "permanenza in aria", "distanza percorsa" e "velocità", oltre alle gare di "figure artistiche".[6] La più nota fra le competizioni internazionali è la SkyJester´s Wings over Marl, che si tiene ogni anno dal 2005.[7] La prima competizione italiana fu organizzata ad Arezzo nel 2007 dall'associazione sportiva dilettantistica Freccette Tricolori (Fabrizio Fontanesi, Marco Pistolesi, Claudio Antonini), parteciparono 20 atleti tra i quali Robert Pečnik (fondatore della Phoenix-Fly), Tony Uragallo (fondatore della Tony Suit) e Olav Zipser (inventore del FreeFly).[8]

Il 23 maggio 2012 lo stuntman britannico Gary Connery è diventato il primo uomo ad atterrare in tuta alare senza paracadute. Dopo un salto dall'elicottero a 730 m di quota nei pressi di Henley-on-Thames e dopo aver raggiunto la velocità di 130 km/h è atterrato incolume su di una striscia di 18 600 scatole di cartone lunga 100 m, larga 15 e alta 3,6.[9]

Wisbase dal Monte Brento

La nascita del Wisbase[modifica | modifica sorgente]

Sebbene già De Gayardon abbia compiuto alcuni salti con la tuta alare da postazione fissa, è dal 2003[10] che ha iniziato ad essere diffuso tra i BASE jumpers l'utilizzo delle tute alari. È nato così il Wisbase, da molti considerato il futuro del BASE jumping e il miglior ambito di sviluppo del volo con la tuta alare. Una tecnica rischiosa quanto spettacolare è quella del Proximity flying che consiste nel volare radenti al costone delle montagne. Lo statunitense Jeb Corliss è stato il primo ad attraversare una piccola cascata d'acqua utilizzando tale tecnica.[11] Il 24 settembre 2011 Corliss ha attraversato con la sua tuta apache il foro all'interno del monte Tianmen.[12]

Fra i luoghi principali dove si pratica il Wisbase in Europa si segnala il Kjerag e il Trollstigen in Norvegia, la zona di Chamonix (con l'altissimo exit point di Pointe Durier sul Monte Bianco) e il gruppo della Jungfrau in Svizzera, dove è situato quello che attualmente è considerato il più alto salto BASE del mondo[13] − l'anticima Wengen Jungfrau − non lontano dal monte Eiger, dove si trova il "fungo" (The Mushroom), dal 2000 una delle più note piattaforme di Wisbase.

In Italia si segnala il Becco dell'Aquila sul Monte Brento, con atterraggio al campo Gaggiolo nel comune di Dro (TN), con oltre 1 200 m di dislivello utile. Nell'autunno del 1997 De Gayardon compì da qui i primi salti con il suo prototipo di tuta alare[14] e sempre da qui, nel maggio 2011, il maggiore Alastair Macartney del Corpo Logistico e il sergente Deane Smith del Genio militare dell'esercito britannico hanno effettuato una dimostrazione di Wisbase devolvendone in beneficenza i ricavi pubblicitari.[15]

Dal 2009 si tiene a Lauterbrunnen (nel gruppo della Jungfrau) la ProBASE Wingsuit Race, gara di velocità a premi.[16]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Una tuta alare è generalmente costituita da un doppio strato tessuto di poliammidi posto tra ciascun braccio e il tronco del pilota ed un altro doppio strato posto tra le gambe. Nel momento in cui il pilota viene investito dal vento relativo - determinato dalla velocità dell'aeromobile o dalla velocità di caduta - ogni strato viene gonfiato attraverso delle bocche poste sotto le ascelle e sotto l'inguine in modo da far assumere alla tuta uno o più profili alari, forme in grado di creare portanza e consentire l'avanzamento.

