Giovanni Testori

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« La vertigine mi serra / alla pietà / dove t'avrò riconosciuto ancora, / non figlio più, né infante, / ma solo, disperato / e cieco amante »
(Giovanni Testori)
Giovanni Testori

Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923Milano, 16 marzo 1993) è stato uno scrittore, drammaturgo, storico dell'arte e critico letterario italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia profondamente cattolica, Testori esprime nei suoi studi e in tutte le sue opere un forte legame con la religione. I suoi amori ossimorici per il Manzoni de I promessi sposi e per il Caravaggio, artisti che hanno espresso in maniera dicotomica il loro sentire cristiano, cela e palesa al tempo stesso una religiosità vissuta con tensione tragica, fatta di dubbi, di bestemmie e di pentimenti.[senza fonte]

Sin da giovanissimo collaborò con alcune riviste dei Gruppi Universitari Fascisti, scrivendo articoli di critica d'arte contemporanea. All'inizio della guerra, ancora giovanissimo per poter essere richiamato sotto le armi proseguì la propria collaborazione con la rivista del GUF "Via consolare" fondata da Armando Ravaglioli e segnalandosi per la recensione della III mostra del Sindacato nazionale fascista delle belle arti[1].

Frequentò il Collegio San Carlo a Milano e si laureò in Lettere all'Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1946 dedicando la sua tesi all'estetica del surrealismo.

All'inizio degli anni cinquanta, seguendo le tracce del suo maestro Roberto Longhi, intraprende l'attività di critica d'arte, pubblicando varie riviste e organizzando mostre. I suoi studi si concentrarono soprattutto sulla pittura lombarda, dal realismo cinquecentesco al manierismo settecentesco. L'interesse dominante per l'arte antica e moderna non gli proibì di avvicinarsi a pittori a lui contemporanei quali Guttuso, Cassinari, Morlotti, dei quali seguiva con amicizia i lavori ed i progressi.

Per sintetizzare l’opera di Testori in questo campo, si può far riferimento a quanto racconta Pietro C. Marani nella introduzione alla sua raccolta di saggi testoriani intitolata La realtà della Pittura (Longanesi); richiesto di indicare una traccia in base alla quale ordinare la sua sterminata bibliografia come critico d’arte, lo scrittore stese una mezza paginetta con i titoli delle seguenti 14 sezioni:

  1. Studi valsesiani
  2. Martino Spanzotti a Ivrea
  3. Il gran teatro montano (saggi su G. Ferrari)
  4. Scritti sul Romanino
  5. Il carro della peste (studi sul '600 lombardo)
  6. L'aquilegia del Tanzio
  7. La notte di Casbeno (saggi su Francesco Cairo)
  8. Corona per il Galgario
  9. Le verità del Ceruti
  10. I «crumiri» del Guala
  11. Il dialetto di Simoni
  12. L'ultimo Courbet
  13. Varliniana
  14. L'orafo dolce e disperato (saggi su E. Morlotti)

La prosa utilizzata nei saggi è fortemente evocativa: si fondono in essa il rigore interpretativo del critico e la capacità dello scrittore di offrire una lettura suggestiva, ricca di neologismi, della poetica degli artisti che egli maggiormente amava.[senza fonte]

Nel 1954 venne pubblicata da Einaudi la sua prima opera narrativa: Il Dio di Roserio. A questa seguiranno poi le opere del ciclo "I segreti di Milano", costituito da Il ponte della Ghisolfa e La Gilda del Mac Mahon, La Maria Brasca, L'Arialda e Il Fabbricone, nel quale Testori tratteggia le vicende umane della periferia milanese di quegli anni. Successivamente il romanzo Il Dio di Roserio è stato ridotto dallo stesso autore e inserito ne Il ponte della Ghisolfa. Due anni dopo la sua morte è stato ritrovato un ulteriore scritto sul medesimo tema: Nebbia al Giambellino. Sin dal suo esordio come scrittore la produzione di Testori vuole rappresentare la realtà di Milano e del suo hinterland, ritraendo personaggi e ambienti di una società fortemente caratterizzata.[non chiaro].

