Vittorio Mussolini

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La tomba a Predappio

Vittorio Mussolini, anche conosciuto con lo pseudonimo artistico Tito Silvio Mursino (Milano, 27 settembre 1916Roma, 13 giugno 1997), è stato uno sceneggiatore e produttore cinematografico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu il secondogenito di Benito Mussolini e Rachele Guidi. Nel 1932, già appassionato di cinema, Vittorio aveva sceneggiato, diretto e interpretato la pellicola Lo sceriffo Tremendone, opera amatoriale realizzata nel giardino di villa Torlonia, con l'aiuto del fratello Bruno, degli amici e dei compagni di liceo.[1] Durante la guerra d'Etiopia (1935-1936) venne assegnato, assieme al fratello Bruno, alla 14ª squadriglia "Quia sum leo", conosciuta anche come "Testa di leone".

Il 20 ottobre 1937 Vittorio Mussolini si recò negli Stati Uniti, ad Hollywood, per cercare di instaurare rapporti commerciali con l'industria del cinema statunitense. Inaspettatamente, però, le majors hollywoodiane lo accolsero con ostilità, e la Goldwyn Mayer addirittura rifiutò l'incontro: negli stessi giorni il padre Benito e la Germania nazista e antisemita stavano costituendo l'Asse Roma-Berlino (siglato il 24 ottobre) per l'aiuto alla Spagna franchista. Come ebbe a dire in un'intervista, molti anni dopo, Vittorio ne fu molto sorpreso, anche per via del grande fascino che Hollywood esercitava su di lui.[2]

Diresse la rivista Cinema, sul quale scriveva -fra gli altri- Luchino Visconti, e presidente dell'Alleanza Cinematografica Italiana, casa di produzione nella quale lavorò anche Federico Fellini[3]. Nel 1941 ereditò dal fratello, morto in seguito ad un incidente aereo, la carica di presidente della Federazione Pugilistica Italiana. Con la caduta del regime, durante i «quarantacinque giorni» del 1943, assieme a Roberto Farinacci, Alessandro Pavolini e Giovanni Preziosi, si attivò per la ricostruzione di un governo fascista in Italia.

Negli anni quaranta è stato sceneggiatore e produttore cinematografico. Sotto lo pseudonimo anagrammatico di Tito Silvio Mursino scrive i soggetti per i film Un pilota ritorna, sceneggiato da Michelangelo Antonioni e diretto da Roberto Rossellini e I tre aquilotti, per la regia di Mario Mattoli. Dopo la guerra, si auto esiliò in Argentina, dove visse - senza più occuparsi di cinema - fino al 1967, anno in cui rientrò definitivamente in Italia.

Gli ultimi anni della sua vita li passò con la seconda moglie nella residenza di famiglia, Villa Carpena, a Forlì, fino al 1997, data della sua morte. Nel 2001, la villa passò sotto la gestione di una persona esterna alla famiglia Mussolini, che, con la collaborazione di Romano Mussolini, ha trasformato in un museo. Ebbe due figli dalla prima moglie Orsola Buvoli: Guido e Adria.[4][5]

È sepolto vicino al padre nella cripta del cimitero di Predappio.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruolo combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruolo combattenti)

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Grandi, Fuori dal coro: Ruggero Zangrandi, Baldini & Castoldi, Milano, 1993, pag.35
  2. ^ Un Mussolini al cinema, intervista documentario, co-produzione italo-francese, realizzata nel 1993
  3. ^ Tullio Kezich, Fellini, Camunia, 1987, p. 109.
  4. ^ È nato Carlo, salva la dinastia dei Mussolini, Corriere della Sera, 10 aprile 1996. URL consultato il 3 settembre 2011.
  5. ^ Silvio Bertoldi, Come morì la nuora di Mussolini, Corriere della Sera, 26 ottobre 1995. URL consultato il 3 settembre 2011.

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