Marcello Venturi
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Marcello Venturi (Seravezza, 1925 – 21 aprile 2008) è stato uno scrittore e giornalista italiano esponente del neorealismo.
[modifica] Biografia
Il suo esordio letterario avvenne sulla rivista settimanale “Politecnico” di Elio Vittorini, con il racconto L’estate che mai dimenticheremo.[1]
Esponente della Resistenza italiana - che diventerà uno dei temi fondamentali delle sue prime opere - è stato prolifico autore di racconti: ex aequo con Italo Calvino vinse un premio bandito dal quotidiano L'Unità riservato a racconti inediti di ambientazione resistenziale. I suoi racconti di quel periodo sono stati raccolti nel 1995 nel volume Cinque minuti di tempo (edito da Gargo & Gargo).
Venturi alternò per molti anni l'attività letteraria con quella giornalistica, lavorando presso L'Unità e presso la casa editrice Feltrinelli, dove diresse la collana dell’“Universale Economica”.[2]
Il suo romanzo più noto è sicuramente Bandiera bianca a Cefalonia, uno dei primi testi che - fra storia e letteratura - abbiano riportato all'attenzione generale il caso dell'eccidio di Cefalonia (pubblicato nel 1963, il romanzo è stato edito nuovamente nel 2004 da Mondadori).
Con il libro Sconfitti sul Campo vinse il Premio Stresa di Narrativa nel 1982.
Parte dei suoi romanzi sono ambientati nell'Appennino tosco-ligure, un territorio che gli fu familiare fin dall'infanzia, mentre il romanzo Gorkij 8 interno 106 e' dedicato a Julia Abramovna Dobrovol'skaja.
Uscì dal Partito Comunista, nel quale militava, dopo i Fatti d'Ungheria, così come lasciò la casa editrice Feltrinelli dopo la morte di Giangiacomo Feltrinelli, per dissapori con Nanni Balestrini.[3]