L'angolo ottimale delle ali tra il busto e le braccia è il risultato di un compromesso. Infatti, maggiore è l'apertura delle braccia, tanto più aumenta la superficie alare e maggiore è la portanza. Allo stesso tempo, però, più grande è l'ala, maggiore sarà la forza necessaria per controllarla. Nel corso dello sviluppo di vari prototipi ci si è mediamente attestati su un angolo di circa 80 gradi per le ali delle braccia e 40 gradi per le gambe.[17]

La tuta alare si utilizza in combinazione con le attrezzature del paracadutismo. Uscire da un aereo con una tuta alare, tuttavia, richiede tecniche specifiche che si differenziano a seconda della posizione e le dimensioni del portellone dell'aeromobile. Queste tecniche considerano l'orientamento rispetto al velivolo e il relativo flusso d'aria al momento dell'uscita, in modo da evitare di sbattere contro parti dell'aereo o di divenire instabili a causa del forte vento relativo. Non appena viene investita dal flusso di vento generato dall'avanzamento del velivolo la tuta alare inizia immediatamente a volare. Nel caso di salti da postazione fissa, invece, il pilota dovrà affrontare una caduta verticale di almeno 200 metri prima di poter iniziare ad avere la velocità necessaria a trasformare la forza di gravità in avanzamento.

Ad una quota dal suolo determinata in base al tipo di lancio, il pilota dovrà aprire il paracadute e dovrà raggiungere il punto di atterraggio desiderato utilizzando le tecniche tipiche del paracadutismo o del Base jumping.

Generalmente per iniziare ad usare la tuta alare si raccomanda un livello minimo di esperienza di 200 lanci in caduta libera e la partecipazione ad un corso con istruttore. Per iniziare a praticare il Wisbase, invece, si consiglia aver già effettuato almeno 50 aviolanci con la tuta alare o, per chi proviene dal BASE jumping, aver fatto un minimo di 50 salti.

Il pilota modifica la posizione del suo corpo per ottenere la combinazione desiderata di velocità orizzontale, velocità verticale ed efficienza aerodinamica. Oggi le migliori tute alari hanno un'efficienza di 3:1: ciò significa che per ogni metro di caduta ve ne sono tre di avanzamento. Il pilota modifica la posizione del corpo - inarcandosi o piegando spalle, fianchi e ginocchia - e cambiando così l'angolo di attacco con cui la tuta alare vola nel vento relativo e la relativa pressione che incide sulle ali di tessuto della tuta, mediamente il corpo viene inclinato in avanti di circa 20 gradi.[18] La mancanza di stabilizzazione può portare ad un avvitamento che richiede un notevole sforzo da parte del paracadutista per essere fermato.

Un paracadutista in posizione "pancia verso terra" ha una velocità di caduta di circa 200 km/h, una tuta alare è in grado di ridurre drasticamente questa velocità: è stata registrata una velocità verticale di 40 km/h.[19]

Attualmente i piloti sono in grado di misurare le loro prestazioni con apparecchiature GPS in grado di determinare la durata del volo, l'altitudine a cui ci si è lanciati e quella in cui si è aperto il paracadute, la velocità orizzontale, il tasso di caduta, nonché tracciare e registrare il percorso di volo.

Record[modifica | modifica sorgente]

Il 28 maggio 2011, il paracadutista giapponese Shin Ito è entrato nel Guinness dei primati stabilendo un record di velocità nei cieli di Davis, in California, avendo raggiunto la velocità di 363 km/h.[20]

Il 10 marzo 2012, il paracadutista svizzero Remo Läng ha attraversato le Alpi tra Verbier e Aosta in tuta alare, percorrendo in sette minuti 26 km dopo un lancio da circa 8 000 m di quota.[21] In ambito militare il record di distanza è detenuto dal sergente statunitense Ben Borger, che il 14 aprile 2010 ha percorso 18,5 km dopo un lancio da 9 750 m.[22]