La principale opera teatrale di Testori è L'Arialda, del 1960, che suscita grande scandalo per la sua presunta oscenità, perché venato di tematiche omosessuali. Lo scandalo contribuirà a far conoscere l'opera di Testori al grande pubblico. Il 15 novembre, per protestare contro la censura e il divieto di rappresentazione dell'opera, il regista Luchino Visconti e gli attori Rina Morelli, Paolo Stoppa e Umberto Orsini si rivolgono al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che si rifiuta di riceverli. Nel 1961, con la regia di Visconti, L'Arialda viene alla fine messa in scena, ed è la prima interpretazione rilevante di Umberto Orsini, sono nel cast anche Pupella Maggio e Lucilla Morlacchi.

Un elemento importante di tutta la scrittura testoriana è l'utilizzo di un linguaggio originale creato dalla fusione del dialetto lombardo con elementi estratti dalla lingua francese ed inglese. Importanti in questo senso sono le tre opere teatrali racchiuse sotto il titolo di Trilogia degli Scarrozzanti, e cioè L'Ambleto (1972), Macbetto (1974) ed Edipus. Particolarmente in questi tre testi lo scrittore sviluppa la propria sperimentazione linguistica, creando un linguaggio dal quale riemergono elementi arcaici e ricordi degli originali shakespeariani, con un forte espressionismo linguistico.

Dopo questi tre testi (con la composizione di una nuova trilogia: Conversazione con la morte (1978), Interrogatorio a Maria (1979) e Factum est (1981) ) si realizza la conversione cattolica di Testori, che coincide con il suo avvicinamento al gruppo di Comunione e Liberazione da cui diceva di sentirsi accolto "nonostante la condizione di omosessuale". Il risultato di questa conversione sarà dato dalla sua collaborazione assidua al settimanale del gruppo, Il Sabato, lungo gli anni ottanta.

Testori collaborò molto con Franco Branciaroli, per il quale scrisse anche delle pièce teatrali: fra queste, In exitu, monologo di un tossicodipendente omosessuale che si prostituiva a Milano. Tale testo suscitò molto scalpore per le oscenità raccontate.

Dal 1977 collabora con il Corriere della Sera succedendo a Pier Paolo Pasolini, prima come commentatore e successivamente in qualità di responsabile della pagina artistica.

Si ammala di cancro nel 1990, e ne muore nel 1993.

Nel 2005 la città di Varallo ha intitolato alla sua memoria la piazza antistante il complesso monumentale del Sacro Monte, luogo prediletto dei suoi studi. Nel gennaio 2013 la Regione Lombardia ha deliberato di intitolare alla memoria di Testori l'auditorium di Palazzo Lombardia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I Segreti di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Prima trilogia[modifica | modifica wikitesto]

Seconda trilogia[modifica | modifica wikitesto]

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Tassani, p. 61-62

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annamaria Cascetta, Invito alla lettura di Testori, Mursia, Milano 1983.
  • Paola Gallerani, Questo quaderno appartiene a Giovanni Testori. Inediti dall’archivio, Officina Libraria, Milano 2007.
  • Stefania Rimini, Rovine di Elsinore. Gli Amleti di Giovanni Testori, Bonanno, 2007.
  • Giorgio Taffon, Dedicato a Testori. Lo scrivano fra arte e vita, Bulzoni, Roma 2011.
  • Bruno Pischedda, Scrittori polemisti. Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, Eco, Bollati Boringhieri, 2011.
  • Laura Peja, La Maria Brasca 1960. Giovanni Testori al Piccolo Teatro, Scalpendi, 2012.
  • Novecento e antinovecento, Giovanni Testori e Paolo Grassi, tra corrente e il Guf della città del Duce, di Giovanni Tassani su Nuova Storia Contemporanea del gennaio-febbraio 2013.

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