Una performance straordinaria è stata ottenuta il 1º giugno 2008 dallo svizzero Üli Gegenschatz (1971 – 2009) che, lanciandosi da un'altitudine di 4 500 m, ha percorso, grazie a un forte vento favorevole, in 5 minuti e 45 secondi la distanza di 17,6 km lungo la baia di Galway.[23]

Il più grande salto di Wisbase è stato realizzato dalla “piattaforma estatica”[24] dell'Eiger il 2 novembre 2011 da Dean Potter.[25] Sfruttando un dislivello di oltre 2 800 m Potter è riuscito a percorrere in 3 minuti e 20 secondi la distanza record di 7,5 km, atterrando nei pressi di Grund.

La più grande formazione di wingsuit ha avuto luogo presso Lake Elsinore in California nel 2009 e ha coinvolto 68 paracadutisti.[26]

Altri settori di ricerca[modifica | modifica sorgente]

Wingpack[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di wingpack

Da tempo presenti nei racconti di fantascienza, i wingpack sono ali rigide indossate a mo' di zaino. Il primo prototipo di wingpack risale al 1999, quando l'ingegnere tedesco Alban Geissler ha testato SkyRay.[27] A metà strada tra un deltaplano e una wingsuit, un wingpack può attualmente arrivare ad un'efficienza 6 (ovvero, percorrere 6 metri in orizzontale per ogni metro di quota perso) e consentire il trasporto di bombole e altri materiali.[28]

Il 31 luglio 2003 l'austriaco Felix Baumgartner, lanciandosi da 8 900 m, è riuscito ad attraversare in 14 minuti il canale della Manica avanzando di 35 km.[29]

Nel 2006, le imprese tedesche ESG e Freesky (diretta e fondata da Alban Geissler) hanno presentato Gryphon, un wingpack specificatamente destinato alle incursioni segrete delle forze speciali.[30]

Altro pioniere è il pilota svizzero Yves Rossy, che il 26 settembre 2008 si è lanciato con il suo wingpack a motore da 2 500 m e ha attraversato il canale della Manica, percorrendo 35,4 km in 9 minuti e 7 secondi.[31] Rossy, che ha iniziato a sperimentare la sua ala nel 2004,[32] il 25 novembre 2009 ha fallito il primo tentativo di volo intercontinentale con un wingpack.[33]

Wingsuit a reazione[modifica | modifica sorgente]

A un livello ancora sperimentale si segnala l'utilizzo di wingsuit con sistemi propulsivi, ma il vero scoglio è rappresentato dai consumi elevati uniti all'impossibilità di avere serbatoi capienti.

Il finlandese Visa Parviainen, applicandosi alle caviglie due piccoli motori a reazione, il 25 ottobre 2005 è riuscito a mantenere con una wingsuit una traiettoria orizzontale per 30 secondi.[34]

Nel 2007, il tedesco Christian Stadler, istruttore della BirdMan, ha presentato il sistema VegaV3, ovvero una wingsuit potenziata con un razzo a perossido d'idrogeno, ma sulle cui effettive prestazioni mancano dati attendibili.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Manuale di aerodinamica Phoenix Fly - I parte. URL consultato il 12 luglio 2011.
  2. ^ (EN) Consigli per iniziare il Wisbase. URL consultato il 12 luglio 2011.
  3. ^ (EN) Come funziona una tuta alare. URL consultato il 12 luglio 2011.
  4. ^ L'uomo volante ce l'ha fatta. URL consultato il 12 luglio 2011. "Corriere della Sera", 1º novembre 1997, pag. 21.
  5. ^ Patrick, l'uomo shuttle, La Gazzetta dello Sport del 1 novembre 1997
  6. ^ (EN) Competizione Internazionale di Wingsuit artistico a Terni. URL consultato il 12 luglio 2011.
  7. ^ (EN) Classifiche Generali dei Campionati di Wingsuit. URL consultato il 12 luglio 2011.
  8. ^ http://www.dropzone.com/cgi-bin/forum/gforum.cgi?post=2961524
  9. ^ (EN) Lo stuntman Gary Connery compie un salto di 2 400 piedi senza paracadute. URL consultato il 23 maggio 2012.
  10. ^ (EN) Matt Gerdes, The Great Book of BASE, BirdBrain Publishing, 2010, pag. 216
  11. ^ (EN) Temerario vola attraverso una cascata indossando una tuta alare, Telegraph Media Group, luglio 2011. URL consultato il 12 settembre 2011.
  12. ^ (EN) Uomo alato vola attraverso un buco nella montagna, Telegraph Media Group, 24 settembre 2011. URL consultato il 7 ottobre 2011.
  13. ^ Il volo più grande di sempre con tuta alare. URL consultato il 7 dicembre 2013.
  14. ^ Patrick de Gayardon, 90percent. URL consultato il 12 settembre 2011. pag. 10.
  15. ^ (EN) WiSBASE in Italia. URL consultato il 12 luglio 2011.
  16. ^ (EN) Probase World Cup. URL consultato il 12 luglio 2011.
  17. ^ (EN) Il volo dell'uomo uccello. URL consultato il 12 luglio 2011. di William Speed Weed, "Popular Science", luglio 2003, pag. 58.
  18. ^ Paracadutismo: il sogno di Icaro è quasi... realtà!. URL consultato il 12 settembre 2011.
  19. ^ Il pilota Helmut Tacke ha perso 1 000 m di quota nel tempo record di 87,3 secondi nel corso dell'edizione 2010 della gara Wings Over Marl [1].
  20. ^ (EN) La maggiore velocità raggiunta in wingsuit. URL consultato il 12 settembre 2011.
  21. ^ Traversata in tuta alare, base jumper sorvola il Grand Combin. URL consultato il 2 aprile 2012.
  22. ^ (EN) Golden Knight in caduta libera percorre 11,5 miglia. URL consultato il 12 luglio 2011. "The Fayetteville Observer", 26 aprile 2010.
  23. ^ (EN) Stabilito un record di wingsuit. URL consultato il 12 luglio 2011. , "Daily Telegraph", 6 giugno 2008.
  24. ^ (EN) The Icarus Project. URL consultato il 12 luglio 2011. "National Geographic", dicembre 2009/gennaio 2010.
  25. ^ (EN) http://www.tonywingsuits.com/deanpotter.html. URL consultato il 2 aprile 2012.
  26. ^ (EN) Record USPA: la più grande formazione di wingsuit. URL consultato il 12 luglio 2011.
  27. ^ (EN) Comunicato stampa SPELCO su Alban Geissler. URL consultato il 12 luglio 2011.
  28. ^ (EN) Le forze speciali useranno ali da pipistrello. URL consultato il 12 luglio 2011. "Daily Mail", 7 giugno 2006.
  29. ^ Austriaco attraversa la Manica in caduta libera. URL consultato il 12 luglio 2011. Corriere.it cronaca del 31 luglio 2003.
  30. ^ (DE) Gryphon (militaria). URL consultato il 12 luglio 2011.
  31. ^ (EN) Pilota esegue il collaudo di un jetpack. URL consultato il 12 luglio 2011. , BBC News del 26 settembre 2008.
  32. ^ (EN) Media Impact. URL consultato il 12 luglio 2011.
  33. ^ Fallisce il volo intercontinentale dell’uomo jet. URL consultato il 12 luglio 2011.
  34. ^ (EN) Primo volo jet di un birdman. URL consultato il 12 luglio 2011. , "Dropzone", 31 dicembre 2005.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael Abrams: Birdmen, Batmen, and Skyflyers: Wingsuits and the Pioneers Who Flew in Them, Fell in Them, and Perfected Them, ISBN 978-1400054916
  • (EN) Matt Gerdes, The Great Book of BASE, BirdBrain Publishing, 2010, ISBN 9780984555611

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